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Codice Munari

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5 BRUNO MUNARI Milano 1907 – Milano 30/09/1998
Senza titolo, 1998
tecnica mista su carta cm. 21×30, firma e anno in basso al centro

Sarebbe da tradurre. Perchè Munari non faceva mai nulla a caso. <Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo _ scrive in Da Cosa nasce cosa _ in questo modo si fa solo della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti. La serie di operazioni del metodo progettuale è fatta di valori oggettivi che diventano strumenti operativi nelle mani di progettisti creativi>. Chiaro, no? Un genio che si muove senza regole certe, senza un codice non esiste. Chi dice di esserlo mistifica. <Come si riconoscono i valori oggettivi? _ continua Munari _  Sono valori riconosciuti da tutti come tali. Per esempio se io affermo che mescolando il color giallo limone con il blu turchese si ottiene un verde, sia che si usino colori a tempera, a olio o acrilici oppure pennarelli, e pastelli, io affermo un valore oggettivo>.

L’opera della foto va in asta venerdì prossimo dalle 22 in Meeting Art.

797/Picc-Afro

ASTA 797

Terza Sessione: Sabato 12 Settembre 2015 ore 14:30

AFRO

LOTTO 326
AFRO
Udine 04/03/1912 – Zurigo 24/07/1976
Senza titolo, 1949
tecnica mista su carta intelata cm. 36,5×32, firma e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Afro (Roma) al n° 49B128 come da dichiarazione su foto.
base d’asta: 20.000 €
stima: 36.000/40.000 €

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Nota a margine: l’impronta di Guernica nell’astrazione introspettiva di Afro. La carta che diventa roccia di una grotta paleolitica. Afro che la incide. Opera che si dilata per propria forza ben oltre al perimetro materiale del foglio.

Quelli dello Zava

zavattini1

A Vercelli torna martedì il dream team di Zavattini. La collezione Cesare Zavattini (regista, intellettuale, scrittore, raffinato cultore dell’avanguardia in arte) è stata, secondo gli storici dell’arte, il più imponente tentativo di fissare i canoni creativi dell’arte contemporanea italiana dal Dopoguerra agli anni Settanta. La raccolta viene iniziata nel 1941, trova spazio nella casa romana di Zavattini invia Sant’Angela Merici, le cui pareti appaiono nelle foto dell’epoca rivestite di quadretti in minuscole cornici: una tappezzeria di nature morte, paesaggi, soggetti astratti, ritratti e soprattutto autoritratti: “A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto, così ho anche gli autoritratti di quasi tutti i pittori italiani nelle dimensioni suddette”. Oltre all’autoritratto un soggetto a tema libero. Tutti rigorosamente 8×10, come il frame del genio, il frammento carico di potenza. Lo circondano così per anni i volti di: Fontana, Burri, Balla, De Chirico, Savinio, Capogrossi, Severini, Rosai, Casorati, Sironi, Mafai, Soffici, De Pisis, Campigli, Afro, Consagra, Depero, Guttuso, Sassu, Dorazio, Manzù, Leoncillo, Melotti, Marini, Schifano, Vedova, Rotella, Festa, Turcato, Munari, Pistoletto, Plessi, solo per citarne alcuni. Ogni dipinto appare autonomo e peculiare, perché frutto della libertà d’espressione dell’autore e nello stesso tempo reso condensato e potente dal formato “minimo” : un unicum straordinario, perché volutamente non monumentale e forse per questo frammento di un’idea monumentale. Nel 1979 le opere sono cedute alla Galleria Annunciata di Milano e in seguito vendute. disperse le tracce dei millecinquecento quadri, nel 2008 un nucleo di 152 autoritratti viene recuperato e acquisito alle collezioni della Pinacoteca di Brera.

Martedì alla Meeting Art, dalle 16 e con banditore virtuale,  l’asta 2185 con un saggio della Collezione Zavattini.

Ecco alcune delle opere in asta . (Occhio ai due Mannucci…) .

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Da sinistra: Astorio (Astorio Trinchera artista marchigiano, figurativo con tendenze all’astrazione, partecipa a diversi importanti concorsi d’arte nel dopoguerra). Miodrag Djordjevic (pittore serbo tra figurazione e surrealismo), Bolognesi

 

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Da sinistra: Lina Lorenzini, Bruno Maestri

medin gastonemiori alessandro

Da sinistra: Gastone Medin (grandissimo scenografo italiano, lavorò con Blasetti e Camerini),  Alessandro Miori

 

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Da sinistra: Ferdinando Masi, Francesco Meselli

 

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da sinistra: Franco Jurlo (pittore pugliese in ambito sia che figurativo che astratto), Anselmo Legnani (pittore ligure influenzato da Matisse e dai surrealisti, seguito anche in Francia),  Gaetano Modica

 

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L’opera di Edgardo Mannucci:Nato a Fabriano nel 1904, morto nel 1984 è considerato uno dei più importanti scultori nel campo dell’informale europeo. Con Burri, Capogrossi e Ballocco (vi rimando a un mio recente post su quest’artista),  Mannucci partecipa, nel 1949, alla costituzione del gruppo “Origine”.

Le vorrei nell’uovo di Pasqua…

 

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Il mio uovo di Pasqua dei Sogni, adatto allo scopo, sarebbe bello contenesse le opere grafiche di questo foglio di catalogo della prossima asta Meeting Art di arte moderna e contemporanea. Tre sessioni con banditore virtuale con questa sequenza.

I sessione  Mercoledì 23 aprile 2014 dalle ore 16,00
II sessione  Giovedì 24 aprile 2014 dalle ore 16,00
III sessione  Mercoledì 30 aprile 2014 dalle ore 16,00

Ma nell’Uovo, ripeto, io vorrei le opere di quel foglio. Grafica non di altissimo valore monetario, ma importante nel suo significato. Lo è il manifesto della mostra di Afro, lo è la serigrafia di Schifano (saranno pure tante, ma a volte sono pure belle), lo è il Capogrossi e lo è soprattutto il Paolini. Giulio Paolini ha fatto della grafica la sua vera matrice artistica. Il multiplo per lui è già di per sé una forma di comunicazione d’arte. Lui è un comunicatore in quanto artista ed è artista in quanto comunicatore. Rarefatto, insondabile. Unico. Insomma anche lui in questo foglio strappato dal catalogo. Li voglio nell’Uovo…