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Sic transit gloria Berti

012015000402La tornata di sabato 9 all’asta 793 alla Meeting Art lascia una scia leggera di sensazioni. Le vado a elencare: le pieghe piombate di Umberto Mariani continuano a muovere le quotazioni (due lotti in gara: da base d’asta 3mila  a 4.200 per 80,5 x60,5,;da mille a 3mila per un 42×33), non c’è però un surplus d’entusiasmo per Mariani come nei mesi scorsi. Prosegue la schizzofrenica corsa di quotazioni di Aubertin: il maestro del fuoco e del Gruppo Zero aveva sue due opere in asta sabato 9: un 20×20 del 2010 si è fermato a 450 euro, una tavola chiodata 40×40 del 1969 è stata venduta a 9.900 euro. Resta da vedere se questa forbice esagerata di valori , tra lavori recenti e quelli passati (soltanto le tavole con i chiodi), non influirà sulla tenuta futura delle quotazioni.Questo sembra il momento (si vedrà se effimero) di Angelo Brescianini, il Castellani con la colt, un suo lavoro 100×100 è passato da senza riserva a 2,600 euro. E’ ancora il momento di Amadio, che guarda a Castellani ma disarmato: da mille a 4mila un suo 80×80, si vedrà se il sostegno delle quotazioni cammina davvero da solo per merito dei collezionisti.La nicchia degli artisti perduti  ha un suo spazio: lo dimostra il Paolo Minoli, segnalato da Bda, passato a mille a 1.600 euro. Premia la qualità: il Nangeroni 120×120 è passato da mille a 5mila. Premia l’originalità e la poesia ritrovata: i due Davide Nido in asta sono raddoppiati dalla base. L’opera di Nido meriterebbe questa valorizzazione al di là della scia del compianto. Due Crippa invenduti (anche un Dova in realtà) e due Finzi venduti bene: fluttuazioni del mercato che portano in alto, ma fanno anche annegare le quotazioni di grandi maestri: a quel punto forse sarebbe da valutare l’acquisto). Ultima annotazione. Nei mesi scorsi il vento soffiava sulle vele dell’astrazione toscana più o meno classica. Tra i nomi in passerella quelli di Vinicio Berti e Gualtiero Nativi. Al momento il Nativi in asta sabato 9 è invenduto a 4mila euro (viaggiava al doppio sino a 3 mesi fa) e un Vinicio Berti anni Settanta, più Berti non si può, è tornato ad essere aggiudicato sotto i mille euro come purtroppo era sempre accadto. Ritengo Berti un nome forte della nostra arte (anticipatore dei nuovi linguaggi pittorici): meriterebbe di non essere piazzato, come forse è stato, in una bolla speculativa (tra l’altro visto il suo carattere non l’avrebbe gradito).

Robe da chiodi

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L’asta Meeting 2242 di domenica mattina propone opere di Guido Baldessari (cinetismo con schermatura zigrinata in plexiglass) e di Bernard Aubertin. Il maestro francese, sulla scia del Gruppo Zero di Dusseldorf, ha lavorato sia con le combustioni (i primi a trasformare fuoco e bruciature in materia pittorica furono, nell’ordine Burri e Klein, poi arrivò Otto Piene) e con i chiodi. Si tratta di tavole, dette Tableau clous, fittamente trafitte da chiodi. Il rimamdo immediato è a un altro artista del Gruppo Zero, ovvero Uecker che ha reso il chiodo unità pittorica da cui far partire il meccanismo immaginifico dei suoi lavori. Chiodi come materia di pittura, come epicentro di un gioco di luci e ombre. Chiodi, nell’arte contemporanea anche come soggetto pittorico, in questo caso ci si può rifare alle accumulazioni di chiodi di alcune opere di Fernandez Arman (l’accumulazione intesa come ridefinizione del significato stesso dell’oggetto rappresentato)  o a lavori in cui compiaiono chiodi legati alla poetica del nostro Claudio Costa teso a valorizzare la quotidianità surreale di oggetti comuni. Poi ci sono i chiodi nascosti, quelli che usa Castellani per creare le sue estroflessioni e che, a volte, nelle opere più vecchie arrugginiscono e tentano di forare la tela che li imprigiona. Gli esteti e i puristi pretendono immediato restauro dell’opera violata,. Io sarei per esaltare il valore delle materie in gioco  che creano nuovi spazi e giochi di luce oltre a quelli voluti dall’artista. Se tagli la tela, tutto può ancora accadere. Vero, Lucio?

Sotto un Tableau clous in asta domenica, sopra un gioco della mia infanzia. Sempre di chiodi si tratta.

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Vanni non estroflette, taglia

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Vanni Cuoghi. Cervo Vostro, madame

acrilico su tela cm. 80x80x4,5

Le mode in arte sono come le mode ovunque: le segui perchè il mercato impone la regola aurea della domanda e dell’offerta. E se un nome, un logo, una firma gira forte non puoi trascurarlo. Benissimo. Ma da collezionista (minimale) non posso che seguire a volte anche l’istinto. Scorrendo i lotti dell’asta 785 di Meeting Art nelle prime due tornate, resto così basìto e stupito. Basìto/sorpreso di come basti una tela estroflessa  per muovere i rilanci. Non faccio nomi e cognomi, ma basta guardare per capire. La bonalumicastellani-mania sta arrivando ai massimi livelli. Bene di certo per muovere gli affari di chi vende e di chi ha raccolto,  ma viene voglia anche di darci un taglio. O un colpo di scure.  Per farlo vado al lotto 160 di domenica 30. Un Vanni Cuoghi. Uno della generazione di artisti visionari. Un figurativo che fa astrazione di pensieri. Un narratore al confine tra fiaba vera e realtà finta. Inquieto quanto basta che se fosse inglese o iraniano sarebbe già da un pezzo davanti e di molto agli estroflettori nostrani. Bello da trovare, un suo dipinto, sopra il camino di casa (o al posto del televisore). Stanchi di seguire la moda, fatevi un Cuoghi.

 

Biografia. Nato a Genova nel 1966 vive e lavora a Milano. Si diploma in Decorazione Pittorica presso l’ Istituto Statale d’ Arte di Chiavari (Ge) e in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera , Milano. Tra il 1989 e il 1992 lavora per alcune riviste italiane come illustratore e frequenta l’Accademia Disney. Fino al 2002 decora e affresca interni ed esterni di chiese e palazzi nobiliari reinterpretando gli stilemi della grande decorazione barocca. Nel 2008 affresca l’intera facciata della Chiesa di Santa Caterina da Genova con le storie della vita della Santa, partecipa alla quarta edizione di Allarmi a Como. Espone a Frieze Art Fair a Londra. E’ presente alla Biennale di San Pietroburgo (Russia) nella sezione curata da Enzo Fornaro ed espone in Cina nella mostra Pechino 2008- Artathlos a cura di Piero Addis presso l’Haidian Exibition Center . A Shangai espone nella mostra collettiva Maestri di Brera presso il Liu Haisu Museum. Partecipa alla 54 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia presso il Padiglione Italia alle Corderie dell’Arsenale invitato da Matteo Ramon Arevalos a cura di Vittorio Sgarbi. Nella chiesa di San Pietro in Atrio e in Pinacoteca a Como tiene la mostra pubblica Novus Malleus Maleficarum.

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Segnalazione: nella pagina Bds friend’s room, l’amico Roberto mi sorprende…

4 cose su Piemonti

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Ho incontrato Lorenzo Piemonti alla Meeting art di Vercelli. Due ore di dialogo sul suo fare arte. Sapevo qualcosa di lui, testimone coerente e contemporaneo del Bauhaus.

(dalla Trecccani):” Bauhaus (Staatliches Bauhaus Weimar) Istituto superiore di istruzione artistica, fondato a Weimar nel 1919 da W. Gropius per promuovere, in risposta alle esigenze che già dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ai movimenti Arts and crafts e Deutscher Werkbund, un nuovo metodo educativo in grado di superare l’antinomia arte-artigianato, finalizzato all’integrazione tra arte e industria e all’unità e armonia tra le diverse attività artistiche. Strutturato in sei semestri, il programma del B. prevedeva due corsi paralleli ma coordinati (uno dedicato ai materiali e ai processi di lavorazione, guidato da un ‘maestro artigiano’; l’altro consacrato al disegno e alla teoria della forma, guidato da un ‘maestro della forma’), preceduti da un semestre per sviluppare nell’allievo il senso dei materiali e dello spazio, introducendolo alla figurazione artistica (corsi tenuti da J. Itten e, dopo il 1922, da L. Moholy-Nagy)”.

Sapevo del suo stretto rapporto con il movimento del Costruttivismo svizzero e del suo dialogo artistico con Max Bill negli anni Sessanta.

Dalla Treccani : “Max Bill. Architetto, pittore e scultore svizzero (Winterthur 1908 – Berlino 1994). Studiò a Zurigo e al Bauhaus di Dessau. Membro di Abstraction-Création (1932-36), associato ai CIAM (1938), fondatore della rivista Abstrakt-Konkret (1944) e dell’Institut für progressive Kultur (1947), B., uno dei maggiori rappresentanti dell’arte concreta, ha elaborato con rigorosa coerenza un linguaggio la cui struttura geometrica ha una matrice logica ordinatrice di forme semplificate fino all’elementare. La creazione artistica è per B. visualizzazione di idee astratte, liberamente immaginate, in forme otticamente percepibili attraverso i colori, lo spazio, la luce, il movimento”.

Sapevo della sua presenza museale e espositiva a fianco di altri maestri dell’astrazione razionale (Bonalumi, Castellani, Dadamaino, Gianni Colombo)

Nella foto sotto un incontro alla Galleria Corsini di Intra nel 1977 con l’artista (a sinistra), Dadamaino,Emilio Tadini, Giorgio Marconi

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Sapevo di opere sue in musei internazionali come il Museum of geometric ad Madi art di Dallas.

 

Lorenzo Piemonti

Piemonti was born in 1935 in a suburb of Milan. He lived and worked in Switzerland from 1965 until 1975, where he studied with the masters of concrete art. During this period he made fashion mannequins for Balenciaga and Yves Saint Laurent. These were shown at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Museum of Art and Fashion at the Louvre. He also has monumental sculpture pieces in Italy.

 

 

 

Dopo l’incontro di domenica so altre quattro cose, che vi scrivo.

1) Ogni sua opera è una sua opera. Una tautologia? No. La storia dell’arte e soprattutto l’ultima fase di essa è ricca di artisti che affidano un’idea a un gruppo di lavoro. Non sono più le scuole rinascimentali, ma factory e catene di montaggio vere e proprie. Piemonti no. Preciso, costruttivista, molto bauhaus abbina la sua forma d’artista alla sua forma di manipolatore artigiano di quella forma. Crea opere in cui colori e inserti di materiali rispondono a logiche matematiche e armoniche.

2) Ogni sua opera è diversa dall’altra. La serialità dell’arte è un vizio in cui spesso l’artista cede per compensare l’esigenza della domanda di sue produzioni con l’offerta che l’atelier può garantire. Piemonti no. <Non voglio farmi impossessare dall’opera _ dice _ L’opera cerca di condurmi a rifare percorsi già fatti, per semplicità, per partito preso. In questi momenti cerco di staccarmi dai miei stereotipi e lasciare comunque qualcosa di nuovo in quello che sto facendo>.

3) Artigiano nel cuore, artista nella mente. “Io dipingevo manichini” racconta Piemonti della sua esperienza in Svizzera. Lì incontra Max Billi, lì incontra il concetto alto di design che lo porta a produrre opere esposte al Louvre e al Metropolitan per dare un senso aggiunto alle grandi creazioni di moda. E’ come dire che Le Courbusier costruiva modellini in legno di case e palazzi. Ma Piemonti non è  umile per caso, è piuttosto il senso della misura e il rispetto che si deve ad ogni prodotto della nostra fatica creativa.

4) Un artista affamato. “Io ho fame _ dice _ fame di continuare la ricerca, fame di produrre, fame di scoprire nuovi proporzioni di colori e forme. Credo che per un artista la fame, un tempo anche materiale, sia un’esigenza”. Artista affamato: come Fontana che, sotto quei morsi, ha tagliato la tela; come Castellani che non smette di cercare il punto in cui l’ombra nasconde la luce; come Picasso che ha dipinto sè stesso da ragazzino quando ormai era a un passo dal suo addio.

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Uomini in fuga (refresh 23 feb.)

 

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 Ecco nella prima tornata d’asta della Meeting art i lotti (con base d’asta) che hanno già rilanci. Tra parentesi la cifra di partenza e in neretto l’ultimo rilancio. Avviso: non sono attivi i link ai singoli lotti. Cliccando sulla copertina si va al catalogo ufficiale.

           Tornata 2 marzo

(astrazione e pittura aniconica)

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10 DAVIDE NIDO Senago 1966Spider map, 2008
tecnica mista su tela cm. 40×40, firma, titolo e anno al retro, opera priva di cornice.(500)  1150 
19 PIERO RUGGERI Torino 27/04/1930 – 14/05/2009
Senza titolo, anni ’70
tecnica mista su cartoncino intelato cm. 87×60, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.(1.000) 1500
23 JORRIT TORNQUIST Graz 1938
Composizione, 1971 acrilici liquitex su tela cm. 80×80, firma, titolo, anno, tecnica e timbro dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su foto, presenta restauro visibile al centro.(1000) 2.200
27 GIANNI DESSI` Roma 19/01/1955
Senza titolo
olio su tavola cm. 41×41, firma, anno ed etichetta della Galleria Alessandro Bagnai (SI) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.(1000) 1200
39 MASSIMO KAUFMANN Milano 21/06/1963
Senza titolo
olio su tela cm. 70×100, firma al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.(2000) 2200
41 ALBERTO BIASI Padova 02/06/1937
Concentrazione-dispersione, 1990-1992
politipo, acrilico, assemblaggio e pvc su tavola cm. 77×98, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto(5000) 6500
  PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012
Phenomena white snap, 1964
acquerello su carta cm. 76,5×57,5, firma in basso al centro, dedica ad personam e anno in basso a sinistra.(5000) 5.500
54 ENRICO CASTELLANI Castelmassa (Ro) 04/08/1930
Superficie bianca, 1976
impressione a secco (calcografia) su carta cm. 50×70, esemplare 13/100, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità della Futur Arte (Pordenone) allegata.(1000) 1100
61 ALIGHIERO BOETTI Torino 1940 – Roma 24/04/1994
Millenovecentoottantotto, 1988
arazzo a ricamo cm. 21×22, firma al retro, opera registrata presso l’Archivio Alighiero Boetti (Roma) come da dichiarazione su foto(12000) 14000
63 PAOLO SCHEGGI Firenze 1940 – Roma 1971
Intersuperficie curva sul bianco, 1966
acrilico su tre tele sovrapposte cm. 70×70, firma, titolo, anno e timbro della Galleria Arte Moderna Il Punto (TO) al retro, opera registrata presso l’Archivio Scheggi al numero PASC 0569 come da dichiarazione della Galleria Niccoli (PR) su foto, entro teca in plexiglass.(15000) 18000 
66 GIUSEPPE MARANIELLO Napoli 1945
Senza titolo, 1997
scultura in bronzo cm. 25x48x5, (tiratura totale 9 esemplari + 1 P.A.), opera non firmata, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.(1000) 1700
68 PHILIP TAAFFE New Jersey 1955
Senza titolo, 1995
tecnica mista su carta cm. 32×24, firma e anno in alto a sinistra.(1000) 1600
72 REMO BIANCO Milano 03/06/1922 – Milano 23/02/1988
Senza titolo, 1977
olio, tecnica mista e collage di tele su cartone cm. 75×50, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità a cura della sorella Lyda Bianchi su foto.(1000) 1400
76 DADAMAINO Milano 02/10/1935 – Milano 04/2004
Il movimento delle cose, 1993
tecnica mista su carta cm. 70×50, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Dadamaino al numero 015/07 come da dichiarazione a cura di Flaminio Gualdoni su foto.(3000) 3300
88 JORGE EIELSON Perù 1924 – Milano 09/03/2006
Amazzonia, 2001
tele annodate e acrilici su tela applicata su tavola circolare diametro cm. 40, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l’Archivio Jorge Eielson al numero JE 443 come da dichiarazione su foto, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, entro teca in plexiglass.(1000) 1500 
93 PINO PINELLI Catania 01/10/1938
Pittura BL.B., 1997
tecnica mista su due elementi cm. 29×19 cadauno, entro unica cornice, firma, titolo, anno e località (Milano) sul retro dell’elemento bianco, dichiarazione d’autenticità dell’artista ed etichetta della Galleria Colombo Arte (Bovisio Masciago-MI) su foto.(1500) 1700
102 ACHILLE PERILLI Roma 28/01/1927
Il ghiribizzo, 2000
tecnica mista su tela cm. 50×50, firma e anno in basso a sinistra, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su foto.(3000) 3300
105 AGOSTINO BONALUMI Vimercate (Mi) 10/07/1935
Bianco 1980
tela estroflessa cm. 20×20, firma, anno, timbro ed etichetta dello Studio f.22 (Palazzolo sull’Oglio-BS) al retro, dichiarazione d’autenticità e archivio dell’artista su foto.(5000) 6500
106 BERNARD AUBERTIN Fontenay aux Roses 1934
Senza titolo, 1970
acrilico e chiodi su tavola cm. 50×50, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, stampa fotografica allegata ritraente l’artista con l’opera, entro teca in plexiglass.(2500) 3300
107 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Varese 15/06/2003
Traccia extra, 1965
acrilico passamaneria oggetti su tela 46×65, firma in basso a destra, pubblicato sul “Catalogo generale Bolaffi delle opere di Baj”, a cura di Enrico Crispolti, Giulio Bolaffi Editore Torino, repertorio 981, pagina 145.(5000) 5500
32 GIORGIO GRIFFA Torino 29/03/1936
Senza titolo, 1974
acrilico su tela cm. 27×55, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foglio A4 e certificato della Galleria d’Arte Orler allegati. (2500) 3100
29 RICCARDO LICATA Torino 20/12/1929
Senza titolo, 1989
mosaico cm. 72×83, firma e anno incisa sulla destra, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto. (2000) 2400
6.000
73 TURI SIMETI Alcamo 05/08/1929
Senza titolo, 2002
tela rossa estroflessa cm. 30×35, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.   (1500) 1600

5[1] ATTENZIONE NEWS : IO LO VORREI COMPRARE ( IL SOGNO)—– STANZA DI LUCA 

Scheggi, che scheggia…(refresh 18 febbraio)

paoloscheggi  Prima tornata dell’astona di Arte moderna e contemporanea 754, c’è già un uomo in fuga. Anzi, un quadro con l’uomo che l’ha dipinto. Ovvero Paolo Scheggi (1940-1971).  Vita breve. Grande densità artistica. Graffia la scena artistica italiana insieme a Manzoni (altro morto giovane, vivo ancora), Fontana e Castellani. Loro se ne fregano di colori e figure sulla tela. Prendono e manipolano forme plastiche. Magari proprio di plastica, il nuovo materiale uscito dalla mente del Nobel Giuseppe Natta. Scheggi fa così con plastica e altro: < …bucava le tele con delle fustelle di ferro per ottenere dei buchi perfetti e aveva inventato una tecnica particolare per arricciarne i bordi verso l’interno. Quando i buchi erano pronti, dipingeva il tutto con un colore unico che a volte era il rosso, a volte il nero, a volte il blu o l’arancione. Non gli ho mai visto fare i buchi verdi, e non gli ho mai chiesto il perchè…> così di lui Antonio Giusti. Si ricordano di lui, oggi. L’opera in asta alla Meeting il 2 marzo partiva da 15 mila euro, siamo già a 17mila. Scatto e fuga (in avanti) d’artista. Bravo, grande, Paolo!

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63 PAOLO SCHEGGI Firenze 1940 – Roma 1971
Intersuperficie curva sul bianco, 1966
acrilico su tre tele sovrapposte cm. 70×70, firma, titolo, anno e timbro della Galleria Arte Moderna Il Punto (TO) al retro, opera registrata presso l’Archivio Scheggi al numero PASC 0569 come da dichiarazione della Galleria Niccoli (PR) su foto, entro teca in plexiglass.