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826/Munari o del lusso di pensare

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54 BRUNO MUNARI Milano 24/10/1907 – Milano 29/09/1998 Scrittura illeggibile, 1972 inchiostro su carta 22×28 cm, firma e anno in basso al centro, etichetta della Galleria La Scaletta (S.Polo di Reggio Emilia) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e timbro della Galleria La Scaletta su foto. Bibliografia: -“Il disegno Italiano”, numero 28, Edizioni La Scaletta, 2009, in quarta di copertina. -“Munari Veronesi, I quaderni del disegno italiano”, Edizioni La Scaletta, 2008, pagina 23. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

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Questo codice munaresco è in asta sabato 6 maggio nella 826 di Meeting Art. Potete cercare di acquisirlo pagando il dovuto oppure potete acquisirlo pensando al concetto. Munari, infatti, progettava pensieri come mi ha insegnato il mio amico Roberto (che abita tre piani sopra al mio anche nella comprensione di questo gigante). Pensieri munariani come questo: “Il lusso è l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine”. Siamo circondati da stupidaggini. E anche il voler acquistare un quadro può diventarla se la funzione che cerchiamo è quella di mostrare quanto soldi abbiamo e quanto siamo intelligenti (poi, però, si entra nel campo di quello che acquistiamo e lì, amici, nessuno la scampa…). Altra cosa è, invece, l’acquistare un quadro mentre altri comprano gli smartphone e le auto belle. Allora la funzione diventa quella di pensarla diversamente, di porsi in relazione con un oggetto d’uso intellettivo. In tal caso, tranquilli, non è affatto una stupidaggine.

E’ Paolini o Calvino?

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64 GIULIO PAOLINI Genova 05/11/1940 Cosmogonia, 1990 collage su cartoncino 70×50 cm, firma e anno al retro. Bibliografia: -“Pittura XX secolo”, Edizioni Electa, pagina 285 (immagine capovolta) -“Grandi Arti Contemporanee, Arte Dagli anni Settanta ad Oggi”, a cura di Gabriele Crepaldi, Edizioni Electa, pagina 144 (immagine capovolta). base d’asta: 10.000 € stima: 18.000/20.000 €

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Sabato 6 maggio nell’asta 826 di Meeting Art ci saranno due Giulio Paolini. No, in questo caso non è una sintesi gergale e un po’ buriana in uso nel mercato dell’arte. Un Guttuso, due Bonalumi…tre Accardi. Il nome per identificare l’opera e il lotto. No. In questo caso cerco di rispettare l’assunto di Paolini che è quello di creare opere il cui legame con il mondo esterno prescinde dall’io che le ha create, ma solo da rapporto tra chi le osserva e il mondo circostante. Una vita autonoma che può spingere a dare un nome, un’identità autonoma e specifica all’opera. Per cui potrebbe benissimo chiamarsi Giulio Paolini o Gino Rossi (perchè è Gino Rossi che la sta guardando e gli piace chiamarla così). Ma per capire meglio la cosa, serve copiare e incollare questa osservazione che dell’opera di Paolini fa un suo amico. Un buon amico che voleva dipingere le parole, mentre Paolini scriveva le figure. Si chiamava Italo Calvino: “Tutte le volte che incontra un suo amico pittore, lo scrittore rincasa rimuginando tra sé. Le opere che espone il pittore non sono dei veri e propri quadri : sono momenti del rapporto tra chi fa il quadro, chi guarda il quadro e quell’oggetto materiale che è il quadro. Lo spazio che occupano queste opere è soprattutto uno spazio mentale, eppure esse ostentano le materie prime di cui sono composte, tela, legno , carta, colori di produzione industriale, articoli che si comprano nei negozi di forniture per pittori; prendono posto nello spazio visibile, occupano lo spazio che altrimenti sarebbe occupato da un quadro, e non vogliono far pensare ad altra cosa che ai quadri. Non è il rapporto dell’io col mondo che queste opere cercano di fissare: è un rapporto che si stabilisce indipendentemente dall’io e indipendentemente dal mondo. Anche allo scrittore piacerebbe fare delle opere così: perché all’io non ci crede o se ci crede non gli piace; e perché il mondo non gli piace o se gli piace non ci crede. Però non riescea trovare la strada”. (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Giulio Einaudi editore, Torino 1975,pp. V-XIV.)

 

816/ Ultrabaj

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42 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003 Piccolo ultracorpo, 1958 olio, collage e ovatta su tela cm 50×60, firma in basso a destra, timbro con descrizione della Galleria Schwarz (MI) su foto. Bibliografia: -“Catalogo Generale Bolaffi delle opere di Baj”, a cura di Enrico Crispolti, Bolaffi Editore (TO) al numero 447, pagina 69. base d’asta: 12.000 € stima: 21.000/24.000 €

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Collage di materiali e ovatta sulla tela: Baj ridefinisce, anche in quest’opera, in asta sabato 26 novembre alla Meeting Art di Vercelli (asta 816), il nuovo percorso del suo esplosivo tragitto  artistico. Dall’Arte Nucleare (l’ultima mostra vera del gruppo è dell’anno prima, a Milano,peraltro con la partecipazione di Manzoni e Klein) Baj sta viaggiando ormai deciso nel territorio di neo surrealismo dove i terreni dell’astrazione  sono occupati dalla ricerca di una figurazione che affonda le radici nell’inconscio, nelle forme di un sogno sottile. Nell’ultracorpo, insomma,  che abita in noi. Il problema è che Baj, da genio assoluto, non se la sente di precludere nulla alla sua creatività. Liberi di creare. Buona domenica!

A lato altri Baj Watch…

Il doppio del Papero

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15 WALT DISNEY WALT DISNEY DONALD DUCK. Figura in resina dipinta raffigurante Paperino con valigia.H. cm 49. Base d’asta: 500

Paperino, lo sfigato. Un po’ egoista, molto egocentrico: sicuro dei fatti suoi, ma invidioso di quelli degli altri (soprattutto di quelli del cugino Gastone). Nel 1969 la sua rabbia repressa, il suo desiderio di riscatto economico (dalle angherie schiavizzanti dello zio che vive nel Deposito) lo portano a un prevedibile salto di qualità. E’ il 1970 quando spunta in libreria, per i tipi di Mondadori, scritto da Guido Martina (sceneggiatore) e illustrato da Giovan Battista Carpi. Paperinik il diabolico vendicatore.  Solo un folle collezionista di carta vintage, come il mio amico Roberto, poteva scovarlo  questo libro con copertina cartonata e consunta ai lati. E’ il numero uno (e non  è una moneta) della saga di un mito con il becco. Un libro  usurato e che profuma di lunghi depositi tra altri libri altrettanto usurati e in deposito. Racconta la genesi di un super eroe al contrario. Paperino diventa Paperinik per vendicare le ingiustizie subite e, infatti, nel volume si narra di come riesca a soffiare con lui a dormirci sopra, il materasso foderato di dollaroni dello Zio Paperone. La storia finisce bene per Paperinik, anche se il maltolto torna al legittimo proprietario. Finisce, soprattutto, con il ghigno di questo paperuncolo che si scopre cattivello oltre che meschinello. In seguito Paperinik smetterà di imitare l’elegante malvivente vestito di nero creato dalle sorelle Giussani per seguire le orme di Batman, tra colori vivaci e tocchi d’oscurità. Paperino. Qui con valigia da Brutti, sporchi e cattivi. Chissà  che dentro non ci siano tutina, mantello e maschera.

Domenica 9 settembre alla Meeting Art, nell’asta dedicata alla Cartoonmania.

Camillo e Omar nell’Arca

 

A Vercelli, nello spazio dell’Arca (uno dei più suggestivi e adatti a mostre tematiche) prosegue la doppia personale dedicata a Camillo Francia e Omar Ronda. Due amici nella vita, due interlocutori del fare arte. L’uno (Francia) nel campo dell’astrazione (ma senza rifiuti ideologici a perlustrare scenari dell’anima e della natura). L’altro (Ronda) che è probabilmente uno dei più originali inventori d’arte che l’Italia abbia partorito dopo l’orgia concettuale degli anni Settanta. La mostra proseguirà fino al 9 ottobre con i seguenti orari: venerdì 17-19,30, sabato e domenica 10-12,30 e 16-20. Info: tel. 335280917.

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CAMILLO FRANCIA. È nato a Casale Monferrato (Al) nel 1955.Nel 2002, a Casale Monferrato, ottiene il premio “Palma d’oro – Leonardo Bistolfi”. Nel 2003, a Milano, ottiene il “Premio Internazionale per l’Arte e la Cultura” e, nel 2011, ad Alessandria gli è conferito l’Oscar del successo per l’Arte e la Cultura. Negli ultimi anni le sue opere vengono proposte in numerose mostre pubbliche e private, personali e collettive: Parigi (Salon Comparaison e Salon d’Automne); in collaborazione con il Ministero ai Beni Culturali a Milano (Palazzo del Senato), Lucca (Palazzo Guidiccioni); Torino (Museo Egizio e Teatro Alfieri); Firenze (antologica all’Archivio di Stato); Mantova (Archivio di Stato); Innsbruck (Università) e Spoleto (Galleria d’Arte Moderna); e in gallerie e istituzioni e Fiere di Milano, Brescia, Padova, Bergamo, Viterbo, Genova, Forlì e delle principali città italiane. Un’antologica è stata organizzata nel 2002 dalla Provincia di Alessandria a Palazzo Guasco e, nel 2005 dalla Regione Piemonte al Piemonte Artistico Culturale a Torino.

OMAR RONDA. Omar Ronda è nato a Portula, Biella ( Italia ) nel 1947. Nel 1968 trascura parzialmente la sua pittura ed apre una galleria d’arte a Biella che propone opere di artisti internazionali quali: Joseph Beuys, Gerhard Richter, Arman, Christo, Cesar, Tinguely, Rotella, Dorazio e tanti altri grandi protagonisti.  Conosce Leo Castelli nel 1969 a New York e Gian Enzo Sperone a Torino, tramite loro organizza mostre di straordinaria importanza degli americani  Andy Warhol, Robert Raushenberg, Jim Dine, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Frank Stella, Louise Nevelson, Tom Wesselmann, Bob Morris, Robert Indiana, Sol Lewitt e degli italiani: Mario Merz, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Piero Gilardi.  Nel 1987 chiude la sua galleria  per tornare finalmente alla sua grande passione, fare l’artista.   Nel 1988 elabora e lavora su una filosofia che battezza CRACKING ART, basata sullo studio e le analisi delle origini antropologiche delle materie fossili ( petrolio ) ed il loro utilizzo in forma artistica dei suoi derivati plastici ( sintesi artificiali ) attraverso la realizzazione di forme,in modo da restituire al petrolio ( magma naturale ) la sua antica forma poetica ed organica.  Storici, artisti, professori di storia dell’arte, editori e migliaia di studenti hanno posto l’attenzione su questo pensiero. Ha poi iniziato a ideare, creare e produrre per il ciclo denominato Super Natura.

812/ Formicchendorf

Domenica 25 settembre, nell’asta 812 di Meeting Art a Vercelli, quando ormai questa estate sarà facile voler dimenticare (ma la Storia da qui in poi non smetterà di farcela ricordare), ecco uscire, dal ricco formicaio post espressionista tedesco, una formica…

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759 HELMUT MIDDENDORF Dinklage, Germania 1953 Arneise (formica), 1989 olio e acrilico su cartoncino cm 100×70, firma e anno in basso a destra, titolo in basso a sinistra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

….Middendorf. Proprio in questi giorni sto rileggendo “Prima e dopo il 2000” di Renato Barilli. A pagina 67 il critico cita Middendorf, collocandolo nella seconda ondata dei Nuovi Selvaggi tedeschi che, negli anni Ottanta (occhio alla data di questo lotto), avevano ripreso, a modo loro, quel rinnovato ritorno all’ordine figurativo che, se in Italia passava da Transanvanguardisti a nuovi Nuovi, in Germania si rifaceva al fiume carsico e potente dell’Espressionismo quello di Kirchner ed eletta schiera. I campioni di questo squadrone germanico sono Baselitz e Kiefer, ma attenti a Middendorf.

Postilla: formiche siffatte le faceva molto prima, negli anni Sessanta, Cesare Peverelli. Un artista che, non so perchè (ma lo so), non se lo fila nessuno. Chi predica prima, non vende dopo se non da morto…Comunque sia, nella finestra Preview, i due Peve in asta a Vercelli.

Osceno è il pregiudizio

L’asta Meeting Art del primo giugno mi consegna l’immagine di un lotto che evoca emozioni forti. L’immagine è forte. Immaginatela nel vostro soggiorno: un 100×100 che non raffigura nuvolette in una stanza dal soffitto sfondato o contorsioni eroiche della tela a sfidare, ahilei!, la stantìa epica estroflessa. Eh no, quello che vedete è proprio quello che intuite. Ciò che sale incandescente  dal vostro umano subconscio, l’ancestrale e potente visione di ciò che lega, anche carnalmente, essere umano a essere umano. Scappare dunque da cose d’arte siffatte? E se fosse questo il pregiudizio? A realizzare quest’opera nel 1963 è stato Vittorio Basaglia. Cognome noto e non è solo un caso: suo cugino si chiamava Franco. Faceva lo psichiatra, è stato l’uomo che ha liberato l’Italia dalla follia di una prigione per la follia. Non è andata esattamente come avrebbe voluto Basaglia, ma quelle mura andavano rase al suolo. Suo cugino era pittore e immaginava un mondo dove la creatività non avesse i confini  della razionalità conclamata, certificata, omologata. Il suo dialogo con il disagio psichico (quello che oggi crea i capolavori dell’outsider art) era precursore di cose belle. Una strada che poi avrebbe percorso a Genova un altro grande: Claudio Costa. E mi dite ancora che questo quadro è osceno? In asta mercoledì prossimo (faccio offerta, sappiatelo…)

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42 VITTORIO BASAGLIA
Venezia 19/08/1936 – 2005
Senza titolo, 1963-64
olio su tela cm 100×100, firma in basso a destra,
anno e firma al retro.

Preview 804/ Teatro Baj

…avevo il gusto buono del Natale in bocca e c’era il post di Baj. Ho voluto restare con quel sapore sul palato e sfrutto, così, questo altro lotto che andrà in asta a gennaio alla Meeting Art Vercelli. Se un pittore è bravo, sa dipingere e creare atmosfere di pittura. Baj era un pittore bravo e colto. Sapeva cambiare registro, ma i toni era sempre di pittura alta.

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ASTA 804 -SABATO 16 GENNAIO

LOTTO 192

ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003
Il mito dell’alba, 1986
acrilici su tela cm. 203×159, firma in basso a sinistra, etichetta della Raccolta Consuelo Accetti (MI) al retro, opera priva di cornice.
Esposizioni:
– “Baj. La nostalgia del futuro”, Comacchio, Palazzo Bellini, 30 luglio-4 ottobre 1987, illustrazione a colori sul catalogo, nr.22.
Bibliografia: – Gioia Tavola, Milano, 27.4.1987, nr. 76, Milano, dicembre 1987-gennaio 1988. -“Baj, La nostalgia del futuro” edizioni Mazzotta, 1987, pagina 74, tavola 22. – “Enrico Baj. Catalogo generale delle opere dal 1972 al 1996” Marconi-Menhir, pag. 278.

base d’asta: 12.000 €

stima: 21.000/24.000 €

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enrico-baj-la-nostalgia-del-futuro-pdf-b005iv7ozkCatalogo della mostra tenuta a Comacchio, Palazzo Bellini, nel 1987. Opere dal 1983 al 1987. Testi di Jean Baudrillard, Giulio Giorello, Guido Almansi, Pietro Bellasi, Angela Vettese, Luciano Caprile, Giovanni Giudici. Enrico Baj e nato a Milano nel 1924.“In varie occasioni ho sottolienato la mia avversita verso la pittura intesa come ripetizione. Ero stanco dei miei generali e ho sperimentato varie ricerche formali e tecniche per ricreare un’altra pittura, quasi per essere un altro pittore, un altro-da-me. Ho cominciato a usare i manichini nel 1983…. ” (Enrico Baj)

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Sarà un Santo Stefano di Lot Spot 804 (viaggio intenso su cosa arriva in asta a gennaio)