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Riopelle boom boom

 

LOTTO 330

 

JEAN PAUL RIOPELLE Montreal 07/10/1923 – 2002

Anno: 1968, olio su tela cm. 96,5×129,5; firma in basso a destra, etichette della Galleria Marlborough-Godard (Toronto) e della Gallery Moos (Toronto) al retro, opera registrata presso l’Archivio del Comitato Jean Paul Riopelle al nime 252-CA-JGA come da dichiarazione a cura di Yseult Riopelle su foto.

Aggiudicato a 190mila euro

Al caro compagno Alfaro

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5 BRUNO CARUSO Palermo 08/08/1927
Ritratto di David Alfaro Siqueiros, 1962
china su carta cm. 50×40, titolo sulla destra, firma, anno e località “Città de Mexico” in basso a destra, autentica dell’artista su foto.

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Bruno Caruso è un artista “impegnato”, se per impegno si intende avere una propria idea di come si dovrebbe cambiare il mondo (auguro a tutti noi di essere un po’ impegnati). In asta mercoledì prossimo alla Meeting Art c’è uno  schizzo di Caruso che gronda storia.

E’. infatti,  il ritratto di  David Alfaro Siqueiros, artista messicano. Artista rivoluzionario messicano (come Diego Rivera, Oroczo e Rufino Tamayo). Ma rivoluzionario per davvero: nel 1940 fa parte del commando che cerca di uccidere Leon Trotsky che si era rifugiato in America Centrale per sfuggire agli artigli di Stalin. Siqueiros fallisce, ma non così il sicario successivo. Siqueiros insomma non concepisce l’arte senza il fucile, la comunicazione senza la rivoluzione. E Alfaro pagherà dazio per questa sua confusione ideologica di ruoli: non a caso Caruso ritrae il compagno Alfaro con tanto di manette al polso. Senza riserva, il lotto intendo.

797/ Fantasmi dal Nord

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Hannu Palosuo

Lotto  419 HANNU PALOSUO

Il silence dreams are hidden, 2005
olio su tela cm. 80x100x2, firma, anno e località (Roma) al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto, opera priva di cornice.

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Metafisica finlandese, metafisica comunque. Palosuo è artista didascalico, raffinato, evocativo….un po’ di aggettivi, insomma. E’ un figurativo narrativo: la storia è quella che devono “leggere” coloro che guardano il quadro. C’è un parallelo possibile nel campo della fotografia, ed è quello di Gregory Crewdson anche se i  rimandi “letterari” del fotografo Usa virano verso l’horror e il mistery pulp. Resta il lotto in asta domani. Da guardare e leggere.

797/ Victor

Asta 797 (Meeting Art)

Quinta Sessione: Sabato 19 Settembre 2015 ore 14:30

570LOTTO 570
VICTOR VASARELY
Pecs 1906 – Parigi 15/03/1997
Kat-Kub, 1973-75
acrilici su tela cm. 100×100, firma in basso a destra, titolo, firma e anno al retro, dichiarazione d’autenticità ed archivio di Michelle Vasarely su foto, entro teca in plexiglass.
base d’asta: 60.000 €
stima: 120.000/140.000 €

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Uno dei lotti sul red carpet dell’asta Meeting di settembre. Il re degli optical, il profeta delle geometrie impossibili, il visionartio matematico, il mosaicista dei pixels colorati…aggiungete voi che altro.

Cartolina dal lago

luigi picciotti

Asta 780 OPERE DELL’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Prima Sessione: Sabato 6 Settembre 2014
Lotto 27 LUIGI PICIOTTI Paderno d’Adda 1929
Il rovato, 1957
olio su tela cm. 60×50, firma e anno in basso a destra, firma, titolo e anno al retro.

C’era una volta una eletta schiera di artisti che di dipingeva per cambiare il mondo. Lo faceva, certo, pensando anche a un po’ di successo e di grana. Ma lo faceva in tempi, la fine anni Cinquanta e gli inizi dei Sessanta, in cui il vero paradigma del successo era quello descritto da Giorgio Bocca quandò fotografò così l’ansia capitalistica dei calzaturieri vigevanesi: <Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Di abitanti, cinquantasettemila, di operai venticinquemila, di milionari a battaglioni affiancati, di librerie neanche una>. Paderno d’Adda e il comasco come Vigevano delle scarpe: l’industria dettava i tempi e scandiva le esistenze. Nicchie creative poche, in una di queste abitava Luigi Piciotti. Si iscrive al Politecnico poi decide di seguire il suo istinto razionale di pittore. La sua ricerca parte da Morlotti, il guru della pittura lombarda lacustre, poi Piciotti declina verso una sperimentazione informale che lo rende parallelo  a Vermi (un grande) e al gruppo del Cenobbio (Sordini, Verga, Ugo La Pietra, Agostino Ferrari). Gente che provava a sfidare pop art e cinetici imperanti con la ricerca dei segni e di tratti minimali di pensiero (ho scritto t’amo sulla sabbia, vero Agostino Ferrari?). Piciotti è in asta oggi. offerta libera. Siamo a 100 euro. Gli hanno fatto un’antologica dalle sue parti. No, dico. 100 euro, uno che cambiava il mondo a suo modo esponendo alla Galleria del Milione e in quella delle Ore (mica il negozio di cornici di casa mia)? Se resta così, lo prendo io. E respiro aria di lago…

Riccardo e Carla, il mistero è nei segni

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Carla Accardi e Riccardo Licata. Ora potranno svelarsi cosa nascondevano i loro segni. Se ne sono andati in questo tardo inverno 2014. Lei a Roma, lui a  Venezia. Chi li ha seguiti, nei loro ultimi respiri, avrà capito e saputo cosa si portavano appresso? Carla Accardi ha iniziato dagli anni Cinquanta a indagare il rapporto tra il segno e il colore, fino a utilizzare supporti, come il sicofoil che rendono ancora più potente questa dialettica.  Riccardo Licata negli anni cinquanta si pone il problema di non fare della sua ricerca nell’arte informale una questione di maniera. Lo spunto originale lo trova in un alfabeto dove l’archetipo è l’albero-totem, una forma che , come la “forchetta” di Capogrossi,  trasforma la ripetitività di un gesto in un progetto di pittura declinando  attorno ad esso colori e struttura dell’opera. Ma nessuno sa esattamente cosa sono quei segni se non Carla e Riccardo. Adesso, liberi dalle forme del corpo, di una vita fatta di successi, ma anche di ansie e problemi, potranno riflettere senza angoscia perchè li hanno dipinti.

Riporto in alto due opere in asta alla Meetingart sabato prossimo. Faccio pubblicità? Forse. Ma se un artista dipinge è perchè qualcuno prima o poi si gusti il suo mistero. O ci provi almeno.

Costruendo cose staccate dalla mente

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Ugo Carrega, genovese. Crede che un verso  sia davvero in grado di cambiare il mondo una volta che si fa oggetto, diventi poesia visiva. E’ la Visual Poetry, baby: mentre a Pavia (come ho ricordato nel precedente post) si sta svolgendo una delle più importanti mostre d’arte contemporanea di quest’anno in Italia (non lo dico io, lo dicono: dicono che ci sono mostre che cambiano la storia di una corrente ), alla Meetingart di Vercelli ,come fiorellini che annunciano la primavera , nell’asta 2101 (mercoledì e giovedì)  spuntano lotti da brividi in versi. C’è appunto l’opera di Carrega che parla di cose da costruire  staccate dalla mente. C’è il francese  Jean-Francois Bory uno dei massimi esponenti della Poesiavisiva d’Oltralpe insieme a Julien Blaine  (c’è pure lui in asta ed è con un suo lavoro che ho incorniciato il post) in stretto contatto con i poeti visuali (ma si dice?) italiani.  Non manca in asta anche Alain Arias  Misson, artista belga noto per le sue performance tra gesti, immagini e parole: la lotta della poesia è la poesia che lotta. Fate incetta a Vercelli di buone idee. Poi andate a Pavia, leggete i quadri e poi ditemi.

blaineblaineblaineblaine

preview 770. Liberi come l’aria

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Raul e Laubies. Probabilmente non si sono mai conosciuti, neppure per sentito dire. Il primo classe 1931, l’altro più vecchio di 7 anni.Ill primo veneziano, l’altro nato in Indocina e morto in India in circostanze strane e avventurose. La storia dell’arte produce strani incroci di vita e ispirazioni. Capita così che un artista di nome Raul Brandinelli, figlio di un ufficiale di marina che ha girato il mondo, decida di farsi pittore cambiando il cognome. Vive in un ambiente ricco di stimoli, quello veneziano degli anni 50/60. Incontra persone come Tancredi, Licata, Finzi. Poi si sposta a Roma dove frequenta Turcato e Dorazio. Schultz sviluppa così la sua impronta d’arte, fatta di libera ricerca segnica in un mondo che vorrebbe svincolato dalle leggi della gravità e delle meccaniche celesti. Magari sono ruote di una giostra cosmica che si muovono nello spazio spinte dal colore, più che dal vento. E’ quanto percepisci al lotto 487 dell’asta 770 della Meetingart. Ma cosa c’entra Schultz con René Laubies che viene evocato dal lotto 567 sempre dell’asta 770? Laubies è francese, originario di Saigon ancora sotto il dominio coloniale francese . Laubies ha girato il mondo, ha insegnato arte nell’Università dell’Alabama. Ha coltivato il sogno di una pittura astratta e informale che, uscendo dalla traccia lasciata da Jean Fautrier, sperimentasse un viaggio creativo verso la rappresentazione della luce. Un bel viaggio , fatto da chi ha viaggiato davvero. Ma cosa c’entra Laubies con Schultz. Io ci provo a dimostrarlo. A un certo punto della sua vita il pittore italiano dal cognome tedesco, per finta, incontra un altro grande artista. Si chiama Hugo Pratt. E’ un intellettuale che racconta storie a fumetti. E i fumetti sono poesia e la poesia ha il volto di Corto Maltese, uno dei personaggi d’invenzione più importanti della letteratura italiana del Novecento (l’ho detto…). Pratt e Schultz collaborano e forse le storie di un padre marinaio alimentano quelle del marinaio-filosofo. Di colpo il viso di Corto Maltese, però, si sovrappone a quello di René Laubies. Un personaggio dei fumetti si confonde con un pittore in carne d’ossa che girava il mondo e sognava a colori. Incroci impossibili. Storie di mari lontani e di colori sulla tela.

Domenica con Cesare

Domenica mattina appuntamento alla Meetingart dalle 10 con un’asta mostra dedicata al grande Cesare Zavattini e alla sua gigantesca collezione di mini quadri (erano 1.500), dispersa alla fine degli anni settanta. Dopo la mostra-evento a Brera dello scorso anno, ecco riaffiorare a Vercelli, 29 di queste testimonianze uniche. In attesa di parlarne più diffusamente in un prossimo post, cliccando nell’immagine qui sotto vedrete un filmato conservato negli archivi Rai in cui Zavattini si racconta tra le mura di casa. Sulle pareti la sua collezione. Pare, persino, di scorgere un’opera in asta alla Meeting. E anche se non si scorge era lì…Grande storia in piccolo formato!

filmzava

Preview 770: bonjour, Joel

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<Oggi mi sforzo sempre di non ridurre la mia opera ad una formula comoda; in ogni tela cerco di preservare una via d’uscita, una specie di botola che permetterà di evadere. Dietro la sua immobilità apparente si nasconde un movimento, è il contrario di una trappola, un’uscita verso qualcos’altro>: è una riflessione di Joel Stein citata alla presentazione della mostra monografica sull’artista francese che si è tenuta nel 2010 al museo Maca di Acri: <Joel Stein e l’arte cinetica>. Stein ha lavorato con Fernand Leger, ha fondato il Grav, il gruppo di ricerca visuale di cui hanno fatto parte Le Parc, Sobrino, Horacio Garcia Rossi, De Marco. Stein manipola forme e colori, li incatena, li rende equazione matematica e mistero d’arte. Lotto 308 in asta sabato prossimo alla Meetingart di Vercelli. Tanto a poco…