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Come luci sotto l’afa

 

bara

Ultima asta Meeting. Banditore virtuale e aria condizionata a palla. Ma due cose che rinfrescano il caldo del cacciatore di buoni lotti. E sono buoni anche i lotti che non promettoni fortune future, ma che garantiscono un perfetto rapporto tra voglia di acquistare arte e ottima qualità della stessa. Primo esempio il lotto 14 (nella foto). Paolo Baratella. Un maestro nascosto nel mercato dell’arte. Ma navigate e vedete un po’ di chi si tratta. Bene. In asta un’opera forse non storica, ma bella che  può essere aggiudicata a un prezzo con il quale potreste acquistare una serigrafia di Nunziante. E una serigrafia del maestro neo metafisico sta al dipinto di  Baratella come l’attacco della Roma di fine stagione scorsa sta all’attacco del Barcellona cin Guardiola allenatore. Tanto per dirla tutta…

Se poi volete affondare gli occhi in un mistero di pittura d’alta tecnica guardatevi il lotto 21. Claudio Buso. Sulla cui opera riporto cosa disse Claudia Gentile per presentare una sua retrospettiva nel pavese.

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Ringrazio Paola Cortese e Susanna Buso per avermi invitato a presentare questa

mostra del pittore Claudio Buso. Hanno ritenuto, è evidente, io avessi qualcosa da

dire benché io non sia un critico d’arte. Il mio intervento sarà quindi piuttosto un

tributo di affetto e di stima verso un pittore che mi ha subito colpito quando ne

vidi i quadri la prima volta. Non può avere però la pretesa di dire qualcosa di

professionale, sì di sentito, volto a condividere con voi riflessioni personali, nella

convinzione che un’opera d’arte, nel momento in cui è messa dall’autore in

circolazione, si presti alle diverse interpretazioni che ciascuno di noi vorrà

trovarvi.

Non ha senso che io parli delle tecniche pittoriche utilizzate da Buso, pennelli dai

pochissimi peli, utilizzati pochissime volte a rendere il dettaglio minuto delle

scritte, dei particolari quasi impercettibili. Lascio alla sensibilità di ciascuno di voi

apprezzare l’amore per la precisione, quasi l’illusione ottica che tale attenzione

produce in chi guarda le tele.

Messo quindi da parte il significante espressivo vorrei sottoporvi solo qualche mia

considerazione sul significato, sul contenuto dei quadri e cercare di capire perché

tra gli infiniti possibili il pittore abbia scelto di tradurre in quadri proprio quelle

foto della metropoli, che cosa volesse comunicarci con questa sua scelta, insistita

e precisa.

Si coglie infatti, nella selezione, la ricorsività di alcuni elementi: il taxi giallo

‘Ford’, il semaforo, anonimo regolatore di traffico coi suoi colori o la mano che

ordina di andare o di fermarsi, orologi, marche temporali e spaziali ben precisi.

Sono senal, simboli o codici cifrati ad inquadrare la grande mela, come pure la

bandiera a stelle e strisce, precisati ulteriormente dal codice a barre.

Questo primo livello di ‘lettura’ dell’opera è però presto superato, con la sua

illusione di iper-realismo, se si procede a considerare il piano architettonico che

presiede alla stesura del quadro stesso. Linee verticali della skyline si intrecciano

infatti alle strade orizzontali a formare un reticolo, talvolta collegato da curve o

diagonali, sfondo prospettico su cui si muovono presenze animate.

Tra esse, in primo piano, gli anonimi taxi gialli. In essi, come sulle pareti di vetro

dei grattacieli, i vetri agiscono da specchio, a riflettere ciò che sta fuori dal quadro

(come in certo Velasquez) e ad impedire di vedere ciò che sta dietro di essi,

dentro il quadro. C’è quindi un’idea ossimorica che contempla la compresenza di

opposti: così come lo specchio del vetro riflette e nasconde, la gente si muove ma

è bloccata in quell’istante, si intuisce il rumore del traffico ma anche, quasi per

magia, il silenzio di quell’istante fissato dal pittore tra un ‘prima’ in cui non

c’eravamo, e un ‘dopo’ che potrebbe essere inghiottito dal nulla.

Di qui un terzo e ultimo livello di lettura: le persone che si muovono in questo

reticolo inanimato. Fissate nei loro insondabili pensieri esse camminano ciascuna

nella propria solitudine silenziosa e auto centrata. La natura è lontana. C’è come il

sospetto di essere in un mondo ‘altro’, molto mutato dalle origini, un paesaggio

da Blade Runner, dove il cacciatore di androidi del romanzo di P. Dick ci lascia

intravedere, tra le scritte pubblicitarie plurilingue che coprono-nascondonoinvitano

i distratti viaggiatori multietnici la scritta-monito ‘Save the world’, salvate

il mondo, se non volete diventare androidi solitari incapaci di comunicazione.

Questo è il messaggio convincente che mi pare di cogliere nei quadri di Buso.

Grazie.