Salvare o salpare l’arte?

Oggi, sabato 12 ottobre (bè un veliero è un’icona ad hoc…) ero alla fiera dell’arte di Verona. Ho pagato biglietto intero. La prima volta che accade: accrediti azzerati, biglietti omaggio assenti e, per somma di sfiga, ho dimenticato a casa la copia della registrazione che mi dava diritto a 5 euro di sconto. A ben pensarci, potevo ricordare alla sorridente signorina alla cassa di verificare la mia registrazione , togliendola dalla sorpresa di aver trovato un visitatore a prezzo intero. Meglio così, sono entrato in fiera libero da obblighi reverenziali…

Quadri, tanti, ma con la sensazione epidermica (e quindi fuorviante) di un dejavù (le solite cose al solito posto). Poi incrocio il mio sguardo con il Veliero e non lo stacco più. Diciamo un 100×70 (anche qualcosa in più) su lamiera. Pino Pascali. La trama di sfondo è purissima astrazione che richiama le atmosfere delle opere di Toti Scialoja (di cui Pascali fu allievo all’Accademia di Roma) Davanti a quel cielomare astratto , si staglia naviglio onirico . Bello questo mare e chi lo naviga.

Un giovane collezionista sta osservando il Veliero, accompagnato nel suo viaggio dal gallerista (il signor Frittelli della galleria che archivia i Pascali e da cui si attende il catalogo generale dell’opera). Io mi insinuo nel discorso,: Pascali mi piace, il discorso pure. Il giovane collezionista annuisce incuriosito alle notizie su Pascali: un geniaccio morto troppo giovane per diventare un grande vecchio… un fuori quota, un fuori scala. Uno che viveva di bozzetti televisi e che interpretava l’arte nel modo più puro, quella della pura ricerca. Nel territorio dei sogni. Poi la domanda…

“Ma con tante nuove proposte che si vedono anche negli altri stand, non è che fra qualche anno questi nomi del passato, saranno dimenticati e non sarebbe comunque il caso di investire sull’arte di domani?”. Belle domande. Epocali per chi si diletta di arte vista e appesa in casa. Il gallerista la prende, secondo me, dalla parte più insolita. E direi vincente. “Quello che dobbiamo chiedere all’artista, giovane o vecchio che sia, è che cerchi di rappresentare la verità. Quella del suo tempo”. Pascali lo ha fatto. Nato con la guerra, giovane negli anni della ricostruzione e del boom. Sogni e Carosello. Cose da raccontare con scientifico e poetico distacco. Tante giovani promesse , viste a Verona, non sembrano raccontare le cose con la stessa efficacia. Pascali non è poi così vecchio…

Ma, a quel punto, nel discorso davanti al veliero, io ho pure azzardato una sentenza: “Non credo che il compito di un collezionista sia quello di salvare il fare arte di ieri o di domani, quanto quello di salvare i propri soldi, salvando la coerenza delle nostre scelte d’arte nel rapporto con la storia dell’arte”. Per me, Pascali risponde a questi requisiti. Che poi il Veliero fosse cosa lontanissimo dalle mie tasche, è un’altra questione. Non sto salvando l’arte. E neppure salpando…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...