Archivi tag: Meeting art

2016, l’anno di Scanavino

Tempo di previsioni. Ne faccio una anch’io, suffragata dall’incrocio di diverse e convergenti soffiate da parte di due/tre operatori  ben addentro alle cose dell’arte. Il 2016 sarà, dicono,  l’anno di Scanavino. Si vocifera, infatti,  di una grande mostra che sarà organizzata a Milano (forse la stessa Fondazione Prada, quella che ha rilanciato pesantemente e giustamente l’opera di Gianni Piacentino).  La mostra dovrebbe supportare un rilancio anche dei valori di mercato dell’inquieto, intrigante, introspettivo artista ligure. Ci si soffermerà, pare, su un particolare periodo della sua produzione, quello degli anni Settanta, quello della definitiva maturazione delle tramature, la sua indiscussa e originale cifra stilistica. Nell’asta 804 di Meeting Art alcuni lotti dovrebbero rispondere a questo particolare identikit di mercato in divenire.

012015013609

314 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
La celebrazione del cerchio, 1974
olio su tela tamburata cm. 160×140, firma in basso a destra, firma e titolo al retro.
Bibliografia:
-“Scanavino, Catalogo generale”, volume secondo, Edizioni Electa, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, pagina 562 al n° 1974 107.
base d’asta: 20.000 €
stima: 36.000/40.000 €

——————————

012015013396

538 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
Senza titolo, 1975
acrilico su cartone cm. 100×70, firma in basso a destra, dichiarazione d’autenticità di Giuseppe Gastaldelli (MI) su foto.
Bibliografia:
-“Scanavino, Catalogo Generale”, Volume Secondo, a cura di Giorgina Graglia Scanavino e Carlo Pirovano, Edizioni Electa (MI), pag. 640 repertorio 1975 266.

base d’asta: 8.000 €
stima: 14.000/16.000 €

——————————————-

012015013132

87 EMILIO SCANAVINO Genova 28/02/1922 – Milano 29/11/1986
Fuochi fatui, 1970
acrilico su tavola cm. 30×30, firma in basso a destra, titolo, firma, anno, timbri delle Gallerie: Spagnoli (FI); Il Cerchio (MI),Bruno Giraldi (LI) al retro.
Bibliografia:
-“Scanavino: catalogo generale” G. Scanavino, C. Pirovano, Electa, Milano 2000, vol. I, pag. 427, nr. 141.
base d’asta: 4.000 €
stima: 8.000/9.000 €

Preview 804/ Sam vs Paul

L’asta 804 della Meeting Art regala un confronto a distanza tra due giganti dell’espressionismo astratto Usa: Sam Francis e Paul Jenkins. E’ dal giugno 2014 che non arriva a Vercelli un’opera di Sam Francis. In quella tornata d’asta un acrilico su carta (22×21) rimase invenduto con una stima  di 12mila-14mila euro. Il buon Sam non sta attraversando un momento di forte spinta commerciale dopo che, per anni, sembrava destinato a surclassare di gran lungaJenkins. Il buon Paul, invece, sta dando segnali di movimento verso l’alto (come attestano i 26mila euro raggiunti per un watercolor degli anni Ottanta nell’ultima asta Meeting del 2015). Il confronto è adesso a Vercelli. A gennaio.

012015013699

SABATO 16 gennaio

91 SAM FRANCIS San Mateo (California) 25/06/1923 – Santa Monica (California) 04/11/1994
Untlited, 1990
acrilici su carta cm. 28×21,5, firma a cachet e timbro The Sam Francis Estate al retro, etichette Galerie Lovers of Fine Art Gstaad e Galerie Iris Wazzau Davos al retro, opera registrata presso la Sam Francis Foundation come da certificato allegato.
base d’asta: 5.000 €
stima: 9.000/10.000 €

012015014761

Sabato 23 gennaio


323 PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012
Phenomena Compass Bearing, 1979
acquerello su carta cm. 76×107, firma in basso a destra, titolo, firma, anno e località (St. Croix) al retro, certificato della Ro Gallery (New York) allegato.
base d’asta: 5.000 €
stima: 12.000/15.000 €

Preview 804/ Oscure trame

L’asta 804 di gennaio mette a confronto due top lot di maestri italiani. Uno scontro ai vertici dell’astrazione dove il ring è il reticolo, la trama, l’intreccio di linee e colori. Mario Nigro vs Piero Dorazio. Ai punti del mercato attuale vince ancora Dorazio. Ma la tecnica e la storia di Nigro possono ancora riservare sorprese sull’esito di nuovi scontri in futuro. Nigro ha, infatti, anticipato con la sua ricerca (linee rigorose, con il colore che riempie gli spazi creati dal loro intreccio nello spazio) l’optical art sino alle opere di un artista come Peter Halley (presente nell’asta 804 e di cui ho parlato in un precedente post). Nel 1974 in una storica mostra al Palazzo Esposizioni di Roma, i due artisti venivano affiancati per raccontare le vie dell’astrattismo. Con le loro opere quelle di  Twombly, Tancredi e del grande Piero Sadun (il  blog cercherà di parlarne presto). Trame oscure di arte alta. In asta.

 

LOTTO 649
LOTTO 649 (asta 804, 31 gennaio)

MARIO NIGRO Pistoia 28/06/1917 – Livorno 11/08/1992
Spazio totale n° 12, 1953-54, tempera su tela cm. 53×74, firma, anno timbro ed etichetta della Galleria La Polena (GE) al retro.
Bibliografia: -“Mario Nigro, catalogo ragionato”, a cura di Germano Celant, Edizioni Skira, 2009, pag. 360 al n° 123.
base d’asta: 90.000 €
stima: 160.000/180.000 €

———————

LOTTO 550

LOTTO  550 (asta 804, 30 gennaio)

PIERO DORAZIO Roma 28/06/1927 – Todi 17/05/2005
Chèz Andersen, 1959, olio su tela cm. 73×97, firma e anno in basso a destra, titolo, firma, anno, località (Roma) ed etichetta della Galleria Anfiteatro Arte (PD) al retro, provenienza Galerie Springer, Berlino, opera registrata presso l’Archivio Piero Dorazio come da dichiarazione datata 4 settembre 2008 su foto (in fotocopia).
Bibliografia ed esposizioni:
– 1959 “Piero Dorazio”, Galerie Springer, Berlino, pag. 6.
– 1960 Stadtisches Museum, Leverkusen, riprodotto in catalogo.
– 1977 “Dorazio”, Marisa Volpi Orlandini, Edizioni Alfieri, n° 365.
– 2006 “Dorazio”, Marco Canepa Arte Contemporanea, riprodotto in copertina.
– 2006 “Piero Dorazio”, Anfiteatro Arte, Padova, pag. 37.

base d’asta: a richiesta

stima: a richiesta

—————-

 

 

 

 

 

Preview 804/ Teatro Baj

…avevo il gusto buono del Natale in bocca e c’era il post di Baj. Ho voluto restare con quel sapore sul palato e sfrutto, così, questo altro lotto che andrà in asta a gennaio alla Meeting Art Vercelli. Se un pittore è bravo, sa dipingere e creare atmosfere di pittura. Baj era un pittore bravo e colto. Sapeva cambiare registro, ma i toni era sempre di pittura alta.

012015013169

ASTA 804 -SABATO 16 GENNAIO

LOTTO 192

ENRICO BAJ Milano 31/10/1924 – Vergiate 16/06/2003
Il mito dell’alba, 1986
acrilici su tela cm. 203×159, firma in basso a sinistra, etichetta della Raccolta Consuelo Accetti (MI) al retro, opera priva di cornice.
Esposizioni:
– “Baj. La nostalgia del futuro”, Comacchio, Palazzo Bellini, 30 luglio-4 ottobre 1987, illustrazione a colori sul catalogo, nr.22.
Bibliografia: – Gioia Tavola, Milano, 27.4.1987, nr. 76, Milano, dicembre 1987-gennaio 1988. -“Baj, La nostalgia del futuro” edizioni Mazzotta, 1987, pagina 74, tavola 22. – “Enrico Baj. Catalogo generale delle opere dal 1972 al 1996” Marconi-Menhir, pag. 278.

base d’asta: 12.000 €

stima: 21.000/24.000 €

——————————–

enrico-baj-la-nostalgia-del-futuro-pdf-b005iv7ozkCatalogo della mostra tenuta a Comacchio, Palazzo Bellini, nel 1987. Opere dal 1983 al 1987. Testi di Jean Baudrillard, Giulio Giorello, Guido Almansi, Pietro Bellasi, Angela Vettese, Luciano Caprile, Giovanni Giudici. Enrico Baj e nato a Milano nel 1924.“In varie occasioni ho sottolienato la mia avversita verso la pittura intesa come ripetizione. Ero stanco dei miei generali e ho sperimentato varie ricerche formali e tecniche per ricreare un’altra pittura, quasi per essere un altro pittore, un altro-da-me. Ho cominciato a usare i manichini nel 1983…. ” (Enrico Baj)

——————-

Sarà un Santo Stefano di Lot Spot 804 (viaggio intenso su cosa arriva in asta a gennaio)

 

Preview 804/ Grav Surfer

Su Bda la presentazione di lotti in anteprima dell’asta 804 di Meeting Art Vercelli che inizierà sabato 16 gennaio con sei tornate d’asta, l’ultima il 31 gennaio.

Le Parc. Julio Le Parc. Argentino, come il tango. E lui, infatti,  balla da una vita con le forme e i colori: lo fa con passione e regola certa, come il tango appunto.  Un’opera storica  è quella che andrà in asta alla Meeting Art. Appartiene al ciclo delle onde. E’ il periodo in cui ormai Julio ha abbandonato la ricercarazionale e esperienziale del Grav (che va dal 1960 al 1968) ed è tornato alla pittura senza però derogare da una regola: 14 colori nella sua tavolozza e forme precise, prescritte dal suo genio. Come le onde. Sull’importanza di Le Parc chiedere per referenze a Giovanni Granzotto, il critico italiano che sta allo studio dell’arte cinetica mondiale come Gianni Brera stava alla critica del gioco del calcio.

LOTTO 329
LOTTO 329

JULIO LE PARC (Santa Fè 1928)

Ondes 122 serie 12 n. 1-1, 1973 acrilici su tela cm. 130×162, firma, titolo, anno ed etichette della Galleria d’Arte Polena (GE) al retro dove l’opera è stata esposta nel 1973/74, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.

Bibliografia: -“Le Parc, Garcia Rossi, Demarco e altre testimonianze del cinetismo in Francia e in Italia”, Verso l’Arte Edizioni, a cura di Giovanni Granzotto, tenutasi presso il Complesso Monumentale San Salvatore in Lauro (Roma) dal 18 dicembre 2002 al 6 febbraio 2003, pagina 18. -“Julio Le Parc, opere dal ’60 al 2000” a cura di Monica Bonollo, Studio d’Arte Valmore (VI), 2001.

base d’asta: 40.000 €

stima: 72.000/80.000 €

—————————————————————————————————————————

Risultati  nelle aste

Record price: 365.389  a Christie’s New York,  novembre 2010

Record price 2015: 147mila euro a Sotheby’s Parigi ,  3 giugno (sempre con un’opera della serie delle Onde)

Last auction in Meeting Art: 15mila euro. 100×100 (2003), gennaio 2015

————————————————————-

Mostre recenti

http://www.serpentinegalleries.org/exhibitions-events/julio-le-parc

———————————————————–

Nota biografica

(a cura del professor Giovanni Granzotto)

Julio Le Parc nasce il 23 settembre 1928 a Mendoza, Argentina. Nel 1942 si stabilisce a Buenos Aires, dove si iscrive alla Scuola di Belle Arti e, successivamente, si diploma alla Scuola Superiore. Sin dai primi anni di studio si interessa ai movimenti d’avanguardia in Argentina (Movimento arte-concreta-invenzione, movimento spazialista animato da Fontana). Tra il 1947 e il 1953 lascia gli studi all’Accademia per dedicarsi a ricerche personali e soddisfa le sue curiosità anche vagabondando per il Paese. Nel 1955 ritorna all’Accademia, partecipa ai movimenti studenteschi e conosce Martha, sua futura consorte. Nel 1958 ottiene una borsa di studio dal Governo francese e si stabilisce a Parigi dove, successivamente, giungono altri artisti argentini con i quali stringe amicizia e sodalizio artistico. È a questo punto che, proprio all’inizio del 1959, si precisano le divergenze in rapporto all’opera di Vasarely, nel momento in cui Le Parc e Sobrino lavorano in modo sistematico prendendo per base sequenze e progressioni. Essi si permettono così di criticare costruttivamente l’attitudine degli artisti che utilizzano la linea scelta delle forme e la loro libera sistemazione sulla superficie e nello spazio. Tali critiche si estendono a tutti gli artisti della tendenza costruttiva o cinetica di quest’epoca. Iniziano in questo periodo i contatti con la Galleria di Denise René, destinati a durare nel tempo, e si amplia il lavoro di gruppo, grazie anche all’incontro con ricercatori francesi; così nel 1960 viene fondato il G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel), di cui Le Parc è stato membro propulsore attivo fino al 1968, data dello scioglimento del sodalizio. Dal 1961 inizia la concreta attività del gruppo con la pubblicazione del primo manifesto, al quale ne sono succeduti numerosi altri, e con esposizioni collettive, affiancati spesso da Denise René. I suoi legami con il gruppo l’hanno condotto a promuovere la partecipazione dello spettatore al fatto artistico. Per questo, molte sue realizzazioni sono state concepite per esere situate in luoghi appositamente deputati e insieme coinvolgenti l’uomo della strada, quali labirinti, sale da gioco, strade, ecc. Egli ha preso attivamente parte a tutte le manifestazioni del gruppo, così come alla formazione di “Nouvelle tendence”, quale movimento di natura internazionale. Negli anni Sessanta Le Parc lavora sia con il gruppo e sia individualmente, sviluppando, nel secondo caso, i temi dei giochi, degli specchi in movimento e degli accessori personali, usando materiali diversi, luci ed elementi mobili.

Nel 1966 è presente alla Biennale di Venezia e vince il primo Premio Internazionale della Pittura. Dal 1969 Le Parc riprende, parallelamente ad altre esperienze, i suoi lavori sulla superficie, in particolare i temi che comprendono la gamma di 14 colori e le loro combinazioni, partendo da sistemi organizzativi semplici e rigorosi. Nel 1974 inizia lo sviluppo di un lavoro pittorico sulle superfici che includono diversi temi investigativi denominati “Modulation”, per i loro volumi e movimenti ondulatori virtuali. L’impegno artistico e sociale, per il quale Le Parc incontra momenti di gloria ed altri di incomprensione, viene documentato in un film prodotto dalla BBC di Londra nel 1978. Ancora verso la fine degli anni Settanta Le Parc incrementa il suo impegno dedicandosi alle problematiche delle arti plastiche, alla loro produzione, valorizzazione e commercializzazione e, nel 1980, si dedica alla promozione e alla diffusione dell’arte latino-americana. Inoltre egli sviluppa nuovi temi nel campo delle “Modulation”, mettendo un ulteriore accento sulla luce, che diventa preponderante. A partire dal 1988 Le Parc sviluppa le sue ricerche formali e cromatiche verso concezioni ed effetti ottici derivanti dalle esperienze condotte precedentemente sui 14 colori e le loro combinazioni e le opere, denominate “Alchimie” e “Modulation”, perseguono un obiettivo originale cinetico, vale a dire quello della perfezione scientifica e matematica, non escludendo i più inusuali mezzi espressivi quali, ad esempio, gli spettacoli pirotecnici. L’ultimo decennio del Novecento vede Le Parc impegnato su diversi fronti oltre che, come in tutto il suo percorso artistico, in mostre personali o con il gruppo in ogni parte dell’Europa e dell’America. Egli riesamina tutta la precedente attività, sia sul piano artistico che su quello umano e sociale, per trarre considerazioni utili al proseguimento del fare arte in modo coerente e, nel contempo, aggiornato e contemporaneo. Ne scaturiscono opere di rinnovata freschezza e continuità del’ideale cinetico che determinano il perpetuarsi internazionalmente della storia del Movimento e delle esperienze di questa Avanguardia.

Inoltre, Le Parc si impegna, con un entusiasmo giovanile, in lavori nei campi cinematografico e teatrale, in convegni e simposi, ad un rinnovato recupero del lavoro di gruppo, a viaggi attraverso il Vecchio e il Nuovo Continente, per promuovere, assistere, partecipare e seguire manifestazioni riguardanti l’Arte di cui è Maestro. Negli ultimi tre anni Julio Le Parc realizza opere monumentali pubbliche, principalmente in Francia e in Argentina e, presso il Museo di Chalet in Francia, partecipa alla ricostruzione del primo “Labirinto” ideato dal G.R.A.V. nel 1963. Così anche questo obiettivo ideale del Movimento, quello di realizzare opere per una fruizione spirituale, fisica e partecipata del pubblico, è conseguito nella quasi pienezza, avendo egli saputo unire a far convivere nell’arte la scientificità estetica e la componente ludica, ossia l’incontro tra ragione e inconscio, tra conoscenza e istinto, a dare libertà alla simbiosi, insita in ogni uomo, tra la raggiunta maturità e gli anfratti reconditi psicologici radicati nell’infanzia, inconfessati e controllati dalla ragione stessa. Julio Le Parc vive e lavora a Cachan, nell’hinterland di Parigi, dove ha progettato ed egli stesso realizzato il plastico per uno studio ampio adatto ad accogliere la sua esuberanza espressiva.

…………………

Philips_PM5544.svg

Un contributo video su Le Parc in Bda Channel

 

 

Lo sciamano di Natale

012014000407

Paul Jenkins. News e mercato per l’artista-sciamano,  che fu rapito dal triplice vortice della creatività espressionista, della contemplazione zen e della pulsione emozionale europea. Cresce la voglia di valorizzarne e studiarne l’importanza nella storia dell’arte moderna contemporanea. Proprio in questi giorni il museo di Cleveland ha acquistato una sua opera (come riferisce la Galleria Open Art di Prato  da sempre punto di riferimento italiano per i collezionisti del grande espressionista Usa). Qui di seguito il comunicato ufficiale dell’acquisizione.

PJ CLEVELAND MUSEUM

Paul Jenkins.  Libri e mostre saranno sempre più dense d’ora in poi. E’, infatti, l’artista più anomalo e meno valorizzato tra gli espressionisti astratti. Ci sta rendendo conto nel campo della critica d’arte come la  sua tensione creativa, intrisa di legami con la cultura nipponica ed europea, riuscisse a sincronizzarsi con la ricerca cromatico gestuale tipica degli altri maestri Usa. Artista di formazione Usa, certo, ma con una chiara propensione calligrafica fatta di vuoti e di segni  tipica dei maestri Gutai (oltre che di Sam Francis). Eppure Paul aveva anche respirato gli aromi e osservato gli orizzonti caldi delle Alpi Marittime a Saint Paul de Vence. Americano, giapponese, europeo: un tragitto d’esperienza che hanno fatto di Paul Jenkins un  artista in grado di cucinare un suo originalissimo espressionismo fusion.

L'ENVOLEE-LYRIQUE1

Paul Jenkins era anche uno sciamano. “…Quando sono tornato poco tempo dopo, sono rimasto scioccato! La carta aveva risposto miseramente e quei colori vibranti avevano perso vivacità e nitidezza (….). Tornai nell’acquerello e trascorsi quasi tutto  il giorno a scolpire, incidere e lottare per ridare intensità a quel tradimento. Lui inarcò la schiena e divenne un soggetto spirituale animato, decisamente affine a quell’acquerello che scegliesti dopo il tuo ritorno a Pittsburgh”.(1). E’ un passaggio della lettera che Paul Jenkins scrive al critico d’arte Frank Anderson Trap nel dicembre 1994. Un brano in cui emerge in tutta la sua forta l’artista-sciamano (una dimensione che ubriacò e ispirò Vasilij Vasil’evič Kandinskij). Artista in grado di lottare con la carta e di scolpire i colori fino a far prendere vita all’opera stessa. Mica poco. Una intensità che emerge, a volte, più nei suoi big watercolor che nelle tele. Uno di loro è in asta venerdì notte dalle 10 alla Meeting Art. E’ questo lotto. Con il tocco dello sciamano.

16 PAUL JENKINS Kansas City 12/07/1923 – New York 09/06/2012
Phenomena Big Sur Sounding, 1984
acquerello su carta cm. 102,2×153, firma in basso a sinistra, firma, titolo, anno e località (New York) al retro, certificato d’autenticità della Moos Gallery (Toronto) allegato.

—-
1) la lettera è riportata a pagina 16 nel catalogo della mostra tenutasi nel 2010 alla Galleria Civica Ezio Mariani di Seregno, edizioni Silvana Editorale).

Il Duce, l’antiquario e Lorenzo da Pavia

477

Il quadro riprodotto qui sopra è   di Lorenzo Fasolo, andrà in asta sabato 7 novembre nell’asta Meeting Art di arredi e dipinti antichi di Meeting Art (sotto a guisa di nota a margine la scheda completa dell’opera) . E’ una grande (se non altro per le dimensioni: 1,90 x95)) tavola del Cinquecento. L’ha dipinta Lorenzo Fasolo detto anche Lorenzo da Pavia (dove nacque nel 1463,morì poi a Genova nel 1518). Manierista, come tanti furono i manieristi della pittura lombarda tra Quattro e Cinquecento (alterati e vivacizzati  dalla scuola leonardesca). Pittore di bottega e anche di sua bottega (il figlio Bernardino, giudicato  decisamente più talentuoso, fu sempre al suo fianco), Lorenzo Fasolo (che ha una via dedicata  a Pavia) non abbonda sul mercato antiquario. E come  sempre accade quando riaffiora di colpo un’opera così grande, rara e antica ci si chiede sempre da dove venga oltre a alimentare la curiosità su dove andrà, se andrà: base d’asta 50mila euro. Vabbè, facciamoci, dunque, questo giro tra storia, arte e mercato con la domanda di cui sopra: da dove arriva una tavolona del Cinquecento lombardo?  Partiamo, dunque. Partiamo, però,  un po’ da lontano, da questo altro dipinto.

Antonello_da_Messina_060

 

E’ il ritratto “Trivulzio” di Antonello da Messina. L’uomo che ci guarda con fermezza appena venata di ironia è uno dei ritratti più celebri della storia dell’arte. Antonello fu in Italia l’interprete più sensibile e originale dell'”ars nova” fiamminga. Il realismo di derivazione nordica dei dettagli,  i tratti del volto acutamente indagati sotto il profilo psicologico, la resa materica del panno del vestito, fino al particolare illusionistico del cartellino con la firma e la data fissato con la ceralacca sul parapetto si equilibra con la rigorosa spazialità del Rinascimento italiano. Fino al 1935 questo capolavoro assoluto apparteneva alla Collezione Trivulzio Belgioioso di Milano (proveniente   dalla galleria- collezione dell’eredità Rinuccini di Firenze dove fu acquisito nel 1850). La collezione Trivulzio Belgioioso, fino alla metà degli anni Trenta, fu probabilmente uno dei  più imponenti agglomerati di capolavori dell’Europa intera con gioielli pittoricicome la Madonna Trivulzio di Filippo Lippi, la Madonna in Gloria del Mantegna, la Madonna con Bambino del Solaro e altre opere che ora sono esposte alla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano . Erano tutti quadri dell’ex collezione Trivulzio. Tutti, tranne il Gentiluomo di Antonello e il Libro d’ore miniato dal Van Eyck (immenso capolavoro d’arte libraria) che sono patrimonio del museo civico di Torino. Perchè questa separazione di capolavori un tempo insieme che si è  consumata tra Torino e Milano? L’affare legato alla collezione Trivulzio Belgioioso fu, in realtà, una bella e gustosa grana politica per l’Italia fascista degli anni Trenta. Una vicenda che spinse lo stesso Mussolini a dover scendere in campo per sedare una tensione poco fascistissima e molto italica, l’Italia dei mille campanili. Al centro del caso c’è, soprattutto,  questo signore.

1_790732

Si chiamava Pietro Accorsi, è probabilmente il più importante e influente antiquario che abbia mai operato in Italia perlomeno per gran parte del Novecento. Le Antichità di Pietro Accorsi è stata il negozio di Torino (che pur  abbonda di pregiatissime librerie e attività antiquarie) più  frequentato e consultato da mecenati e grandi collezionisti. Alla sua morte , sulla scia del suo gigantesco e meticoloso lavoro di reperimento e raccolta/tutela di opere d’arte, un patrimonio inestimabile di professionalità e ricerca, è stata creata una Fondazione.  Accorsi torinese era l’uomo da contattare se si aveva voce o desiderio  e soprattutto risorse, per seguire una rara e inestimabile collezione. E’ quello che fa, all’inizio degli anni Trenta, Umberto di Savoia, erede al trono, appassionato (e molto) di antichità. La mission che affida con grande discrezione ad Accorsi è quella di trattare l’acquisizione della collezione milanese Trivulzio Belgioioso per trasferirla chiavi in mano a Torino. Compreso il Gentiluomo di Antonello da Messina in viaggio da Firenze, a Milano e quindi a  Torino la culla sabauda. Apriti cielo! Il podestà di Milano legge sulla Stampa i retroscena della trattativa e diventa nero (più di quello che già era). Forse neppure sapeva, fino a quel momento, di quei quadri albergati tranquillamente sotto un nobiliare tetto di Milano, ma che adesso li portassero via per darli ai mangiatori di giunduiotti era insopporabile.  Torino era fascista e Milano pure, ma Milano valeva più di Torino e c’era qualcuno più fascista di un altro… Lotta di podestà. Quello di Torino chiaramente non molla la presa e poi, sotto sotto,  sa di poter contare sull’appoggio di un pretendendente al trono. Che facciamo? Chi conta di più? Il podestà di Milano accetta il braccio di ferro e gioca pesante…

Eo0oJU8veX58jFzs=--mussolini_al_lavoro

…chiama il Duce. Mussolini ha adesso un problema: i due galli-podestà del suo pollaio. Quadri, quelli litigano per i quadri. Brutta storia che Benito non può certo prendere di petto (benchè temprato da mille battaglie del grano): se dà ragione al torinese, rischia di incrinare  il rapporto con i fascisti milanesi che contano e hanno anche i  danè. Se, invece dà ragione al milanese deve poi vedersela con i mugugni del Re oltre che del suo rampollo. Anche per Mussolini ritorna, così.,d’urgenza, l’uso di uno dei più efficaci metodi di lotta politica in Italia:  il compromesso. Allora, si faccia così: a Milano restino due pezzi pregiati e il resto vada a Torino. Nella partita resta in gioco il buon Pietro Accorsi che, da par suo, sta cercando di salvaguardare comunque la collezione e il suo significato senza dimenticare di essere torinese.  La collezione? Meglio che il grosso resti a Milano, ma Torino abbia due gemme. Il fascistissimo tira e molla finisce così con buona parte della collezione Trivulzio Belgioioso a Milano, ma con due chicche trasferite a Torino (ovvero l’Antonello da Messina e il Van Eyck ). Accorsi ha lasciato il segno senza scontentare nessuno e rendendo le due città più ricche d’arte.  E non solo loro. Accorsi, infatti, nel suo negozio ha anche un altro dipinto antico. Quello di Lorenzo da Pavia. Che, prima di essere nelle sue disponibilità era qui…

index

…e qui è il castello di Pocapaglia in provincia di Cuneo. Il suo ingresso è “epico”, fa scuola. La tradizione attribuisce il portale al Sansovino, ma non è documentato; certo è che Filippo Juvarra, chiamato a ristrutturare il castello dopo l’incendio provocato dall’armata francese, ne fu  impressionato tanto da ispirarsi per gli stipiti interni di Palazzo Madama. Ma il maniero ha anche un altro importante link con la storia: tra il 1939 e il 1940 l’erede al trono Umberto di Savoia si ritirò proprio  a Pocapaglia per riflettere, prima di veder intraprendere la guerra contro la Francia. La guerra del Duce. E di quei giorni bui per lui e, di lì a poco,  per il Paese ci sarebbe da scrivere. Ma non  è questo il posto o il post giusto. Qui la questione è un’altra. E’ la tavola di Lorenzo Fasolo. Una tavola e un po’ di fantastoria. Dunque, riassumiamo. Il principe Umberto è a Pocapaglia. Deve riflettere sui destini di una nazione e (ma non lo sa) della sua stessa dinastia. Si distrae,  l’Umberto girando in questi arcani e antichi spazi:  magari degustando un buon rosso e guardando il paesaggio. Ma, soprattutto, è probabile, ammirando arredi e dipinti conservati nelle storiche sale. Lui è un grabde appassionato. In una di esse c’è proprio la tavola di Lorenzo Fasolo, quella che ora va in asta a Vercelli. Stop. Da qui in poi il tasso di storia romanzata aumenta sensibilmente. Su un dato certo, però: la tavola del Fasolo passa dal castello di Pocapaglia alle Antichità Accorsi di Torino.  Quelle gestite dal fiuto di Pietro Accorsi, l’antiquario che, spesso, parla di cose belle e antiche con Umberto di Savoia. Acquisizioni e trasparenti trattative salvando l’arte dall’oblio: bisogna però avere l’imbeccata giusta. E Umberto è passato da Pocapaglia. Coincidenze…

bb7ea046d7b5e31117a264a83009242e_orig

Quando l’arte viaggia dalla storia al mercato serve la mediazione, più o meno competente, di operatori più o meno professionali. Va subito detto però come in questa storia non ci siano episodi di vulnus d’arte. C’è, invece,  una tavola del Quattro-Cinquecento che cerca un nuovo muro a cui essere appesa svelando in questo suo viaggio risvolti in parte inediti.  La Natività di Lorenzo Fasolo, dunque. Rieccoci a lei. L’ha vista e studiata molto da vicino, prima di essere resa di dominio pubblico su un catalogo d’asta della Meeting art, Luca Sforzini,  perito della Camera di Commercio di Pavia (sua la foto accanto a un caravaggesco). Come l’illustre precursore di tutti gli antiquari colti d’Italia , ovvero  Pietro Accorsi, Sforzini si mette spesso sulle tracce di collezioni antiche possibilmente con l’intento di non smembrarle. Rispettando l’oggetto del suo lavoro. In questo caso il Fasolo, di cui deve essere rispettato prima di tutto il vincolo del Ministero perchè l’opera non sia venduta oltre confine. Infatti va in asta a Vercelli.Ma chi può comprarla, di qua dal confine? <Sarebbe bello che ritornasse a Pavia _ dice _  Io ho avuto la possibilità di esaminarla e di seguirne i suoi più recenti movimenti. E’ una bella testimonianza della pittura lombarda e ligure tra Quattro e Cinquecento, visto che il Fasolo operò a lungo nell’ambito della Repubblica di Genova. Potrebbe essere la parte centrale di un polittico come attesta anche il prezioso lacerto di cornice lignea. L’opera è, comunque, molto vicina a un’altra  natività oggi conservata alla pinacoteca di  Savona. Il luogo ideale per ospitarla sarebbe proprio una pinacoteca pubblica>. Servono però 50 mila euro almeno, per dare un nuovo inizio alla Natività del Fasolo. Passata da Pocapaglia, all’antiquario dei re ed ora a Vercelli. E dopo?

Codice Munari

012015009204

5 BRUNO MUNARI Milano 1907 – Milano 30/09/1998
Senza titolo, 1998
tecnica mista su carta cm. 21×30, firma e anno in basso al centro

Sarebbe da tradurre. Perchè Munari non faceva mai nulla a caso. <Creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo _ scrive in Da Cosa nasce cosa _ in questo modo si fa solo della confusione e si illudono i giovani a sentirsi artisti liberi e indipendenti. La serie di operazioni del metodo progettuale è fatta di valori oggettivi che diventano strumenti operativi nelle mani di progettisti creativi>. Chiaro, no? Un genio che si muove senza regole certe, senza un codice non esiste. Chi dice di esserlo mistifica. <Come si riconoscono i valori oggettivi? _ continua Munari _  Sono valori riconosciuti da tutti come tali. Per esempio se io affermo che mescolando il color giallo limone con il blu turchese si ottiene un verde, sia che si usino colori a tempera, a olio o acrilici oppure pennarelli, e pastelli, io affermo un valore oggettivo>.

L’opera della foto va in asta venerdì prossimo dalle 22 in Meeting Art.

Volevo esserci anch’io…

sito baj-1[1]

Vi racconto una favola vera. Vi racconto della foto che vedete. Siamo a Firenze nei mitici anni Ottanta. Mentre Milano era città tutta da bere: nel capoluogo toscano si giocava con l’arte grazie al più grande giocattolaio dell’arte italiana del dopoguerra. Si chiamava Enrico Baj ed è il signore al centro di questa foto quasi inedita. Quello vicino a lui con i baffoni è, invece, Giuliano Allegri. Allegri: editore d’arte, gallerista, docente di Belle Arti, maestro d’incisione.I due si conoscono da tempo e decidono di fare insieme una gran bella cosa.

Baj ha un sogno e Allegri lo realizza o forse è l’inverso. Il sogno è questo: mettere in scena il PInocchio di Collodi con scenografie e personaggi creati dall’estro e dal genio dell’Enrico. Solo che ci vuole un teatrino con palco e platea. Ma dove fare una cosa così a Firenze? Giuliano l’Allegri ha una pensata: la sua galleria, La Bezuga. Se la guardi bene non è solo una galleria, ma è anche un teatro. Basta togliere l’ufficio dietro quel grande arco a muro, basta togliere tutto ciò che non serve e giocare a fare il teatro. Con Baj.

Si va in scena. Fuori nella piazzetta Baj sistema una fantastica e artistica giostra creata a suo modo che ricorda quella che affascinò il burattino. Un attore invita le mamme, i papà e i bambini ad entrare in quella buffa galleria d’arte. Siori e siore…si va a cominciare. Il più incredibile, fiabesco e spettacolare dei vernissage. Niente critici sopraffini, operatori d’arte varia, seriosi e compunti collezionisti. No, Non loro. Ma bambini che urlano e ridono di gioia. Con Baj. Il mago dell’arte contemporanea.

Ma lo spettacolo è anche una mostra d’arte. Alla fine  gli attori sistemano sulle pareti ad uno ad uno le figure realizzate da Baj. Da opere vive a opere in mostra. Una magia. Avrei voluto esserci…non ero così piccolo. Ma adesso da grande molto più grande non mi pentirei certo di avere in casa un’opera di uno degli artisti destinato a salire in alto in alto in alto in alto nelle aste e dintorni (non bestemmio se dico che Baj vale Fontana. la sua fantasia ha la forza di un taglio) . Firenze, oh cara.

Guarda e ascolta: è la Kreutzer

 

012015011369

183 LIONELLO BALESTRIERI Cetona (SI) 12/09/1872 – Napoli 25/10/1958
Sonata di Beethoven, (1933),
olio su tela cm 130×270, opera non firmata, etichetta di collezionisti d’arte, opera esposta a Vienna nel 1933 presso Lienische Kunst – Ausstellung con etichetta al retro.

————————————

La sonata  numero 9 di Beethoven per violino e pianoforte, composta tra il 1802 e il 1803 e dedicata al musicista  Rodolphe Kreutzer, è la più lunga e difficile tra quelle composte dal Ludovico Van (come lo definisce l’amico Kolla). Qui sotto, cliccando sul frontespizio potete assaporarne, pur nella ruvidezza del suono informatizzato (altra cosa piazzare un cd nel mio vecchio e fedele Harman Kardon e poi lasciare che il mio Proton con connessioni dorate faccia fluire le correnti del suono verso le mie Chario) di cosa si tratta.

330px-Portada_Sonata_Kreutzer

A questo punto non resta che guardare il quadro in asta Domenica 18 ottobre alla Meeting Art. E’ di Lionello Balestrieri allievo del Morelli, grande appassionato di musica: un’opera che ripropone la scena dipinta  nel quadro  realizzato nel 1900 e che gli valse il Primo Premio all’Expo di Parigi per poi essere esposto alla Biennale di Venezia (ora al museo di Revoltella a Trieste). <L’idea dell’opera nacque, come rivela lo stesso Balestrieri in uno scritto autobiografico, dal ricordo di una serata trascorsa in compagnia di alcuni amici bohémiens in una mansarda di Parigi, durante la quale il suo amico Giuseppe Vannicola, musicista e poeta, interpreta al violino la Sonata di Kreutzer di Beethoven. Nel dipinto il pittore compare di profilo, seduto accanto ad una giovane donna che, rivolgendo lo sguardo allo spettatore, lo coinvolge nella scena pittorica>(dalla scheda del museo Revoltella). In effetti questo dipinto ha qualcosa che lo rende fuori tempo: mettici una chitarra (e magari uno spinello) e sei negli anni Settanta. Mettici uno smartphone con cuffiette e sei al giorno d’oggi.