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Rimini, Rimini

76a

LUCA GIOVAGNOLI [Rimini 1963]
Lungomare, 2006 olio su tela 80×100 cm, firma in basso a destra, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Se non è accaduto (ma dubito), quest’opera in asta il 7 settembre nell’asta 2682 alla Meeting Art di Vercelli , il riminese Luca Giovagnoli (bravo più di tanti bravi, inteso anche in senso manzoniano, della pittura) l’ha dipinto canticchiando una canzone così…

Proprio io che son sopravvissuta a tristi tropici
da turista mi ritrovo persa di un amore italiano
casa mia
e proprio io che ho masticato cento lingue esotiche
spiccico si e no sciocchezze innamorate sull’adriatico
colpa tua
rimini
come è straniera quest’aria di mare
rimini sembra africana l’italia orientale
rimini
mi sembra l’africa
rimini
come ouagadougou
forse l’africa era un sogno l’equatore passa di qui

Lu Colombo 1985

Venezia che muore



16a
VIRGILIO GUIDI [Roma 04/04/1891 – Venezia 07/01/1984]
Bacino di S.Marco acquerello su carta Fabriano 35×46 cm, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista datata 28.7.1983 su foto.
base d’asta: 500 € stima: 1.500/2.000 €



Dicono gli storici che dobbiamo ringraziare Attila se il sogno è cominciato, ma dovremo magari, prima o poi, prendere a male parole i crocieristi low cost, last minutes, vado in vacanza come fanno i ricchi anche se sarebbe più bello farmela da poveri, se quel sogno finirà. I futuri veneziani cacciati da Aquileia, bruciata dagli Unni, arrivarono sulle isole della laguna e lì fondarono la loro città impossibile. Quella città, ora, soffocata dai turisti: un pensiero stupendo sporcato dagli inchini fumo e combustibile dei transaclantici.

Questo dipinto in asta il 7 settembre alla Meeting Art, Virgilio Guidi l’ha dipinto un anno prima di morire. Un acquerello, uno dei tanti acquerelli e tante tele che il mercato gli chiedeva. Era comunque Venezia, un souvenir d’arte. Quello che, però, rende unico questo lavoro è il pensiero di un artista che vedeva galleggiare nello spazio la sua Venezia. Rarefatta come il sogno che l’aveva creata.

Chi ha ucciso la Gioconda?

125

MALIPIERO [Brescia 1934]
Osmosi, Marilyn Monroe, La Gioconda, 2015
collage su tavola 100×100 cm, firma, titolo, tecnica e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Generale Malipiero come da dichiarazione a cura di ARTantide.com EBLand (VR) .Bibliografia:-“Malipiero, Ciak… si taglia”, a cura di Sandro Orlandi Stagl, ARTantide.com, Verona, 18 dicembre 2015 – 31 gennaio 2016, pagina 30.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Icona: Immagine sacra, rappresentante Cristo, la Vergine, un santo/”>santo ecc., su tavola. Attestate fin dal 5° sec., le i. hanno avuto grande diffusione, come oggetto di culto e venerazione, nel mondo bizantino dalla seconda metà del 6° sec. e sono strettamente coinvolte nella questione riguardante la liceità dell’immagine divina, sancita definitivamente, dopo il periodo iconoclastico, dal Concilio di Nicea (843). Tra le più antiche i. si ricordano quelle conservate nel monastero di S. Caterina sul Sinai (6°-7° sec.) e a Roma (Madonna della Clemenza, 7°-8° sec., S. Maria in Trastevere). Oltre a immagini isolate si ebbero i. con raffigurazioni sacre narrative. (dalla Treccani)

Fino a 20 anni fa le icone erano, nel linguaggio corrente, un termine che riportava al campo del religioso. Oggi, ormai, il processo di laicizzazione del temine si è completato: è un’icona del calcio Cristiano Ronaldo come lo è Briatore della bella vita di chi non ha tempo per pensare ad altro. Icona lo è qualunque persona che svetta sui media. Ma ci sono state icone che non sapevano di esserlo, magari perchè dipinte (la Gioconda) o perchè devastate dalla fama e da ciò che il bacio della stessa produce sulle persone più fragili (Marilyn). L’opera di Malipiero in asta l’8 settembre nell’asta 2682 spinge a un pensiero iconoclasta: si vivrebbe meglio senza icone? E a quel punto sarebbe meglio eliminare Leonardo o chi (noi compresi) lo ha trasformato lui e il suo quadro in un fenomeno da baraccone?

Il cielo in una tela

142

141
BRUNO PAOLI [Firenze 03/02/1915 – Firenze 11/05/2005]
Immagini della memoria, 1997, olio su tela 50×60 cm, firma in alto a sinistra, titolo, Galleria d’Arte Poggiali e Forconi (FI) al retro.
base d’asta: 1.000 € stima: 2.000/3.000 €

Sarà l’assonanza tra i nomi, sarà che è fine estate, sarà che nessun tempo è migliore di un altro, ma i ricordi drogano le valutazioni, sarà per tutto questo che questa tela, che va in asta l’8 settembre nella 2682 di Meeting Art, mi appare ruffiana. Trasuda nostalgia di epoche in cui i pittori, spesso, quando figurativi (come Bruno Paoli stimato ceramista e poi consolidato pittore da salotti borghesi e mediamente colti) raccontavano di ricordi fatti di passeggiate e belle donne. Lussurie sopite, desideri controllati, Vecchia Romagna e Nazionali senza filtro. Il cielo in una stanza, Gino Paoli cantava cose così.

Spalla nuda

140

JORRIT TORNQUIST [Graz (Austria) 1938]
Luce, 1990
acrilico su te la e legno 100×50 cm, firma, anno ed etichetta Arte Struktura al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su foto, opera priva di cornice.
base d’asta: 2.000 €
stima: 4.000/5.000 €

Domenca 8 settembre 2019, asta 2682 di Meeting Art Vercelli. Il pittore e la modella. Si chiama Luce. Jorrit Tornquist, come mi è parso di capire incontrandolo di persona con il critico Giovanni Granzotto (si era a Vercelli in salotto d’asta), sarà pure un curioso sperimentatore del rapporto tra ciò che vediamo e l’interazione di quelle cose con la luce, ma, sotto sotto, la bellezza di quella ricerca si fa sensuale. In quest’opera più che luce fisica vedo Luce elegante, una splendida signora senza un’età scolpita che con orgoglio mostra la sua spalla nuda. E se di cognome facesse arte?

Delle vibrazioni cromatiche oltre il sensibile

73

BRUNO PULGA [Bologna 1922 – 1992]
Pittura, 1969olio su tela 27×35 cm, opera non firmata, titolo, anno ed etichetta della Galleria Bortolotti (BO) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:-“Nucleo Arte”, bimestrale d’arte (BO), 1982, pagina 7.
base d’asta: 500 €
stima: 1.500/2.000 €

L’asta 2682 di settembre alla Meeting Art offre una curiosa occasione per indagare il rapporto che abbiamo con i colori del nostro sub-inconscio. Il reale che ci circonda è un format acquisito per abbinare una cosa a un colore o viceversa. Più difficile farlo con il reale che ci portiamo dentro, un mix confuso e convulso di emozioni e sentimenti. Negli anni Sessanta anche il quasi naturalista Bruno Pulga (inserito nell’orbita parallela dell’ eletta schiera studiata e descritta dal critico Francesco Arcangeli) si interroga sul colore emozione avvicinando la sua tavolozza a quella degli espressionisti. Che colire hanno le cose che abbiamo dentro? Ne troviamo qualche sfumatura in questo dipinto? io sì.

Quando Walter dava i numeri

52
WAL [Roncolo (RE) 1949]
Senza titolo, 1975 tecnica mista su 2 tele applicate su tavola totale 12,5x60x1,5 cm, firma e anno al retro in alto al centro, opera priva di cornice.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Concettuali negli anni Settanta lo erano tutti, in arte. La forma e il colore erano marginali rispetto al pensiero. Ma il pensiero non muore nelle forme e nei colori, se davvero esiste. Anche un presunto concetto, d’altra parte, ha pur sempre bisogno di un pensiero per non diventare capriccio o giochino enigmistico. Wal (Walter Guidobaldi) attraversò il territorio concettuale prima di riemergere scultore figurativo e onirico. Che, poi, a guardar bene questo lavoro in asta il 7 settembre nella vercellosa Meeting Art (asta 2682), i segni sopra i numeri già fanno capire cosa verrà dopo.

Il mitico cartiglio

44
PROFERIO GROSSI [Vignale di Traversetolo 01/03/1923 – Parma 04/11/2000]
Natura morta, 1983 olio su tavola 50×70 cm, firma e anno in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
senza riserva
stima: 1.000/2.000 €

Sabato 7 settembre, asta 2682 di Meeting Art. Sulla destra dei dipinto il mitico cartiglio con cui Proferio Grossi da Taversetolo si gloriava di essere l’ultimo dei fiamminghi in un mondo di transavanguardisti post-concettuali. Pittura e lo si noti sfiorando con gli occhi la polvere adagiata per miracolo visuale su una delle bottiglie. Porcini, uva, foglie secche, due peperoncini: un autunno senza più stagioni attorno. E in quel libro chissà quante antiche ricette, l’arcano di un pittore dimesso, ma non dismesso…

Kolář

11

JIRI KOLAR [Praga 24/09/1914 – Praga 11/08/2002]
Senza titolo, 1970 intercalage 27×17 cm, sigla e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Jiri Kolar (Lecco) come da certificato allegato, certificato di autenticità della Galleria ArtAntide, Verona (con titolo “L’elencoubert et la placa”), timbro e firma per autenticità e provenienza con timbro della Galleria Accademia Torino su stampa fotografica A4.
senza riserva stima: 1.000/2.000 €

Sabato 7 settembre asta 2682 di Meeting Art

“F igura a più contorni, Jiří Kolář è poeta e pittore, personaggio di spicco in quella Praga che non cessa di stupirci per la forza con cui affronta i nodi più rischiosi della cultura e della società d’oggi. E non cessa di stupire anche per il senso vitale con cui le armi della poesia e della pittura sono impugnate senza odor di museo e di restaurazione culturale. Da questo libro, la figura di Kolář vien fuori completa: c’è il poeta, tradotto con abbondanza e narrato da Ripellino nel suo saggio d’apertura, e c’è il pittore, in una ampia serie di tavole. Che poi i due poli (tra poesia visiva, i vari modi di usare il collage con un confronto di linguaggi per nulla fantastico e surreale e invenzione d’oggetti) non siano lontani e anzi si fondano e si confrontino di continuo, è il senso del lavoro più autentico di questo artista. La materia di ambedue è la realtà più immediata e drammatica, la città, iframmenti di vita, i residui di quanto la storia vien triturando sulla pelle di tutti. È da dentro questa ma-teria che nasce un risentimento di temi, di confronti, di riferimenti continuo, proliferante e preciso come l’opera di uno storico che non si lascia sfuggire alcun documento. Come osserva Ripellino, «il lavoro di Kolářrassomiglia a un’azione teatrale spartita in due tempi antitetici. Vien prima la distruzione: egli àmputa, sgrétola, ciàncica atlanti, partiture, messali, vocabolari, vignette di rotocalchi, dipinti di grido. Segue quindi il pacato processo di rincollatura, la flemmatica manipolazione, che conferisce agli scritti ed ai quadrismembrati un nuovo valore semantico. Le immagini, martoriate da sfregi e brancicature, si ricompongonocome vedute distorte di un universo sbagliato” (Angelo Maria Ripellino)

Brunori, per ripartire…

33

ENZO BRUNORI [Perugia 14/07/1924 – Roma 13/05/1993]
Foglio d’album, 1979tempera su cartoncino applicato su tela 49×69 cm, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno, n° di archivio, etichetta e timbro della Galleria Zammarchi (MI) al retro, etichetta e timbro per autenticità e provenienza della Galleria Zammarchi (MI) su foto.
Bibliografia:-“Enzo Brunori, Catalogo generale delle opere”, a cura di Enrico Crispolti, Edizioni Egaf (Forlì), 2006, pagina 397 al n° 1979/C/12.
senza riserva
stima: 2.000/3.000 €

Sabato 7 settembre a Vercelli. Asta 2682 di Meeting Art. Abbronzati o annoiati, riparte la stagione degli incanti d’arte. Vedremo…capiremo…se la passione vale la candela o la candela brucia la passione. Brunori senza base tiene accesa la fiamma.