Archivi tag: Manzoni

816/ Ultrabaj

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42 ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003 Piccolo ultracorpo, 1958 olio, collage e ovatta su tela cm 50×60, firma in basso a destra, timbro con descrizione della Galleria Schwarz (MI) su foto. Bibliografia: -“Catalogo Generale Bolaffi delle opere di Baj”, a cura di Enrico Crispolti, Bolaffi Editore (TO) al numero 447, pagina 69. base d’asta: 12.000 € stima: 21.000/24.000 €

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Collage di materiali e ovatta sulla tela: Baj ridefinisce, anche in quest’opera, in asta sabato 26 novembre alla Meeting Art di Vercelli (asta 816), il nuovo percorso del suo esplosivo tragitto  artistico. Dall’Arte Nucleare (l’ultima mostra vera del gruppo è dell’anno prima, a Milano,peraltro con la partecipazione di Manzoni e Klein) Baj sta viaggiando ormai deciso nel territorio di neo surrealismo dove i terreni dell’astrazione  sono occupati dalla ricerca di una figurazione che affonda le radici nell’inconscio, nelle forme di un sogno sottile. Nell’ultracorpo, insomma,  che abita in noi. Il problema è che Baj, da genio assoluto, non se la sente di precludere nulla alla sua creatività. Liberi di creare. Buona domenica!

A lato altri Baj Watch…

(preview 787). Ginnastica ottica, rinascimento 2.0

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Percezione e visione. Ciò che vediamo. Ciò che percepiamo. L’occhio che illude, l’illusione che guarda. Potrei calemburizzare all’infinito un problema serio della ricerca artistica e scientifica. Ci sono esperienze italiane che hanno contribuito in modo decisivo ad affrontare la questione.

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Nell’asta 787 della Meeting Art,che aprirà il 2015 della stagione d’incanti, ci saranno opere di due autori di prima fascia nel campo di come l’analisi della percezione sia potuta diventare sfida d’arte. Nei primi anni Sessanta, dalla fucina di Azimuth (Castellani, Bonalumi, Manzoni) e del gruppo Zero in Germania, sono scaturiti nomi e gruppi di particolare significato. Il gruppo N di Padova ad esempio con Alberto Biasi (sua l’opera nella elaborazione in alto che sarà in asta a Vercelli). Biasi non demorde ancora oggi dalla sua ricerca, razionale e creativa al tempo stesso. Scienziato e alchimista di colori e forme che d’incanto si muovono grazie alla ginnastica degli occhi. Fuori dagli schemi e dai gruppi si è mosso il mantovano Marcello Morandini che sta lasciando tracce indelebili nel campo del design oltre che della storia dell’arte contemporanea (sua l’opera nell’elaborazione a destra in basso). “Il lessico dell’astrazione geometrica di intonazione “costruttivista e neoconcreta”1, con il quale Morandini si esprime, può determinare un primo, reverenziale iato fra opera e fruitore medio (in particolare italiano), che ha maggiormente interiorizzato le modalità più “calde” dell’informale organico. Non giustifica, in ogni caso, la vertigine che coglie chi osserva. La sensazione è determinata, invece, dalla percezione dalla qualità delle opere che, nella loro realizzazione, raggiungono uno stato di precisione irreale, affascinante e straniante insieme, essendo assente, in esse, il prevedibile scarto fra il rigore del progetto e la parzialità dell’esecuzione. La pulizia delle opere contribuisce a far sì che se ne avverta immediatamente la compiutezza. Si ingenera, in chi guarda, l’idea di trovarsi di fronte a creazioni che, alla lettera, possono dirsi assolute, in quanto “libere da vincoli”, capace ciascuna di formare “un tutto a se stante”,autosufficiente“. (Fabio Girardello).

Morandini e Biasi due artisti di un Rinascimento 2.0 di cui l’arte italiana deve andare fiera anche perchè grazie a loro e ai nomi che si possono loro affiancare siamo rimasti agganciati alle grandi correnti europee del comparto ottico-cinetico-programmato. Da qui il mio tentativo di ricostruire una dimensione museale classica delle due opere di cui, per rispetto esegetico riporto le immagini originali qui sotto.

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E’ arrivato Piero

Si è aperta questa mattina a palazzo Reale (fino al prossimo 2 giugno)  la grande mostra retrospettiva dedicata a Piero Manzoni. Milano riabbraccia così un genio, morto d’infarto nel 1963 a 29 anni. Da subito la madre Valeria Manzoni Meroni, prese l’impegno di valorizzare le opere del figlio e il suo modo di fare della sua vita una performance di grande arte. A Milano nasce l’Archivio dell’artista poi diventata Fondazione.

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corpo d’aria numero 6 (1959-1960)

scatola in legno con palloncino in gomma, tubo per gonfiare

<Per Manzoni _ scrive Flaminio Gualdoni presentando la mostra _  l’opera è un corpo ad alto grado di autonoma fisicità, mascente da un processo operativo che non prevede un trasferimento, per specchiamento o per impronta non importa, tra il corpo dell’artista che agisce e quello del quadro; il gesto è dunque l’essenza dell’operare, non il tramite neutrale o funzionale tra un intento e un esito: com’è in Fontana, appunto, l’immaterialità dei cui tagli iterati sulla tela è certo il riferimento concettuale primo della fisicizzazione piena del segno nelle opere con sequenze di grinze>. 

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                                                                Calendario (1959). Fogli   di calendario su carta                                                                                      

 

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                                              Achrome (1961). Pelle di coniglio, base di   legno bruciato


 

In mostra a Milano 130 opere oltre a un ricco materiale documentario originale: manifesti, fotografie, cataloghi, lettere. Oltre a un filmato con documenti inediti. Quello che emerge è il desiderio di Manzoni  di essere innovativo nel suo rapporto tra creatore d’arte e il mondo di chi vede e consuma l’oggetto d’arte. <Manzoni, ricorda una nota introduttiva alla mostra, interviene anche sulla regola che prevede che l’autenticità di un’opera deve essere certificata. Per questa ragione fa stampare dei blocchetti di Carte d’autenticità in tutto e per tutto simili a quelli ordinari che consentono all’artista di dichiarare che la persona in questione è “a partire dalla data sottoindicata un’opera d’arte autentica e vera”>.

manzoni_1000M                                                                       Base magica, scultura vivente (1961)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aspettando Piero (1)

Si apre domani a Milano a Palazzo Reale (fino al 2 giugno) una delle più importanti retrospettive mai dedicate al genio di Piero Manzoni.  La mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano (bravo sindaco Pisapia…) ed è curata da Flamino Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo. Milano è stata lacittà di Manzoni dove ha operato al fianco di  Lucio Fontana  e agendo come referente  della neoavanguardia europea tra la Francia di Yves Klein e la Germania del Gruppo Zero, l’Olanda del gruppo Nul e  l’ambito di Nouvelle Tendance.  A Palazzo Reale saranno esposte 130 opere. DA VEDERE .

FOTO MANZONI Scultura vivente 1961

Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente, durante le riprese per il filmgiornale S.E.D.I., Milano 1961

Mack 59, oltre il muro del suono

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La stagione delle aste Meeting parte sabato 7 e domenica 8 settembre. Battute d’assaggio con prezzi appetibili e lotti da seguire (occhio alla grafica e ai libri d’artista). Ma entrando nelle stanze della prima grande asta di arte contemporanea, la 762, quella che scatterà sabato 14, si è subito assordati dal sibilo di un supersonico in pista di decollo. Lotto 107, così forte il botto da far rinviare un esame attento ad altre prelibatezze all’incanto (che si cercherà comunque di raccontare). Dunque al 107, pista di lancio per un Heinz Mack del 1959. Un frottage, uno studio denso di chine e matite su supporti adeguatamente ondulati atti a ricreare i movimenti della luce grazie al segno di uno dei geni tedeschi del secondo dopoguerra. L’Italia ha avuto Fontana; gli Usa, gli dei dell’espressionismo astratto; la Germania il gruppo Zero.

Zero, tabula rasa, ripartire dopo l’orgia di immagini e di sangue che aveva lasciato sconcertata l’intera Europa. Zero: ovvero darci un  taglio (Fontana), dare forma d’arte a  sacchi sporchi (Burri), non mettere più colore se non del caolino bianco (Manzoni), bruciare (Kline). In Germania Mack e Otto Piene fanno la stessa cosa e nello stesso tempo. Poi arriverà Uecker, il terzo del gruppo Zero in picchiata su tutta l’arte che non ragiona più. Da qualche tempo il gruppo è decollato: nelle aste questi lavori sbancano , stanno dirigendosi verso le quote dove sono i Fontana e i Manzoni. Per questo mi sono distratto dal sibilo provocato dal lotto 107. Base d’asta 2.500, stima 7 mila, Roba da… o da… o anche da…ma sì come si chiama quello che fa le sfere che galleggiano nelle stanze…Roba così. Ma questo lotto non è roba così. E’ un taglio di Fontana, è un achrome di Manzoni, un  sacco di Burri. E’ la storia dell’arte. Lotto 107. Che botto! 

Scheggi, che scheggia…(refresh 18 febbraio)

paoloscheggi  Prima tornata dell’astona di Arte moderna e contemporanea 754, c’è già un uomo in fuga. Anzi, un quadro con l’uomo che l’ha dipinto. Ovvero Paolo Scheggi (1940-1971).  Vita breve. Grande densità artistica. Graffia la scena artistica italiana insieme a Manzoni (altro morto giovane, vivo ancora), Fontana e Castellani. Loro se ne fregano di colori e figure sulla tela. Prendono e manipolano forme plastiche. Magari proprio di plastica, il nuovo materiale uscito dalla mente del Nobel Giuseppe Natta. Scheggi fa così con plastica e altro: < …bucava le tele con delle fustelle di ferro per ottenere dei buchi perfetti e aveva inventato una tecnica particolare per arricciarne i bordi verso l’interno. Quando i buchi erano pronti, dipingeva il tutto con un colore unico che a volte era il rosso, a volte il nero, a volte il blu o l’arancione. Non gli ho mai visto fare i buchi verdi, e non gli ho mai chiesto il perchè…> così di lui Antonio Giusti. Si ricordano di lui, oggi. L’opera in asta alla Meeting il 2 marzo partiva da 15 mila euro, siamo già a 17mila. Scatto e fuga (in avanti) d’artista. Bravo, grande, Paolo!

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63 PAOLO SCHEGGI Firenze 1940 – Roma 1971
Intersuperficie curva sul bianco, 1966
acrilico su tre tele sovrapposte cm. 70×70, firma, titolo, anno e timbro della Galleria Arte Moderna Il Punto (TO) al retro, opera registrata presso l’Archivio Scheggi al numero PASC 0569 come da dichiarazione della Galleria Niccoli (PR) su foto, entro teca in plexiglass.