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L’uomo che fa ponti di luce

lodola ponte lucelodola ponte lucelodola ponte lucelodola ponte luce

Marco Lodola. Domenica 12 dalle 10, canale 825 Sky, asta alla Meeting con lui presente. Lodola, l’artista italiano contemporaneo più vicino a un modello Expo. Cifra e impronta stilistica originale: giusta miscela di pop art e futurismo, di astrazione elettrica e figurazione giocosa. A Pavia in un’officina, che fa molto nostrana factory , lui crea e produce opere che mediano tra ciò che siamo stati e  ciò che vorremmo essere:i suoi ballerini post moderni, fatti di plastica e neon, hanno nostalgia dei passi del varietà o di quelli sul legno delle balere. Ma d’improvviso sono chitarre, accordi rock e altri colori. Lodola dialoga con la musica: le sue opere cantano, se le accendi.  Ma ritornano opere d’arte destinate allo sguardo, se le spegni. Un gioco di richiami, anche arditi.  Biennale di Venezia e Xfactor, la Ca’ D’oro a Venezia e l’Ariston di San Remo: sculture di luce che si trovano a loro agio nelle stanze degli antichi poteri veneziani come in quelle dove si fan solo canzonette. La forza di Lodola è quella di essere pop art e futurismo, di essere colto e culto, di essere giocattolo e cosa seria. Un Lodola per questo, spacca: perchè lo puoi sistemare in un bar alla moda frequentato da giovani in attesa di andare in disco come nell’atrio di un teatro in attesa di qualche Prima. Non tutti gli artisti ci riescono. Perchè Lodola sogna colori. Ancora, lo fa. Per esempio un Ponte da far volare. Quello di Pavia sul Ticino proprio in faccia a quello Vecchio, simbolo della città. Il Ponte della Libertà immaginato da Lodola è una danza elegante e serena di blu e rossi, di forme alate che tenteranno di sollevare le arcate e portarle un po’ più in alto del solito logorio della vita moderna. Sarà un ponte Rock. Perchè lui è Lodola, l’artista che fa opere che cantano…

Ciao Marco! 

Il rilancio della Befana

Riparte la bella stagione (? piove e tira vento?) delle aste Meeting (www.meetingart.it). Si parte con la tornata della befana (sabato 4-domenica 5-lunedì  6) da cui colgo questo lotto. Si tratta del 304, in lista proprio nel giorno della Befana. Si tratta di uno storico dipinto di Sergio Vacchi, artista bolognese di prima grandezza (oscurata da altri frastuoni). Suggerisco perlustrazione della rete e intanto riporto un brano pescato dal sito biografico www.zam.it. Tanto per gustarne il sapore, del lotto intendo.

vacchivacchi

...In occasione di questa mostra avvenne un episodio emblematico dell’atmosfera culturale dei primi anni cinquanta caratterizzati dalle presenze «dominatrici» di Giorgio Morandi e Roberto Longhi, un aneddoto divertente che Sergio Vacchi mi raccontò tempo fa: «Nel 1951 feci una mostra alla Galleria Il Milione di Milano. Ovviamente tra gli invitati all’inaugurazione c’era anche il nome del grande storico Roberto Longhi, ma mai pensavo che avrebbe preso parte alla mia mostra. Ebbene, Longhi venne e ad un certo punto si fermò davanti una natura morta: Natura morta in grigio, 1950; ero intimorito ed imbarazzato da questa figura altera, volevo fare qualcosa, parlargli, cercare di comunicare con il grande storico… Mi avvicinai, mentre il critico stava ancora osservando il quadro, e dissi: “professore questa è una pera”. Longhi mi guardò, non disse nulla e andò via. Rimasi veramente sconcertato dal modo in cui mi rivolsi a lui, e soprattutto dal suo sonoro silenzio. Alcuni mesi dopo, trovandomi a Firenze, mi recai con degli amici ad assistere ad una lezione che Longhi stava tenendo all’Università sui Trecentisti senesi. Entrammo a lezione iniziata e il Professore parve non accorgersi di noi. Dopo qualche minuto però si interruppe, guardò nel vuoto e disse: “pera”. A quel punto, emozionato e stupefatto, mi alzai e mi inchinai».

Il Cavaliere Rosso, che corsa…

Vendono persino il poster in asta, di una mostra fatta con esposto anche questo dipinto. La capacità di penetrazione del Pensiero Forte americano anche in arte ha stravolto le stratificazioni della storia, la gerarchia di ciò che viene prima e dopo.

Esempio questo lotto in asta alla Meetingart (asta 2059 di giovedì 10 ottobre)

98 ROY LICHTENSTEIN New York 1923 – New York 29/09/1997
The red horseman, 1975
stampa offset (manifesto) su carta cm. 57×71, esemplare non numerato, firma in basso al centro, poster realizzato in occasione della mostra tenutasi presso la Leo Castelli Gallery (New York) dal 1 al 22 novembre 1975.
1.000
2.000
off.libera 250 Miniatura Opera

LICHTENSTEIN ha dipinto quest’opera con il suo gesto  pixelico e fumettistico (geniale!) riprendendo un’opera del Carrà futurista appunto il Cavaliere Rosso. Nel galoppo del mercato dell’arte  ha vinto l’americano (che nel maggio ha toccato per un suo dipinto la quotazione di 56,123 milioni di dollari per una sua rivisitazione della Dora Mar di Picasso, mentre Carrà si ferma a 740mila euro) Di sotto il padre e il figlio…(chiaro chi fa l’uno e chi fa l’altro. A me piace l’altro!)

the-red-horseman-1974carroothe-red-horseman-1974

Dina amava il mare

Martedì primo ottobre, asta a tema dedicata ad opere raccolte da Cesare Zavattini. Un intellettuale (regista, scrittore etc. etc) che faceva dellìapproccio  “minimalista” alla vita, una ideologia; dell’affezione al pop una passione. E’ stato uno dei primi a intuire e valorizzare l’arte naif, l’arte ingenua, lo spirito creativo che si muove fuori dagli schemi di scuole o di corrente. Credo proprio che Zavattini, avendone l’occasione e il tempo di vita, si sarebbe anche interessato ai Graffiti sui muri. Organizzava nella sua Suzzara mostre e eventi dove gli artisti erano considerati in quanto tali e non come oggetti di mercato o di saggi critici.  Aveva una forte attenzione per l’arte al femminile, ma in quanto arte. E , nella sua collezione (fatta di opere delle dimensioni un poco più grandi di una figurina Panini) si accomulavano nomi noti e altri meno. Purchè si sapesse dioingere nello spazio ristretto di una tavoletta mignon, il mondo dei propri sogni. Non è facile. L’asta 2056 alla Meeting Art presenta alcune di queste testimonianze, dialoghi di pittura tra il regista e l’artista. Storie che si incrociano. Come quella di Dina Bellotti che divenne famosa per i suoi ritratti fatti ai Papi che aveva incrociato nella sua lunga permanenza romana. Papa Giovanni Paolo II ha lo sguardo severo e paterno, Paolo VI perso nei pensieri, Ratzinger, concentrato sull’obiettivo. Dina Bellotti viveva a Roma, ma amava il mare, quello ligure dove aveva nuotato per tanti anni prima di trasferirsi. Amava il mare e la sua gente. Come quella su questa barca dell’opera in asta al lotto   2

Immagine Opera Barca bianca
olio su tavoletta cm. 9×11, firma dell’artista ed etichetta della Galleria Annunciata (MI) al retro con dicitura ex collezione Zavattini.

9 centimetri x 11: pennellate dense ed è come se prima Dina Bellotti avesse dipinto il soggetto su una tela 50×70 per poi restringere il tutto con chissà quale magia. Ed era questo forse che cercava Cesare Zavattini. Un miracolo, non solo a Milano.

Qui sotto due video che sintetizzano la vita di Dina Bellotti (filmati brevi, ma carichi di suggestione) 

 

http://www.youtube.com/watch?v=_xqPF-uBSsc                                               

 

Baj, Baj…Primo Maggio

bajgeneral

EnricoBaj(pic)01012013003725Ancora sulla prossima tornata d’asta del Primo maggio, dell’asta 758. Riecco tra i lotti un cuore puro dell’arte italiana, un giocoliere della creatività, un bambino-adulto che faceva l’artista. Si chiamava Enrico Baj, <pittore e scultore italiano, Trascendente Satrapo e Imperatore Analogico della Patafisica Milanese, raffinato saggista e polemista d’eccezione, nasce a Milano il 31 ottobre 1924. Dopo gli studi classici, si iscrive a Medicina, che abbandona dopo la seconda guerra mondiale per laurearsi in Giurisprudenza. Parallelamente agli studi “economici” Enrico Baj frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Attivo rappresentante delle avanguardie degli anni Cinquanta, fonda, con Dangelo e Gianni Dova, il “Movimento Nucleare”, movimento innovativo sia dal punto di vista formale sia da quello ideologico, tendente a instaurare contatti con artisti ed intellettuali europei>. E ancora in questa arguta biografia (tratta da www.windoweb.it) <Per Enrico Baj, molto spesso, dipingere è un gioco e pertanto anche i soggetti risentono dello sguardo divertito dell’artista che si permette anche rifacimenti grotteschi di opere di Picasso ed altri mostri sacri della pittura. In stretto contato con pittori e intellettuali suoi contemporanei, analizza con gli amici Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo e Lucio Del Pezzo, il mondo dell’arte, tenendo sempre d’occhio le mutazioni politiche e sociali. La Guerra Fredda ripropone al mondo lo spetro di Hiroshima e l’artista proietta nei suoi lavori le angosce e le paure del futuro. Baj, in applicazione dei principi del “Movimento Nucleare” coltiva rapporti e scambi anche con artisti stranieri, come Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein, E.L.T. Mesens, Asger Jorn e altri artisti del gruppo Cobra, con il Nouveau Realisme ed il Surrealismo. All’inizio degli anni Sessanta incontra la Patafisica di Alfred Jarry , da cui trae nuovo vigore alla sua vena ironica e giocosa legandolo ai grandi esponenti del Dadaismo e del Surrealismo, come Duchamp, Man Ray, Queneau, Ernst, e Breton>. Ci sono Baj nel Primo Maggio Meeting (oltre ai due multipli nella foto e un terzo da trovare a catalogo anche la bella opera unica al lotto 83(quella in alto a sinistra nelle foto).

Dugukkka, 1993legni, acrilici e collage cm. 36x70x5, opera non firmata, entro teca in plexiglass.
Pubblicazioni: -1977, Enrico Baj Catalogo Generale delle Opere dal 1972 al 1996, Edizioni Marconi-Menhir, pagina 399 al numero 2592;-1995, Enrico Baj, Darmstadt, tavola a colori pagina 214;
-2007, Enrico Baj, Oggetto soggetto, Anfiteatro Arte (PD), pagina 137.
-2010, RAM, Padova 2010, Percorsi dello sguardo, arte del ‘900 e oltre, pagina 39. Base d’asta: 3mila euro

Scheggi, che scheggia…(refresh 18 febbraio)

paoloscheggi  Prima tornata dell’astona di Arte moderna e contemporanea 754, c’è già un uomo in fuga. Anzi, un quadro con l’uomo che l’ha dipinto. Ovvero Paolo Scheggi (1940-1971).  Vita breve. Grande densità artistica. Graffia la scena artistica italiana insieme a Manzoni (altro morto giovane, vivo ancora), Fontana e Castellani. Loro se ne fregano di colori e figure sulla tela. Prendono e manipolano forme plastiche. Magari proprio di plastica, il nuovo materiale uscito dalla mente del Nobel Giuseppe Natta. Scheggi fa così con plastica e altro: < …bucava le tele con delle fustelle di ferro per ottenere dei buchi perfetti e aveva inventato una tecnica particolare per arricciarne i bordi verso l’interno. Quando i buchi erano pronti, dipingeva il tutto con un colore unico che a volte era il rosso, a volte il nero, a volte il blu o l’arancione. Non gli ho mai visto fare i buchi verdi, e non gli ho mai chiesto il perchè…> così di lui Antonio Giusti. Si ricordano di lui, oggi. L’opera in asta alla Meeting il 2 marzo partiva da 15 mila euro, siamo già a 17mila. Scatto e fuga (in avanti) d’artista. Bravo, grande, Paolo!

scheggi

63 PAOLO SCHEGGI Firenze 1940 – Roma 1971
Intersuperficie curva sul bianco, 1966
acrilico su tre tele sovrapposte cm. 70×70, firma, titolo, anno e timbro della Galleria Arte Moderna Il Punto (TO) al retro, opera registrata presso l’Archivio Scheggi al numero PASC 0569 come da dichiarazione della Galleria Niccoli (PR) su foto, entro teca in plexiglass.