Asta museum (1)

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Non si pagherà il biglietto. Per quanto ne so, anche questa volta, per le opere che saranno esposte a Vercelli, nella sede di Meeting Art in corso Adda 7 a Vercelli. per l’asta 862 wunderkammer si entrerà gratis. Si pagherà all’uscita, nel senso di un dazio di vertigine e di ignoranze che mi coglierà nel confrontarmi con tanto antico senza le giuste capacità di valutazione e quotazione delle mie sensazioni. L’antico in pittura sfugge, infatti, alle regole algoritmiche che, nel contemporaneo, fanno incrociare tutti insieme nomi, scuole, correnti, risultati d’asta, mode, esposizioni, gallerie, performance, citazioni, rivalutazioni critiche, autentiche, archiviazioni, mostre, cataloghi, citazioni. E vi faccio due esempi…


517
PIETER MULIER DETTO IL CAVALIER TEMPESTA [Haarlem 1637 – Milano 29/06/1701]
Paesaggio con Cristo che arriva sulle rive del Giordano per farsi battezzare da San Giovanni Battista Olio su tela, 136×111 cm
Questo suggestivo dipinto, il cui racconto evangelico è ambientato in un lussureggiante paesaggio, è opera di Peter Mulier, l’artista fiammingo che nell’ultimo quarto del Seicento svolse un ruolo di primo piano nella cultura figurativa dell’Italia Settentrionale, diffondendo un’originale concezione paesistica che conciliava il classicismo pre-arcadico di Dughet con la visione drammatica della natura di Salvator Rosa.Il dipinto è un significativo esempio degli anni della piena maturità del Tempesta, che dopo il periodo romano e genovese fu indotto dalla committenza lombarda ad abbandonare le forzature barocche delle concitate burrasche che lo avevano reso famoso. Il vero protagonista del quadro è il paesaggio, con le stupende macchie arboree secolari che protendono le rigogliose chiome verso un cielo reso straordinario dalla nuvolaglia che lo percorre: un divino che si manifesta nello spettacolo della natura. (Opera corredata da studio critico del prof. Dario Succi )
base d’asta: 8.000 €

560

SEBASTIANO RICCI [Belluno 1659 – Venezia 1734]
Meleagro dona ad Atalanta la testa del cinghiale di Calidone
Olio su tela, 81×112 cmUna raffinata orchestrazione cromatica, che modula il colore dall’ombra chiaroscurata della radura boschiva alla vivida luminosità delle figure in piena luce, caratterizza questo dipinto inedito Sebastiano Ricci, il grande maestro che impose a Venezia un nuovo gusto basato sulla brillante reinterpretazione del colorismo di Paolo Veronese, risolto su un piano apertamente rococò con effetti scintillanti, garruli di luce e colore.La scena raffigura Meleagro nell’atto di offrire ad Atalanta le spoglie del cinghiale che aveva infestato, devastandole, le terre di Eneo, re di Calidone, che Diana punì per averla trascurata nelle offerte votive in seguito ad un eccellente raccolto. Il principe vittorioso Meleagro si invaghì di Atalanta, e le offrì il trofeo che anche lei aveva contribuito a cacciare.Sebastiano Ricci fu tra i rari pittori a raffigurare l’episodio, replicando in questo caso, con qualche variante, la grande tela di palazzo Taverna a Roma. L’opera si caratterizza per la materia pittorica fluida e la raffinata orchestrazione cromatica della scena, giocata sulla contrapposizione di due gruppi di figure: da un lato Atalanta seduta sopra un trono di pietra protetto da un baldacchino di broccato dorato, affiancata da un’ancella e da un moretto; dall’altro il giovane Meleagro che, circondato dal seguito, le si inginocchia davanti.
Il dipinto, espressione della piena maturità dell’artista, è databile agli anni venti del Settecento.Opera corredata da studio critico del prof. Dario Succi.
base d’asta: 50.000 €

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