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Chevalier Gianni, chapeau!

<Fare il pittore, o meglio l’artista, non significa distribuire pillole d’oppio colorate, ma chiarire l’evoluzione della condizione umana>. E’ la frase di Gianni Bertini riportata nell’home page del suo Archivio che annuncia la prossima uscita del catalogo generale. Bertini: l’astratto, lo sperimentatore, il poeta,  l’incastro di lettere e immagini in costruzioni dalla forte cifra stilistica. Un anticipatore senza essere un profeta, stimato dai francesi, snobbato dagli italici. Gianni Bertini è qui. Domenica all’Asta 785 della Meeting Art, lotto 169, un’opera di Gianni, il nostro visionario realista. Unico, da afferrare prima che dalla Francia lo rendano inafferrabile.

bertini

Où vat-il Démeter, 1964-74
tecnica mista e riporto fotografico su tela emulsionata cm. 70×70
BIOGRAFIA (dal sito di Frittelli Arte che cura l’archivio). Nato a Pisa il 31 agosto 1922, è in questa città che si compie la sua formazione con una laurea in matematica pura. Gianni Bertini esordisce come pittore nel 1946, scegliendo la via dell’astrazione perché come egli stesso afferma: “Sono diventato non-figurativo per aver dato un significato reale agli avvenimenti della guerra”.  Tra il 1948 e il 1949 realizza il suo primo ciclo, i Gridi, facendo uso di lettere stampigliate e cifre. Dopo un breve soggiorno a Roma, nel 1950 si stabilisce a Milano, dove entra in contatto con il MAC di Monnier, Dorfles, Munari e Soldati. In questo anno realizza opere di aspetto prevalentemente grafico, formate da giustapposizioni di elementi contrastanti: positivo-negativo, bianco-nero, punto-linea che lo portano ad indagare il mondo della linea e dello spazio, e ad approfondire l’aspetto meccanico che anima le sue Composizioni e Scomposizioni. Nel 1951 viene invitato a due mostre dedicate all’arte astratta in Italia: Arte astratta e concreta alla Galleria d’Arte moderna di Roma e Panorama dell’arte astratta in Italia dal 1915 al 1951 alla Galleria Bompiani di Milano. Quindi realizza delle pitture dove la sgocciolatura è largamente impiegata; tali opere vennero presentate nell’ottobre del 1951 alla galleria Numero di Firenze e sono tra le prime manifestazioni di pittura informale realizzata in Italia. In seguito furono definite Pitture nucleari. Sul finire del 1951 si trasferisce a Parigi e nel maggio 1952 ha luogo la sua prima mostra personale parigina alla Galerie Arnaud.
Dopo un viaggio di studio attraverso la Spagna, rientra a Parigi. Qui entra in contatto con René Drouin e dal 1957 fa parte del gruppo “Espaces imaginaires” promosso da Pierre Restany, mentre dal 1954 è invitato al “Salon de Mai” dove espone regolarmente fino al 1963, anno in cui insorge con il manifesto Bonsoir le Salon de Mai per contestarne la ormai avvenuta decadenza. Compie numerosi viaggi in Europa esponendo con personali a Bruxelles, Copenhagen, Schiedam, Amsterdam. Nel 1960 parte per gli Stati Uniti e pur lavorando con la Gres Gallery di Chicago, preferisce risiedere a New York.
Ritorna a Parigi, dove partecipa all’azione del Nouveau Réalisme. Nel 1961 è accolta in Svezia – dove l’artista soggiorna a più riprese – una sua ampia retrospettiva alla Kunsthalle di Lund. Tale esposizione è poi ripetuta nel 1963 al Palais des Beaux Arts di Bruxelles. Nel frattempo aveva presentato, nel 1962, Le Pays Réel alla Galerie J. di Parigi. Dopo un soggiorno prolungato a Tangeri, rientra a Parigi e nel 1965 firma il primo Manifesto della “Mec-Art” abbreviativo di mechanical-art; ovvero un’arte che sfrutta tutti i procedimenti fotografici per ottenere un’elaborazione meccanica di una nuova immagine riportata poi su tela o metallo su cui l’artista interviene pittoricamente. Nello stesso anno espone a Stoccolma, Amsterdam, Bruxelles e Milano. Nel 1968 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia, dove nell’edizione successiva del 1970 sarà commissario di esposizione.Durante questi anni compie un viaggio di studio in Senegal e successivamente in America Latina, attraversandola da sud a nord. Soggiorna a Buenos Aires ed espone al CAYE. Quindi rientra a Milano, dove tra il 1971 e il 1972 fonda due riviste di poesia visiva: “Mec” e  “Lotta Poetica”.
Nel 1984 torna nuovamente a Parigi dove gli è consacrata una grande retrospettiva al Centre Nazional des Arts Plastiques. L’anno successivo il Ministero della Pubblica Istruzione francese lo nomina “Chevalier dans l’Ordre des Arts et Lettres”. Nel 1988-89 compie alcuni viaggi in Oriente, esponendo nei musei d’arte moderna di Seoul e Taiwan.
Sulle tele della fine degli anni Ottanta, alle immagini massmediatiche si sostituiscono ombre e profili di personaggi anonimi, femminili e maschili, dispersi e proiettati in situazioni meccaniche o fondali di fatti reali.
A commento della guerra del Golfo, nel 1991 realizza il ciclo Per non dimenticare: è qui che trovano la loro massima espressione le ombre, stagliate sullo sfondo, di eventi e macchinari, ingranaggi ed elicotteri. Nel 1992 presenta un ciclo di dodici opere su Antonin Artaud. È nel 1997 che lancia il manifesto “La Retro-garde” in opposizione al dilagare di un’arte morta in vagina. Ai principi della Mec-Art si innesta un intenso ed approfondito apporto cromatico, che auspica la rinascita del mestiere di pittore. Nel 1999 presenta a Parigi alla Galerie de L’Europe e a Milano alla Galleria del Naviglio una mostra intitolata  La Retro-garde – La Retroguardia.
La più recente mostra antologica gli è stata dedicata dal Museo Civico della città di Zilina in Slovacchia.
Gianni Bertini si è spento a Caen (Normandia) l’8 luglio 2010.
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