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826/Munari o del lusso di pensare

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54 BRUNO MUNARI Milano 24/10/1907 – Milano 29/09/1998 Scrittura illeggibile, 1972 inchiostro su carta 22×28 cm, firma e anno in basso al centro, etichetta della Galleria La Scaletta (S.Polo di Reggio Emilia) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e timbro della Galleria La Scaletta su foto. Bibliografia: -“Il disegno Italiano”, numero 28, Edizioni La Scaletta, 2009, in quarta di copertina. -“Munari Veronesi, I quaderni del disegno italiano”, Edizioni La Scaletta, 2008, pagina 23. base d’asta: 1.500 € stima: 3.000/4.000 €

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Questo codice munaresco è in asta sabato 6 maggio nella 826 di Meeting Art. Potete cercare di acquisirlo pagando il dovuto oppure potete acquisirlo pensando al concetto. Munari, infatti, progettava pensieri come mi ha insegnato il mio amico Roberto (che abita tre piani sopra al mio anche nella comprensione di questo gigante). Pensieri munariani come questo: “Il lusso è l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine”. Siamo circondati da stupidaggini. E anche il voler acquistare un quadro può diventarla se la funzione che cerchiamo è quella di mostrare quanto soldi abbiamo e quanto siamo intelligenti (poi, però, si entra nel campo di quello che acquistiamo e lì, amici, nessuno la scampa…). Altra cosa è, invece, l’acquistare un quadro mentre altri comprano gli smartphone e le auto belle. Allora la funzione diventa quella di pensarla diversamente, di porsi in relazione con un oggetto d’uso intellettivo. In tal caso, tranquilli, non è affatto una stupidaggine.

811/ Time out

012016004264Chiama il minuto…fermati. Rimetti a posto le idee sull’arte, sul mercato, su cosa dicono le opere che hai appeso alle pareti. Resta curioso. Me lo dico mentre, guardando nel futuro dell’asta 811 della Meeting Art, trovo questo lotto che sarà posto all’incanto sabato 28 maggio. Paolo Conti, classe 1938, guardia ala della Virtus e della Nazionale, dopo il basket, dopo la laurea in Economia, dopo e dentro il Sessantotto, Conti indaga la materia d’arte come forma di comunicazione e di relazione con il mondo esterno. L’opera in asta è un tiro da tre punti. E’ del 1971, anno della mostra a Palazzo dei Diamanti in cui Conti mostra cosa significa manipolare, come astrazione, metalli e colori industriali che sono figurazione del mondo reale del lavoro e delle sue lotte. Una ricerca che, su altri campi d’indagine, quella analitica, svolgeva proprio in quegli stessi anni Enzo Cacciola. Finito il minuto, si torna in campo. Lo schema cambia o, forse è lo stesso: non smettere di guardare dentro l’oggetto d’arte…

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83 PAOLO CONTI Bologna 1938 Indissolubile rosso, 1971 acciaio verniciato a fuoco cm 18,2×13,5; titolo, firma e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Paolo Conti c/o Poly Art Contemporary come da dichiarazione allegata, entro teca in plexiglass. base d’asta: 2.000 € stima: 4.000/5.000 €

La spugna appesa

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Un giorno notai la bellezza del blu in una spugna; questo strumento di lavoro divenne per me materia prima d’un sol colpo. La straordinaria capacità delle spugne di assorbire qualsiasi liquido mi affascinò“. Una folgorazione per Yves Klein la scoperta di questo materiale che assorbe il colore, il suo BLU, come un polmone assorbe l’aria e la trasforma in vita. Nel 1961 Klein regala una Sua spugna a un amico pittore italiano. Si chiama Sergio Dangelo. E’ uno sperimentatore geniale come lui. Quella spugna, che ha nell’anima il respiro del Blu Klein, diventa protagonista di un quadro chicca di Dangelo. Quello in foto e questo in scheda:

Collina per Klein
Sergio Dangelo
Smalto tempera e collage su tela
24x18cm

L’opera è stata in mostra fino al 15 gennaio scorso alla Galleria ArteA di Corso Buenos Aires 52 a Milano. Un collage di materia, idee, affinità elettive. Cosa bella da raccontare.

Epifanio, la lana e gli amanti

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Il nostro Dopoguerra nella vita e nelle opere di un artista piemontese. Un figurativo classico tutto tela, spatola e pastosità. Morlotti, Carena, Rosai, un po’ di Chighine a far scorgere astrazione tra gli alberi. Epifanio Pozzato (le cui opere, con quotazioni al momento radenti il regalo, saranno in asta martedì 26 alla Meeting art dalle 16) giunge adolescente nel clima caotico, scosso, devastato e carico di voglia di rinascita della laboriosa provincia piermontese del fine guerra. La provincia è Biella, città di lanifici e industrie collegate come a Vicenza o come le scarpe a Vigevano. C’è da lavorare e portare a casa la pagnotta. Anche Epifanio pur giovanissimo lavora. E disegna. Disegna. Le favole a volte sono vere: il suo disegna disegna viene notato dal direttore dell’Unione industriali biellese. Uno di certo con bel salotto con mobili in noce e alle pareti, in imponenti cornici, le vedute alpine del Roda o del Delleani. Il giovane disegna e dipingee, ora, cose così: vedute, paesaggi, sciorci di lavoro in fabbrica. Il buon direttore decide che il talento non va sprecato. Diventa suo mecenate: Epifanio si perfeziona nella pittura e gira le città d’arte. Ne nasce un pittore, orgogliosamente di provincia. La sua. Acquerelli e tele a raccontare il volto produttivo di Biella, le scene senza tensioni di chi scarica casse e fila la lana. Il pittore ufficiale dell’Industria di Biella con mostre ovunque in Italia e con il seguito di importanti gallerie votate alla figurazione classica. Poi la crisi, gli anni Settanta, le lotte operaie. Epifanio non è più nel suo mondo antico e vira verso l’intimismo: vedure d’interni, corpi sdraiati anchr un poì sfatti, amanti nel bosco . Il mondo è cambiato.

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20 EPIFANIO POZZATO Biella 1931 – Biella 16/09/2007
Amanti nel bosco
olio su tela cm. 100×70, firma in basso a sinistra, titolo e firma al retro.

Nespolo, lame pop

Nespolo, è un futurista 2.0. E’ arrivato a noi attraversando gli anni Sessanta e Settanta, gli anni duri e puri del concettuale, del poverismo, della non pittura che chiedeva e urlava l’uso  di fotografie, video, altri formati della comunicazione che non fossero la figurazione borghese, l’astrazione reazionariae via dicendo.

Quest’opera ,che sarà in asta domenica mattina alla Meeting Art 8 (asta mostra), abbina ricerca figurativa e comunicazione concettuale. La scena è quella di un museo. Due ombre guardano l’opera. L’opera sono lame. L’artista dunque dipinge l’osservazione dell’arte. Ma il cerchio non si chiude. Il titolo che Nespolo dà al lavoro ha un valore semantico: Mac  (the) new knife.

“Mack the Knife” o “La ballata del Mack the Knife”, originariamente “Die Moritat von Mackie Messer”, è una canzone composta da Kurt Weill con testi di Bertolt Brecht per  L’opera da tre soldi. Fu eseguita  la prima volta a Berlino nel 1928 al Theater am Schiffbauerdamm. La canzone è diventata un brano poi ripreso da tanti artisti. Un’icona pop. Come il dipinto di Nespolo.

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12 UGO NESPOLO Mosso Santa Maria (BI) 29/08/1941
Mac the (new) knife
acrilici e foglia d’argento su legno cm. 70x100x4,5; firma in basso a destra, titolo, firma, timbro ed etichetta dell’artista con archivio al retro, dichiarazione d’autenticità, archivio ed etichette dell’artista su foto.

Quando Basquiat era Simondo

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Domenica scorsa, a Piacenza. Mezz’ora da casa. Piccola fiera mercato dell’arte. Pochi stand: un’ora per vedere, 30 minuti per ripassare dove hai notato qualcosa. E’ sempre stato così. Domenica no. Il “ripasso” è durato un’ora e mezzo.  Mi sono fermato, infatti, a lungo nello stand della galleria  “La Luna” di Borgo San Dalmazzo (Cn). Attratto da tre/quattro opere. Ipnotizzato da una. Il dettaglio è in alto. Il dettaglio è stato importante per me. Come un lampo, un link cerebrale con un’immagine che mi girava in testa. Una cosa così…
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Il così è Basquiat, siamo a metà degli anni Ottanta. Il genio maledetto, il Picasso di strada, l’art brut dai muri alla tela. Bene. Giochiamo, ora, a chi ha fatto cosa. Il dettaglio di cui sopra è, di un artista di nome Pietro Simondo, vivente, che ha tracciato quel profilo selvaggio nel 1955. Aveva 27 anni quando crea il monotipo che era esposto a Piacenza domenica, Bimbi in festa..

00 BIMBI IN FESTA

Bello, vero? Un monotipo. Simondo lo ha realizzato sul vetro e poi ha pressato il vetro sulla carta.  Simondo lavora così, crea, si muove nel mondo dell’arte con il passo orgoglioso del fuori scala e del fuori serie.

Nel 1955, fresco di laurea in filosofia,  fonda ad Alba con Asger Jorn e Pinot Gallizio il Laboratorio di esperienze immaginiste del Mouvement International pour une Bauhaus Imaginiste (Mibi) . Jorn e Gallizio: altri due tipi tosti in fatto di ricerca e sperimentazione. Loro e Simondo da Cuneo la cui opera è da qualche anno al centro dell’attività di una spericolata galleria d’arte (che tratta Pietro Simondo in un mondo di estroflessi e neo poveristi di successo). A Piacenza mi si è aperto uno squarcio:  il primo vero graffitaro si chiamava Simondo. E , adesso, chi lo perde di vista?

Dacci un taglio

012015004062Lotto 136. Fragile, 1973. tela emulsionata cm. 93×62, esemplare unico, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno e timbro dello Studio 2 di Sesto San Giovanni (MI) al retro, l’opera è stata esposta dal 29 Marzo all’11 Aprile 1974 presso lo Studio 2.

L’asta 793 alla Meeting art che parte sabato, nella sezione di domenica (con buona intensità di chicche), presenta quest’opera di Lucia Marcucci. Visual Poetry. Poesia Visiva. Il superamento dell’immagine e del verso ottenuto attraverso la loro fusione. La Marcucci è alle origini del movimento con Alain Arias-Misson, Jean-Francois Bory , Paul De Vree, Eugenio Miccini,Sarenco. Nomi legati alle riviste degli anni Settanta, Lotta Poetica e DeTafelronde, edita in Belgio E non posso non citare come testimone l’amico Luc Fierens che  ha traghettato la poesia visiva nel nuovo millennio. Poesia visiva, evocazioni visive e concettuali. In questo caso una ghigliottina. Ben diverso l’assunto rispetto alla celebre sedia elettrica di Warhol, là giocata nel suo contrasto di oggetto di morte trasformato in icona pop, qui nel declinare di sensazioni e considerazioni che possono scaturire rappresentando uomini con la loro volontà di negazione della vita stessa. L’intera opera della Marcucci è una ricerca critica e sarcastica della rappresentazione  della realtà usando e manipolando i mass media (compresi i supporti digitali). C’è una poesia della Marcucci del 1962 che calza a pennello con quest’opera ed è assolutamente in sintonia con questi giorni d’euforia per l’inaugurazione dell’Expo a Milano. Leggete un po’…

Lucia Marcucci, Non ho più tempo per l’ingenue storie (1962)
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Non ho più tempo per l’ingenue storie;
quel terrore per gente radunata
nei grandi padiglioni della fiera,
assordata da reclami audio- visive,
dalle innumerevoli macchine infernali
che stringono nel dedalo di frecce,
quasi imbuti dell’ultimo girone,
quella povera folla che s’illude
di quei magici lava-biancheria,
che veste l’uniforme scintillante per una guerra
persa al primo allarme,
mi dà precisa la triste sensazione
d’essere in un deserto di metallo
con immobili statue d’alluminio
fatte nido di maghe salamandre.
(L. Marcucci,
Non c’erano barche nei canali, Serie del Club Cynthia, n. 4, Firenze, Cynthia,
1962, p. 27)

Davide, Luciano diceva bene di lui

012015002040Lotto 96. Onda frattale, 2009
tecnica mista su tela cm. 90×100

Questo post parla di un artista recentemente e prematuramente scomparso (sfiorava appena i 50 anni), corroso dalla malattia fino a spegnersi nell’ottobre scorso in un letto d’ospedale a Pavia. Non lo diresti che soffriva, Davide Nido,  vedendo le sue opere, ma forse è qui il mistero dell’arte: rendersi immortale superando i limiti dell’esistenza biologica. Si chiamava Davide Nido. E ne parlo perchè nella prossima asta Meeting art d’arte moderna e contemporanea, la 793 che inizierà sabato prossimo, ci sono quattro  lavori di Nido. tutti recenti, tutti in odore di sofferenza e tutti, quindi, di eroica resistenza all’incedere dell’ombra. Lui, Nido, la combatteva con quelle forme colorate cariche d’energia. Pistoi: è stato “uno straordinario gallerista perché non era un gallerista, un bravo mercante d’ arte perché non era un mercante d’ arte, ed è oggi un singolarissimo suscitatore di mostre perché non è (e non sarà mai) un organizzatore di cultura. Forse non è stato pittore perché ha voluto essere tutti i pittori che gli piacevano”. Pistoi amico di Alberto Burri, Pinot Gallizio, Lucio Fontana, il gallerista torinese fu anche il pioniere negli anni ‘ 60 -‘ 70 dell’ arte povera e concettuale, scoprendo artisti come Paolini, Fabro, Kounellis, Boetti, Merz. Un ruolo analogo lo ebbe, poi, per gli artisti della transavanguardia. Pistoi invita Nido a esporre nel Castello di Volpaia, sede di mostre di valore internazionale. Pistoi vedeva in Davide Nido, il germe di un grande artista capace di opere dotate di un proprio forte Dna creativo.

Riporto il bell’articolo pubblicato, subito dopo la morte di Davide, sul Giornale

Davide Nido aveva solo 48 anni e faceva parte di quella «generazione di mezzo» che, all’indomani della stagione concettuale e lontana dai nomadismi della Transavanguardia, cercava una propria identità all’interno della nuova figurazione. Gli anni ’90 sono stati quelli in cui questa nuova generazione ha visto sotto la Madonnina l’emergere di personalità che presto si affermarono sul mercato: Luca Pignatelli, Marco Cingolani, Massimo Kaufmann, Giovanni Frangi, Federico Guida, Dani Vescovi, Alessandro Papetti, sono stati qui i paladini della proposta pittorica apprezzata da un collezionismo che non si riconosceva nell’arte dei nuovi media, nei video o nelle installazioni. Tra questi Nido era una figura anomala, per certi versi un outsider. Ad alcuni di questi artisti lo legava un percorso formativo che dall’Accademia di Brera, lo aveva portato a condividere la «bottega» del maestro torinese Aldo Mondino. La carriera di un artista, si sa, è fatta soprattutto di incontri. E di amicizie. Ma lui, timido e riservato, aveva fin da subito intrapreso una strada coraggiosa e totalmente autonoma: quella di un’astrazione in cui inseguiva un’idea della pittura attraverso il colore e l’uso singolare di colle «sparate» a caldo sulla tela. Quelle gocce, che lui aveva ribattezzato «pilloli», moltiplicandosi davano vita ad infinite trame che ora rimandavano alla mente il pountillisme di impressionista memoria ora l’effetto psichedelico delle composizioni optical. Un percorso coraggioso, si diceva, che Nido non ha mai abbandonato anche negli anni in cui la «nuova pittura» apprezzata dal mercato era soltanto quella legata a una figurazione che traeva i suoi modelli dai media fotografici, al limite dell’iperrealismo. Ma i mondi inconfondibili rappresentati sulle sue tele coloratissime restituivano d’incanto la possibilità di un’arte come poesia pura, come sogno ad occhi aperti, come cristallizzazione di un «concetto» di pittura. Lontana da tutto e proprio per questo così vicina al cuore. Ora che la malattia si è portato via l’artista, e anche l’amico, quell’idea sembra più viva che mai.

A seguire le opere in asta alla Meetingart

to Descrizione Stima € Base d’Asta € Ultima Offerta € Immagine
45 DAVIDE NIDO Senago 1966 – Pavia 28/10/2014
Orbiblu, 2009
tecnica mista su tela cm. 50×50, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista con dedica su foto, entro teca in plexiglass.
8.000
9.000
3.000 4.200   012015002038
96 DAVIDE NIDO Senago 1966 – Pavia 28/10/2014
Onda frattale, 2009
tecnica mista su tela cm. 90×100, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista ed etichetta Roberta Lietti su foto, entro teca in plexiglass.
14.000
15.000
6.000 9.500   012015002040
318 DAVIDE NIDO Senago 1966 – Pavia 28/10/2014
Orbibolle, 2014
colle termofusibili colorate su tela cm. 20×20, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass.
2.000
3.000
1.000 1.600   012015002629
336 DAVIDE NIDO Senago 1966 – Pavia 28/10/2014
Fuoriorbita bianco, 2008
tecnica mista su tela cm. 60×60, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice.
8.000
9.000
4.000 4.800   012015002039

Quel ramo (d’arte) del lago di Como…(parte prima)

012015004109

Per il poeta, le ali del canto, 1990
acrilici su tavola cm. 30×30

L’astrazione sul lago, gli astrattisti Comaschi. L’asta 793 alla Meeting Art, che inizierà nel prossimo week end, propone due “ghiotte” prede lacustri. Sono opere di autori che hanno segnato, con proporzioni e tempi diversi, la vivace scena artistica di Como e di riflesso dell’intera storia dell’arte contemporanea in Italia. All’apparenza più periferici rispetto alle ricerche d’astrazione milanesi o romane. All’apparenza.. Parto, in questo viaggio ai laghi, dal lotto 36 (nella foto in alto). Si tratta di un’opera di Paolo Minoli, uno degli astrattisti più intenti a cercare il contatto ta rigidità della forma, percezioni soggettive della materia colore e l’ancestrale tensione dell’uomo a scoprire la morbidezza lirica del sogno.

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Nota biografica
Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, Interazione 1970-1980, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989), con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997).
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia Paolo Minoli. Opere 1974-2003.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – Fondazione Paolo Minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.

Elio e Ennio , attenti a quei due

L’ultima tornata d’asta della Meeting Art ha consegnato all’analisi dei collezionisti due risultati importanti. Riguardano due autori italiani sino ad ora legati a una nicchia, più o meno vasta e apprezzata, di conoscenza e valutazione. Ecco i due lotti in questione con qualche nota su chi li ha realizzati.

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ELIO MARCHEGIANI
Siracusa 02/09/1929
Grammature di colore n.4, 1977
grammature di colore supporto intonaco cm. 71,5×51,5 (compresa cornice dell’artista cm. 72×52); firma, titolo, anno, tecnica, numero di registro ed etichette della Galleria Annunciata (MI), Galleria Dossi (BG) e della Fondazione Città di Cremona dove l’opera è stata esposta nella mostra “Pittura-pittura e Astrazione Arte e linguaggio negli anni ’70” tenutasi dal 15 ottobre al 16 novembre 2008 al retro.

Partiva da una base d’asta di 2mila euro, ne ha realizzati 7.600. Marchegiani è legato in modo originale, all’area della pittura analitica (l’opera in asta è proprio degli anni Settanta dove quella ricerca sul colore e sui supporti pittorici stava mettendo radici in Italia e in Europa). Con Pinelli e Griffa, Marchegiani (come Bda aveva profetizzato in un altro post) è un altro nome in ascesa di quotazioni (presto toccherà a Olivieri). Questo, invece l’altro lotto.

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ENNIO FINZI

Luce-vibrazione nero-bianco, 1971
acrilico su tela cm. 50×70, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:-“Ennio Finzi”, a cura di Michele Beraldo, mostra tenutasi presso il Palazzo delle Contesse, Mel, dal 17 maggio al 8 giugno 2008, pagina 23 ed in copertina.

Finzi appartiene all’universo delle correnti nate nella florida, artisticamente area veneta, nel secondo Dopoguerra . Spazialismo (Mario Deluigi) e nuova astrazione (Vedova ). Finzi affina lì la sua ricerca con approdi significativi nel campo delle vibrazioni cromatiche soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. L’opera in foto è degli anni Settanta. Partiva a mille, è arrivata a 5.700 euro. Uno dei risultati più importanti per questo artista conosciuto per diverse opere anni Novanta e Duemila: molte più di repertorio  che di splendente assolo. Ma dove c’è la vibrazione giusta, scatta l’interesse. L’asta 787 non ha più Marchegiani, ma presenta un alto storico Finzi, in asta sabato prossimo, che segnalo:

012014015841

Lotto 280. Ritmi-vibrazione rosso-nero, 1958
acrilico su tela rintelata cm. 90×100, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e Archivio Ennio Finzi numero 090208T08 su foto. 3mila euro base d’asta.