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Morandini 787

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44 MARCELLO MORANDINI Mantova 15/05/1940
Scultura 503, 2006
scultura in plexiglass bianco e nero diametro cm. 30×18,4; esemplare 3/9, firma, tiratura ed etichetta dell’artista su un elemento, dichiarazione d’autenticità ed etichetta dell’artista su foto, completa di custodia originale.

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93 MARCELLO MORANDINI Mantova 15/05/1940
Pannello 460, 2005
disegno su legno laccato circolare diametro cm. 200×4, esemplare unico, firma, titolo, anno, dicitura “esemplare unico” ed etichetta dell’artista al retro, dichiarazione d’autenticità ed etichetta dell’artista su foto, opera priva di cornice.

Torno a parlare nel blog di uno degli artisti italiani contemporanei davvero di valenza internazionale. Se segui Alviani. Se segui Biasi. Ma non segui Morandini, ahi ahi… Sopra i due lotti in asta alla Meeting art nell’asta 787 di Arte Contemporaea che parte sabato prossimo.

<Marcello Morandini, lo si è constatato ben presto, è stato l’ultimo esponente di punta del movimento dell’Arte programmata, continuando ininterrottamente le sue ricerche e aprendosi a nuove prospettive. Uno degli aspetti che lo distinguevano dalla maggioranza dei suoi colleghi, che pure miravano a un’arte coerente e razionale, era un impegno saldo al servizio della società, che fosse chiaramente sostenuto da un programma politico efficace. Gran parte degli artisti che aderivano al movimento militavano allora nella sinistra e aspiravano a diventare, all’interno dei vari gruppi, operatori che concepivano l’opera d’arte come uno strumento in grado di mettere fine agli antagonismi suscitati da creazioni che fossero pura espressione del genio individuale. Morandini, che condivideva soltanto in parte questa concezione, cercò piuttosto di conservare e privilegiare la tendenza razionale tipica del movimento, prendendo le distanze dall’aspetto ideologico, al quale non ha mai voluto aderire. (…)Così si spiega la sua emigrazione dall’Italia verso il sud della Germania. Stabilitosi a Monaco, nel quartiere boheme di Schwabingen, vi trovò un ambiente favorevole alla sua concezione dell’arte, ma soprattutto ebbe la possibilità di integrarla nel settore industriale. Si distinguono a questo proposito tre momenti di grande rilevanza, fatti di persone e di opportunità: in primo luogo, il gallerista di Basilea, Karl Laszlo, che lo introdusse alla Kerstner Gesellschaft di Hannover, dove nel 1972 ebbe luogo una mostra fondamentale per la diffusione delle sue idee a livello internazionale; i contatti con l’universo dell’Arte concreta, intorno a Max Bill; e da ultimo l’intervento di Eugen Gomringer, capofila della poesia concreta e consigliere artistico dell’industriale Philip Rosenthal, che inserì Morandini nella cerchia degli artisti attivi nella manifattura di porcellane Rosenthal a Selb>. (François Burkhardt)

(preview 787). Ginnastica ottica, rinascimento 2.0

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Percezione e visione. Ciò che vediamo. Ciò che percepiamo. L’occhio che illude, l’illusione che guarda. Potrei calemburizzare all’infinito un problema serio della ricerca artistica e scientifica. Ci sono esperienze italiane che hanno contribuito in modo decisivo ad affrontare la questione.

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Nell’asta 787 della Meeting Art,che aprirà il 2015 della stagione d’incanti, ci saranno opere di due autori di prima fascia nel campo di come l’analisi della percezione sia potuta diventare sfida d’arte. Nei primi anni Sessanta, dalla fucina di Azimuth (Castellani, Bonalumi, Manzoni) e del gruppo Zero in Germania, sono scaturiti nomi e gruppi di particolare significato. Il gruppo N di Padova ad esempio con Alberto Biasi (sua l’opera nella elaborazione in alto che sarà in asta a Vercelli). Biasi non demorde ancora oggi dalla sua ricerca, razionale e creativa al tempo stesso. Scienziato e alchimista di colori e forme che d’incanto si muovono grazie alla ginnastica degli occhi. Fuori dagli schemi e dai gruppi si è mosso il mantovano Marcello Morandini che sta lasciando tracce indelebili nel campo del design oltre che della storia dell’arte contemporanea (sua l’opera nell’elaborazione a destra in basso). “Il lessico dell’astrazione geometrica di intonazione “costruttivista e neoconcreta”1, con il quale Morandini si esprime, può determinare un primo, reverenziale iato fra opera e fruitore medio (in particolare italiano), che ha maggiormente interiorizzato le modalità più “calde” dell’informale organico. Non giustifica, in ogni caso, la vertigine che coglie chi osserva. La sensazione è determinata, invece, dalla percezione dalla qualità delle opere che, nella loro realizzazione, raggiungono uno stato di precisione irreale, affascinante e straniante insieme, essendo assente, in esse, il prevedibile scarto fra il rigore del progetto e la parzialità dell’esecuzione. La pulizia delle opere contribuisce a far sì che se ne avverta immediatamente la compiutezza. Si ingenera, in chi guarda, l’idea di trovarsi di fronte a creazioni che, alla lettera, possono dirsi assolute, in quanto “libere da vincoli”, capace ciascuna di formare “un tutto a se stante”,autosufficiente“. (Fabio Girardello).

Morandini e Biasi due artisti di un Rinascimento 2.0 di cui l’arte italiana deve andare fiera anche perchè grazie a loro e ai nomi che si possono loro affiancare siamo rimasti agganciati alle grandi correnti europee del comparto ottico-cinetico-programmato. Da qui il mio tentativo di ricostruire una dimensione museale classica delle due opere di cui, per rispetto esegetico riporto le immagini originali qui sotto.

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Asta 770-Canta Napoli

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Asta 770. Sabato 11 gennaio si inizia con una forte, intensa tazza di caffè come solo a Napoli lo sanno fa, come cantava de Andrè. I primi 96 lotti sono stati, infatti, assegnati per l’incanto da un unico collezionista napoletano. La sua non è solo un’operazione commerciale (glielo auguro da piccolo collezionista), ma è anche un sorta di performance artistica, di esperienza esistenziale. Se questo collezionista ha deciso di fare questo passo (concedendo che molti lotti eccitanti fossero proposti con una base di 50 euro) probabilmente avrà decretato la fine di una sua passione o un suo radicale ripensamento. In entrambi i casi, lo ammiro. Cambiare non è letale. Anzi. Detto questo complimenti per le cose raccolte. E’ uno sguardo indiscreto su cosa c’era alle pareti di questo arguto e curioso artefilo (si dice?) partenopeo. Anche i multipli (Matta, Castellani, Man Ray) mostrano una piega intrigante del suo collezionare. Ma anche le scelta di opere di nomi non di prima grandezza, come il francese Jean Michel Solves (molto interessante) o i post graffitari italiani Kay One e Rae Martini, chiariscono come collezionare sia un percorso anche di vita oltre che di capriccio, estro, impazienza, poca voglia di seguire le mode o i formar. Ma dove il collezionista tocca le corde più alte è sulle due opere di Elio Marchegiani, sul Boetti fuori schema (ebbbbasta con ‘sti arazzetti!!!), sull’eletta schiera di cinetici e programmatici (De Marco, Boriani, Garcia Rossi, Toni Costa), sul Marrocco da urlo (citato in un precedente post). E che dire del Massironi storico? Di D’Angelo e Jenkins (anche se si poteva fare di più…) Ma che dire dell’Appel o del più bel Graham Sutherland (occhio, giudizio soggettivo!!!) che abbia mai visto in un’asta? Non parlo del Marcello Morandini, anzi sì. Consiglio vivamente di prenderlo prima che scappi…(lo posto tra i miei consigli sugli acquisti…fateci un giro). Vabbè. Detto tutto questo…ma li vende davvero? Il mio applauso sincero a una passione che finisce, nel modo più esplosivo. Tutta insieme. Per voltare pagina. Succede, in amore.