Caos (o emozioni?)

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MASSIMO SANSAVINI [Forlì 08/07/1961]
Caos, 1998polimaterico (smalti su legno intarsiato) 50x50x5,5 cm, firma, titolo, anno e timbro dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice. senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

“Sono nato nel 1961 in Romagna, dove tuttora vivo e lavoro ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e poi mi sono specializzato in restauro ligneo e nell’uso delle applicazioni di prodotti industriali nell’arte contemporanea. Ho collaborato con gallerie, network d’arte e case di moda, ho realizzato scenografie per programmi televisivi, ho realizzato opere pubbliche monumentali”: scrive di sè Massimo Sansavini, un post-futurista, dadaista, surrealista, alchimista e ciò che volete voi. Creazioni, sculture monumentali, Biennale a Venezia.

21 anni fa nasce quest’opera (in asta il 10 luglio nella 2679 di Meeting Art). 21 anni fa, di sera, guardavo Telemarket. Ricordate? La prima, ossessiva, estraniante televendita d’arte in tv. Da almeno 3-4 anni lo facevo. Mi distraeva, mi titillava il gusto dell’acquisto compulsivo. Il referenziato e ancestrale Boni, il mitico e colto papà Montini, l’irruente e istrionico Orlando, il giovane e empatico Paci. Passavo la sera a discutere con mia moglie se prima o poi non avremmo dovuto comprare una cornice con qualcosa dentro. Lo abbiamo fatto, tante (forse troppe volte). Molti errori, alcune gratificazioni, rimpianti. Ma non di incassi postumi. No. Io rimpiango Massimo Sansavini.

I miei figli allora erano piccoli e la loro stanzetta una buona occasione per non appenderci il solito poster Disney, ma un’opera d’arte. Un Sansavini, perchè no… Legnetti colorati, forme intriganti, un messaggio in viaggio tra le generazioni, inquietudini leggere, codici sottili e non alienanti da decifrare. Occhi di bimbo e d’adulto che non faticavano a leggere qualcosa nel quadro. Nessun Sansavini,però, è stato mai appeso in casa mia. Ricordo solo una piacevole telefonata con il maestro che, allora, mi invitava a visitare il suo studio. Non se ne fece nulla. La vita, gli impegni, le ansie e le pigrizie. Non andammo da Sansavini. Restano solo i colori e le forme che, ogni tanto, rivedendole riaccendono quell’emozione lontana di una cosa che si avrebbe voluto avere. E se fosse questa la volta buona?

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