Un 8cento da cinema

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Cosa chiedi alla pittura, quella “classico-vintage-da salotto buono di zia Adele”? Non certo di farti ricco, anche se, d’altro canto, per acquistare certi quadri alti dell’Otto/Novecento, un po’ ricco di tuo devi esserlo. Ma se un ritorno c’è alla pittura vintage, (ogni tanto dicono che ci sia per poi, magari, scoprire che il botto di visitatori alle mostre lo fanno sempre e comunque Monet e Manet e non Castellani o Bonalumi) è legato alla voglia di narrazione che si porta dentro il figurativo vecchio stile. Assuefatti e, alcuni, anche ipnotizzati da Istagram, che altro non è che un figurativo estemporaneo, ecco che un dipinto dell’Ottocento può essere molto più vicino al terzo millennio che una contorsione “idraulico-filosofica” di un astratto-concettuale.

E mi sollecita questa riflessione l’asta 859 di Meeting Art (Prima Sessione: Sabato 30 Marzo 2019 ore 14:30 Seconda Sessione: Domenica 31 Marzo 2019 ore 14:30) che l’ad  Pablo Carrara ha dichiarato di aver visto allestire un po’ a sorpresa (l’800 non crea orgasmi commerciali), in forza delle belle (o presunte tali) opere raccolte. In copertina questo lotto:

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109 ANDREA TAVERNIER [Torino 23/12/1858 – Grottaferrata (Roma) 16/11/1932] Serenità estiva olio su tela 65,5×55,5 cm, etichetta della XIII Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, 1922 al retro. base d’asta: 15.000 € stima: 27.000/30.000 €
Torinese, ma morto a Grottaferrata, Tavernier era un “lirista” della pittura, un Pascoli della tavolozza. Se il poeta giostrava le sue minimalia esistenziali sapendo di greco e di latino, Tavernier faceva lo stesso sulla tela forte di potente preparazione culturale. In questa sua “Serenità estiva”, dipinta mentre  in Germania esplodeva il Bauhaus e  mentre Picasso spaccava con il cubismo, l’Andrea fingeva che le macchine fotografiche non esistessero ancora e il vero di un paesaggio fosse cosa da colori e pennellini. Il problema è che ti viene, comunque, voglia di saltare dentro il quadro e farci una passeggiata. Se guardo, invece,un Picasso mi guardo bene dal farlo per non trovarmi scomposto nelle mie alienazioni. Non sto facendo classifiche: uno è Picasso, l’altro è Tavernier, ma solo proporzioni emozionali.

Ma l’asta 759 sorprende anche in questo successivo lotto, se il gioco è quello delle emozioni che dal passato divengono in presa diretta. Qui siamo direttamene in Csi o in Criminal Minds (la serie tv che adoro, dove tutto il male seriale possibile si confronta con il raziocinio angosciato di una squadra di specialisti e profiler del Fbi a caccia di serial killer). A Vercelli spunta  una scena del crimine. Dipinta. Questa.

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216 MASSIMO D’AZEGLIO [Torino 24/10/1798 – 16/01/1866] L’agguato olio su tela 85×120 cm, firma in basso a destra. base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €
D’Azeglio: lo scrittore, il romantico, il risorgimentale, il pittore. Un suo capolavoro, dedicato al convento (da film horror-filosofico) della Sacra di San Michele, è stato esposto nella grande mostra dedicata al Romanticismo dalle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano. Tanta tanta tanta gente a vederla, a dimostrazione di come ci sia un ritorno di fiamma per una pittura narrativa. Il quadro di d’Azeglio, giocando pesante e fregandomene del naso giustamente arricciato degli addetti ai lavori,  è come una foto del grande Gregory Crewdson, quelle in cui tutto è stato fotografato un attimo prima che la scena, carica di tensione, diventi tragedia manifesta.

Il morto ammazzato al centro di questa strada sterrata s’immagina medievale (di quel medioevo rifatto che piaceva tanto agli ottocenteschi)  è lì in attesa di essere scoperto (e lo scopre lo spettatore) mentre sullo sfondo il  suo cavallo  se ne va. Qualcuno intanto sta arrivando da destra sullo sfondo, o forse è uno della banda che ha messo in atto l’agguato (due uomini stanno salendo velocemente il versante della collina). In realtà nell’asta 861 c’è un altro dipinto clone di questo, attribuito sempre al D’Azeglio.

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38 ATTRIBUITO A MASSIMO D’AZEGLIO Una vendetta olio su tela rintelata 44,5×60,5 cm, opera non firmata. base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

Più piccolo, ma ancor più D’Azeglio (a mio parere) con il paesaggio che vira su una tavolozza sanguigno-drammatica, un cielo plumbeo e assassino dove la croce sulla sinistra sembra illuminata da una luce fuori campo destinata a spaventare lo spettatore. Bella storia, insomma, dipinta. Storia da appendere.

Nel cinema in alto stanno proiettando questo lotto:

106 VITTORIO EMANUELE BRESSANIN [Musile di Piave 22/12/1860 – Venezia 15/08/1941]
Concerto in Campo Santa Margherita, Venezia, 1913
olio su tela 87×107 cm, firma e anno in basso a sinistra.
base d’asta: 4.000 €
stima: 8.000/9.000 €

 

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