Uno storico Savelli


E poi, di colpo, il 29 giugno, la Meeting Art decide che si deve fare un’asta di contemporanea (2674). Ci saranno 36 gradi quel giorno o forse nevicherà (il clima non è più una cosa seria, per colpa nostra). E in quell’asta molto estiva ecco questa china. Io alle chine e a certe acqueforti credo molto. E ci credo di più quando guardo alla parete il mio Albers del 1934. Una incisione che il buon Josef espose alla galleria del Milione di Milano un anno prima di scappare in Usa dal nazismo. Non ci cambio casa con quell’incisione, ma, per quel che vale la Storia (peraltro in via di abrogazione), il suo valore è molto più consistente di un quadro con cui probabilmente ci cambierei casa. Ed ecco la china dell’asta di giugno, questa.

ANGELO SAVELLI
[Pizzo Calabro (CZ) 1911 – Boldeniga di Dello(BS) 1995]
Senza titolo, 1948 china su cartoncino 27×19 cm, firma in basso a sinistra, anno e località (Parigi) in basso al centro.

Occhio a data e luogo. Parigi 1948. In quell’anno e in quel luogo Angelo Savelli vira dal figurativo dominato dal bianco all’astrazione che sarà dominata dal bianco. Non più figure, ma forme. Come questa. Una china che fa la storia di un artista, grande. E un brivido caldo di piacere collezionistico mi cala dalla schiena.

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