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Il trampoliere, da prendere al volo

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Arturo Ciacielli 1915.  Il più globalizzato ed europeo dei nostri artisti d’allora. Nato a Frosinone, figlio di mosaicista. Nel 1905 espone al Salone dei rifiutati a Roma. E i rifiutati sono Balla, Boccioni, Severini…i futuri futuristi. Lui lo è? Forse no, forse sì. Lui è un curioso, un coraggioso, uno che non si ferma e accetta le sfide: uno Steve Jobs della pittura. Incontra una pittrice svedese, si trasferisce in Svezia, espone a Malmoe. Poi va a Parigi, 1911. Frequenta l’atelier di Delaunay e ogni giorno  parla di dove andrà la pittura moderna con Braque, Légier, Chagall. Quattro amici al bar, la Treccani della storia dell’arte moderna contemporanea, seduta attorno a un tavolo. E con loro Ciacielli. Nel 1915, quando dipinge il lotto 101 dell’asta 2176, è in Svezia dove sta dirigendo e lo farà fino  al 1920, la Nya konstgalleriet: in Strandvägen, n. 9, la prima galleria d’arte moderna di Stoccolma. Diretta da un italiano, cubo-futurista, cosmopolita e intelligente. Ciacielli. Arturo. Da Frosinone.

ps. Conflitto d’interessi, ma trasparente: faccio un rilancio sul detto lotto. Tanto non lo prenderò, ma se non lo facessi che guardo le aste a fare?

Le vorrei nell’uovo di Pasqua…

 

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Il mio uovo di Pasqua dei Sogni, adatto allo scopo, sarebbe bello contenesse le opere grafiche di questo foglio di catalogo della prossima asta Meeting Art di arte moderna e contemporanea. Tre sessioni con banditore virtuale con questa sequenza.

I sessione  Mercoledì 23 aprile 2014 dalle ore 16,00
II sessione  Giovedì 24 aprile 2014 dalle ore 16,00
III sessione  Mercoledì 30 aprile 2014 dalle ore 16,00

Ma nell’Uovo, ripeto, io vorrei le opere di quel foglio. Grafica non di altissimo valore monetario, ma importante nel suo significato. Lo è il manifesto della mostra di Afro, lo è la serigrafia di Schifano (saranno pure tante, ma a volte sono pure belle), lo è il Capogrossi e lo è soprattutto il Paolini. Giulio Paolini ha fatto della grafica la sua vera matrice artistica. Il multiplo per lui è già di per sé una forma di comunicazione d’arte. Lui è un comunicatore in quanto artista ed è artista in quanto comunicatore. Rarefatto, insondabile. Unico. Insomma anche lui in questo foglio strappato dal catalogo. Li voglio nell’Uovo…

I Passerotti diventano aquile

13[1]Bartolomeo Passerotti - Il venditore di pescecopertina756[1]

<Difficilmente potrà restare insensibili al fascino del “Venditore di pesce” attribuito a Bartolomeo Passerotti (Bologna 1529-1592)…Base d’asta 10.000. Improbabile non assistere a un’escalation di rilanci>. La previsione dell’amico gallerista Luca Sforzini (guardare la Stanza di Luca) ha colto nel segno. Il Passerotti in asta domenica 7 alla di Vercelli (la copertina del catalogo a destra in alto) ha preso il volo ed è diventato aquila: aggiudicato a 33 mila euro! A questo punto per il profano di follie d’arte potrebbe venir facile la considerazione da buon senso comune:  ma con la crisi , si possono proprio buttare i soldi su vecchie croste o  anche nuove tele? Abbozzo una replica con una controdomanda: ma con la crisi che c’è dove conviene allora buttare i soldi? Premessa: il mio budget attuale non mi permette di comprare il Passerotti e nemmeno una gabbia con i canarini. Detto questo con 40-50 mila euro a disposizione di quei pochi fortunati (la somma richiesta dal dipinto in asta compresi i diritti) oggi si acquisisce al massimo un monolocale di periferia (4 anni fa non bastavano per comprarne la metà…). Ma quanto varrà domani lo stesso monolocale? E, fra tre anni, chi prenderà prima i soldi che ha speso? Il  piccolo proprietario immobiliare, in mezzo a mille altri piccoli proprietari con casa da piazzare, o il proprietario di un dipinto unico destinato a far mostra in musei o collezioni? Credetemi chi ha, adesso, il Passerotti cinguetta felice…