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Robe da chiodi

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L’asta Meeting 2242 di domenica mattina propone opere di Guido Baldessari (cinetismo con schermatura zigrinata in plexiglass) e di Bernard Aubertin. Il maestro francese, sulla scia del Gruppo Zero di Dusseldorf, ha lavorato sia con le combustioni (i primi a trasformare fuoco e bruciature in materia pittorica furono, nell’ordine Burri e Klein, poi arrivò Otto Piene) e con i chiodi. Si tratta di tavole, dette Tableau clous, fittamente trafitte da chiodi. Il rimamdo immediato è a un altro artista del Gruppo Zero, ovvero Uecker che ha reso il chiodo unità pittorica da cui far partire il meccanismo immaginifico dei suoi lavori. Chiodi come materia di pittura, come epicentro di un gioco di luci e ombre. Chiodi, nell’arte contemporanea anche come soggetto pittorico, in questo caso ci si può rifare alle accumulazioni di chiodi di alcune opere di Fernandez Arman (l’accumulazione intesa come ridefinizione del significato stesso dell’oggetto rappresentato)  o a lavori in cui compiaiono chiodi legati alla poetica del nostro Claudio Costa teso a valorizzare la quotidianità surreale di oggetti comuni. Poi ci sono i chiodi nascosti, quelli che usa Castellani per creare le sue estroflessioni e che, a volte, nelle opere più vecchie arrugginiscono e tentano di forare la tela che li imprigiona. Gli esteti e i puristi pretendono immediato restauro dell’opera violata,. Io sarei per esaltare il valore delle materie in gioco  che creano nuovi spazi e giochi di luce oltre a quelli voluti dall’artista. Se tagli la tela, tutto può ancora accadere. Vero, Lucio?

Sotto un Tableau clous in asta domenica, sopra un gioco della mia infanzia. Sempre di chiodi si tratta.

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