Archivio mensile:settembre 2019

Remo Bianco

43

REMO BIANCO [Milano 03/06/1922 – Milano 23/02/1988]
Impronta 168 AC., 1963tecnica mista e foglia oro su cartoncino applicato su masonite 32,5×30,5 cm, titolo, firma e anno al retro.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

“Nel 1957 a Milano, dopo aver ricoperto con un monocolore la superficie di un collage, applicavo dei foglietti di oro zecchino. Il quadro veniva poi dipinto a due colori quasi fosse un araldismo.  Questa esperienza è forse la più lunga esperienza continuata delle mie ricerche. Per anni ho portato avanti questo discorso, a volte contemporaneamente a dei nuovi collage, e a tante diverse ricerche” /remo Bianco, dal sito della Fondazione). La potenza di Fontana, il prezzo di… (sabato 5 marzo nell’asta 865 di Meeting Art)

Guttuso, sono

582

RENATO GUTTUSO [Bagheria (PA) 02/01/1912 – Roma 17/01/1987]
Melanzana e paesaggio, 1985
olio su tela 51×32 cm, firma in basso a destra, firma e anno al retro.
Bibliografia:-“Renato Guttuso, Catalogo ragionato generale dei dipinti”, volume quarto, a cura di Enrico Crispolti, Giorgio Mondadori & Associati, pagina 42 al n° 85/52 con nota: “è stato ricavato dal taglio di un dipinto più grande (cfr. anche n° 86/16)”. base d’asta: 8.000 €
stima: 14.000/16.000 €

Lo stesso destino per questo dipinto in asta nella 865 di Meeting Art (chiuderà tutta questa tornatona d’inizio autunno), di grandi tele dei fiamminghi, così belli anche dove non cadeva lo sguardo che si poteva tagliarli certi che anche quel frame avrebbe avuto un significato per il collezionista. E qursto ritaglio è così Guttuso che nel catalogo generale lo si acquisisce nel corpus pittorico dell’artista siciliano.

Siciliano come Camilleri. Come lui comunista. Come lui costantemente con la sigaretta in bocca. Il pacchetto e il portacenere accanto alla tastiera e alla tavolozza. Guttuso stroncato dal suo fumo, due anni dopo aver dipinto questa melanzana parte di un paesaggio dominato dal colore Sicilia. Guttuso sa di non avere ancora molto da spendere in vita, ma nel 1983 fa carte false con l’amico sindaco di Firenze Gabbuggiani (comunista pure lui) ,per poter appartarsi per un paio d’ore con la Primavera di Botticelli. L’amplesso d’arte si consuma negli Uffizi dove il capolavoro era tornato dopo un lungo restauro. Guttuso farà così la sua Primavera dopo aver accarezzato per oltre due ore con gli occhi le pennellate del compagno Botticelli. Guttuso che non smette di amare la pittura mentre il male se lo mangia e non smette di farsi sedurre dal colore acceso della passione che si porta dentro.

Non è un vaso di fiori

172 FILIPPO DE PISIS [Ferrara 11/05/1896 – Milano 02/04/1956]
Vaso di fiori, (1945) olio su tavola 28×18 cm, firma in basso a destra, sigla “SB” sulla destra, opera registrata presso l’Archivio dell’Associazione per il Patrocinio dell’Opera di Filippo De Pisis . Base d’asta: 4.000 € stima: 8.000/9.000 €

Non è un vaso di fiori e non l’ha dipinto Magritte che giocava con le parole e le figure, con il senso preconcetto delle nostre percezioni. No. Non è un vaso di fiori. E l’ha dipinto De Pisis. Se ve lo aggiudichere il 5 ottobre nell’asta 865 di Meeting Art avrete due scelte: o piazzarlo sopra il caminetto, il televisore, la credenzina finto Maggiolini e sperare che qualcuno vi chieda di chi è il vasetto di fiori, oppure riporlo con cura nel cassetto della vostra scrivania anche d’ufficio (ci starebbe). A quel punto quando la vita e il lavoro vi portano nel vostro oltre, aprire il cassetto per guardare il selfie di un’altra sofferenza. Quella di un grande pittore che dipingeva vasi di fiori, ma ci urlava dentro tutta la sua disperazione al punto di gridare il proprio nome (dipingendolo come avrebbe fatto più tardi Basquiat ) come estremo desiderio di farsi capire da qualcuno. Un disperato bisogno d’aiuto e chi non l’ha prima o poi? No, non è un vaso di fiori. Credetemi.

L’uomopittore

Hanno scoperto un pianeta, forse, abitabile a 100 anni luce dalla Terra. Lo hanno scoperto studiando come la luce di quel suo sole (posto a una distanza “accettabile” per il battito di un cuore) si comportava attraversando lo spazio di quella remota atmosfera. Infatti, ogni particella si comporta in modo specifico quando incrocia la luce. Da questo gli strofisici hanno capito che attorno a quel pianeta c’era vapore acqueo. Lo spazio e la luce: anche la pittura ha indagato, con l’immaginazione, su questi fronti.

L’immaginare, però, non è una scienza. E’ la capacità che distingue meglio gli essere pensanti da tutti gli altri essere animati. Lo è a tal punto che continuiamo a farlo anche quando crediamo di compiere azioni meccaniche e abituali. L’uomo che dipinge, l’uomopittore, è un passo avanti nell’immaginazione, anche quando crede di essere lì solo per fotografare con un pennello una collina davanti a lui o una bella piazza con una bella chiesa.

L’uomopittore, quando diventava grande artista, sapeva immaginare anche quando era convinto di dover ripetere il solito porticciolo che piaceva tanto all’avvocato di corso Mazzini o al notaio di via del Corso. Potete sostituire il porticciolo con un accrocchio astratto-concettuale e avrete lo stesso risultato semantico, anche se con il porticciolo funziona meglio. La morale: anche nel più dejavù dei dipinti figurativi e classici c’è un guizzo di colore che è quello dell’immaginare. Quello che fa diverso l’uomopittore.

Precursori e cursori

Nella ricostruzione forografica due lavori di Griffa e Nigro (le proporzioni sono cinematografiche…)

Dicono che Mario Nigro sia stato un precursore della stagione analitica ovvero il periodo in cui Giorgio Griffa (l’altro autore di cui si occupa questo post) iniziò a appendere al muro tele di juta. Solo puntine, niente appendini perchè non c’erano cornici. La superficie pittorica nuda e cruda in quella ricerca di essenziale dell’arte che non poteva più farsi ingannare dalla radica ai bordi e dai colori sgargianti su tele ben preparate per accogliere l’inganno. Il grado zero della pittura, un nuovo inizio. Graffiti rupestri di una nuova preistoria in attesa di un’altra storia.

Mario Nigro la nuova storia l’aveva già iniziata almeno 20 anni prima che Griffa iniziasse la sua svolta. Nigro non ragionava di pittura, ma di spazio nella pittura. Il suo problema non era reinventare uno strumento per fare pittura, pittura , ma quello di comunicare con la pittura una possibile interpretazione dell’oltre il sensibile, seguendo la rotta su cui stava muovendosi anche Lucio Fontana.

Prendete con beneficio di massimo inventario questa riflessioni su Griffa e Nigro (che andranno in asta, la 865, a ottobre) e non seguite il mio istinto che mi spinge a ritenere sbagliata la definizione di precursone analitico per Nigro. io , come molti di voi, ascolto pittura e non so leggere a fondo il pentagramma.

«El Buitre»

198

VALERIO ADAMI [Bologna 17/03/1935]
Estadio Santiago Bernabeu N. 1, 2007
olio su tela 130×97 cm, firma e titolo al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:-Corriere Economia, Lunedì 14/12/2009.
base d’asta: 18.000 €
stima: 32.000/36.000 €

Emilio Butragueño Santos, oggi, è direttore delle relazioni istituzionali del Real Madrid. 33 anni fa io avevo 26 anni e lui era El Buitre. Io stavo faticosamente cercando un posto nella vita, lui segnava uno dei rigori decisivi negli ottavi di finale di Coppacampioni contro la Juventus al Comunale di Torino (l’andata era finita 1-0 per i blancos). L’Avvoltoio era stato fino a quel momento marcato a dovere da Luciano Favero, uno dei terzini simil-Gentile (ma non Gentile) che i bianconeri hanno schierato sulla fascia destra. Al momento dei rigori (la partita era finita 1-0 per la Juve con gol di Cabrini), però, El Buitre segna e Favero tira alto, sopra la traversa ristabilendo la gerarchia dei valori. Ricordi. Tutta colpa di questo lotto in asta nella 865 di Meeting Art il 6 ottobre

Nostalgia canaglia

76a LUCA GIOVAGNOLI [Rimini 1963] Lungomare, 2006 olio su tela 80×100 cm, firma in basso a destra, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice. senza riserva stima: 1.000/2.000 €
134

LUCA GIOVAGNOLI [Rimini 1963]
Prossima partenza, 2006tecnica mista su tela 100×80 cm, firma in basso a sinistra, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Uno, in asta alla Meeting Art sabato 7 settembre, l’altro il giorno dopo: due dipinti di Luca Giovagnoli (il primo fresco di un mio post). C’è qualcosa di magnetico, per me, s’intende, in que due opere che, per quanto vedo, si potrebbero prendere entrambe senza sentir minacciato il budget di una stagione autunno-inverno delle aste (non è il mio caso, visto che sono collezionista senza portafoglio). Il magnetismo è quello metafisico della nostalgia. L’immagine diafana di amori senza tempo, di paesaggi senza più un’età. Sognando un passato che non hai vissuto. Se alla pittura chiedi emozioni, eccole servite.

Ri-torni a scuola

3

ALIGHIERO BOETTI [Torino 1940 – Roma 24/04/1994]
Da uno a dieci
cartella di 20 tavole sciolte in cartoncino 25×37 cm, tiratura non indicata, opera non firmata, Emme Edizioni.
Bibliografia:-G. Maffei, Il libro d’artista, Milano 2003;
-A. Moeglin-Delacroix, L. Dematteis, G. Maffei, A. Rimmaudo, Guardare e raccontare, Mantova 2004;
-M. Picciau, G. Maffei, Alighieroboetti tuttolibro, Roma 2004;
-L. Castagno, G. Cavaglià, L’arte del novecento e il libro, Milano 2004;
-G. Maffei, libri e documenti, Arte povera 1966-1980, Mantova 2007, pagina 59 con tavola a colori.
senza riserva

Sabato riprende l’anno delle aste a Meeting art di Vercelli. Lunedì quello della scuola. Chi meglio di Alighiero Boetti (questo lavoro notissimo è in asta proprio sabato prossimo) potrebbe spiergarci il periodico ritorno a un lavoro, uno studio, una passione. Ritorni legati a un numero su un calendario, con l’attività scandita da numeri indicati dalle lancette o da un display. Numeri, lettere, tempo, tempo, numeri, lettere o anche segni di penna biro segnati seguendo il ritmo di un metronomo interiore. L’algoritmo è quello del destino: 8×8 , messa così, fa un po’ paura.

Fedra che guarda l’oltre

199

GIANNI BERTINI [Pisa 31/07/1922 – Caen (Normandia) 08/07/2010]
Il riposo di Fedra, 2005olio su tela emulsionata 110×80 cm, firma e anno in basso a destra, Attestato di Autenticità della Associazione Gianni Bertini (MI) a cura di Thierry Bertini allegato, etichetta di Giampaolo Prearo Editore (MI) su foto.
base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

” C’è un malessere più grande dietro le canzoni del nuovo album in studio della diva statunitense del pop, il quinto della sua carriera: il rimpianto del passato è accompagnato dal desiderio di tornare indietro nel tempo per fuggire da un presente che proprio non le piace, descritto nei versi che chiudono “The greatest”. Sullo sfondo c’è l’America: quella di ieri, affascinante, forte ma non per questo priva di contraddizioni; e quella di oggi, che invece è confusa, smarrita e ancor più piena di contraddizioni rispetto al passato, con il sogno americano – rappresentato dalla figura dell’illustratore a cui è dedicato il titolo del disco, artista patriottico delle cui opere il governo e i media si servirono per tenere alto il morale della nazione durante la Seconda guerra mondiale – ormai tramontato”. Copio e incollo questo passaggio della recensione dell’ultimo album di Lana Del Rey (da Rockol.it). Norman fucking Rockwell sembra adattissimo come interlocutore con quest’opera di Gianni Bertini, il più nostalgico-visionario, futur-romantico dell’arte italiana. Chi si aggiudicherà l’opera nell’asta 2682 di domenica 8 settembre, si procuri l’album sopraddetto. Non se ne pentirà.