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Yankee

pettibonbleckner

Yankee, in asta. Sabato alla Meeting art, tornata  dell’asta 778 due pure espressioni di cosa significhi la ricerca artistica nel Paese che ha inventato il dripping e la bomba atomica, la beat generation e le operazioni sotto copertura della Cia. Il fungo atomico disegnato da Raymond Pettibon (lotto 589) si crea dal contrasto tra astrazioni in rosso e bianco/nero. Ha l’incompiutezza sintetica di una tavola da fumetto. Usa china e inchiostri per definire la forma compiuta dell’oggetto immaginato. Pettibon è creativo, anarchico, ribelle, dissacratore: è  uno dei più importanti illustratori-fumettisti-artisti della scena artistica Usa e, quindi mondiale (citato tra i top dell’arte Usa in diverse monografie edite dal Moma). E che dire del lotto 569, Ross Bleckner? Già la provenienza dell’opera, la Mary Booom Gallery, che è il Moma delle Gallerie, è una certificazione (Schnabel, Basquiat , Baselitz. Ai Wei Wei) .  Bleckner artista politically correct (celebri le sue battaglie contro l’Aids), inserito appieno nel sistema dell’arte Usa (retrospettiva nel 1995 al Solomon R. Guggenheim Museum , ha acquistato la casa di Truman Capote), fa una pittura di evocazioni  decisamente spinta verso il surrealismo  con incursioni nella psicanalisi (sue opere furono inserite insieme a quelle di Cattelan, Matthew Barney, Cindy Sherman , Ontani, Clemente in una mostra allestita nel 2011 a Valencia, Surreal versus surrealism in Contemporary art che indagava proprio l’influsso psicoanalitico nella creatività di alcuni artisti). E tanto per gradire il genere d’artista, cliccando qui sotto un rimando video carico di american beauty…

 

 

Asta 770-Canta Napoli

boettimarchegianisutherboriani

toni costa

Asta 770. Sabato 11 gennaio si inizia con una forte, intensa tazza di caffè come solo a Napoli lo sanno fa, come cantava de Andrè. I primi 96 lotti sono stati, infatti, assegnati per l’incanto da un unico collezionista napoletano. La sua non è solo un’operazione commerciale (glielo auguro da piccolo collezionista), ma è anche un sorta di performance artistica, di esperienza esistenziale. Se questo collezionista ha deciso di fare questo passo (concedendo che molti lotti eccitanti fossero proposti con una base di 50 euro) probabilmente avrà decretato la fine di una sua passione o un suo radicale ripensamento. In entrambi i casi, lo ammiro. Cambiare non è letale. Anzi. Detto questo complimenti per le cose raccolte. E’ uno sguardo indiscreto su cosa c’era alle pareti di questo arguto e curioso artefilo (si dice?) partenopeo. Anche i multipli (Matta, Castellani, Man Ray) mostrano una piega intrigante del suo collezionare. Ma anche le scelta di opere di nomi non di prima grandezza, come il francese Jean Michel Solves (molto interessante) o i post graffitari italiani Kay One e Rae Martini, chiariscono come collezionare sia un percorso anche di vita oltre che di capriccio, estro, impazienza, poca voglia di seguire le mode o i formar. Ma dove il collezionista tocca le corde più alte è sulle due opere di Elio Marchegiani, sul Boetti fuori schema (ebbbbasta con ‘sti arazzetti!!!), sull’eletta schiera di cinetici e programmatici (De Marco, Boriani, Garcia Rossi, Toni Costa), sul Marrocco da urlo (citato in un precedente post). E che dire del Massironi storico? Di D’Angelo e Jenkins (anche se si poteva fare di più…) Ma che dire dell’Appel o del più bel Graham Sutherland (occhio, giudizio soggettivo!!!) che abbia mai visto in un’asta? Non parlo del Marcello Morandini, anzi sì. Consiglio vivamente di prenderlo prima che scappi…(lo posto tra i miei consigli sugli acquisti…fateci un giro). Vabbè. Detto tutto questo…ma li vende davvero? Il mio applauso sincero a una passione che finisce, nel modo più esplosivo. Tutta insieme. Per voltare pagina. Succede, in amore.