Archivio mensile:aprile 2020

Il lago e la fine di Io

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ADRIANO SPILIMBERGO [Buenos Ayres (Argentina) 31/07/1908 – Milano 26/12/1975]
Lago di Como, 1955 olio su tela 37×45 cm, firma in basso a sinistra, etichetta e timbri della Galleria d’Arte Ponte Rosso (MI) al retro e su foto.
base d’asta: 1.000 €
stima: 2.000/3.000 €

La prolungata prigionia (di cui anche voi, probabilmente, avrete avuto sentore esperienziale) ha modificato la scala dei miei valori (leggi giudizi aut pregiudizi). Scosse sismiche che, manco fossero sciame, mi portano a giudizi avventati e per questo stimolanti. E così accade che, oggi, e forse domani, non ritengo più Lucio Fontana più attuale di Adriano Spilimbergo.

Più vecchio e datato Fontana: lui viveva in un’epoca in cui lo spazio sembrava essere l’ultima e nuova frontiera. I russi e gli americani, le Soyuz e le Gemini: l’uomo-io al centro a segnare la rotta, un fendente sulla tela apriva il varco nello spazio/tempo e mostrava l’arcano dell’altrove. Poi…poi…

Poi siamo arrivati a questo punto. Lo spazio massimo che possiamo immaginare è a 200 metri da casa, per muoversi oltre ci vuole una autocertificazione. Il sogno del viaggio del mio oggi è un posto dove nulla accade; in cui non appaia qualcuno, in conferenza stampa da regime monocratico e virale, che ti ricordi come ci sia qualcosa che può toglierti il respiro che non sia lo stupore per un’onda sulla superficie del lago.

Adriano Spilimbergo era un paesaggista, lirico. Aderì al chiarismo che a furia di schiarire e sfidare la luce arrivi, comunque, allo spazialismo (come insegnava Guidi). Ma io, adesso, non ho bisogno di luci forti e tagli netti, mi serve solo un chiarore mattutino. E lo Spilimbergo, per questo, mi è più utile di Fontana.

L’opera è nell’asta 874 di Meeting Art

Zona neutra (dove?)

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MARIO BIONDA [Torino 25/07/1913 – Penango (AT) 1985]
Zona neutra, 1961olio su tela 81×65 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno e numero P.25 al retro.base d’asta: 2 .500 €
stima: 5.000/6.000 €

Mario Bionda è l’antiartista. Lui non si defila alla Emilio Prini (le cui sparizioni sono esse stesse arte) o alla Cattelan (le cui sparizioni ti lasciano lì sul confine del ma ci è o ci fa…). Bionda non c’era perchè non lo riteneva utile e salutare al suo essere. Una scelta consapevole e inconsapevole al tempo stesso.

Fontana, invece, c’era. Appariva, si mostrava. Il suo Spazio era ovunque, oltre al taglio. Bionda non amava, pare, quel mondo. Con Costantino Guenzi (un altro che vale nulla e molto al tempo stesso, e ci siamo capiti…) firma un manifesto in cui affida all’informale la forza di un pensiero interiore.

Zona neutra. Nè rossa, dove nessuno circola senza avere una tela davanti al naso; nè quella di prima dove la tela l’avevamo davanti agli occhi. Zona neutra, ditemi dove si può mappare.

Il dipinto, bello bello, in asta, la 874 alla Meeting Art…

Sostiene Luca (1)

Luca Sforzini è un mio amico, ma questo conta nulla. E’ anche una brava persona, e questo conta un po’ di più. E’, soprattutto, ed è per questo che ne scrivo, un gallerista-cercatore curioso, patito d’arte fino al midollo degli anni (mi parlava di Gio Ponti, il genio del design moderno e di David Teniers, pittore fiammingo del XVII secolo, che sfiorava a stento i 30 anni ed io viaggiavo felice e un pò ignorante oltre i 40).

Luca, a volte, è così entusiasta del suo lavoro (che è anche parte della sua vita interiore) che a tratti (sempre meno in verità) appare saccente, imparato. Ma è la parte del suo carattere che lo rende vero e troppo simpatico. Lui non vende un suo quadro, lui crede in quel quadro e vorrebbe che anche tu percepissi cosa prova ad averlo trovato e proposto (con logiche variazioni e gradi d’entusiamo).

Ogni tanto pubblicherò sul blog alcune sue riflessioni video. Questa sul valore del collezionismo come opportunità di crescita e scoperta, mi sembra degna di nota…ah questo qui sotto è il suo banner pubblicitario. L’ho sempre detto che il suo sorriso sardonico mi ricordava qualcuno di famoso, benchè ignoto. Il ritratto di Antonello da Messina è ora esposto (ahimè in stanza chiusa al pubblico per le note vicende) a Pavia ai musei civici. Luca, un ignoto marinaio. Dai ci sta: lui naviga naviga e scopre cose…

Se fossi Angelo…

(Angelo Savelli)

L’asta 874 di Meeting Art racconta, senza volerlo (o volendolo e, nel caso, Dio benedica queste scelte anche per il futuro), la trama di uno dei più importanti artisti italiani del dopoguerra (non lo dico io, lo intuisco dal fatto che Luciano Caramel lo cita ben otto volte nella sua storia della pittura italiana dal post-bellico agli anni Sessanta). Si parte da questo dipinto…

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ANGELO SAVELLI [Pizzo Calabro (CZ) 1911 – Boldeniga di Dello(BS) 1995]
Paesaggio olio su tavola applicata su tavola 28,5×38,7 cm, firma in basso a destra.
base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

L’opera non è datata, ma, probabilmente, è precedente al 1945-46, quando Savelli introduce il bianco come strumento concettuale prima che pittorico. E, già da questo, si capisce che Savelli non è nella norma. In questo dipinto, dove il bianco non c’è, se non come impasto luminoso, l’Angelo dimostra di saper dipingere, eccome, alla maniera dei figurativi del suo tempo da Mafai a Guttuso (che frequenta in via Margutta a Roma). Savelli, in quel momento, è un maestro e un valido, giovane docente dell’Accademia di belle arti di Roma. Ma, soprattutto, non è un conformista. La pittura italiana gli va stretta. La pittura come routine, soprattutto. E così l’Angelo, non per snob, ma per genio se ne va altrove…

Jack Tworkov è un artista, nato al confine tra Polonia e Urss. Si trasferisce in America come tanti altri giganti dell’arte, costretti ad emigrare (come la famiglia di Rothko dalla Lettonia o come Arshile Gorky dall’Armenia). Gente che non insegue un forma pittorica: astrazione o figurazione per loro sono categorie marginali, ma un pensiero. Quando Savelli arriva negli Usa, dopo essere stato a Parigi, si accasa nel gruppo dell’Art Club diventando amico proprio di Tworkov che gli cede il suo studio. Tworkov lavora su frequenze segniche che partono dalla successione di Fibonacci, cercando un dialogo tra pittura, matematica e geometria. E, così, Savelli realizza opere come questa…

ANGELO SAVELLI [Pizzo Calabro (CZ) 1911 – Boldeniga di Dello(BS) 1995]
Senza titolo, (anni ’50)tecnica mista su carta applicata su tela 51×68 cm, firma in basso a destra, etichette della Galleria D’Arte Bergamo (BG) e MiArt 2002 al retro, entro teca in plexiglass.base d’asta: 3.000 € stima: 6.000/7.000 €

Da Guttuso, Cantatore e i bravi “figuranti” a un’opera che precede i lavori di Hainz Mack e sfida Fontana che, in quegli anni, indaga lo spazio e l’altrove attraverso buchi e tagli. Rivoluzioni. E rimpianti. I miei. Se io fossi l’Angelo cambierei anch’io senza cambiare, troverei nuove strade sfidando le convenzioni e il buon senso e la prudenza e il quieto vivere e guarda cosa mi tocca fare per mangiare.

Il viaggio nel mondo di Savelli si chiude con quest’opera qui sotto. Sempre alla Meeting Art nell’asta 874. Vuoi i tre dipinti? Con i 20mila euro che ti servono(diritti d’asta compresi) ti prenderesti al massimo un 30×30 (se mai ci fosse) di Castellani di creatività postuma. Fatevi un giro sul web e vedrete che Savelli negli Usa lo mettono vicino a gente anche più grande di Castellani. Ben fatto, Meeting (anche se fosse solo un caso)…

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ANGELO SAVELLI [Pizzo Calabro (CZ) 1911 – Boldeniga di Dello(BS) 1995]
Pittura n. 31, 1957/58 olio su tela 150×100 cm, firma in basso a sinistra, etichette della Galleria d’Arte Del Naviglio (MI) e della Galleria l’Elefante Arte Contemporanea al retro, certificato d’autenticità di Orler Gallerie d’Arte (Favaro V.to-VE) allegato.
base d’asta: 12.000 € stima: 21.000/24.000 €