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Camillo e Omar nell’Arca

 

A Vercelli, nello spazio dell’Arca (uno dei più suggestivi e adatti a mostre tematiche) prosegue la doppia personale dedicata a Camillo Francia e Omar Ronda. Due amici nella vita, due interlocutori del fare arte. L’uno (Francia) nel campo dell’astrazione (ma senza rifiuti ideologici a perlustrare scenari dell’anima e della natura). L’altro (Ronda) che è probabilmente uno dei più originali inventori d’arte che l’Italia abbia partorito dopo l’orgia concettuale degli anni Settanta. La mostra proseguirà fino al 9 ottobre con i seguenti orari: venerdì 17-19,30, sabato e domenica 10-12,30 e 16-20. Info: tel. 335280917.

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CAMILLO FRANCIA. È nato a Casale Monferrato (Al) nel 1955.Nel 2002, a Casale Monferrato, ottiene il premio “Palma d’oro – Leonardo Bistolfi”. Nel 2003, a Milano, ottiene il “Premio Internazionale per l’Arte e la Cultura” e, nel 2011, ad Alessandria gli è conferito l’Oscar del successo per l’Arte e la Cultura. Negli ultimi anni le sue opere vengono proposte in numerose mostre pubbliche e private, personali e collettive: Parigi (Salon Comparaison e Salon d’Automne); in collaborazione con il Ministero ai Beni Culturali a Milano (Palazzo del Senato), Lucca (Palazzo Guidiccioni); Torino (Museo Egizio e Teatro Alfieri); Firenze (antologica all’Archivio di Stato); Mantova (Archivio di Stato); Innsbruck (Università) e Spoleto (Galleria d’Arte Moderna); e in gallerie e istituzioni e Fiere di Milano, Brescia, Padova, Bergamo, Viterbo, Genova, Forlì e delle principali città italiane. Un’antologica è stata organizzata nel 2002 dalla Provincia di Alessandria a Palazzo Guasco e, nel 2005 dalla Regione Piemonte al Piemonte Artistico Culturale a Torino.

OMAR RONDA. Omar Ronda è nato a Portula, Biella ( Italia ) nel 1947. Nel 1968 trascura parzialmente la sua pittura ed apre una galleria d’arte a Biella che propone opere di artisti internazionali quali: Joseph Beuys, Gerhard Richter, Arman, Christo, Cesar, Tinguely, Rotella, Dorazio e tanti altri grandi protagonisti.  Conosce Leo Castelli nel 1969 a New York e Gian Enzo Sperone a Torino, tramite loro organizza mostre di straordinaria importanza degli americani  Andy Warhol, Robert Raushenberg, Jim Dine, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Frank Stella, Louise Nevelson, Tom Wesselmann, Bob Morris, Robert Indiana, Sol Lewitt e degli italiani: Mario Merz, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Piero Gilardi.  Nel 1987 chiude la sua galleria  per tornare finalmente alla sua grande passione, fare l’artista.   Nel 1988 elabora e lavora su una filosofia che battezza CRACKING ART, basata sullo studio e le analisi delle origini antropologiche delle materie fossili ( petrolio ) ed il loro utilizzo in forma artistica dei suoi derivati plastici ( sintesi artificiali ) attraverso la realizzazione di forme,in modo da restituire al petrolio ( magma naturale ) la sua antica forma poetica ed organica.  Storici, artisti, professori di storia dell’arte, editori e migliaia di studenti hanno posto l’attenzione su questo pensiero. Ha poi iniziato a ideare, creare e produrre per il ciclo denominato Super Natura.

Brunori, la luce fredda di un grande silente

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Lotto   41

Luce fredda, 1966
olio su tela cm. 61×50, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:
-“Enzo Brunori, Catalogo Generale delle opere”, a cura di Enrico Crispolti, Egaf Edizioni, pagina 167 al n° 1966/O/02.

L’asta 796 che inizia sabato prossimo alla Meeting art non è affatto una tornata di fine stagione. Tanti gli stimoli, tanti i lotti che richiedono attenzioni. Come il 41 e il 386, opere di Enzo Brunori . Un post di questo blog (Brunori, il sussurro del gigante del 6 dicembre scorso) aveva già seminato, tra i lettori di queste pagine,  il dubbio, peraltro condiviso, che la storia dell’astrazione italiana non potesse  fare a meno di guardare anche all’opera di Brunori. Il suo tentativo di far dialogare l’astratto, inteso come forma pittorica, con la percezione “figurativa” del mondo naturale che ci circonda, è probabilmente un unicum perchè condotto senza mediazioni, senza cedimenti a mode e correnti. Mi aiuta e ci aiuta in questa riflessione sulla figura di Enzo Brunori, Bianca Pedace (Critico e dottore di ricerca in Storia dell’Arte. Allieva e collaboratrice di Enrico Crispolti è Docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia). In collaborazione con la Fondazione Brunori, la prof. Pedace è “mobilitata” da tempo sul fronte di una serrata ripresa di studi e ricerche sull’opera di Brunori.

1) A che punto è la rivalutazione critica e storica dell’opera di Brunori?

Dopo la morte prematura dell’artista una prima fase è stata necessariamente dedicata  al riordino e alla sistemazione dei materiali dello studio e dell’archivio, e condotta direttamente dalla moglie Vittoria Lippi, coadiuvata da alcuni allievi del maestro. Un primo punto fermo espositivo è stato posto, poco dopo, da Enrico Crispolti con la bella mostra spoletina (Enzo Brunori. Dipinti dal 1948 al 1992, Spoleto, cat. della mostra, Galleria Comunale d’Arte Moderna, 26 giugno-14 luglio 1996, Umberto Allemandi, Torino, 1996).In seguito è stato portato avanti un lungo e impegnativo lavoro catalografico, imprescindibile base per l’attenta rivalutazione dell’artista, sfociato, alcuni anni dopo, nella pubblicazione appunto di un ampio e accurato catalogo generale, a cura di Crispolti e Attilio Zammarchi (E. Crispolti Enzo Brunori. Catalogo generale delle opere, Egaf Edizioni, Forlì, 2006;); uno strumento del resto ancora aperto ad eventuali nuove acquisizioni ma da considerare al momento un eccellente punto di riferimento.

Un catalogo che rappresenta un punto di un nuovo inizio per capire l’artista.

Frattanto, proprio l’analisi attenta dei materiali consentiva, anche sul piano storico-critico, nuove considerazioni che sono state divulgate nel 2008, nella grande mostra al Complesso del Vittoriano, a cura di Enrico Crispolti, dal significativo titolo Brunori. Una poetica del colore. Il catalogo, edito da De Luca, comprendeva un importante saggio del curatore, con la lettura prospettica della lezione cromatica di Brunori in chiave europea, un mio saggio sulla formazione e l’imprinting della sua avventura pittorica, esaminata alla luce dei rapporti con l’ambiente perugino e romano, e un intenso testo, storico-critico ma anche memoriale, di Orietta Rossi Pinelli sulla stagione di Villa Massimo, la sede dell’Accademia tedesca, requisita dopo la guerra e concessa in uso agli artisti fino alla restituzione allo Stato tedesco, stagione che Brunori condivise con Lippi, Rossi, Leoncillo, Guttuso, Greco e molti altri (Brunori. Una poetica del colore nel secondo Novecento, cat. della mostra a cura di Enrico Crispolti, Roma, Complesso del Vittoriano, 24 Aprile-16 maggio 2008, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2008). Quella mostra ha segnato a mio avviso l’inizio di una nuova stagione di lettura critica del suo percorso, peraltro considerato per la prima volta complessivamente in tutto il suo dipanarsi.

Un ulteriore episodio di quella attenzione si può riscontrare in un’altra mostra romana. Nel 2011 si è tenuta a Roma, a mia cura,  la mostra  Introspezione nel colore. Vittoria Lippi e il suo dialogo con Enzo Brunori ed Enzo Rossi, Roma, Università Uniecampus, 26 ottobre – 9 dicembre 2011, in cui le sue opere erano poste a confronto con quelle di Lippi e di Rossi principalmente. Poco dopo, nel 2010, a Sangemini si è tenuta una mostra con testo critico di Alessandro Masi e relativo bel catalogo, mentre nel 2014 si è tenuta a Cosenza, nel Museo delle Arti, un’altra antologica. A tali iniziative espositive, di grande importanza e visibilità, mi permetto di aggiungere anche occasioni di riflessione monografica quali i miei contributi del 2011 e del 2012 relativi a questa situazione di ricerca artistica: B. Pedace Vittoria Lippi con prefazione di Enrico Crispolti, Rubbettino,  2011 e  Perugia liberata. Artisti e sistema dell’arte a Perugia tra anni Trenta e anni Cinquanta, con prefazione di Enrico Crispolti, Rubbettino, 2012. Quest’ultimo peraltro reca in copertina proprio un’opera di Brunori. Entrambe le pubblicazioni hanno “viaggiato” fino alle più importanti biblioteche internazionali a riprova di un grande interesse per la pittura italiana, non solo quella già (e magari ingiustamente ) canonizzata. Un episodio a mio avviso importante ai fini di una giusta rivalutazione critica è anche quello che ne ha consentito a tutt’oggi una più sistematica visibilità espositiva. Nel 2013, infatti, in seguito a una donazione, le Stagioni, realizzate per la grande antologica perugina del 1988 (una delle ultime occasione espositive, vivente il pittore), sono state musealizzate  in una apposita sala permanente della Galleria Nazionale dell’Umbria,  di cui costituiscono l’unica realtà d’ambito cronologico contemporaneo (il percorso per il resto si ferma nel Settecento). La sala è stata presentata dal nostro Presidente Gianfilippo Lippi Boncambi, da Fabio De Chirico, allora Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e Sovrintendente, e da me, nel settembre del 2013 e l’iniziativa ha raccolto il prestigioso plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha attribuito una Targa di rappresentanza. Avendo occasione di frequentare la Galleria (da ultimo per la mostra Giuliano Giuman. Last time, a cura mia e di De Chirico, che ha appena chiuso i battenti con 26000 visitatori, numero che aggiungo per quantificare i flussi di visita della Galleria), posso testimoniare il grandissimo interesse che il pubblico riserva alle opere di Brunori.

2) Quanto ha pesato sul successo commerciale del corpus dell’artista il suo carattere forte e esclusivo?

Le questioni caratteriali hanno avuto certamente un peso negli ultimi anni della sua carriera, allorquando i rapporti critici si erano relativamente rarefatti. Non credo però che questo sia l’unico motivo. Mi pare invece che sia ancora da tracciare (lo ritengo una sfida e   un dovere per la mia generazione  e per me personalmente come studiosa) un quadro più veritiero ed esaustivo dell’arte italiana dagli anni Cinquanta alla fine del secolo. Come ho avuto occasione di dire a proposito dei Cinquanta nel volume citato, la preponderante importanza dell’Informale ha finito per oscurare una via alternativa, né, a mio avviso, meno intensa, incentrata intorno all’esperienza del colore. Le note vicende dei Sessanta e Settanta, poi, con la fondante vicenda del Concettuale, vengono talvolta ridotte ad una lettura unilaterale della situazione artistica, che certamente invece vide la compresenza importante di diverse opzioni espressive e una persistenza della pittura, in Italia peculiare. Dispiace, talvolta, notare un certo appiattimento storiografico e critico. Recenti episodi espositivi sugli anni Sessanta e Settanta hanno ad esempio ignorato (censurato?) quasi del tutto la straordinaria avventura brunoriana, peraltro in quegli anni giocata in luoghi e istituzioni centrali, quali Roma e la sua Accademia di Belle Arti.

Ci sono eventi in programma riguardanti l’artista?

Attualmente è in preparazione, per il prossimo anno, un evento espositivo in Umbria. Negli ultimi anni sto portando avanti, e ormai quasi a termine, lo studio dell’epistolario con Lippi, di cui si prevede la pubblicazione per la fine del 2016.

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Lotto 386. Pietra muschiata 2, 1975
olio su tela cm. 65x81x2, firma e anno in basso a sinistra, titolo, anno ed etichetta dell’esposizione Arte Fiera 2000 (BO) al retro, opera priva di cornice.
Bibliografia:
-“Enzo Brunori, Catalogo Generale delle Opere”, a cura di Enrico Crispolti, Edizioni Egaf, repertorio n° 1975/O/05, pagina 221.
-“Enzo Brunori 1948-1993”, a cura di Gianfranco Rossi e Attilio Zammarchi, mostra tenutasi presso la Galleria d’Arte 2000 & Novecento, dal 20 aprile al 28 maggio 2002, pagina 34.

Quel ramo (d’arte) del lago di Como…(parte prima)

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Per il poeta, le ali del canto, 1990
acrilici su tavola cm. 30×30

L’astrazione sul lago, gli astrattisti Comaschi. L’asta 793 alla Meeting Art, che inizierà nel prossimo week end, propone due “ghiotte” prede lacustri. Sono opere di autori che hanno segnato, con proporzioni e tempi diversi, la vivace scena artistica di Como e di riflesso dell’intera storia dell’arte contemporanea in Italia. All’apparenza più periferici rispetto alle ricerche d’astrazione milanesi o romane. All’apparenza.. Parto, in questo viaggio ai laghi, dal lotto 36 (nella foto in alto). Si tratta di un’opera di Paolo Minoli, uno degli astrattisti più intenti a cercare il contatto ta rigidità della forma, percezioni soggettive della materia colore e l’ancestrale tensione dell’uomo a scoprire la morbidezza lirica del sogno.

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Nota biografica
Paolo Minoli nasce nel 1942 a Cantù (Como). Frequenta, in giovanissima età, la casa del pittore Enrico Sottili e, da studente, lo studio dello scultore Gaetano Negri. Si diploma “Maestro d’arte” nel 1961 all’Istituto Statale d’Arte di Cantù, dove insegna dal 1964 al 1978. Partecipa nel 1968 alla rassegna nazionale per giovani pittori del premio “San Fedele” di Milano. Nel 1969 è presente alla mostra “Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione urbana”, organizzata a Como, con un intervento collettivo sul tema “Colore segnale”. Dal 1977 al 1978 fa parte del gruppo di ricerca “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi.
Dal 1979, all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano è docente del corso speciale di “Cromatologia” e collabora, in qualità di consulente, con aziende per l’applicazione di soluzioni cromatiche nella produzione industriale. È stato direttore artistico della collana d’arte pubblicata dalle edizioni “RS” di Como (1975-1986) e, dal 1986 al 1989, del laboratorio serigrafico “On Color” di Cantù, in collaborazione con diversi artisti, fra i quali Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Max Huber, Piero Dorazio e Mario Nigro.
Nel 1980 pubblica per l’editore Corraini di Mantova due libri d’artista, in venti esemplari, composti ciascuno da 13 tavole stampate in serigrafia personalmente presso il centro “RS” di Como: le sequenze serigrafiche, Cadenza e Relazione, sono accompagnate da poesie di Alberto Veca. Nel medesimo anno è pubblicato, per le edizioni “Lorenzelli” di Bergamo, Interazione 1970-1980, con testi di Luciano Caramel e Alberto Veca: il volume è composto da 29 tavole serigrafiche e 4 fustellate intercalate da una poesia di Alberto Veca, “Cinque tesi sulla ragione difficile”.
Nel 1982 è invitato alla “XL Biennale Internazionale d’arte” di Venezia, settore “Arti visive”. Nel 1986 è presente alla “XLII Biennale internazionale d’arte” di Venezia con l’opera Sequenza A/D del 1977 per il settore “Colore”, nell’ambito della rassegna Arte e Scienza.
Nel 1990 è pubblicata in Germania dalle edizioni “Aras” di Saulgau, la monografia Paolo Minoli (opere dal 1966 al 1989), con testi di Matthias Bärmann e Luciano Caramel. Realizza per la “Plaz” a Saulgau, nel 1992, una scultura d’acciaio di 8 metri d’altezza intitolata Nelle ali del vento; nel 1994 è collocata presso il parco del Museum Bertholdsburg a Schieusingen la scultura in acciaio di 7 metri di altezza Nelle ali del canto. Nel 1997, a cura di Carlo Pirovano, è pubblicato per le edizioni Electa di Milano il catalogo Paolo Minoli, dipinti e sculture (opere dal 1994 al 1997).
Nel 1997 è collocata, sul lato nord della rocca dei Musei civici di Riva del Garda, la scultura Ballerina in acciaio di 9 metri di altezza e 5×2 di base. Nel 1998 è presente alla mostra Arte Italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura aniconica alla Galleria d’arte moderna di Bologna. Nel 1999 è invitato alla “XIII Quadriennale d’arte” di Roma Proiezioni 2000. Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale e nello stesso anno è installata, permanentemente, nel “Parco della scultura” di Viadana la scultura Storie di Scena del 1995, un dittico d’acciaio corten di 4 metri d’altezza per 5 di larghezza e 2 di base. A cura di Elena Pontiggia, nell’ottobre del 2000, è pubblicato per le edizioni “Rex” il catalogo Paolo Minoli. Il lento dardo della bellezza.
Nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbanistica per la Piazza Volta a Como, nel 2001, è collocata, nel centro della fontana progettata dall’architetto Mario Di Salvo, una scultura, Stele, in acciaio di 4,40 metri d’altezza. A cura di Alberto Veca, nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra alla galleria Lagorio Arte Contemporanea di Brescia, è pubblicata dall’editore Mazzotta la monografia Paolo Minoli. Opere 1974-2003.
Per iniziativa di Paolo Minoli, scomparso il 20 dicembre 2004, è stata costituita Casaperlarte – Fondazione Paolo Minoli con sede a Cantù, finalizzata alla promozione dell’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
Il 23 dicembre 2004, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu inaugurata a Cantù Asteria… tra le pieghe del vento e la porta delle stelle, una scultura monumentale in acciaio corten alta 530 cm, collocata all’ingresso della città sul Rondò Bersagliere.