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797/ Chef Spoerri

ASTA 797 ( Meeting art)

Terza Sessione: Sabato 12 Settembre 2015 ore 14:30

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DANIEL SPOERRI
Galati 27/03/1930
Faux tableau piége (tavola di Roberto Allegretti, Torino), 2008 tecnica mista e assemblaggio di oggetti su tavola cm. 75x75x27, firma, titolo, anno e località al retro, opera priva di cornice.
Bibliografia:
“Daniel Spoerri, la catena del mercato delle pulci”, a cura di Guido Curto, Edizioni Mercurio (VC), mostra tenutasi presso la Galleria Allegretti (TO) dal 4 novembre 2008 al 26 gennaio 2009.
“Omaggio a Daniel Spoerri, opere scelte”, Edizioni Skira, a cura di Roberto Allegretti e Eduardo Secci, mostra tenutasi presso la Galleria Sangallo Art Station (FI) dal 21 gennaio al 28 marzo 2010, da pagina 30 alla 33.
base d’asta: 10.000 €
stima: 18.000/20.000 €

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nota a margine: Spoerri è un 5stelle del Nouveau realisme, ma più in generale di un arte che si propone di raffigurare dettagli della vita reale della propria contemporaneità sia pure colti con un sottofondo ironico e grottesco. Il gusto di raffigurare alimenti porta Spoerri sulla scia degli still life seicenteschi che hanno nel Cesto di Frutta di Caravaggio il punto di riferimento (la frutta è raccontata anche dal punto di vista della sua corruzione).  L’idea di Spoerri di trasformare il vissuto (e mangiato) di ciascuno di noi in un’opera d’arte è molto, molto caravaggesca. Voi lo comprereste un caravaggesco del terzo millennio? Io sì.

Sciroppo contro il Qatar

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Picco d’influenza. Serve qualcosa per combattere i colpi di tosse. Soprattutto ora che il Qatar provoca un fastidioso solletico nella gola della propria passione per l’arte. Il museo di Doha avrà, grazie ai petrol-soldi, un’opera di Paul Gauguin costata 300 milioni di dollari. Meglio, mi si dirà , di un Messi o di un Cristiano Ronaldo che, pur meravigliosi giocatori, fra 100 anni non potrai esporre in un museo, a meno di non chiedere ad un pronipote di Damien Hirst di <formalizzarne> l’esistenza postuma. Mentre, però, il Gauguin veniva piazzato a cifra stellare, un Caravaggio restava al palo a Christie’s . Ragazzo che sbuccia la frutta: forse non un capolavoro di uno, che anche giovane (l’opera è del 1591),  era solito far capolavori. Forse opera zavorrata dalle solite diatribe su ciò che è o non è di Caravaggio. Diatribe, per altro risolte. Il quadro è un Caravaggio e vale 100 volte meno del Gauguin. 3 milioni di dollari contro 300.

Mi chiedo: la follia all’assenzio, il colore selvaggio  pre astratto e postribolare del Paul (che amava la polinesia) è davvero così straripante e azzerante rispetto alla follia spada/vino, al buio che esalta la luce del Michelangelo che amava la vita spericolata (peggio del Vasco)? Non lo so. Sono confuso da ciò che vale oltre la soglia del buon senso assoluto, mi chiedo se il valore monetizzato di un ‘opera d’arte sia così decisivo per sancirne l’importanza storica oltre che di gossip mediatico. Mi chedo se non sia il momento di uscire, una volta per tutte, dall’inerzia imposta al mercato dell’arte dall’Impressionismo in tutte le sue sfumature. Speravo in Bacon , mi ritrovo con Gauguin. Ma, soprattutto, se io avessi i soldi dell’emiro comprerei un Gauguin o 100 Caravaggio (e sua eletta schiera). Meglio un’opera che da sola fa museo ,adesso, o un museo che , nel suono polifonico dei colori, ti fa sentire una sinfonia? Non ho risposte. E non ho 300 milioni di dollari. Ho però 200 euro, quelli che di recente ho speso per questa serigrafia di Marcello Morandini. Presa su Ebay (non conosco il venditore, ma spedizione celere e precisa). Non lo indico, se vi va cercatela. E’ un possibile sciroppo contro il Qatar.

Foto. Sotto il Morandini, sopra il Gauguin con l’intervento di Caravaggio (la Santa Caterina di Alessandra).

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Mario Ballocco che suonava con Burri

 

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(nelle foto: a sinistra una delle opere esposte alla mostra sull’arte cinetica allestita  al museo di Santa Giulia a Brescia, fonte Archivio Mario Ballocco. Accanto l’autoritratto di Ballocco della collezione Cesare Zavattini)

 

In asta a Innsbruck (Casa d’aste Innauction)  tre opere di Mario Ballocco (1913-2008). Ballocco è considerato essere uno degli sperimentatori più discreti e incisivi dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Teorizzatore dell’estetica del colore e del rapporto tra produzione artistica e design indistriale, Ballocco studia e propone percorsi. Tra il 1950 e il 1951 fonda a Milano la rivista Az, arte d’oggi, in cui getta le basi per un confronto sulle nuove vie dell’italica astrazione. Nasce il gruppo Origine a cui aderiscono Capogrossi, Burri ed Ettore Colla. La rivista dura un anno, ma è un inteso rapporto tra artisti e idee. Ballocco, intanto, sperimenta, studia il rapporto tra colore, percezione visiva ed emotiva. Studi che tracimano nella fisica e anche nella psicologia. Nel 1958 organizza al Museo della scienza di Milano la mostra del colore. Il colore , ovvero il centro focale della sua attenzione di artista colto e sperimentatore.  Il colore e Ballocco: di seguito un testo illuminante, su questo dialogo ricco di spunti e momenti tra ricerca e creazione, scritto da Maurizio Calvesi (da Mario Ballocco, XLII Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia. Arte e Scienza. Catalogo generale 1986 , La Biennale di Venezia – Electa, Venezia 1986, pp. 287-288). Calvesi ha esplorato il rapporto emozionale  tra luce e ombra nell’opera di Caravaggio, non è affatto sorprendente che si interessasse del  colore nell’opera di Ballocco. La sperimentazione accomuna certi artisti e li distingue da tutti gli altri. Ecco cosa scrive Calvesi.

“Il colore è una necessità vitale. Questa storia dei colori castigati è nata col cubismo che nelle abitazioni è riuscito a spazzare le finte tappezzerie umbertine.Oggi però il cubismo s’è abbondantemente trasformato e la completa rivalutazione del colorenelle ultime espressioni artistiche, dimostra quanto sia opportuna una uguale rivalutazione in
ogni altro settore della vita; nella strada, nellacasa, nell’arredamento, nell’industria,nell’abbigliamento, per migliorare l’aspetto delle cose che ci circondano e correggere la povertà immaginativa che ci fa nascere con il bianco, vivere con il grigio e morire con il nero. La pittura può realizzare un nuovo ordine del colore entrando nella funzione pratica della
vita”.Così scriveva Mario Ballocco nel febbraio del 1950[…].Nel 1957 Ballocco fonda la rivista “Colore. Estetica e Logica”, “che aveva la finalità diriunire le discipline interessate al colore, la fisica, la fisiologia e la psicologia” (Lambertini).“Si trattava insomma di giungere allo studio dell’originedei fenomeni che danno la visione”.Con grande coerenza, e in un appartamento dal chiasso delle mode esemplare per modestia,Ballocco ha sviluppato le sue ricerche scientifichesul colore, studiandone le leggi e lafenomenologia. […]Alcune dichiarazioni dello stesso Ballocco chiariscono l’impostazione metodologica della sua“cromatologia”:“Posto che ogni percezione visiva è destinata a provocare reazioni non solo a livello percettivo, ma anche a livello affettivo e comporta mentale, nessun campo visivo giustifica collocazioni privilegiate se non per scelte concettuali.– Poiché il processo percettivo ha luogo “dentro” di noi, non esistono “illusioni ottiche” ma“realtà visive”;– Il dualismo tra forma e colore è inesistente: laforma nasce dalla delimitazione del colore eil colore è condizionato dalla forma che lo racchiude; – Ai tre parametri del colore: tonalità, chiarezza,saturazione è necessario aggiungerne un quarto: il modo di apparenza con il quale il colore è vissuto; – Ignorando il “modo di apparenza”, la valutazione di un colore isolato – che mai ci appare come tale – è fenomenologicamente arbitraria perché trascura gli effetti di interazione e di integrazione con gli altri colori circostanti che ne modificano l’aspetto e il significato; – Il fenomeno della percezione visiva ha come base la luminosità nella progressione del contrasto. All’assenza totale di luce non corrisponde il nero, ma il nulla”. I risultati qualitativi della pittura di Ballocco son ben documentati […]. Uno dei suoi scopi centrali è di dimostrare la priorità del colore, da to primario e naturale, “originario”, e prodotto dalla luce, sulla forma, dato concettuale indotto. Già il neo-platonismo rinascimentale teorizzò la vista come senso superiore agli altri, perché collegato all’immaterialità della luce. È questo il non voluto sottinteso spirituale che sembradi poter cogliere nella razionalità e idealità di Ballocco”.
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L’ultima retrospettiva su Ballocco è recente: riguarda la presenza di alcuni suoi lavori nell’ambito della mostra sull’arte cinetica allestita al Museo di Santa Giulia nella scorsa primavera. Mostra con opere di Marina Apollonio,, Alberto Biasi, Hartmut Böhm, Ennio L. Chiggio, Toni Costa, Franco Costalonga, Carlos Cruz-Diez, Dadamaino, Hugo Demarco, Lucia Di Luciano, Horacio García Rossi, Hans Jörg Glattfelder, Julio Le Parc, Marcello Morandini, Giovanni Pizzo, Francisco Sobrino, Ludwig Wilding. E Ballocco. Lo sperimentatore.
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Breaking news da Meeting art: tra i lotti in asta nella 785 di Arte moderna e ciontemporanea anche un Aricò anni Sessanta, che promette battaglia…

Ma dai, sono solo italiani…


allosia Asta 767 Meetingart, sabato 30 novembre. Titolo: Peccato che siano italiani… Ovvero storia di artisti e intellettuali costretti dalla genetica e dal destino a dover crescere le proprie attitudini in un Paese che ha pur sempre maledetto Caravaggio, bruciato Giordano Bruno, coperto con mutandoni le pubende del giudizio Universale di Michelangelo. Storie. Come quella del lotto 235, Giuseppe Allosia, il Pollock della Liguria. Ma a parti invertite sarebbe Pollock l’Allosia americano . Peppino Allosia, nativo di Volterra, autodidatta in pittura, negli anni Quaranta e Cinquanta molla le menate figurative di maniera (la marina piccola, la donnina che legge nel giardino etc.) e cerca di dipingere cosa ha dentro. Colore e filamenti di luce, astrazione e informale. Si ritrova così sulla linea di Scanavino, di Dova, Dangelo, Baj, Fontana, Manzoni. Lui, Allosia che costa uno sputo, neppure mezzo millimetro quadrato di una tela di Pollock. E a 500 euro è ancora invenduto l’Allosia del lotto 7

valentini 245Seconda storia. Quella del Walter Valentini del lotto 245. Il più metafisico, concettuale, filosofico dei nostri artisti. Se fosse nato in Germania o negli Usa avrebbe la sua nicchia over 100mila euro a base d’asta nell’universo del concettuale post moderno. Invece è qui a lottare tra noi…

ciacielli 251Altra storia. Lotto 251. Qui però è un caso diverso. Lui è Arturo Ciacielli. Nel 1905 espone a Roma al primo Salone dei Rifiutati con Balla e Boccioni. Lui però è rimasto davvero rifiutato dal mercato. Ha vissuto a Parigi, ha pranzato coln Delaunay e Leger (l’opera in asta respira Parigi). E’ qui, sotto i 5mila euro. Guarda un po’…

bartolini 300Ultima storia lotto 300, quella dell’artista Fiesolano Luciano Bartolini. Negli anni Settanta mentre Boetti traccia i progetti dei suoi arazzi che farà tessere in Afghanistan e Jeff Koons fa ancora l’agente di borsa prima di gonfiare palloni a forma di cane da vendere a n-milioni di dollari, Bartolini mette uno accanto all’altro dei fazzoletti di carta per creare la sensazione del colore e delle trasparenze. Un genio. In asta c’è una sua parete di kleenex (2.10X1 metro). Costa come un kleenex, fate il paragone con un Boetti di egual misura….

Storie!