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Robe da chiodi

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L’asta Meeting 2242 di domenica mattina propone opere di Guido Baldessari (cinetismo con schermatura zigrinata in plexiglass) e di Bernard Aubertin. Il maestro francese, sulla scia del Gruppo Zero di Dusseldorf, ha lavorato sia con le combustioni (i primi a trasformare fuoco e bruciature in materia pittorica furono, nell’ordine Burri e Klein, poi arrivò Otto Piene) e con i chiodi. Si tratta di tavole, dette Tableau clous, fittamente trafitte da chiodi. Il rimamdo immediato è a un altro artista del Gruppo Zero, ovvero Uecker che ha reso il chiodo unità pittorica da cui far partire il meccanismo immaginifico dei suoi lavori. Chiodi come materia di pittura, come epicentro di un gioco di luci e ombre. Chiodi, nell’arte contemporanea anche come soggetto pittorico, in questo caso ci si può rifare alle accumulazioni di chiodi di alcune opere di Fernandez Arman (l’accumulazione intesa come ridefinizione del significato stesso dell’oggetto rappresentato)  o a lavori in cui compiaiono chiodi legati alla poetica del nostro Claudio Costa teso a valorizzare la quotidianità surreale di oggetti comuni. Poi ci sono i chiodi nascosti, quelli che usa Castellani per creare le sue estroflessioni e che, a volte, nelle opere più vecchie arrugginiscono e tentano di forare la tela che li imprigiona. Gli esteti e i puristi pretendono immediato restauro dell’opera violata,. Io sarei per esaltare il valore delle materie in gioco  che creano nuovi spazi e giochi di luce oltre a quelli voluti dall’artista. Se tagli la tela, tutto può ancora accadere. Vero, Lucio?

Sotto un Tableau clous in asta domenica, sopra un gioco della mia infanzia. Sempre di chiodi si tratta.

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Mack 59, oltre il muro del suono

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La stagione delle aste Meeting parte sabato 7 e domenica 8 settembre. Battute d’assaggio con prezzi appetibili e lotti da seguire (occhio alla grafica e ai libri d’artista). Ma entrando nelle stanze della prima grande asta di arte contemporanea, la 762, quella che scatterà sabato 14, si è subito assordati dal sibilo di un supersonico in pista di decollo. Lotto 107, così forte il botto da far rinviare un esame attento ad altre prelibatezze all’incanto (che si cercherà comunque di raccontare). Dunque al 107, pista di lancio per un Heinz Mack del 1959. Un frottage, uno studio denso di chine e matite su supporti adeguatamente ondulati atti a ricreare i movimenti della luce grazie al segno di uno dei geni tedeschi del secondo dopoguerra. L’Italia ha avuto Fontana; gli Usa, gli dei dell’espressionismo astratto; la Germania il gruppo Zero.

Zero, tabula rasa, ripartire dopo l’orgia di immagini e di sangue che aveva lasciato sconcertata l’intera Europa. Zero: ovvero darci un  taglio (Fontana), dare forma d’arte a  sacchi sporchi (Burri), non mettere più colore se non del caolino bianco (Manzoni), bruciare (Kline). In Germania Mack e Otto Piene fanno la stessa cosa e nello stesso tempo. Poi arriverà Uecker, il terzo del gruppo Zero in picchiata su tutta l’arte che non ragiona più. Da qualche tempo il gruppo è decollato: nelle aste questi lavori sbancano , stanno dirigendosi verso le quote dove sono i Fontana e i Manzoni. Per questo mi sono distratto dal sibilo provocato dal lotto 107. Base d’asta 2.500, stima 7 mila, Roba da… o da… o anche da…ma sì come si chiama quello che fa le sfere che galleggiano nelle stanze…Roba così. Ma questo lotto non è roba così. E’ un taglio di Fontana, è un achrome di Manzoni, un  sacco di Burri. E’ la storia dell’arte. Lotto 107. Che botto!