Archivio mensile:aprile 2019

Menti & vortici

393 PINOT GALLIZIO & SOSHANA AFROYIM
“Storm at sea”, 1957/1959 olio su tela 50×61 cm, firma “Soshana” e anno in basso a destra, certificato d’autenticità a cura di Amos Schueller curatore della Soshana’s estate, opera priva di cornice. Bibliografia: – “Soshana, Paintings from 1942-2011”
base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

Il Primo Maggio, l’asta 861 di Meeting Art vive attorno a questo quadro. Un baricentro, un punto focale attraverso cui capire cosa si guarda quando la prospettiva è quella dell’arte. C’è stato un prima a questo quadro, c’è stato, soprattutto, un dopo fatto di epigoni, scopiazzatori dell’astratto-informale magari così abili da illudere, un quasi profano, che anche loro, sotto sotto sotto sotto, sono artisti. Poi vedi l’opera di questi due (una donna australiana che ha galoppato attraverso il mondo, le religioni, le filosofie e il buon Pinot che, come il migliore dei vini , ha dato corpo, colore e gusto al suo essere prima uomo e poi grande artista senza fronzoli e mercati. Chi prende questo quadro fa un affare. Di testa e di cuori. Di menti e di vortici creativi.

Pinot e Soshana mentre suonano con i colori

Piacentinwrooom


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GIANNI PIACENTINO [Coazze (TO) 1945]
Scale model for “Abstract Combine Orizontal Oval, Bars, Propeller, Flames” 1983-1986
acrilico su tela applicata su cartone 13×45 cm, firma in basso a destra, titolo e anno in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
senza riservastima: 3.000/4.000 €

In asta alla meeting Art di Vercelli, asta 861, sabato 27 aprile. Il più aerodinamico dei pensieri, per il più saettante degli artisti contemporanei.

Soldati o soldatini

Non ho conosciuto Atanasio Soldati. Se lo avessi conosciuto, è morto nel 1953, probabilmente adesso non avrei certo nè tempo nè energie per scriverne. Ho conosciuto però chi l’ha conosciuto attraverso testimonianze dirette. E lo descrivono come un accanito teorico, un focoso ricercatore di forme e di colori. In grado di riempire tonnellate di foglietti con i suoi schizzi destinati, chissà, un giorno a dicentare capolavori dell’astrazione geometrica. Quei foglietti spesso, anzi quasi sempre, sono tracce preziose del Dna di un Maestro. Ma il signore del Mac aveva un altro dono: quello di produrre grande arte in scala ho, quella dei trenini elettrici che, se sono Marklin o Rivarossi, sono più belli di quelli veri. Un esempio? Sarà in asta giovedì 25 aprile nell’asta 861 di Meeting Art. Sopra l’opera esposta in una sala museale costruita ad hoc. Sotto, la stessa opera nelle dimensioni reali. Il pensiero è enorme, i centimetri sono un trascurabile orpello. e’ la differenza che c’è tra Soldati e tanti soldatini che fanno solo mercato.


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ATANASIO SOLDATI [Parma 25/08/1896 – Parma 27/08/1953]
Senza titoloacquerelli e matita su carta 11,1×22,1 cm, firma sull’acquerello in alto a destra, opera registrata presso l’Archivio Atanasio Soldati (Bologna) e proveniente dalla Collezione Augusto Garau come da etichette su foto.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Buone nuove (o almeno si spera…)

In asta sabato 11 maggio (asta 862 di Meeting Art)

50 ABRAHAM JANSSENS [Anversa 1573 – Amsterdam 1632]
(attribuito a)
L’incredulità di san Tommaso
Olio su tavola, 126×97 cm; cornice antica in legno scolpito e dorato.
Abraham Janssens fu un pittore di storia e si dedicò nella sua intera carriera a realizzare sia temi religiosi che mitologici e allegorici. La sua formazione avvenne ad Anversa nella bottega di Jan Snellinck (1548-1628) ma trascorse i suoi primi anni creativi a Roma dal 1598 e dove possiamo ancora trovare la sua firma incisa nella catacomba di Domitilla. All’inizio del XVII secolo lavorò nel laboratorio del pittore olandese di paesaggio William Van Nieutlandt ma ciò che più influenzò il suo stile furono le opere romane di Caravaggio, tanto che il suo linguaggio visivo prese una direzione prettamente naturalistica rendendolo una delle figure più importanti del caravaggismo internazionale. Nella sua bottega si formarono un numero elevato di pittori con stessa evidente influenza come Gérard Seghers, Theodor Rombouts, Nicolas Regnier e Jean Duchamp. Questa complessa e monumentale corrente pittorica deriva dalla cultura romana dell’inizio del XVII secolo che portò in Italia un cospicuo numero di eccellenti pittori da tutta Europa, non solo attratti dalle antiche rovine, ma dalle straordinarie opere realizzate da Caravaggio.
Il dipinto qui proposto raffigurante san Tommaso è un’opera estremamente realistica in linea con la tradizione iconografica e raffigura il momento in cui l’apostolo, sotto la guida divina, mette il dito nel costato di Cristo. Janssens risolve un problema fortemente emotivo e drammatico e ricorda altre rappresentazioni caravaggesche come la versione di stesso soggetto di Hendrick Ter Brugghen al Rijksmuseum di Amsterdam. In secondo piano l’immagine mostra un volto minuzioso e meticolosamente dettagliato di un uomo barbuto che potrebbe trattarsi del committente dell’opera. Sullo sfondo, e visibile solo in un frammento del volto, si può notare l’occhio attento del pittore che osserva lo spettatore dell’opera coinvolgendo gli osservatori, con artificioso strumento, alla partecipazione dell’azione.
La mano del grande pittore si può confrontare con opere come “Cristo morto con angeli” conservato al Metropolitan Museum di New York o con le due versioni di “San Gerolamo” al Chrysler Museum di Nortfolk e al Museo delle Belle Arti di Budapest entrambe, come il nostro dipinto, al periodo che va dal 1610 al 1615.
base d’asta: 30.000 €

Di buone nuove l’attesa (1)

In asta l’11 maggio a Vercelli (asta 862 di Meeting Art)


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BELISARIO CORENZIO [Acaia 1558 – Napoli 1646]
(attribuito a)
La salita al CalvarioOlio su tela, 126×177 cm; cornice coeva in legno scolpito e dorato.
Belisario Corenzio, noto anche come Il Greco per le sue origini elleniche, fu attivo a Napoli fra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento. Dipinse una grande quantità di affreschi e sue opere sono al Palazzo Reale, alla Certosa di San Martino, nella chiesa di Santa Maria la Nova, in San Domenico Maggiore, nel Gesù Nuovo e in molte altre chiese napoletane. Le opere su tela del Corenzio sono invece rare ed evidenziano, come in questo caso, influssi caravaggeschi molto marcati. Molto alta la qualità pittorica.
base d’asta: 12.000 €

Asta museum (2)

Asta 862. 4 maggio.


86

GIOVANNI BATTISTA TROTTI DETTO IL MALOSSO [ 1555 – 1619]
Efesto crea Pandora su ordine di Giove alla presenza degli dei dell’Olimpo, 1580
Olio su prima tela, 76×80 cm; reca iscrizione “CAVAGLIERO.GIOAN.BATISTA.MALOSSO.PITTORE.CELEBRE.CREMONESSE.1580” al retro.Il quadro raffigura un tema trattato assai raramente in arte e legato al poema di Esiodo “Le opere e i giorni”.Zeus desiderava vendicarsi contro Prometeo per il furto del fuoco donato agli uomini come principio della conoscenza; decise allora di castigarli con un dono malvagio. Ordinò ad Efesto di modellare la prima fanciulla, Pandora, traendola dal fango. A lei tutte le divinità dell’Olimpo donarono ogni sorta di pregi e virtù; da qui il nome: Pandora, tutta un dono. Dal maligno Mercurio, però, le fu donata anche la curiosità, che la spinse ad aprire lo scrigno (il vaso di Pandora) che le aveva donato Giove, e dal quale scaturirono poi sulla Terra tutti i mali da cui venne afflitto il genere umano.
Nella tela si vede Pandora, parte già viva e parte ancora di creta, con in primo piano il vaso dei mali e gli dei tutt’intorno che le offrono doni.
La bella e importante tela, come dichiara anche la scritta antica sul retro, è opera di Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, uno dei più significativi pittori manieristi cremonesi. L’artista sviluppò una intensissima attività e la sua importanza nel panorama della pittura padana fra secondo Cinquecento e primo Seicento va oggi delineandosi a mano a mano che gli studi sull’artista procedono. Lo stesso Giovanni Battista Marino ne fece le lodi nella sua celebre “Galleria”. Il Malosso aveva una bottega molto vasta e fu pittore, disegnatore e incisore in grande stima presso i suoi contemporanei. Fra le sue caratteristiche, l’uso di una tavolozza che, come in questa rara e preziosa tela, appare di particolare brillantezza ed efficacia. Il pittore appare ispirato nella scena, di gusto classicheggiante e con riferimenti a bassorilievi antichi, alla pittura e all’architettura mantovana rinascimentale.
L’opera è inedita ed è auspicabile che possa essere oggetto di ulteriori studi.
base d’asta: 9.000 €

Asta museum (1)

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Non si pagherà il biglietto. Per quanto ne so, anche questa volta, per le opere che saranno esposte a Vercelli, nella sede di Meeting Art in corso Adda 7 a Vercelli. per l’asta 862 wunderkammer si entrerà gratis. Si pagherà all’uscita, nel senso di un dazio di vertigine e di ignoranze che mi coglierà nel confrontarmi con tanto antico senza le giuste capacità di valutazione e quotazione delle mie sensazioni. L’antico in pittura sfugge, infatti, alle regole algoritmiche che, nel contemporaneo, fanno incrociare tutti insieme nomi, scuole, correnti, risultati d’asta, mode, esposizioni, gallerie, performance, citazioni, rivalutazioni critiche, autentiche, archiviazioni, mostre, cataloghi, citazioni. E vi faccio due esempi…


517
PIETER MULIER DETTO IL CAVALIER TEMPESTA [Haarlem 1637 – Milano 29/06/1701]
Paesaggio con Cristo che arriva sulle rive del Giordano per farsi battezzare da San Giovanni Battista Olio su tela, 136×111 cm
Questo suggestivo dipinto, il cui racconto evangelico è ambientato in un lussureggiante paesaggio, è opera di Peter Mulier, l’artista fiammingo che nell’ultimo quarto del Seicento svolse un ruolo di primo piano nella cultura figurativa dell’Italia Settentrionale, diffondendo un’originale concezione paesistica che conciliava il classicismo pre-arcadico di Dughet con la visione drammatica della natura di Salvator Rosa.Il dipinto è un significativo esempio degli anni della piena maturità del Tempesta, che dopo il periodo romano e genovese fu indotto dalla committenza lombarda ad abbandonare le forzature barocche delle concitate burrasche che lo avevano reso famoso. Il vero protagonista del quadro è il paesaggio, con le stupende macchie arboree secolari che protendono le rigogliose chiome verso un cielo reso straordinario dalla nuvolaglia che lo percorre: un divino che si manifesta nello spettacolo della natura. (Opera corredata da studio critico del prof. Dario Succi )
base d’asta: 8.000 €

560

SEBASTIANO RICCI [Belluno 1659 – Venezia 1734]
Meleagro dona ad Atalanta la testa del cinghiale di Calidone
Olio su tela, 81×112 cmUna raffinata orchestrazione cromatica, che modula il colore dall’ombra chiaroscurata della radura boschiva alla vivida luminosità delle figure in piena luce, caratterizza questo dipinto inedito Sebastiano Ricci, il grande maestro che impose a Venezia un nuovo gusto basato sulla brillante reinterpretazione del colorismo di Paolo Veronese, risolto su un piano apertamente rococò con effetti scintillanti, garruli di luce e colore.La scena raffigura Meleagro nell’atto di offrire ad Atalanta le spoglie del cinghiale che aveva infestato, devastandole, le terre di Eneo, re di Calidone, che Diana punì per averla trascurata nelle offerte votive in seguito ad un eccellente raccolto. Il principe vittorioso Meleagro si invaghì di Atalanta, e le offrì il trofeo che anche lei aveva contribuito a cacciare.Sebastiano Ricci fu tra i rari pittori a raffigurare l’episodio, replicando in questo caso, con qualche variante, la grande tela di palazzo Taverna a Roma. L’opera si caratterizza per la materia pittorica fluida e la raffinata orchestrazione cromatica della scena, giocata sulla contrapposizione di due gruppi di figure: da un lato Atalanta seduta sopra un trono di pietra protetto da un baldacchino di broccato dorato, affiancata da un’ancella e da un moretto; dall’altro il giovane Meleagro che, circondato dal seguito, le si inginocchia davanti.
Il dipinto, espressione della piena maturità dell’artista, è databile agli anni venti del Settecento.Opera corredata da studio critico del prof. Dario Succi.
base d’asta: 50.000 €

Mit Feuer und Schwert

Mi sono deciso a guardare la saga del Trono di Spade. Ero riluttante, perchè il fantasy non mi intriga soprattutto quando scopiazza la storia infarcendo la trama di sesso e divagazioni pseudo esistenziali. La mia generazione è, pur sempre, cresciuta con la Freccia Nera di Anton Giulio Majano con la mitica Lorretta Goggi nei panni di Joan Sedley che, nel pieno della Guerra delle Due Rose, si finge uomo per sfuggire al suo destino di moglie promessa. Guerra delle Due Rose (1455–1485), la sanguinosa guerra dinastica inglese , che ha ispirato Game of Thrones (che suona meglio di Trono di spade). Vabbè ve ne parlo perchè già nella prima puntata i soldati del re hanno armature che non sono affatto tardo medievali, ma rinascimentali. Il mestiere delle armi (splendido film di Ermanno Olmi) era roba da armigeri imperiali e da ufficiali. come questo signore che si propone nella splendida asta 862 di Meeting Art (splendida per richiami storici ed emozionali: non sono un antiquario, nè un perito d’antichità per dare giudizi di valore assoluti) sabato 4 maggio.


24a CHRISTOPH AMBERGER [Svevia, circa 1505 – Augusta 1562] (ambito di)-Ritratto di capitano militare con corazza, spada e bastone del comando
Olio su tavola, 92×70 cmIl dipinto presenta molti punti di contatto con opere di Christoph Amberger, pittore tedesco del XVI secolo famoso per i suoi ritratti di illustri personalità teutoniche.Da Amberger derivano l’attenzione minuziosa ai particolari e un gusto del colore di ambito veneto (il pittore fu effettivamente attivo anche a Venezia). base d’asta: 4.000 €

Questo baldo ufficiale dell’Impero potrebbe raccontare, potendo parlare, di avere avuto un padre o uno zio morti sotto le mura di Pavia, nel febbraio del 1525, agli ordini di Georg von Frundsberg abituato a mettere a ferro e fuoco . L’Impero vince con le colubrine e con i suoi comandanti, nobili corazzati. Gente da ritratti, senza concessioni retoriche o barocche. Come questo. Spettacolare il ferro della guerra, altrettanto la poesia del fondale che, come riporta la scheda, è intriso di richiami tonali da pittura veneta. Togli la figura ed è opera astratta di uno spazialista veneto, rimetticela e si ha un bel quadro che odora di storia. Quella vera , non da serie tv.

Jean, animacolore

E subito
riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare


Una poesia del suo amico Ungaretti. Materia poetica, parole con la gravità di un pensiero annesso. Parole come i colori materia di Jean Fautrier che sta all'arte informale come i girasoli stanno nel cuore e negli occhi di Van Gogh. A 16 anni è al fronte, Prima guerra mondiale. Lì capisce che è tutto inutile: nessuna forma nota può raccontare, in pittura, il dolore. Serve altro. Serve un oltre. Parte, così, da Turner con i suoi paesaggi tanto rarefatti da essere onirici e approda a pensieri che si fanno tavolozza del vero che non puoi guardare, ma vivere. Paesaggi dell'anima, inquieta. Dipinti con colore che si fa materia e materia che si fa anima, per diventare colore.
Alla Meeting Art, nell'asta 861, prendete nota, due lotti...nella tornata del 27 aprile.
189 JEAN FAUTRIER [Parigi 1898 – Chatenay Malabry 21/07/1964] Composition tecnica mista su cartoncino 47×61 cm, opera non firmata, già Fine Art Auctions Paris asta 39 (21/01/2016) n. 17. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €
155 JEAN FAUTRIER [Parigi 1898 – Chatenay Malabry 21/07/1964] Composition tecnica mista su cartoncino 47×61 cm, opera non firmata, già Fine Art Auctions Paris asta 39 (21/01/2016) n. 16. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

Matto che baci

Luca Hugenszoon. Nato e morto a Leida (1494-1533). Da cui il nome d’arte: Luca di Leida. Professione: (grande) incisore. Maestro del tratto fitto che emula gli sfumati a mina o a carboncino di un disegno. Ma questi sfumati sono una meraviglia prodotta da un polso fermo, duttile al punto di trasformare un’idea di forma incisa nell’inciso della lastra. Dove se sbagli butti tutto. Qui sotto il lotto che va in asta il 4 maggio a Vercelli. Se esiste il bello, ecco una prova che non si sbaglia ad illudersi che qualcuno abbia provato a inseguirlo.


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LUCAS HUGENSZOON DETTO LUCA DI LEIDA [Leida 1494 – 1533]
Il matto e la donna (1520)Incisione all’acquaforte su carta, 10,5×7,3 cm, monogramma e data su lastra in alto a sinistra.Opera corredata da scheda del prof. G.Grasso di Genova.
senza riserva