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Robe da chiodi

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L’asta Meeting 2242 di domenica mattina propone opere di Guido Baldessari (cinetismo con schermatura zigrinata in plexiglass) e di Bernard Aubertin. Il maestro francese, sulla scia del Gruppo Zero di Dusseldorf, ha lavorato sia con le combustioni (i primi a trasformare fuoco e bruciature in materia pittorica furono, nell’ordine Burri e Klein, poi arrivò Otto Piene) e con i chiodi. Si tratta di tavole, dette Tableau clous, fittamente trafitte da chiodi. Il rimamdo immediato è a un altro artista del Gruppo Zero, ovvero Uecker che ha reso il chiodo unità pittorica da cui far partire il meccanismo immaginifico dei suoi lavori. Chiodi come materia di pittura, come epicentro di un gioco di luci e ombre. Chiodi, nell’arte contemporanea anche come soggetto pittorico, in questo caso ci si può rifare alle accumulazioni di chiodi di alcune opere di Fernandez Arman (l’accumulazione intesa come ridefinizione del significato stesso dell’oggetto rappresentato)  o a lavori in cui compiaiono chiodi legati alla poetica del nostro Claudio Costa teso a valorizzare la quotidianità surreale di oggetti comuni. Poi ci sono i chiodi nascosti, quelli che usa Castellani per creare le sue estroflessioni e che, a volte, nelle opere più vecchie arrugginiscono e tentano di forare la tela che li imprigiona. Gli esteti e i puristi pretendono immediato restauro dell’opera violata,. Io sarei per esaltare il valore delle materie in gioco  che creano nuovi spazi e giochi di luce oltre a quelli voluti dall’artista. Se tagli la tela, tutto può ancora accadere. Vero, Lucio?

Sotto un Tableau clous in asta domenica, sopra un gioco della mia infanzia. Sempre di chiodi si tratta.

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hit parade

Hit-parade

Ecco le classifiche delle dieci opere (escluse sculture e foto)  meglio vendute all’asta di Vercelli, divise per categorie. A seguire qualche chicca statistica su artisti scomparsi e viventi dell’astrazione, nelle sue varie declinazioni , e del figurativo. Non traggo conclusioni (fatelo voi): i dati sono empirici e incompletissimi. E’ solo uno stuzzichino per ragionare sul mercato dell’arte dell’arte che passa dalla più importante , per fatturato, Casa d’aste italiana,

DIPINTI
dorazio1. Friendly deterrent, 1958 di Piero Dorazio (160×130) . 360mila euro

santomaso2. Suite Friulana, 1958 di Giuseppe Santomaso (130×162). 270mila euro

3. Bianco, 1983 di Agostino Bonalumi (100×80). 85mila euro

4. Cavalieri di un accampamento, 1942-43 di Giorgio De Chirico (44×54). 80mila euro.

lotto 450- Alberto Biasi -Rilievo Otti dinamico 19645. Rilievo ottico-dinamico, 1964 di Alberto Biasi (128x56x4 ) . 80mila euro.

5. Cavalli, 1961, di Giorgio De Chirico (50×70). 80mila euro.

imagesjj2ks7nh7.Propense , 1982 di Kenneth Noland (55×230). 60mila euro

7.  Senza titolo , 2012 di Peter Halley (173x137x10). 60mila euro

8.  Senza titolo, 1977 di Agostino Bonalumi (70×60). 56mila euro

9 . Giallo, 2004 di Agostino Bonalumi (101×95). 56mila euro

biasi-110. Dinamica circolare , 1962/1976 di Alberto Biasi. 51mila euro.

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GRAFICA (compresi pezzi unici)

1. Artypo su tela di Mimmo Rotella, 1970.  11.800 euro

2. Mens agitat molem,  2003 di Joseph Kosuth.  10.000 euro

3. Senza titolo, monotipo su carta di Mimmo Rotella.  8.000euro

4. Cretto , 1971 di Alberto Burri.  7000 euro.

5.  Senza titolo di Michelangelo Pistoletto. 3400 euro.

5. Emotion in motion di Andy Warhol. 3400 euro.

7.  Monotipo di Turi Simeti. 3050 euro

7. Multiplo serigrafico di Ludwig Wilding. 2.800 euro.

9. Marylin di Andy Warhol. 2.500 euro

10. Marylin di Andy Warhol. 2.200 euro.

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DISEGNI E TECNICHE GRAFICHE

1. P1973-c3, 1973, inchiostro e acrilci su cartoncino di Hartung (74×104).  20mila.

2. L’alfabeto della mente, 1980, inchiostro si carta intelata dui Dadadamaino (205×79). 13mila.

3. Movimento delle cose, 1989, mordente su carta lucido di Dadamaino (112×94). 12mila.

4. Canoe, tecnica mista su carta di Gilberto Zorio (78×107). 10mila.

5. Padre e figlio, tecnica mista su carta di Chia (82×64). 8mila

5. Figura femminile, china su carta di Pellizza da Volpedo (23×16). 8mila.

5.Senza titolo, 2013,  catrame su carta di Jannis Kounellis  (50×70). 8mila.

8.Composizione, 1946, pastelli su carta di Vedova  (21×31). 7mila.

9.Felt notes Cooper sheet trumpet wit electric fun cut out felt, fabric notes 60′ long , 1988/89, ,pastelli grassi su base serigrafica su cartadi Dennis Oppenheim (126×193). 7mila.

10. Vedo Napoli, 2003,tecnica mista su carta di Isgrò (55×75). 6.800.

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CHICCHE STATISTICHE SUGLI ARTISTI

A confronto sugli esiti d’asta  quattro esponenti italiani della pittura aniconica e quattro del figurativo.

ANICONICI

Alberto Biasi. Durante il 2014 sono passati in asta 16 opere di Alberto Biasi. Un solo invenduto. Il prezzo più alto: 80mila euro. Il prezzo più basso: 3mila euro.

Piero Dorazio.  Nel 2014, 30 opere. 3 invenduti. Prezzo più alto:360mila euro. Prezzo più basso: 100 euro (grafica)

Agostino Bonalumi. Nel 2014, 21 0pere in asta. Un solo invenduto.  Prezzo più alto: 85mila euro. Prezzo più basso: 100 euro grafica.

Pino Pinelli. Nel 2014, 43 opere in asta. Nessun invenduto. Prezzo più alto: 7mila. Prezzo più basso: 300 euro (grafica).

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FIGURATIVI

Massimo Campigli. Nel 2014. 3 opere. Nessun Invenduto.  Prezzo più alto: 25mila. Prezzo più basso: 5mila.

Antonio Nunziante. Nel 2014, 22 opere. Un solo invenduto. Prezzo più alto: 7 mila. Prezzo più basso: 150 euro (grafica).

Sandro Chia. Nel 2014, 20 opere. 5 invenduti. Prezzo più alto:  8mila euro. Prezzo più basso: 150 euro (grafica).

Michele Cascella. Nel 2014, 12 opere.  3 invenduti. Prezzo più alto : 25mila euuro. Più basso: 150 euro (grafica).

Nespolofuturo

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Nespolo è attualmente la più “alta autorità” patafisica italiana. Ha fondato con Baj l’Istituto Patafisico Ticinese e si onora di avere il proprio diploma firmato da Raymond Quenau che aveva apprezzato un piccolo libro di logica formale scritto da Nespolo e stampato dall’Editore Schwarz nel 1968″. Si può partire da qui per spiegare il titolo del mio post. O si può partire da quello che mi dice da tempo il mio mentore nascosto sulle cose d’arte (che non si palesa, essendo troppo di nicchia il mio blog per uno come lui…sfottò gratis). Lui, il mentore mi dice: <Dopo l’orgia cinetica, dopo la fisica della percezione e del dinamismo ottico, il mercato  smetterà di far fare ginnastica agli occhi e tornerà a stimolare la psiche giocosa. Dalla fisica della percezione, alla fisica dell’immaginazione. Occhio a Baj, occhio a Nespolo…>.

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Nespolo. Ugo. Uno che dice cose così: <L’arte è sempre stata la testimonianza del proprio tempo, a volte l’anticipatrice. Oggi – aspetto che qualcuno mi smentisca – è stata messa in un angolo buio e comandata solo dal mercato, dalle imposizioni di pochi collezionisti che, spesso, si limitano a speculare quando non a riciclare il denaro guadagnato in nero. E, allora, accidenti: “Vaffa”> (da un’intervista a La Stampa di renato Rizzo del 17 febbraio 2012). Di lui la Treccani, nella sua solenne e monumentale sintesi enciclopedica dice:  <Pittore e scultore italiano (n. Mosso Santa Maria, Vercelli, 1941). Vicino alle esperienze di E. Bay, ha creato serie di opere che, muovendosi dall’ambito della pop art e dalle soluzioni neodadaiste, si incentrano sul rapporto ludico tra arte e immagine>. Sul rapporto ludico  ho molti dubbi: l’esplosione creativa di Baj o di Nespolo, solo ad un occhio superficiale richiama il livello comunicativo di un gioco di bimbo (Questo potevo farlo anch’io…), in realtà è ricerca concettuale. E’ arte dove persino la ripetitività è vista da Nespolo <come la morte>. Se Picasso guardava alle maschere africane, attingendo alle culture tribali, Nespolo e Baj spaziano nel sovramondo dell’immaginario collettivo per evocare e materializzare icone di sogni perduti nel nostro subconscio. Sogni colorati, spesso. Forme morbide che si incastrano. Il puzzle di Nespolo è cosa da palati fini, richiama il cubismo, il futurismo, il dadaismo. Li rilancia direttamente nel futuro dell’arte, dove la fisica sarà sempre più patafisica. E il mercato si prostrerà alla rivoluzione.

Domenica 8 dicembre dalle 10 (canale 825 piattaforma Sky) incontro con Ugo Nespolo. Asta-mostra a Meeting Art.

 

Disturbanti opere d’arte

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La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L’arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l’intelligenza né con la logica delle idee.

Jean Dubuffet fu il primo a riconoscere in maniera esposta e con il peso della sua grandezza d’artista che quegli artisti e quell’arte meritavano un posto nella storia. La chiamò Art Brut. L’altra arte, quella borderline, quella che nasce dalla sofferenza psichica e fisica reale o semplicemente quella che si muove fuori dagli schemi, diffidente, per animo inquieto e magari distrbato,  di accademie e mercanti. Cresce intanto l’interesse per questo mondo anche sotto la spinta del Gugging, la Casa museo dell’Outsider artists di Vienna. Casa dove visse August Walla, il picasso di questo mondo intrigante e inquietante (sue le opere delle foto qui sotto).

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Resta il dialogo visivo con opere che raccontano le paure incontaminate dell’uomo, quelle allo stato puro dove le ansie e gli affetti frantimati agiscono direttamente sul subconscio e guidano la creazione come è il caso di quest’opera di Marie Claire Guyot.

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Alla Residenza Universitaria Biomedica della Fondazione Collegio Universitario S. Caterina da Siena di Pavia (via Giulotto) è stata inaugurata una nuova importante mostra dedicata questa volta alle opere degli Artisti Outsider della Haus der Künstler del Museo Gugging e del bild.Balance Atelier di Vienna,  esposte con altre raccolte dagli anni ’70 ad oggi. Walla, Vondal, Fischer, Wikidal, Katarina Savic sono solo alcuni degli autori le cui opere riunite nel Fondo Fabio e Leo Cei sono per la prima volta presentate al pubblico. Un viaggio nella dimensione espressiva ed estetica di eccezione, che mostra senza filtri quei fattori psichici naturali che sono alla base della creazione artistica e ne rivelano l’essenza originaria.

La mostra rimarrà aperta dal 24 novembre 2014 al 31 gennaio 2015.

(chiusa dal 23 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015)

Senti un po’ quelli di Frieze…

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Leggo e segnalo. Corriere della Sera, inserto la Lettura. Intervista di Alessandra Farkas a Mattew Slotower, curatore con Amanda Sharp del Frieze Art Fair di Londra, ovvero la fiera dell’arte che fa tendenza e che poi l’anno dopo viene in qualche modo copiata o citata dalle altre fiere sparse per il mondo (in particolare in Italia). Ebbene Slotover alla domanda sui trend artistici da tenere d’occhio per chi compra arte in salse e budget disparati, risponde: <Viviamo nell’era del post-trend, di frammentazione estrema e scelte illimitate. un tempo c’erano il concettualismo e il minimalismo. Oggi i generi sono mescolati e intercambiabili e, anche  se è difficile etichettarli, sono tutti validi e contemporanei. Dopo il boom dell’arte post-internet, Frieze sta investendo sulla riscoperta di maestri del passato, oggi anziani o defunti, che hanno lavorato nell’ombra degli anni Sessanta o settanta. Come Robert Breer….Franz  Walther...L’aver investito troppo sugli artisti giovani e il prezzo astronomico che hanno raggiunto negli ultimi 10 -20 anni spiega l’interesse per questa generazione di straordinari “vecchi” costretti a insegnare nelle accademie perchè nessuno comprava il loro lavoro. Finalmente hanno i riflettori che si meritano>.  E tanto per stare in tema di maestri in sordina, pubblico locandina di mostra che si è aperta in questi giorni.

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