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Leoni di Venezia

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Lotto 470. Senza titolo, 1962
olio su tela cm. 45×60, firma in basso a destra, anno e firma al retro.

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462 SAVERIO RAMPIN Venezia 1930 – Venezia 1992
Venezia
tecnica mista su cartoncino cm. 44,5×58, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità firmata Pagani e datata 1967 al retro.

 

 

può la storia di un artista costare mille euro?

forse meno.

Il mercato dell’arte è strano, spesso fuorviante. Le quotazioni delle opere sul mercato, riflettono, infatti,  in modo  strabico il peso qualitativo e storico di un percorso artistico. Non vale di più chi costa di più. Il valore storico è valutabile solo sul lungo periodo, quello commerciale è, spesso, invece, mordi e fuggi. Come in borsa: si punta al realizzo e chi se ne fotte di quello che accadrà dopo a quella firma e alla sua storia artistica.  E così di colpo , qualche nome è proiettato verso l’alto, con una spinta che rischia di assomigliare a quella che fornivo io, da ragazzino,  al mio missile Quercetti tendendo il più possibile l’elastico. A un certo punto del cielo, quella si esauriva e il missile ricadeva portato dal vento, attaccato al suo paracadutino. A volte il paracadute proprio non si apriva e il missile veniva giù di botto.  Sta accadendo, forse così, in questi mesi agli analitici e affini (Griffa, Marchegiani, Aricò, Guarneri, Pinelli…più defilato Olivieri). Quotazioni in salita, ma fino a quando? La storia dell’arte per fortuna non è un elastico tirato.

Guardate i due lotti in alto. Saranno messi in asta sabato prossimo alla Meeting art nell’asta 797. Sono di uno stesso autore. Si chiamava Saverio Rampin: ha occupato con grande dignità la ricca scena veneziana dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Si è mosso tra spazialismo, astrazione, figurazione. Ha dialogato negli anni eroici del secondo dopoguerra con Edmondo Bacci, Gino Morandis, Luciano Gaspari, Vinicio Vianello e Bruna Gasparini, il lirico Tancredi, Riccardo Licata e Ennio Finzi, Virgilio Guidi. Certo Guidi. Le opere di Saverio   sono da sempre necessario corredo per raccontare gli esiti lagunari della ricerca di Lucio Fontana (lo attestano le ricerche di Giovanni Granzotto, il guru critico di questi nomi e movimenti).

Questo Saverio Rampin è l’autore dei due lotti di cui sopra. Il primo racconta della sua adesione ai percorsi più lirici dell’astrazione, per poi approdare (il lotto sotto) alla mediazione figurativa della spazialismo operata da Virgilio Guidi (una Venezia guidiana riletta da Rampin).  Un precedente lotto della stessa asta e dello stesso autore è stato aggiudicato a 350 euro. Da qui l’assunto? La storia di un pittore così significativa , raccontata in due lotti in asta, può costare meno di mille euro?

Alberto Boom Boom Biasi

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Boom Boom: mi perdonerà questo eccesso gergale di stampo boxistico,  il maestro veneto tra i creatori del Gruppo N, uno dei massimi esponenti dell’Arte programmata in Italia, punto di riferimento per i suoi colleghi di scelta artistica a livello mondiale. Mi perdonerà Biasi e mi perdonerà Turi Simeti per non aver utilizzato il suo nome con accanto un altrettanto Boom Boom con chiaro riferimento all’indiscutibile successo nella prima tornata dell’asta 785 alla Meeting Art. Certo, anche Simeti ha fatto un balzo prodigioso  a furia di rilanci passando da 3mila a 15 mila. Ma il boom boom per l’opera in fotografia di Biasi passato da 25mila a 51mila, si giusifica con un doppio risultato: quotazione record per un lotto dell’artista e valorizzazione di un pezzo storico. Nel caso del Simeti, che ha comunque triplicato la base, ci si trova di fronte a un ‘opera che richiama gli stilemi degli estroflessionisti (con forti rimandi a Bonalumi). Insomma, ottimo Simeti, ma il boom boom è di Biasi. Un boom boom più piccolo l’ha fatto pure il prode Amadio che, con una sua estroflessione (che non c’entrano con l’area Castellani, Amadio si confrontò infatti con Dorazio), è balzato da offerta libera a 3.900 euro!!!. Chi estroflette vince, è questa la regola attuale. Ma ritorno a Alberto Biasi che, ormai, sta scalando le classifiche d’asta incalzando un altro grande della Programmata: il genio lucido (come l’alluminio) di Alviani.

Note sull’artista. Biasi ha esposto più di cento esposizioni personali e partecipato ad innumerevoli collettive, fra cui la XXXII e la XLII Biennale di Venezia, la X, XI e XIV Quadriennale di Roma, la XI Biennale di San Paulo e le più note Biennali internazionali della grafica, ottenendo numerosi e importanti riconoscimenti, in particolare quello ottenuto con il multiplo “Io sono” al World Print Competition ’73 del California College of Arts and Crafts in collaborazione con il San Francisco Museum of Art. Grandi successi hanno riscosso nel 2006 l’esposizione di trenta sue opere storiche nelle sale dell’Hermitage di San Pietroburgo e nel 2009 la sua antologica “Kaleidoscope: dalle trame agli assemblaggi” al Museo del Palazzo Reale di Genova. Sue opere si trovano al Modern Art Museum di New York, alla Galleria Nazionale di Roma, all’ Hermitage di San Pietroburgo, nei Musei di Belgrado, Bolzano, Bratislava, Buenos Aires, Ciudad Bolivar, Epinal, Gallarate, Guayaquil, Livorno, Lodz, Ljubljana, Middletown, Padova, Praga, San Francisco, Saint Louis, Tokio, Torino, Ulm, Venezia, Waldenbuch, Wroclaw, Zagabria, al Ministero degli Affari Esteri di Roma ed in numerose collezioni italiane e straniere.

 

H come Horacio, g come Grav

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Non solo samba o tango. Ma anche geometria. Domenica 15 dicembre alla Meetingart dalle ore 10, un’asta tosta. Asta mostra con un big della critica d’arte, senza strilli (Giovanni Granzotto). Tema: Horacio Garcia Rossi. Colore e movimento. Uno del gruppo Grav, il Sudamerica che sbarca a Parigi per  coniugare poesia e geometria, colore e luce. forma e movimento. Le Parc, Demarco, Sobrino e Rossi. Ognuno parte di un tutto, ma un tutto che si rigenera nell’arte di ogni singolo artista. Siamo al Grado Zero della pittura, siamo alla rilettura, fatta nel secondo dopoguerra, degli insegnamenti pittorici di Malevich e Mondrian, ma anche del nostro Futurismo. Opere spettacolari. Al professor Granzotto chiederei di arbitrare idealmente una partita Europa-Sudamerica del cinetismo-op art-grado zero. Il Sudamerica schiererebbe un attacco formidabile composto da De Marco-Rossi-Le Parc  – Sobrino e con Raphael Soto in regia. L ‘Europa risponderebbe con Mack-Piene -Uecker -Morellet ,Vasarely in regia insieme a Gianni Colombo (a disposizione Biasi e Varisco) . Scontro epico. Brividi d’arte. Intanto oggi gioca Rossi…

Nota biografica (tratta dal Milanoartexpo)

Horacio Garcia Rossi nasce a Buenos Aires in Argentina nel il 24 luglio 1929. Dal 1950 al 1957 frequenta la Scuola Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires dove, successivamente, insegna. E’ durante gli studi che conosce Demarco, Le Parc e Sobrino. Tra il 1955 e il ’58 partecipa a numerose mostre in Argentina e il America Latina, mentre nel ’59 s trasferisce a Parigi dove vive e lavora. L’anno successivo è co-fondatore del Centre de Recherches d’Art Visual e del GRAV (Groupe de Recherches d’Art Visual), il più importante movimento cinetico sorto in Europa. iniziando le sperimentazioni con la luce. Nel 1962 ci sono le prime esposizioni del gruppo e primi incontri con il “Gruppo N” di Padova, il “Gruppo T”di Milano; parallelamente  inizia l’organizzazione ed intemazionalizzazione di “Nouvelles tendances”, che incontra nel ’64. Nel 1963  Museo d’arte moderna, Rio de Janeiro. La mostra “The responsive eye” del MoMA, New York è del ’65. Nel 1966 è organizzata l’esposizione del G.R.A.V.alla Galleria Indica, Londra, ma già nel 1968 il G.R.A.V. si scioglie.

Tra le mostre più importanti: Arte Argentina, Kunstalle, Basilea (1971), “12 anni d’arte contemporanea in Francia”, Grand Palais, Parigi(1972); Mostra Retrospettiva del G.R.A.V. Como (1975); nel 1979 V Biennale d’Arte Contemporanea, Padova  nel 1981 G.R.A.V. , Mostra Storica, Macerata e Arte Programmata e Cinetica, Palazzo Reale, Milano; nel 1984 la 5° Biennale dell’Havana, Cuba; nel 1986 42° Biennale Internazionale, Venezia e 2° Biennale dell’Havana, Cuba- sala personale; nel 1990 Salon grands etjeunes d’aujourd’hui, Grand Palais, Parigi; nel 1991 Salone d’Autunno, Grand Palais, Parigi; nel1998 G.R.A.V., Magasin, Centro d’Arte Contemporanea di Grenoble; nel 2000 espone al Museo di Cambrai, Francia, al Museo di Tokio, al Museo di Osaka; inoltre è allestita la mostra storica del G.R.A.V. presso il Museo di Cholet, Francia; nel 2001 espone alla galleria Denise Renè al Centro Pompidou, Parigi.
Horacio Garcia Rossi – percezioni visuali