Archivio mensile:luglio 2019

Il mitico cartiglio

44
PROFERIO GROSSI [Vignale di Traversetolo 01/03/1923 – Parma 04/11/2000]
Natura morta, 1983 olio su tavola 50×70 cm, firma e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Sabato 7 settembre, asta 2682 di Meeting Art. Sulla destra dei dipinto il mitico cartiglio con cui Proferio Grossi da Taversetolo si gloriava di essere l’ultimo dei fiamminghi in un mondo di transavanguardisti post-concettuali. Pittura e lo si noti sfiorando con gli occhi la polvere adagiata per miracolo visuale su una delle bottiglie. Porcini, uva, foglie secche, due peperoncini: un autunno senza più stagioni attorno. E in quel libro chissà quante antiche ricette, l’arcano di un pittore dimesso, ma non dismesso…

Kolář

11

JIRI KOLAR [Praga 24/09/1914 – Praga 11/08/2002]
Senza titolo, 1970 intercalage 27×17 cm, sigla e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Jiri Kolar (Lecco) come da certificato allegato, certificato di autenticità della Galleria ArtAntide, Verona (con titolo “L’elencoubert et la placa”), timbro e firma per autenticità e provenienza con timbro della Galleria Accademia Torino su stampa fotografica A4.
senza riserva stima: 1.000/2.000 €

Sabato 7 settembre asta 2682 di Meeting Art

“F igura a più contorni, Jiří Kolář è poeta e pittore, personaggio di spicco in quella Praga che non cessa di stupirci per la forza con cui affronta i nodi più rischiosi della cultura e della società d’oggi. E non cessa di stupire anche per il senso vitale con cui le armi della poesia e della pittura sono impugnate senza odor di museo e di restaurazione culturale. Da questo libro, la figura di Kolář vien fuori completa: c’è il poeta, tradotto con abbondanza e narrato da Ripellino nel suo saggio d’apertura, e c’è il pittore, in una ampia serie di tavole. Che poi i due poli (tra poesia visiva, i vari modi di usare il collage con un confronto di linguaggi per nulla fantastico e surreale e invenzione d’oggetti) non siano lontani e anzi si fondano e si confrontino di continuo, è il senso del lavoro più autentico di questo artista. La materia di ambedue è la realtà più immediata e drammatica, la città, iframmenti di vita, i residui di quanto la storia vien triturando sulla pelle di tutti. È da dentro questa ma-teria che nasce un risentimento di temi, di confronti, di riferimenti continuo, proliferante e preciso come l’opera di uno storico che non si lascia sfuggire alcun documento. Come osserva Ripellino, «il lavoro di Kolářrassomiglia a un’azione teatrale spartita in due tempi antitetici. Vien prima la distruzione: egli àmputa, sgrétola, ciàncica atlanti, partiture, messali, vocabolari, vignette di rotocalchi, dipinti di grido. Segue quindi il pacato processo di rincollatura, la flemmatica manipolazione, che conferisce agli scritti ed ai quadrismembrati un nuovo valore semantico. Le immagini, martoriate da sfregi e brancicature, si ricompongonocome vedute distorte di un universo sbagliato” (Angelo Maria Ripellino)

Brunori, per ripartire…

33

ENZO BRUNORI [Perugia 14/07/1924 – Roma 13/05/1993]
Foglio d’album, 1979tempera su cartoncino applicato su tela 49×69 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno, n° di archivio, etichetta e timbro della Galleria Zammarchi (MI) al retro, etichetta e timbro per autenticità e provenienza della Galleria Zammarchi (MI) su foto.
Bibliografia:-“Enzo Brunori, Catalogo generale delle opere”, a cura di Enrico Crispolti, Edizioni Egaf (Forlì), 2006, pagina 397 al n° 1979/C/12.
senza riserva
stima: 2.000/3.000 €

Sabato 7 settembre a Vercelli. Asta 2682 di Meeting Art. Abbronzati o annoiati, riparte la stagione degli incanti d’arte. Vedremo…capiremo…se la passione vale la candela o la candela brucia la passione. Brunori senza base tiene accesa la fiamma.

Grey Hole

Il fuoco e il ferro: l’arte del secondo dopoguerra sdogana la materia, ne libera la forza ispiratrice per chi la sapeva cercare. Yves Klein ad esempio: ed è un bell’esempio in tema di fiamme che diventano colore. Ma anche Burri con i sacchi non era da meno. E, in quanto, a darci dentro non si chiamava di certo fuori, in quegli anni, il farmacista piemontese Pinot Gallizio. Energia, materia prima e materia lavorata: il fuoco, i chiodi e l’acciaio del Gruppo Zero di Dusseldorf. Accanto ai tre moschettieri , Piene-Mack-Uecker, si muoveva il franco tedesco Aubertin. E lui sulle combustioni non si è certo lesinato, anche se, a mio modesto parere, dove mi intrippa di più è quando crea stelle d’alluminio coronate da fiammmiferi bruciati. Anni Settanta, anni in cui gli analitici come Cacciola recuperano le pitture industriali e i cementi (ma già Crippa con sugheri e amiantiti aveva detto la sua). In asta a Vercelli il 23 luglio c’è uno dei suoi Grey Hole…io un viaggio dentro lo farei…

50
BERNARD AUBERTIN [Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015]
Dessin de feu, 1974 fiammiferi e combustioni su lastra di alluminio 90×90 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro, opera registrata presso l’Archivio Opere Bernard Aubertin (BS) come da dichiarazione su documentazione fotografica allegata.
base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

Non credere all’angelo

41

VETTOR PISANI [Bari 14/06/1934 – 22/08/2011]
Mistico pensante scultura in resina dipinta 20×14,5×18 cm, esemplare unico, firma, dedica dell’artista ad personam ed etichetta di Officine Delle Arti sotto la base.

senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Aveva dedicato la sua vita d’artista a Duchamp, Klein, e Beuys. E lui ad aggiungersi per formare un “4” di alto valore numerico, nel senso ermetico e esoterico. Vettor Pisani (forse improvvida reincarnazione dell’ammiraglio veneziano dal suo stesso nome e cognome) liberava le icone dalla schiavitù del trash e del già visto e evocava in esse la potenza magica e estetica di altri percorsi mentali. Per questo angioletto. da comodino di bambino buono, sono bastate, ad esempio, poche pennellate di colori perversi e iniziatici. Usate per definire non a caso le ali, ma anche le pubenda: quasi a voler ricordare che siamo gloriosamente porci, ma con le ali.

Il mistico alato ci guarda, sorpreso, della nostra sorpresa. O forse, meditabondo, ci sta solo prendendo per i fondelli.

Caos (o emozioni?)

94

MASSIMO SANSAVINI [Forlì 08/07/1961]
Caos, 1998polimaterico (smalti su legno intarsiato) 50x50x5,5 cm, firma, titolo, anno e timbro dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice. senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

“Sono nato nel 1961 in Romagna, dove tuttora vivo e lavoro ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e poi mi sono specializzato in restauro ligneo e nell’uso delle applicazioni di prodotti industriali nell’arte contemporanea. Ho collaborato con gallerie, network d’arte e case di moda, ho realizzato scenografie per programmi televisivi, ho realizzato opere pubbliche monumentali”: scrive di sè Massimo Sansavini, un post-futurista, dadaista, surrealista, alchimista e ciò che volete voi. Creazioni, sculture monumentali, Biennale a Venezia.

21 anni fa nasce quest’opera (in asta il 10 luglio nella 2679 di Meeting Art). 21 anni fa, di sera, guardavo Telemarket. Ricordate? La prima, ossessiva, estraniante televendita d’arte in tv. Da almeno 3-4 anni lo facevo. Mi distraeva, mi titillava il gusto dell’acquisto compulsivo. Il referenziato e ancestrale Boni, il mitico e colto papà Montini, l’irruente e istrionico Orlando, il giovane e empatico Paci. Passavo la sera a discutere con mia moglie se prima o poi non avremmo dovuto comprare una cornice con qualcosa dentro. Lo abbiamo fatto, tante (forse troppe volte). Molti errori, alcune gratificazioni, rimpianti. Ma non di incassi postumi. No. Io rimpiango Massimo Sansavini.

I miei figli allora erano piccoli e la loro stanzetta una buona occasione per non appenderci il solito poster Disney, ma un’opera d’arte. Un Sansavini, perchè no… Legnetti colorati, forme intriganti, un messaggio in viaggio tra le generazioni, inquietudini leggere, codici sottili e non alienanti da decifrare. Occhi di bimbo e d’adulto che non faticavano a leggere qualcosa nel quadro. Nessun Sansavini,però, è stato mai appeso in casa mia. Ricordo solo una piacevole telefonata con il maestro che, allora, mi invitava a visitare il suo studio. Non se ne fece nulla. La vita, gli impegni, le ansie e le pigrizie. Non andammo da Sansavini. Restano solo i colori e le forme che, ogni tanto, rivedendole riaccendono quell’emozione lontana di una cosa che si avrebbe voluto avere. E se fosse questa la volta buona?