C’è poco da ridere

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ANDREA MARTINELLI [Prato 12/03/1965]
L’uomo che rideva, 2010
tecnica mista su carta intelata 57×30 cm, firma in basso al centro, titolo, firma e anno al retro.
base d’asta: 500 €
stima: 1.500/2.000 €

Domenica 19 aprile. In asta alla Meeting Art.

La signora Nedelia, la chiamavano “Pupa”: un nomignolo vezzeggiativo di cui non ho mai avuto il coraggio di chiederle l’origine. E il dubbio mi rimarrà. Nedelia è morta il giorno di Ferragosto del 2008 e per un bel po’ di tempo la sua immagine mi è rimasta impressa per poi evaporare. Ho lavorato, sino al 2010, per tanti anni a Voghera, la città della casalinga del mitico e compianto Arbasino. Guidavo la redazione locale del mio giornale: lo stress era tanto. Lo è anche oggi, ma più diluito dal progresso dell’impaginazione digitale (mai stato un falco nella cosidetta cucina del giornale). Tanto stress senza il vizio del fumo: la mia sigaretta era di tanto in tanto alzare il culo dalla poltroncina e sgambettare fino nel vicolo, accanto al Duomo di Voghera.

Voghera è al confine con il Piemonte e in odor di Liguria. Impianto urbanistico sabaudo con strade perpendicolari, ma anche con vicoli che ricordano i caruggi genovesi. In uno di questi vicoli c’era la Galleria del Vicolo. L’aveva aperta nel 1977 la signora Nedelia, allora intraprendente ragazza che sfidava la cultura locale, tra luci d’intellighenzie vivaci (il già citato Arbasino con i suoi amici) e ombre contadine, parlando di quadri. Una galleria senza troppe concessioni alle avanguardie, anzi con i piedi ben piantati sulla solida strada del figurativo, più o meno classico.

La galleria di Nedelia era diventata il mio buon ritiro dallo stress. Ci si prendeva un the nel bar accanto con le altre amiche della signora Fanelli: un gruppo di pimpanti ultrasessantenni (come sono io da qui a poco) che ogni tanto si regalavano un quadretto di Silvio Consadori o Adriano Spilimbergo da appendere in soggiorno. Qualche grafica di Rotella, Ajmone e Nespolo.

Ma la Pupa riservava sorprese: come quando mi raccontò come, agli inizi degli ani Novanta, ospitò una mostra curata da Giovanni Testori, proprio lui, che seguiva il cammino artistico di due futuri cavalli di razza della nuova figurazione: Velasco e Giovanni Frangi. Di Velasco ricordo il quaro che teneva ben in mostra la signora Nedelia. Un grumo di fiori e erbe a metà strada tra la pastosità di Morlotti e il naturalismo di Raccagni. Poi la Nedelia mi parlo di Andrea Martinelli.

Stravedeva per lui. Aveva raccolto qualche opera per una mostra. “Un mostro nel disegno” mi diceva. Mi piaceva sentire che arrivasse da un gruppo che si chiamava la Compagnia del disegno che riuniva gente come lui, Frangi, Velasco e Bojer. Mi piaceva il nome: aveva evocazioni tolkeniane, un gruppo magico di dediti all’uso sapiente della matita e del carboncino. Martinelli, per Nedelia, era il più dotato. E mi mostrava i suoi volti fotografati nell’anima, dove il chiaroscuro svelava storie da svelare. Anche Martinelli, era svanito nei miei ricordi che la vecchiaia prossima rende tanti e sbiaditi. Poi questo lotto in asta e le immagini che ritornano.

C’è poco da ridere: potrebbe essere un titolo alternativo per questi uomini clonati sul confine tra uno schizzo sarcastico di Grosz e uno di Bacon che ne mostrebbe la faccia stravolta dall’ipocrisia e dal marcio che si portano dentro. Politico/i, faccendiere/i o soltanto un uomo/uomini qualunque dal ghigno di sfida. Senza mascherina, ovviamente. Arrivano dal prima questi uomini sicuri di sè, lo saranno anche fra un po’?

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