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2.335/Chiari, Fluxus senza riserva

Suo padre è un macellaio del Mercato Centrale della vecchia città. Sua madre una sarta. Studia fino all’Università nella facoltà di matematica che interrompe. Studia il pianoforte privatamente. Scrive musica dal 1950“. E’ quanto scrive di sè stesso, Giuseppe Chiari (nato a Firenze nel 1926, morto a Firenze il 9 maggio 2007). Giuseppe Chiari, matematico mancato, musicista di un pentagramma sfasato e geniale. Per capire Fluxus, il non movimento interconnesso, multiskating, che ha sconvolto il modo di comunicare arte con l’impatto che ebbe il Futurismo ad inizio Novecento, ascoltate First construction in Metal di John Cage. Opera del 1939 che sta alla storia dell’arte sonora come la Fontana di Duchamp sta alla storia dell’arte visiva. Segnatevi il nome di Cage perchè sabato pubblicherò su di lui e non solo una incredibile storia vera (raccontatami da chi lo conobbe…). Cage e Giuseppe Chiari: dialogarono sul fare nuova musica e nuova arte. Chiari.

L’asta 2.235 di Meeting Art (quattro sessioni da sabato 27 febbraio a giovedì 3 marzo) ospiterà tre opere del buon Giuseppe matematico-musicista. Tre operine senza riserva. Ma è tutto fluxus, anche ciò che si ripete all’apparenza uguale a sè stesso. La prima opera con le mani di Chiari a schiacciare i tasti del piano, merita più di un’occhiatina…

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283 GIUSEPPE CHIARI Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007
Gestures on the piano, 1994
tecnica mista e collage su carta cm. 33×48, firma in basso al centro, firma e anno in basso a sinistra.
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197 GIUSEPPE CHIARI Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007
Fluxus pennarelli e collage su carta cm 50×70, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
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181 GIUSEPPE CHIARI Firenze 26/09/1926 – Firenze 10/05/2007
Sax
tecnica mista e collage su carta cm. 70×50, firma sulla sinistra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.

Troppo cinetico!

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Questo storico Alberto Biasi (una Dinamica 102×70 del 1961-1967 (con imponente biblografia museale) era l’ultimo lotto dell’asta 804. Asta che ha fatto registrare uno dei più alti volumi d’aggiudicazioni degli ultimi anni alla Meeting art di Vercelli (da segnalare anche i 190mila euro per un capolavoro di Riopelle). Il Biasi in oggetto ha raggiunto Domenica 30, ha toccato quota 130mila euro. Il record price per i Biasi a Vercelli. nella stessa asta una dinamica di  Biasi analoga , ma più tarda (di quattro anni) si era fermata a 32mila euro.  Cifre che ora arricchiscono le stime e le analisi sul mercato del grande cinetico italiano.

 

La spugna appesa

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Un giorno notai la bellezza del blu in una spugna; questo strumento di lavoro divenne per me materia prima d’un sol colpo. La straordinaria capacità delle spugne di assorbire qualsiasi liquido mi affascinò“. Una folgorazione per Yves Klein la scoperta di questo materiale che assorbe il colore, il suo BLU, come un polmone assorbe l’aria e la trasforma in vita. Nel 1961 Klein regala una Sua spugna a un amico pittore italiano. Si chiama Sergio Dangelo. E’ uno sperimentatore geniale come lui. Quella spugna, che ha nell’anima il respiro del Blu Klein, diventa protagonista di un quadro chicca di Dangelo. Quello in foto e questo in scheda:

Collina per Klein
Sergio Dangelo
Smalto tempera e collage su tela
24x18cm

L’opera è stata in mostra fino al 15 gennaio scorso alla Galleria ArteA di Corso Buenos Aires 52 a Milano. Un collage di materia, idee, affinità elettive. Cosa bella da raccontare.

Riopelle boom boom

 

LOTTO 330

 

JEAN PAUL RIOPELLE Montreal 07/10/1923 – 2002

Anno: 1968, olio su tela cm. 96,5×129,5; firma in basso a destra, etichette della Galleria Marlborough-Godard (Toronto) e della Gallery Moos (Toronto) al retro, opera registrata presso l’Archivio del Comitato Jean Paul Riopelle al nime 252-CA-JGA come da dichiarazione a cura di Yseult Riopelle su foto.

Aggiudicato a 190mila euro

Nespolo, lame pop

Nespolo, è un futurista 2.0. E’ arrivato a noi attraversando gli anni Sessanta e Settanta, gli anni duri e puri del concettuale, del poverismo, della non pittura che chiedeva e urlava l’uso  di fotografie, video, altri formati della comunicazione che non fossero la figurazione borghese, l’astrazione reazionariae via dicendo.

Quest’opera ,che sarà in asta domenica mattina alla Meeting Art 8 (asta mostra), abbina ricerca figurativa e comunicazione concettuale. La scena è quella di un museo. Due ombre guardano l’opera. L’opera sono lame. L’artista dunque dipinge l’osservazione dell’arte. Ma il cerchio non si chiude. Il titolo che Nespolo dà al lavoro ha un valore semantico: Mac  (the) new knife.

“Mack the Knife” o “La ballata del Mack the Knife”, originariamente “Die Moritat von Mackie Messer”, è una canzone composta da Kurt Weill con testi di Bertolt Brecht per  L’opera da tre soldi. Fu eseguita  la prima volta a Berlino nel 1928 al Theater am Schiffbauerdamm. La canzone è diventata un brano poi ripreso da tanti artisti. Un’icona pop. Come il dipinto di Nespolo.

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12 UGO NESPOLO Mosso Santa Maria (BI) 29/08/1941
Mac the (new) knife
acrilici e foglia d’argento su legno cm. 70x100x4,5; firma in basso a destra, titolo, firma, timbro ed etichetta dell’artista con archivio al retro, dichiarazione d’autenticità, archivio ed etichette dell’artista su foto.

Quando Basquiat era Simondo

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Domenica scorsa, a Piacenza. Mezz’ora da casa. Piccola fiera mercato dell’arte. Pochi stand: un’ora per vedere, 30 minuti per ripassare dove hai notato qualcosa. E’ sempre stato così. Domenica no. Il “ripasso” è durato un’ora e mezzo.  Mi sono fermato, infatti, a lungo nello stand della galleria  “La Luna” di Borgo San Dalmazzo (Cn). Attratto da tre/quattro opere. Ipnotizzato da una. Il dettaglio è in alto. Il dettaglio è stato importante per me. Come un lampo, un link cerebrale con un’immagine che mi girava in testa. Una cosa così…
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Il così è Basquiat, siamo a metà degli anni Ottanta. Il genio maledetto, il Picasso di strada, l’art brut dai muri alla tela. Bene. Giochiamo, ora, a chi ha fatto cosa. Il dettaglio di cui sopra è, di un artista di nome Pietro Simondo, vivente, che ha tracciato quel profilo selvaggio nel 1955. Aveva 27 anni quando crea il monotipo che era esposto a Piacenza domenica, Bimbi in festa..

00 BIMBI IN FESTA

Bello, vero? Un monotipo. Simondo lo ha realizzato sul vetro e poi ha pressato il vetro sulla carta.  Simondo lavora così, crea, si muove nel mondo dell’arte con il passo orgoglioso del fuori scala e del fuori serie.

Nel 1955, fresco di laurea in filosofia,  fonda ad Alba con Asger Jorn e Pinot Gallizio il Laboratorio di esperienze immaginiste del Mouvement International pour une Bauhaus Imaginiste (Mibi) . Jorn e Gallizio: altri due tipi tosti in fatto di ricerca e sperimentazione. Loro e Simondo da Cuneo la cui opera è da qualche anno al centro dell’attività di una spericolata galleria d’arte (che tratta Pietro Simondo in un mondo di estroflessi e neo poveristi di successo). A Piacenza mi si è aperto uno squarcio:  il primo vero graffitaro si chiamava Simondo. E , adesso, chi lo perde di vista?

Analitica Genova/ Carmen&Gloria

Gloria-Morales-

Con un minimo di attenzione ci si accorgerebbe che molta pittura cui si attribuisce la parola di nuova altro non è che pittura giovane , tutt’altro che nuova: vagoni di pittura, ripetizioni post informali, astrazioni geometriche, astrazione lirica e naturalismo astratto, avanzi di gestalt, postespressionismo astratto, ecc.. Anche volendo, non riusciremmo a sistemare criticamente questa situazione, entro una seria topografia manieristica, poichè sappiamo che tutto ciò  è dovuto a spinte del mercato , a confusione critica e anche al bisogno dei pittori, per troppi anni repressi dal terrorismo instaurato dalla tesi moderna della morte dell’artr, di trovare finalmente un posto al sole…”.

Che carattere, Carmen Gloria Morales! Rispondeva così nel 1978 a chi le chiedeva come si sarebbe dovuta definire secondo lei la pittura del momento. Lei un’analitica purista. E non poteva che rispondere così. Una sorta di  fottiti! a chi tentava di classificare una forma di pensiero pittorico per poi allargarne le maglie, facendo entrare chiunque dalla stretta porta del pensiero analitico. Lei c’era, invece . Per il critico tedesco Klaus Honnef la Morales era, infatti,  nel novero degi artisti più convincerti dell’arte nalitica insieme a Jaap Berghius, Enzo Cacciola, Noel Dolla, Winfred Gaul, Raimund Girke, Giorgio Griffa, , Rudi van der Wint, Gianfranco Zappettini e Jerry Zeniuk.

Sempre Honnef descrive così la pittura della Morales: “Carmen Gloria Morales abbina in un singolo dipinto una tela non dipinta con una dipinta. La tela dipinta rappresenta la traccia dello spostamento compiuto dalla mano della pittrice, avvenuto da destra verso sinistra, su tutta la tela, durante l’applicazione del colore. L’intensità della traccia corrisponde alla qualità dello strumento e del materiale. Usando una matita la traccia è appena percettibile, in “impasto” sembra sfocata, e in acrilico quasi sparisce. Così è visibile è la fisicità della mano, l’ampiezza del pennello o la qualità dello strumento usato”. Pittura di pittura.

A Genova (Galleria Menesini, via Lorenzo Perosi 13/c, inaugurazione venerdì 22 gennaio, alle ore 18)  si terrà una mostra retrospettiva sul tema “Azzeramento analitico, pittura e ricerca negli anni Settanta”. Pochi, ma importanti pezzi  di una  collezione privata. Pubblico  in anteprima le foto delle opere in mostra con una breve scheda sull’artista coinvolto e sul periodo. Ecco Carmen Gloria Morales.

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Carmengloria Morales, “Dittico M. 79:12:1”, 1979, dittico cm 100 x 50 cadauno

2016, l’anno di Scanavino

Tempo di previsioni. Ne faccio una anch’io, suffragata dall’incrocio di diverse e convergenti soffiate da parte di due/tre operatori  ben addentro alle cose dell’arte. Il 2016 sarà, dicono,  l’anno di Scanavino. Si vocifera, infatti,  di una grande mostra che sarà organizzata a Milano (forse la stessa Fondazione Prada, quella che ha rilanciato pesantemente e giustamente l’opera di Gianni Piacentino).  La mostra dovrebbe supportare un rilancio anche dei valori di mercato dell’inquieto, intrigante, introspettivo artista ligure. Ci si soffermerà, pare, su un particolare periodo della sua produzione, quello degli anni Settanta, quello della definitiva maturazione delle tramature, la sua indiscussa e originale cifra stilistica. Nell’asta 804 di Meeting Art alcuni lotti dovrebbero rispondere a questo particolare identikit di mercato in divenire.

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314 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
La celebrazione del cerchio, 1974
olio su tela tamburata cm. 160×140, firma in basso a destra, firma e titolo al retro.
Bibliografia:
-“Scanavino, Catalogo generale”, volume secondo, Edizioni Electa, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, pagina 562 al n° 1974 107.
base d’asta: 20.000 €
stima: 36.000/40.000 €

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538 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
Senza titolo, 1975
acrilico su cartone cm. 100×70, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità di Giuseppe Gastaldelli (MI) su foto.
Bibliografia:
-“Scanavino, Catalogo Generale”, Volume Secondo, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, Edizioni Electa (MI), pag. 640 repertorio 1975 266.

base d’asta: 8.000 €
stima: 14.000/16.000 €

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87 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
Fuochi fatui, 1970
acrilico su tavola cm. 30×30, firma in basso a destra, titolo, firma, anno, timbri delle Gallerie: Spagnoli (FI); Il Cerchio (MI),Bruno Giraldi (LI) al retro.
Bibliografia:
-“Scanavino: catalogo generale” G. Scanavino, C. Pirovano, Electa, Milano 2000, vol. I, pag. 427, nr. 141.
base d’asta: 4.000 €
stima: 8.000/9.000 €

Preview 804/ Sam vs Paul

L’asta 804 della Meeting Art regala un confronto a distanza tra due giganti dell’espressionismo astratto Usa: Sam Francis e Paul Jenkins. E’ dal giugno 2014 che non arriva a Vercelli un’opera di Sam Francis. In quella tornata d’asta un acrilico su carta (22×21) rimase invenduto con una stima  di 12mila-14mila euro. Il buon Sam non sta attraversando un momento di forte spinta commerciale dopo che, per anni, sembrava destinato a surclassare di gran lungaJenkins. Il buon Paul, invece, sta dando segnali di movimento verso l’alto (come attestano i 26mila euro raggiunti per un watercolor degli anni Ottanta nell’ultima asta Meeting del 2015). Il confronto è adesso a Vercelli. A gennaio.

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SABATO 16 gennaio

91 SAM FRANCIS San Mateo (California) 25/06/1923 – Santa Monica (California) 04/11/1994
Untlited, 1990
acrilici su carta cm. 28×21,5, firma a cachet e timbro The Sam Francis Estate al retro, etichette Galerie Lovers of Fine Art Gstaad e Galerie Iris Wazzau Davos al retro, opera registrata presso la Sam Francis Foundation come da certificato allegato.
base d’asta: 5.000 €
stima: 9.000/10.000 €

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Sabato 23 gennaio


323 PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012
Phenomena Compass Bearing, 1979
acquerello su carta cm. 76×107, firma in basso a destra, titolo, firma, anno e località (St. Croix) al retro, certificato della Ro Gallery (New York) allegato.
base d’asta: 5.000 €
stima: 12.000/15.000 €

Preview 804/ Oscure trame

L’asta 804 di gennaio mette a confronto due top lot di maestri italiani. Uno scontro ai vertici dell’astrazione dove il ring è il reticolo, la trama, l’intreccio di linee e colori. Mario Nigro vs Piero Dorazio. Ai punti del mercato attuale vince ancora Dorazio. Ma la tecnica e la storia di Nigro possono ancora riservare sorprese sull’esito di nuovi scontri in futuro. Nigro ha, infatti, anticipato con la sua ricerca (linee rigorose, con il colore che riempie gli spazi creati dal loro intreccio nello spazio) l’optical art sino alle opere di un artista come Peter Halley (presente nell’asta 804 e di cui ho parlato in un precedente post). Nel 1974 in una storica mostra al Palazzo Esposizioni di Roma, i due artisti venivano affiancati per raccontare le vie dell’astrattismo. Con le loro opere quelle di  Twombly, Tancredi e del grande Piero Sadun (il  blog cercherà di parlarne presto). Trame oscure di arte alta. In asta.

 

LOTTO 649
LOTTO 649 (asta 804, 31 gennaio)

MARIO NIGRO Pistoia 28/06/1917 – Livorno 11/08/1992
Spazio totale n° 12, 1953-54, tempera su tela cm. 53×74, firma, anno timbro ed etichetta della Galleria La Polena (GE) al retro.
Bibliografia: -“Mario Nigro, catalogo ragionato”, a cura di Germano Celant, Edizioni Skira, 2009, pag. 360 al n° 123.
base d’asta: 90.000 €
stima: 160.000/180.000 €

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LOTTO 550

LOTTO  550 (asta 804, 30 gennaio)

PIERO DORAZIO Roma 28/06/1927 – Todi 17/05/2005
Chèz Andersen, 1959, olio su tela cm. 73×97, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno, località (Roma) ed etichetta della Galleria Anfiteatro Arte (PD) al retro, provenienza Galerie Springer, Berlino, opera registrata presso l’Archivio Piero Dorazio come da dichiarazione datata 4 settembre 2008 su foto (in fotocopia).
Bibliografia ed esposizioni:
– 1959 “Piero Dorazio”, Galerie Springer, Berlino, pag. 6.
– 1960 Stadtisches Museum, Leverkusen, riprodotto in catalogo.
– 1977 “Dorazio”, Marisa Volpi Orlandini, Edizioni Alfieri, n° 365.
– 2006 “Dorazio”, Marco Canepa Arte Contemporanea, riprodotto in copertina.
– 2006 “Piero Dorazio”, Anfiteatro Arte, Padova, pag. 37.

base d’asta: a richiesta

stima: a richiesta

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