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Minimal Vasco

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57 VASCO BENDINI Bologna 27/02/1922 – Roma 31/01/2015 Senza titolo, 1974 olio, colla e lana di vetro su carta cm 50×70, firma e anno in basso al centro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.

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Una scintilla dall’asta 2402 di mercoledì 5 ottobre alla Meeting Art di Vercelli. Vasco Bendini, inserito già nel 1954 da Arcangeli tra gli ultimi naturalisti per, come scrive Caramel. “la sua pittura di ispirazione naturalista dalle forti suggestioni informaleggianti”. Quando si dice la coerenza di un artista vero. Il dialogo con gli stimoli del suo tempo non può stravolgere una linea interpretativa e espressiva. Guardate questo quadro. Ha un’impronta minimal (riduzione all’essenziale di un’idea, ma senza scavarne l’anima sino a togliergliela), ha una tentazione poverista (ma senza usare la lana come se fosse  il sale di Calzolari come puro concetto pittorico). Il cuore di questo 50×70 batte ancora. Ed è una riminiscenza di paesaggi dell’anima o di un’anima nei paesaggi guardati dall’artista. Bendini ha cuore, batte anche sottovoce.

C’è chi dice no…

Dati due artisti di analoga portata storica, date due opere di identica datazione e misura è’ comunque più bello e importante il quadro con base 90mila euro rispetto a quello con base 2.500 ?  Un divario matematico da brividi. Eppure, per oltre il 70 per cento degli avventurosi visitatori di questo blog  che hanno  votato, la risposta è no. Ma va considerato  pure come, nel sondaggio che ho proposto mettendo a singolar tenzone due geniacci della nostra italica arte (Vedova e Bendini), ci sia un 18 per cento che, comunque, considera Vedova ben più solido nella storia e nel mercato dell’arte e una buona percentuale (17 per cento) che continua a coltivare il dubbio. Di certo chi si è aggiudicato nell’asta 762 della Meeting art il Bendini a 5.800 euro ha fatto un affare e può solo sperare che la rincorsa di Bendini a Vedova (non sul piano della storia, ma in quella del mercato) continui come credo proseguirà. (il video racconta chi è Bendini, tanto per capirci meglio…)

ps. L’Heinz Mack in asta sabato scorso è stato aggiudicato a 2.500 euro. Trattavasi probabilmente di opera grafica (anche se con i caratteri del monotipo). E’ l’eccezione che conferma la regola. Se un foglio di grafica di piccole dimensioni viene preso a 2.500 euro, significa che l’artista è davvero decollato oltre il muro del suono.

L’urlo di Vasco (con sondaggio)

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Partiva incredibilmente a 2mila euro di base d’asta.  Incredibilmente, ribadisco: ma non ha sbagliato la Meeting art, sbaglia l’intero mondo dell’arte che alla fine è un mucchio di cose intelligenti mischiate a logiche deterrenti a base di quanto mi dai in cambio di questo. Il lotto 47 di sabato era, anche per questo motivo, una prova del 9 per capire se il collezionista italiano è ancora in possesso di tutte le sue capacità mentali. Lo è, in parte. Il lotto ha quasi triplicato la base d’asta, è arrivato a 5.800 euro, ma se penso che al lotto 360 c’è un Emilio Vedova di uguale datazione e identiche misure che ha una base di 90mila, dico 90mila euro, mi vengono nuovi dubbi e nuovi brividi. Fate la prova fustino, quella del bianco più bianco. Confrontate, anche se in foto, il Bendini e il Vedova  e dite quale dei due dovrebbe valere 90mila euro. Ecco l’ho scritto. Tifo per Bendini, si è capito? Non sarà che è un grande artista? Potete tranquillizzarmi?

Vi propongo così il sondaggio. Meglio l’Emilio o meglio Vasco (qui sotto il Vedova, sopra il Vasco)?

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Fantasmi nella diga

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Fantasmi nella diga. Come ombre che galleggiano sopra una striscia blu che rappresenta forse il livello dell’acqua. La diga forse è quello sfondo rosa cupo che permette alle forme di flettersi nello spazio.  Surreale ed esplosivo il Dangelo (pezzo storico) del lotto 26 (titolo Fantasmi nella diga) della prima tornata in grande stile delle aste d’arte contemporanea alla Meeting art. Asta 762. Questo primo round si può proprio raccontare così, raccontando forme in libertà . Come quelle evocate da Giancarlo Bargoni, trascurato genio ligure, al lotto 19. E’ l’Attica, una Grecia dipinta con toni pastosi che declinano in sussurri del pennello. Poi Corpora (lotto 43) e il totem di Elio Marchegiani lotto 42 (pezzo storico). Un sorpreso e sorprendente Vermi al lotto 47. L’alba surreale di Diulgheroff (bauhaus e secondo futurismo al lotto 49). Ma, no , aspetta un attimo… devo tornare indietro. Ci sono voci alle mie spalle che mi spingono a roteare all’inverso la rotellina del mouse. Ecco, dunque, l’acrilico e sabbia del lotto 23 di Agostino Ferrari. Il collage su faesite di Arturo Carmassi al lotto 28. Lo struggente e potente Larve di Vasco Bendini al lotto 47. Al 67 il Gualtiero Nativi che non t’aspetti dopo l’assalto mediatico di televendita di Nativi costruttivisti-geometrizzanti. Il Claudio Verna del lotto 87, il museale storicizzato Paul Jenkins (che fa da copertina al post), ultimo mito dell’espressionismo astratto Usa al lotto  97e lo splendido Olivieri del lotto 90 (colori vacui, ombre, velature di rosso e mille sfumature di grigio) . E poi, il Mack del lotto 107  e il Pierpaolo Calzolari del lotto 109, tanto per far capire come questi fantasmi siano in realtà qualcosa che ha un nome: ARTE.

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