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Enea e Piero, un lotto svela

Lotto  327 ENEA Soncino 1908 – 1972
  012015005436 Senza titolo, 1945
stucco su cartone cm. 35×50, firma in basso a destra, etichetta della Cenobio-Visualità associazione al retro.

Incroci magici in asta.

Questa storia  parte dal lotto che vedete qui sopra, lotto dell’asta 796 che inizierà il 13 giugno alla Meeting art di Vercelli. Anzi no. Questa storia parte da una segnalazione, quella dell’amico follower “Kolla” che dopo aver sfogliato i lotti dell’asta 796 segnala incuriosito alcuni di essi tra cui  il 327…<firmato Enea, nato e morto a Soncino, non vi dice nulla?>. Kolla, per come lo conosco, non butta sassi in uno stagno qualunque. E’ tipo tosto, cane da tartufo di opere sfuggenti, ma intriganti. Come questa. Di questo Enea, nato e morto a Soncino. E chi è costui? Con ottime probabilità di beccare sia io che Kolla il bersaglio grosso, l’Enea che firma il dipinto è questo Enea di cui si parla nelle prossime righe.

Dal sito Cremoma Oggi: <Una via e una piazza di Soncino intitolate contemporaneamente alla stessa persona, e cioè a Enea Ferrari, pittore, insegnante e volontario scomparso nel 1972. A Soncino, infatti, via Enea Ferrari esiste già: una stradina alla periferia nord-ovest del borgo. Questa volta, ed è per scelta, la giunta gli ha dedicato una parte di largo Salvini, la cintura della Rocca Sforzesca dove aveva sede la scuola di disegno. Secondo il sindaco, via Enea Ferrari, un po’ decentrata, non rendeva il giusto omaggio all’impegno che lo storico professore della scuola di disegno ha sempre profuso per il suo borgo>.

Dunque, riassumendo.  Enea Ferrari: è un apprezzato pittore e docente di materie artistiche a Soncino. E’ una gloria locale della storica e bella località del cremonese al punto che gli dedicano una via e una piazza. Ma se l’eco del nome di Ferrari si fermasse a Soncino, non ci sarebbe molto da aggiungere. Invece, no. Il nome di Enea Ferrari ha ben altri echi, decisamente più gustosi in tema di gossip artistici. Ecco quali.

Siamo nel 1972. Biennale di Venezia. Anni duri, di contestazione. La grande rassegna d’arte assorbe le tensioni sociali del momento.  Manifestazioni, prese di posizione, voglia di stupire. Ad agitare, però, le acque è soprattutto un libretto anonimo. Questo.

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Il libello  tratta dei rapporti di frequentazione artistica tra il nostro Enea Ferrari e Piero Manzoni. Certo, proprio quel Piero Manzoni. Certo, proprio quell’Enea Ferrari da Soncino. Il contenuto del volumetto , che crea non poco scalpore al tempo della sua apparizione, è ben riassunto da Enzo di Martino nel suo <BloBiennale, aneddoti, scandali, curiosità, incidenti alla Biennale di Venezia dal 1895 al 2013>: . Quadri bianchi con stesure di gesso e caolino, li avrebbe chiamati Achrome. Manzoni, s’intende.

large(un’opera di Enea Ferrari)

Un  maestro d’arte e un artista che si confronta su tecniche e i spirazioni. Chi viene dopo cancella chi c’era prima? Il rapporto Manzoni-Ferrari fu spinoso anche dopo la dipartita del grande Piero, come attesta questa testimonianza riportata dal Circolo culturale Polpatelli in riferimento al rapporto d’amiciziadel pittore Giacomo Olini con Enea  Ferrari.

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<A 14 anni gli permisero di frequentare i corsi di pittura nella scuola di “arte e mestieri” a Orzinuovi. Aveva un bel ricordo del maestro Enea Ferrari di Soncino. Enea lavorava nella villa signorile di Piero Manzoni, pittore morto a trent’anni, riconosciuto ormai a livello mondiale, x la genialità e stravaganza. Giacomo ricordava spesso come dovette testimoniare a favore di Ferrari accusato di plagio nei confronti di Manzoni. Olini documentò che Enea Ferrari dipingeva opere astratte ben prima del giovane Manzoni>.

“Dipingeva opere astratte ben prima del giovane Manzoni”: ecco dunque che il cerchio di questo blog si chiude da dove è partito. Dall’opera in asta alla Meeting art che se è (come è) di Enea Ferrari ed è datata (come è datata) 1945 è un altro tassello di questa storia dove un artista parla di come creare arte a un altro artista: uno diverrà un icona dell’arte mondiale, l’altro avrà una piazza e una via  intitolate a Soncino.

Alberto Boom Boom Biasi

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Boom Boom: mi perdonerà questo eccesso gergale di stampo boxistico,  il maestro veneto tra i creatori del Gruppo N, uno dei massimi esponenti dell’Arte programmata in Italia, punto di riferimento per i suoi colleghi di scelta artistica a livello mondiale. Mi perdonerà Biasi e mi perdonerà Turi Simeti per non aver utilizzato il suo nome con accanto un altrettanto Boom Boom con chiaro riferimento all’indiscutibile successo nella prima tornata dell’asta 785 alla Meeting Art. Certo, anche Simeti ha fatto un balzo prodigioso  a furia di rilanci passando da 3mila a 15 mila. Ma il boom boom per l’opera in fotografia di Biasi passato da 25mila a 51mila, si giusifica con un doppio risultato: quotazione record per un lotto dell’artista e valorizzazione di un pezzo storico. Nel caso del Simeti, che ha comunque triplicato la base, ci si trova di fronte a un ‘opera che richiama gli stilemi degli estroflessionisti (con forti rimandi a Bonalumi). Insomma, ottimo Simeti, ma il boom boom è di Biasi. Un boom boom più piccolo l’ha fatto pure il prode Amadio che, con una sua estroflessione (che non c’entrano con l’area Castellani, Amadio si confrontò infatti con Dorazio), è balzato da offerta libera a 3.900 euro!!!. Chi estroflette vince, è questa la regola attuale. Ma ritorno a Alberto Biasi che, ormai, sta scalando le classifiche d’asta incalzando un altro grande della Programmata: il genio lucido (come l’alluminio) di Alviani.

Note sull’artista. Biasi ha esposto più di cento esposizioni personali e partecipato ad innumerevoli collettive, fra cui la XXXII e la XLII Biennale di Venezia, la X, XI e XIV Quadriennale di Roma, la XI Biennale di San Paulo e le più note Biennali internazionali della grafica, ottenendo numerosi e importanti riconoscimenti, in particolare quello ottenuto con il multiplo “Io sono” al World Print Competition ’73 del California College of Arts and Crafts in collaborazione con il San Francisco Museum of Art. Grandi successi hanno riscosso nel 2006 l’esposizione di trenta sue opere storiche nelle sale dell’Hermitage di San Pietroburgo e nel 2009 la sua antologica “Kaleidoscope: dalle trame agli assemblaggi” al Museo del Palazzo Reale di Genova. Sue opere si trovano al Modern Art Museum di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, all’ Hermitage di San Pietroburgo, nei Musei di Belgrado, Bolzano, Bratislava, Buenos Aires, Ciudad Bolivar, Epinal, Gallarate, Guayaquil, Livorno, Lodz, Ljubljana, Middletown, Padova, Praga, San Francisco, Saint Louis, Tokio, Torino, Ulm, Venezia, Waldenbuch, Wroclaw, Zagabria, al Ministero degli Affari Esteri di Roma ed in numerose collezioni italiane e straniere.