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Arturo, down and up?

carmassi

L’asta 2.236 di mercoledì 8 aprile ha consegnato alla storia delle aggiudicazioni vercellesi un risultato “problematico”. Il lotto 7. Arturo Carmassi. Senza titolo, 1977
tecnica mista e collage su carta cm. 49×69. Partiva senza riserva ed è arrivato a 250 euro. Solo un anno fa in nota televendita questi collage dello scultore-pittore scomparso nel gennaio scorso, venivano venduti a 2.500 euro con la promessa di immediate rivalutazioni. Pur considerando l’effetto calmierante di un asta, un valore dieci volte più basso lascia più di una perplessità. Prima premessa: l’opera in asta non è bella. E’ povera di forza creativa e di vigore professionale. Seconda premessa: sono troppe in circolazione queste Carte-Carmassi su cui, alcuni sostengono,  l’artista, dovendole catalogare,  apponeva involontariamente retrodatazioni. Premesse fatte. Ma 250 euro sono il valore di una grafica di Nunziante o di Gonzaga. Carmassi è ai piani altissimi dell’arte contemporanea italiana e questa è un’opera unica.  A questo punto resta da capire se la fase decisamente down di Carmassi sia un segnale di buy per i collezionisti che hanno nel mirino l’artista. Bda monitorerà questo territorio.

Qui sotto biografia dell’artista (tratta dal Museo del Bozzetto)

Arturo Carmassi nasce a Lucca nel 1925 e nel 1930 segue la famiglia a Torino dove studia (segue i corsi della “Scuola del paesaggio Fontanesi” e dell’Accademia Albertina) e lavora fino al 1952. Dopo aver viaggiato in Europa e lavorato per qualche tempo a Parigi, si trasferisce a Milano dove stringe rapporti con Gino Ghiringhelli, proprietario della galleria “Il Milione”che diventa il suo mercante e nel 1956 prende lo studio in via Andegari. L’anno seguente le sue opere si affermano in mostre importanti all’estero: al Brooklyn Museum di New York, alla Biennale di Scultura di Anversa e alla “Junge Italianischen Plastik” di Darmstadt e di Dusseldorf. Alla metà degli anni Cinquanta Carmassi sviluppa un forte interesse per la scultura e nel decennio che va dal ’55 al ’65 la sua attività di scultore prende sempre più spazio, tanto da stabilirsi in Liguria, a Bocca di Magra, dove allestisce un grande studio di scultura dando vita ad opere di grandi dimensioni, che tre anni dopo lo vedranno protagonista con una sala personale alla Biennale di Venezia. Nel ’66 Carmassi compie un viaggio in Bretagna. In questo periodo abbandona Milano per ritirarsi nella campagna toscana, a Torre di Fucecchio, fra Firenze, Pisa e Lucca, dove vive tuttora.
Dalla seconda metà degli anni ’70, si dedica soprattutto alla litografia e calcografia e viene chiamato ad esporre e presenziare ad incontri di cultura in musei ed istituzioni in Europa e negli Stati Uniti.
Dagli anni ’50 partecipa a numerose mostre personali e collettive, tra cui: “I Premio Nazionale di Pittura ‘Golfo di La Spezia’” (1950); “Biennale Internazionale d’Arte” a Venezia (1952; ’54); Musei d’Arte Moderna di Parigi, Bruxelles, Roma e Spagna (1955); Carnegie Institute, Pittsburg (1956); Brooklyn Museum, New York (1957); “Junge Italianischen Plastik”, Darmstadt e Düsseldorf (1958); “Biennale” di Amsterdam (1958); Illinois Institute of Technology, Chicago (1960); Johannesburg (1960); “The New Generation in Italian Art”, Dallas, San Francisco, New York (1960); Palazzo dei Diamanti e Castello Estense, Ferrara (1962); “Triennale Internationale de Gravure sur Bois”, Germania, Svizzera, Brasile (1975-’76; ’79); Museo Nazionale d’Arte Moderna, Tokyo e Kyoto (1976); “Museo Immaginario di Carmassi”, Accademia di Francia, Roma (1986); Galleria Il Ponte, Firenze (personale, 1992; ’94); Palazzo Primavera, Terni (2005); CAMEC, La Spezia (2008). A partire dal 1958 è documentata la sua presenza nella zona apuo-versiliese presso i Laboratori Angeli, Studio Sem e le Fonderie Da Prato e Fratelli Lucarini a Pietrasanta, e a Carrara presso gli Studi Nicoli ed Elle Marmi. Qui prende parte anche ad alcune mostre, tra cui: “Scultori e artigiani in un centro storico”, Pietrasanta (1977); “Mostra di scultura”, Orto Botanico, Lucca (1979); “Marmo d’opera”, Palazzo Mediceo, Seravezza (2006).

Boetti, meccaniche celesti (preview 787)

Alighiero Boetti, un giocatore d’azzardo con il cuore di un bambino. L’azzardo era nel creare sequenze d’icone (arazzini, aeroplanini, animalini, trattini, letterine) immaginando che sarebbero diventati oggetti d’arte moltiplicata. Il cuore, però, non gli impediva di trasformare il volo di cacciabombardieri e aerei di linea in quello delle rondini (ma ci sono ancora?) in un tramonto di marzo. Leggerezza, cercava. Anch’io. Come Battiato. Ma il cuore non è più bambino. Asta 787, gennaio 2015 c’è Boetti.

Boetti2

Aerei, (1983)
trittico a penna biro blu su carta cm. 32×22,6 cadauno, applicati su tela cm. 33×69, firma al retro, Archivio Alighiero Boetti (Roma) numero 5356 su foto, entro teca in plexiglass.

L’Opera ha una prima gestazione creativa nel 1977 quando Boetti ne realizza un primo esemplare insieme a Guido Fuga. Fuga, classe 1947, è un disegnatore veneto, abilissimo, Ancora giovane incontra Hugo Pratti, il grande Pratt. Collabora con lui nella creazione di alcune storie di Corto Maltese. Fuga è specializzato nell’arricchire le ambientazioni con il disegno di mezzi militari e appunto aerei. Ha collaborato con lo stesso Pratt e Lele Vianello a un bel volume sugli itinerari di Corto Maltese a Venezia (Maltese e Sandokan/Kabir Bhedi sono gli eroi della mia tarda adolescenza)

Fotografie Varie

 

Fuga disegna sogni volanti. Gli aerei di Boetti, giusto quelli. All’Alighiero non importa la paternità del tratto quanto quella dell’idea e del suo condensarsi sui fogli di carta. Svolazzi meccanici e surreali…

Basta così?

No, c’è Battiato….