Archivio mensile:marzo 2019

Vermi sulla Luna


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Arturo Vermi è morto nel 1988 a Paderno d’Adda dopo essere stato sulla Luna e, se non ci si crede, si può immaginare che ci abbia almeno provato. Dopo aver immaginato una pittura fatta di segni e ricerca di un lunguaggio nuovo. È il tempo, sono i primi anni Sessanta, in cui con Ettore Sordini e Angelo Verga, Vermi dà vita al Gruppo del Cenobio, successivamente integrato da Agostino Ferrari, Alberto Lucia e Ugo La Pietra. Ma non poteva fermarsi l’Arturo continuamente ribadendo, a chi lo seguiva,  che il destino dell’uomo andasse oltre la Terra. Dritto verso la Luna. Un viaggio estatico, estetico, iniziatico.

“Non v’accorgete voi che noi siam vermi / nati a formar l’angelica farfalla, / che vola a la giustizia sanza schermi?” (Dante “Purgatorio” X,124). Cita questo verso l’Arturo scherzando con il proprio nome, ma volendo indicare il percorso. Una strada in ascesa. E ripete: la Luna è il buon vicino di casa che primo fra tutti gli astri ha tanta influenza sugli eventi della vita dell’uomo. Sulla Luna è primo passo del nostro “inesorabile” viaggio verso la felicità. Nell’asta 861 di Meeting Art c’è uno scatto storico di quello storico viaggio verso la Luna. O, meglio, verso la Felicità.

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388 ARTURO VERMI [Bergamo 1928 – Paderno d’Adda (CO) 1988] Luna in Brianza, 1978 olio e applicazione su tela 59,5×89 cm, firma e anno in basso a destra, titolo in basso al centro. base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €

Pecore&motori

Lorenzo Delleani è stato un ottimo pittore dell’Ottocento, di quelli che meriterebbero di ritrovare anche solo un poco del successo di cui si giovarono in vita a livello internazionale. Oddio, il quadro  in asta domenica 31 marzo a Vercelli aveva una base d’asta di 25mila euro. Tanti soldi: una cifra che rende, per molti appassionati, di fatto inavvicinabile il buon Delleani. 25mila euro, quanto costa una Fiat Tipo 2 volumi 5 porte. Ma nel caso si prenderebbe l’auto e si lascerebbe il quadro: solo che l’auto non la puoi appendere in soggiorno e quando la rivendi non c’è, almeno a Vercelli, un’asta che te la rimette in gioco. Ho citato la Fiat Tipo perchè Delleani c’azzecca con il discorso. L’artista è stato, infatti, il gran maestro di pittura di  Sofia Cacherano di Bricherasio (fu buona allieva, tempo fa mi ero augurato di possedere un suo acquerello, ma non era così…).

L’ambiente era quello dell’alta borghesia sabauda quella che, una volta fatta l’Italia, aveva imparato dalla buona borghesia del fu Lombardo-Veneto come servisse smetterla con i balli a corte e la caccia alla Venaria ed iniziare, piuttosto, a produrre qualcosa di solido per il mercato oltre agli splendidi vini.  E si decise, così, di buttarsi sulle carrozze senza più cavalli che non fossero quelli motore. Il fratello di Sofia aveva, infatti, un’idea: creare una fabbrica di quelle carrozze liberate dal moto animale. Riunì gli amici con i soldi del caso e, insieme,  diedero il nome alla fabbrica-società: la Fiat. A fotografare con un dipinto l’atto d’origine del futuro smog e degli infarti per scarso movimento fu proprio Lorenzo Delleani. Il più bravo artista che Torino conoscesse. Un pittore che, proprio in quegli anni, si era messo in testa di cambiare stile. Dai paesaggi al sole delle Alpi a scorci e ambienti crepuscolari, dominati da una luce inquieta al confine tra tramonto e notte fonda. Ossianici. Tardo tardo romantici, ma carichi di forti suggestioni.

Un suo biografo la mette così: <Il problema dominante, anzi l’unico problema spirituale su cui debba sostare lo studioso di Lorenzo Delleani è – lo si sa – quello della sua “conversione” che nel 1881 già sollevava tante discussioni, con l’improvvisa comparsa del quadro Quies all’Esposizione Nazionale di Milano. Una sorpresa, un trionfo quella tela che rappresenta il lago di Candia al crepuscolo mentre la luna piena sta sorgendo sulla bassa pianura canavesana: ben cinque volte l’autore dovette replicarla a richiesta di committenti entusiasti durante i mesi che l’esposizione restò aperta, ed intorno era un coro di lodi. L’album-ricordo della mostra ne pubblicava la riproduzione accompagnandola con queste parole: “Ecco uno dei migliori quadri dell’Esposizione; la luna spunta e si alza da un orizzonte nebuloso rischiarando lo specchi d’acqua cheta come uno stagno morto; sulla riva rincasando con qualche pecora, s’inoltra verso il fondo vaporoso e nero una povera guardiana di bestie; l’intonazione cupa, neutra, la tranquillità del colore, l’oscurità piena di misteri, producono la sensazione di un silenzio solenne, d’una quiete religiosa e melanconica: è il sentimento che si esplica senza espressioni di volti, di mani, di segni, colla magia del chiaroscuro, è il colorista che si manifesta senza colori per la sola potenza dei valori delle tinte>.

Un gregge nell’ombra della sera incipiente. Pecore e, presto, i motori. Ecco cosa racconta il lotto a seguire. Gran bel dipinto che romba qualità (vroooommmm…).

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Asta 859- 20LORENZO DELLEANI [Pollone 17/01/1840 – Torino 15/11/1908]Elevazione (o ritorno del gregge sotto la luna), 1885olio su tela 104×135 cm, firma e anno in basso a destra, opera registrata nello schedario Angelo Dragone come da certificazione su foto.Esposizioni: 1885 Torino, Società Promotrice.Bibliografia:_Cat. Torino 1885 (B. 202) pag. 17, n. 291._A.M. Grillo “Gazz. Pop.”, Torino 1885 (B. 203) pag. 3._G. Lavini, “Gazz. Piem.”, Torino 1885 (B. 204) pag. 3._citato su “Delleani, La vita, l’opera e il suo tempo”, volume secondo, Angelo Dragone, 1973, a cura della Cassa di Risparmio di Biella al numero 469, pagina 146._”Delleani e il cenacolo di Sofia di Bricherasio”, Silvana Editoriale, pagina 66.base d’asta: 25.000 €stima: 45.000/50.000 €

La cataratta esistenziale

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Come una nebbia, davanti agli occhi, la nostra vista sta peggiorando inesorabilmente. Abituati a vedere sempre le stesse cose, nello stesso modo, scritte o fotografate da macchine elettroniche che lo fanno per noi, siamo soggetti, fortemente, predisposti alla cataratta esistenziale. Non c’è oculista che possa intervenire, non c’è collirio che possa giovarci. Ma se il nostro medico fosse Alighiero Boetti, al posto degli occhiali ci prescriverebbe, sorridendo e con la testa avvolta dal vapore.   di abituare l’occhio a seguire forme e colori nuove in grado di ingannare il nostro conformismo, di portarci in un oltre, fosse solo per un istante, che da alienati ci renda finalmente un poco alieni. E, dopo un po’, pure sciamani in grado di leggere, nei quadrati afghani, parole che non sono più quelle che ci aspettavamo, semplicementee banalmente  assemblando  una lettera a quella accanto. Saremmo, quindi, come i Vedenti di questa bella, densa opera in asta il 25 aprile nell’asta 861 di Meeting Art. I due omini, al centro,  guardano estasiati e estatici, estranei e estraniati, avulsi e astrusi, astratti e distratti, le linee intrecciarsi con il loro trasporto liquido dei colori. Era la lezione di Paul Klee (tra gioco e percezione) fatta propria dal genio Alighiero. Si guardano le linee, si vede meglio.

 

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199 ALIGHIERO BOETTI [Torino 1940 – Roma 24/04/1994] I vedenti, 1984 china, pastello, matita e collage su carta 80×60 cm, firma in basso al centro, opera registrata presso l’Archivio Alighiero Boetti (Roma) come da dichiarazione su foto. base d’asta: 8.000 € stima: 14.000/16.000 €

L’uomo con la Kobell press

Mario-Giacomelli_con_una_Kobell

Usava sempre la stessa macchina fotografica: una Kobell Press del 1955, obbiettivo Voigtlander color-heliar 1:3,5/105. Una macchina  assemblata su misura. Progettata dal fotografo Luciano Giachetti e dall’artigiano milanese Boniforti, la Kobell fu prodotta dalla ditta di Agostino Ballerio. Macchina vera:  fotografia che profumavano di pane cotto nel vecchio forno, dove ogni micchetta aveva la propria fragranza esclusiva. Cose difficili da capire nel nostro mondo dove un algoritmo decide quale sia il pixel o la parola migliore per comunicare il nostro esistere attraverso i media. Scatti programmati da altri che decidono per noi la luce, il fuoco, l’inquadratura. Tutti belli. Tutti inutili.

Giacomelli Mario: scrittore-artista-litografo. Fotografo. Con la sua Kobell Press girava il suo mondo e il suo mondo parlava con lui. Pretini nella neve, uomini e donne come personaggi di un teatro senza tempo. Paesaggi. In bianco e nero.  Paesaggi che diventavano astrazioni.  Tetti, campi arati, govoni come forme di uno spazio ancestrale, eterno. Forma pensiero.  Tutto grazie allla forza di una testa pensante con una Kobell press a tracolla.

Nell’asta 861 arriverà questo lotto: non è Gloogle Earth. E’ Giacomelli.

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81 MARIO GIACOMELLI [Senigallia (AN) 1925 – Senigallia (AN) 25/11/2000] Senza titolo stampa alla gelatina ai sali d’argento 20×25,2 cm, timbro dell’artista al retro. senza riserva stima: 1.000/2.000 €