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Nespolofuturo

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Nespolo è attualmente la più “alta autorità” patafisica italiana. Ha fondato con Baj l’Istituto Patafisico Ticinese e si onora di avere il proprio diploma firmato da Raymond Quenau che aveva apprezzato un piccolo libro di logica formale scritto da Nespolo e stampato dall’Editore Schwarz nel 1968″. Si può partire da qui per spiegare il titolo del mio post. O si può partire da quello che mi dice da tempo il mio mentore nascosto sulle cose d’arte (che non si palesa, essendo troppo di nicchia il mio blog per uno come lui…sfottò gratis). Lui, il mentore mi dice: <Dopo l’orgia cinetica, dopo la fisica della percezione e del dinamismo ottico, il mercato  smetterà di far fare ginnastica agli occhi e tornerà a stimolare la psiche giocosa. Dalla fisica della percezione, alla fisica dell’immaginazione. Occhio a Baj, occhio a Nespolo…>.

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Nespolo. Ugo. Uno che dice cose così: <L’arte è sempre stata la testimonianza del proprio tempo, a volte l’anticipatrice. Oggi – aspetto che qualcuno mi smentisca – è stata messa in un angolo buio e comandata solo dal mercato, dalle imposizioni di pochi collezionisti che, spesso, si limitano a speculare quando non a riciclare il denaro guadagnato in nero. E, allora, accidenti: “Vaffa”> (da un’intervista a La Stampa di renato Rizzo del 17 febbraio 2012). Di lui la Treccani, nella sua solenne e monumentale sintesi enciclopedica dice:  <Pittore e scultore italiano (n. Mosso Santa Maria, Vercelli, 1941). Vicino alle esperienze di E. Bay, ha creato serie di opere che, muovendosi dall’ambito della pop art e dalle soluzioni neodadaiste, si incentrano sul rapporto ludico tra arte e immagine>. Sul rapporto ludico  ho molti dubbi: l’esplosione creativa di Baj o di Nespolo, solo ad un occhio superficiale richiama il livello comunicativo di un gioco di bimbo (Questo potevo farlo anch’io…), in realtà è ricerca concettuale. E’ arte dove persino la ripetitività è vista da Nespolo <come la morte>. Se Picasso guardava alle maschere africane, attingendo alle culture tribali, Nespolo e Baj spaziano nel sovramondo dell’immaginario collettivo per evocare e materializzare icone di sogni perduti nel nostro subconscio. Sogni colorati, spesso. Forme morbide che si incastrano. Il puzzle di Nespolo è cosa da palati fini, richiama il cubismo, il futurismo, il dadaismo. Li rilancia direttamente nel futuro dell’arte, dove la fisica sarà sempre più patafisica. E il mercato si prostrerà alla rivoluzione.

Domenica 8 dicembre dalle 10 (canale 825 piattaforma Sky) incontro con Ugo Nespolo. Asta-mostra a Meeting Art.

 

Il trampoliere, da prendere al volo

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Arturo Ciacielli 1915.  Il più globalizzato ed europeo dei nostri artisti d’allora. Nato a Frosinone, figlio di mosaicista. Nel 1905 espone al Salone dei rifiutati a Roma. E i rifiutati sono Balla, Boccioni, Severini…i futuri futuristi. Lui lo è? Forse no, forse sì. Lui è un curioso, un coraggioso, uno che non si ferma e accetta le sfide: uno Steve Jobs della pittura. Incontra una pittrice svedese, si trasferisce in Svezia, espone a Malmoe. Poi va a Parigi, 1911. Frequenta l’atelier di Delaunay e ogni giorno  parla di dove andrà la pittura moderna con Braque, Légier, Chagall. Quattro amici al bar, la Treccani della storia dell’arte moderna contemporanea, seduta attorno a un tavolo. E con loro Ciacielli. Nel 1915, quando dipinge il lotto 101 dell’asta 2176, è in Svezia dove sta dirigendo e lo farà fino  al 1920, la Nya konstgalleriet: in Strandvägen, n. 9, la prima galleria d’arte moderna di Stoccolma. Diretta da un italiano, cubo-futurista, cosmopolita e intelligente. Ciacielli. Arturo. Da Frosinone.

ps. Conflitto d’interessi, ma trasparente: faccio un rilancio sul detto lotto. Tanto non lo prenderò, ma se non lo facessi che guardo le aste a fare?

Una mostra da vedere…insisto

Giorgio Garbi - mostra al broletto con giosu

Prosegue a Pavia la mostra sulla visual Poetry al castello visconteo con “depandance” ricchissima nel palazzo del Broletto nella centralissima piazza Vittoria. Un po’ arduo accorgersi che c’è, il comune di Pavia non ha certo  esagerato nel pubblicizzare un evento storico (a detta di molti). Ma, come ricordavo in un post precedente, siamo  testimoni di un evento che forse segna un punto di confine tra ciò che si sa e ciò che si saprà di un universo d’artisti e del loro Dna (i futuristi, Marinetti, l’avanguardia russa, Kossuth e Cattelan, Fluxus e la mail art). Per chi non c’è e ci sia…

nella foto un’opera di Luc Fierens

L’uomo che fa ponti di luce

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Marco Lodola. Domenica 12 dalle 10, canale 825 Sky, asta alla Meeting con lui presente. Lodola, l’artista italiano contemporaneo più vicino a un modello Expo. Cifra e impronta stilistica originale: giusta miscela di pop art e futurismo, di astrazione elettrica e figurazione giocosa. A Pavia in un’officina, che fa molto nostrana factory , lui crea e produce opere che mediano tra ciò che siamo stati e  ciò che vorremmo essere:i suoi ballerini post moderni, fatti di plastica e neon, hanno nostalgia dei passi del varietà o di quelli sul legno delle balere. Ma d’improvviso sono chitarre, accordi rock e altri colori. Lodola dialoga con la musica: le sue opere cantano, se le accendi.  Ma ritornano opere d’arte destinate allo sguardo, se le spegni. Un gioco di richiami, anche arditi.  Biennale di Venezia e Xfactor, la Ca’ D’oro a Venezia e l’Ariston di San Remo: sculture di luce che si trovano a loro agio nelle stanze degli antichi poteri veneziani come in quelle dove si fan solo canzonette. La forza di Lodola è quella di essere pop art e futurismo, di essere colto e culto, di essere giocattolo e cosa seria. Un Lodola per questo, spacca: perchè lo puoi sistemare in un bar alla moda frequentato da giovani in attesa di andare in disco come nell’atrio di un teatro in attesa di qualche Prima. Non tutti gli artisti ci riescono. Perchè Lodola sogna colori. Ancora, lo fa. Per esempio un Ponte da far volare. Quello di Pavia sul Ticino proprio in faccia a quello Vecchio, simbolo della città. Il Ponte della Libertà immaginato da Lodola è una danza elegante e serena di blu e rossi, di forme alate che tenteranno di sollevare le arcate e portarle un po’ più in alto del solito logorio della vita moderna. Sarà un ponte Rock. Perchè lui è Lodola, l’artista che fa opere che cantano…

Ciao Marco! 

Il ritorno di super Pippo

super pippo b[1]
No, non è di lui che voglio parlare (peraltro un mito)
ma di lui…
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PIPPO ORIANI
L’ultimo dei grandi futuristi, anzi, forse, il primo che ha colto la possibilità di rielaborare nell’età contemporanea i vagiti e la filosofia di quella pittura d’avanguardia. Figura unica per esperienza e creatività, ma anche per forte unicità di scelte: il futurismo aderiva al fascismo sia pure in modo critico, Oriani no. Oriani è alternativo al sistema.
E in asta alla Meeting Art nella tornata di domenica 2 marzo ecco apparire, come un baleno nel cielo questo . Questo lotto…
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205       PIPPO       ORIANI Torino 25/06/1909 – Roma 01/12/1972       Natura morta, 1933-35 encausto, graffito su cartone gessato cm. 30×45; firma in basso a destra, pubblicato sul Catalogo Generale delle       Opere di Oriani volume primo, testi di Giovanni Lista e Mariastella  Margozzi, Editoriale Giorgio Mondadori, pagina 117 repertorio FPO/MV566.
A seguire unascheda biografica
Pippo Oriani (Torino 1909 – Roma – 1972)