L’uomopittore

Hanno scoperto un pianeta, forse, abitabile a 100 anni luce dalla Terra. Lo hanno scoperto studiando come la luce di quel suo sole (posto a una distanza “accettabile” per il battito di un cuore) si comportava attraversando lo spazio di quella remota atmosfera. Infatti, ogni particella si comporta in modo specifico quando incrocia la luce. Da questo gli strofisici hanno capito che attorno a quel pianeta c’era vapore acqueo. Lo spazio e la luce: anche la pittura ha indagato, con l’immaginazione, su questi fronti.

L’immaginare, però, non è una scienza. E’ la capacità che distingue meglio gli essere pensanti da tutti gli altri essere animati. Lo è a tal punto che continuiamo a farlo anche quando crediamo di compiere azioni meccaniche e abituali. L’uomo che dipinge, l’uomopittore, è un passo avanti nell’immaginazione, anche quando crede di essere lì solo per fotografare con un pennello una collina davanti a lui o una bella piazza con una bella chiesa.

L’uomopittore, quando diventava grande artista, sapeva immaginare anche quando era convinto di dover ripetere il solito porticciolo che piaceva tanto all’avvocato di corso Mazzini o al notaio di via del Corso. Potete sostituire il porticciolo con un accrocchio astratto-concettuale e avrete lo stesso risultato semantico, anche se con il porticciolo funziona meglio. La morale: anche nel più dejavù dei dipinti figurativi e classici c’è un guizzo di colore che è quello dell’immaginare. Quello che fa diverso l’uomopittore.

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