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Codice Munari

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5 BRUNO MUNARI Milano 1907 – Milano 30/09/1998
Senza titolo, 1998
tecnica mista su carta cm. 21×30, firma e anno in basso al centro

Sarebbe da tradurre. Perchè Munari non faceva mai nulla a caso. <Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo _ scrive in Da Cosa nasce cosa _ in questo modo si fa solo della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti. La serie di operazioni del metodo progettuale è fatta di valori oggettivi che diventano strumenti operativi nelle mani di progettisti creativi>. Chiaro, no? Un genio che si muove senza regole certe, senza un codice non esiste. Chi dice di esserlo mistifica. <Come si riconoscono i valori oggettivi? _ continua Munari _  Sono valori riconosciuti da tutti come tali. Per esempio se io affermo che mescolando il color giallo limone con il blu turchese si ottiene un verde, sia che si usino colori a tempera, a olio o acrilici oppure pennarelli, e pastelli, io affermo un valore oggettivo>.

L’opera della foto va in asta venerdì prossimo dalle 22 in Meeting Art.

Luce dagli occhi

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Asta 762. La filigrana del catalogo riserva sorprese. Ci sono lotti defilati, silenti che raccontano di artisti in grado di plasmare lo spazio e di manipolare (nel senso buono)  le loro idee come noi da bambini  pastricciavamo la plastilina. Li chiamano, a volte, anche designer nello sforzo di catalogare comunque una professione, una passione, un lavoro fuori dagli schemi.  Sono creatori di forme d’arte a volte in modo sorprendente. Gioca con la luce Mario Nanni, crea scenari luminosi in importanti spazi espositivi: guardate il suo sito (www.marionanni.com) e lo capirete meglio. A me piace questa parte dell’intervista che lo presenta: 

Ma suo nonno, suo nonno cosa c’entra?

Suo nonno lo portava al cinema, al cinema di quei tempi dove la luce usciva dal buio e si impadroniva della sala. suo nonno una volta gli disse che le persone si dividono tra quelli che dicono e quelli che fanno e lui doveva decidere da che parte stare. e lui ha deciso di star dalla parte di quelli che fanno: ha fatto le scuole basse, quelle professionali per trovar lavoro e un lavoro l’ha trovato, un lavoro come quello di tanti: l’elettricista. per questo nel suo progettare di oggi c’è, oltre ad un ingegno capace di sempre nuove intuizioni, la praticità di chi la luce la montava prima di inventarla-

Mario Nanni e un suo progetto è al lotto 547. Poi c’è lei, capace di soffiare nel vetro veneziano e dargli un’anima orientale. Si chiama Hiromi Masuda, è giapponese, ha navigato tra la sua isola imperiale e la nostra penisola  “Il vetro racconta nelle sue tante espressioni, fissa con occhi trasparenti, tende la mano morbida quanto la guancia di un bambino, una leggerezza che ti viene da saltellare, un calore che ti invita a lasciarti andare, un sospiro passionalmente profondo come una forza ammaliatrice induce sul fondo del mare, con luce fredda chiude il cuore”, spiegava l’artista presentando una sua instrallazione a Milano. Le sue forme partono anche dalla tela. Lotto 276. Sabato. Asta 764

 

 

Il silenzio del cielo…

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…ma a Vercelli, all’asta 762, urlano senza stonare le forme dell’arte in gara sabato 21.   Il post scippa il titolo all’opera del lotto 311 (di cui non c’è qui foto, ma che troverete nelle cose che vorrei avere se avessi il quibus necessario). E’ cosa bella. E’ cosa di Valter Valentini (parlano di lui le immagini sopra) , il più rinascimentale (il suo modello dichiarato è Piero della Francesca) e metafisico (non ha mai nascosto pulsioni dechirichiane) dei nostri maestri viventi: il suo è un approccio umanistico all’astrazione geometrica, un incrociarsi di linee nello spazio che ricordano da vicino le canzoni più belle di Battiato…(che io ascolterei da tappeto sonoro perchè l’arte è una cosa che chiama arte.)

Lotto 311, annotate gente se guardavate Star Trek da ragazzi e sognavate cieli immensi e anche un po’ d’immenso amore . Ma da lì in poi, ovvero da lotto 311-creatore d’universi,  è uno sfoggio di acuti. Canta il Biasi del lotto 320 (gli fa ecco il Toni Costa del lotto 352). Gorgheggia sempre sulle note alte lo Scheggi  del lotto 338 (è quella sinfonia gialla che domina la copertina del catalogo). Sussurra , invece,  “comprami, che non sbagli” il Jenkins storico  del lotto 341: astrazione del colore e non della geometria. Non stona affatto l’Horacio Garcia Rossi piccolo, piccolo, ma storico storico del lotto 347 o di nuovo l’Albertino Biasi del 348 (un po’ su con l’ingaggio a dir la verità…). 

 Ma da ascoltare anche la musica di seconda fila del Max Huber del lotto 349. Subito dopo una chicca alla Meeting art. L’esibizione al lotto 350 di un rarissimo Franco Grignani, artista e designer  di valire internazionale con le contropalle (ops). Creatore di marchi storici per l’industria (la Pura Lana Vergine). Cosa intrigante per il collezionista  sofisticato e intelligente di post costruttivisti sfociati nella ricerca optical e cinetica. Vi dico una cosa: in questa asta c’è da che dilettarsi anche su questo aspetto. Per ora mi fermo qui, ma dovrò ritornare sui miei passi. Ma è solo un riprender fiato…

ps. Nella sezione under mille ho una cosa da dirvi sul tema: a volte non costa niente la storia dell’arte…