Grey Hole

Il fuoco e il ferro: l’arte del secondo dopoguerra sdogana la materia, ne libera la forza ispiratrice per chi la sapeva cercare. Yves Klein ad esempio: ed è un bell’esempio in tema di fiamme che diventano colore. Ma anche Burri con i sacchi non era da meno. E, in quanto, a darci dentro non si chiamava di certo fuori, in quegli anni, il farmacista piemontese Pinot Gallizio. Energia, materia prima e materia lavorata: il fuoco, i chiodi e l’acciaio del Gruppo Zero di Dusseldorf. Accanto ai tre moschettieri , Piene-Mack-Uecker, si muoveva il franco tedesco Aubertin. E lui sulle combustioni non si è certo lesinato, anche se, a mio modesto parere, dove mi intrippa di più è quando crea stelle d’alluminio coronate da fiammmiferi bruciati. Anni Settanta, anni in cui gli analitici come Cacciola recuperano le pitture industriali e i cementi (ma già Crippa con sugheri e amiantiti aveva detto la sua). In asta a Vercelli il 23 luglio c’è uno dei suoi Grey Hole…io un viaggio dentro lo farei…

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BERNARD AUBERTIN [Fontenay aux Roses 1934 – Reutlingen 31/08/2015]
Dessin de feu, 1974 fiammiferi e combustioni su lastra di alluminio 90×90 cm, firma e anno su etichetta della Galleria Centro (BS) al retro, opera registrata presso l’Archivio Opere Bernard Aubertin (BS) come da dichiarazione su documentazione fotografica allegata.
base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

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