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Osceno è il pregiudizio

L’asta Meeting Art del primo giugno mi consegna l’immagine di un lotto che evoca emozioni forti. L’immagine è forte. Immaginatela nel vostro soggiorno: un 100×100 che non raffigura nuvolette in una stanza dal soffitto sfondato o contorsioni eroiche della tela a sfidare, ahilei!, la stantìa epica estroflessa. Eh no, quello che vedete è proprio quello che intuite. Ciò che sale incandescente  dal vostro umano subconscio, l’ancestrale e potente visione di ciò che lega, anche carnalmente, essere umano a essere umano. Scappare dunque da cose d’arte siffatte? E se fosse questo il pregiudizio? A realizzare quest’opera nel 1963 è stato Vittorio Basaglia. Cognome noto e non è solo un caso: suo cugino si chiamava Franco. Faceva lo psichiatra, è stato l’uomo che ha liberato l’Italia dalla follia di una prigione per la follia. Non è andata esattamente come avrebbe voluto Basaglia, ma quelle mura andavano rase al suolo. Suo cugino era pittore e immaginava un mondo dove la creatività non avesse i confini  della razionalità conclamata, certificata, omologata. Il suo dialogo con il disagio psichico (quello che oggi crea i capolavori dell’outsider art) era precursore di cose belle. Una strada che poi avrebbe percorso a Genova un altro grande: Claudio Costa. E mi dite ancora che questo quadro è osceno? In asta mercoledì prossimo (faccio offerta, sappiatelo…)

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42 VITTORIO BASAGLIA
Venezia 19/08/1936 – 2005
Senza titolo, 1963-64
olio su tela cm 100×100, firma in basso a destra,
anno e firma al retro.

Il mistero Bibesco

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Il sogno di un appassionato d’arte (e collezionista) è arrivare un attimo prima che qualcosa diventi appetibile e apprezzabile ai più. Come prendere il sole in una spiaggetta sapendo che fra qualche anno  lì ci faranno uno stabilimento con chioschi e affini e quel tuo posticino al sole lo faranno pagare (agli altri) a caro prezzo. Ma tu l’hai visto prima che accada. Forse mi è capitato, proprio, questo sabato sera a Genova. E, nella foto, il sottoscritto si perde di fronte a uno dei lavori in mostra.

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   Francesco Maria Bibesco esponeva alla MM Gallery di via Perosi. Spazio defilato, lontano dall’aria salmastra e pletorica dell’imminente Salone Nautico, dalle bancarelle del Porto Vecchio, del relitto monumento alla letale stupidità umana che è la Costa Concordia. Conoscevo Bibesco. Non lo conosco, adesso, che l’ho rivisto. Outsider art, poesia visiva contorta e deformata? Boetti rivitrovato e rivisitato? Boh più  che Boe…tti. Il Bho è stupore, è necessità di resettare i giudizi. Mi aspettavo,infatti, cose che avevo già visto, stupendomi, come questa…

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Tracce, segni, scritture. Cose così:  uno strato di testo in scrittura Tamil (esatto, Tamil) su cui l’artista ha intrecciato con un Dripping filosofico (pensiero che comanda la mano) altri strati di comunicazione. Un esercizio al limite tra pittura e letteratura, anzi nella terra di mezzo di entrambe. Questo l’ho ritrovato a Genova. Ma, non bastava.

Su due sudari laici e letterari (di due metri per tre) Bibesco ha pensato bene di dipingere la scrittura della memoria o, forse, di scrivere la pittura della memoria. Diario d’estate. Diario d’inverno. Un insieme di labirinti e barattoli di pensieri.  Vortici, fumetti esistenziali, lampi di poesie e immagini poetiche. Sistemi solari, Buchi neri e altri pensieri. Come se l’artista invece di scarabocchiare meccanicamente e distrattamente su un foglio bianco accanto al telefono avesse, piuttosto, deciso di raccontare sulla tela la telefonata fatta, avendo con all’altro capo del filo, la coscienza di sè. Solo gli artisti possono farlo. Io farei solo scarabocchi. Bibesco invece ha fatto questo…

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Quanto costa una cosa così? E qui viene il bello.E qui si entra nel mistero Bibesco. E’ una strana forma di artista Francesco Maria Bibesco. Per quanto so di lui dovrebbe mangiarsi a bocconi il concetto di mercato dell’arte, invece, come un bambino consapevole o come un adulto disintossicato, resta seduto sul molo a guardare le onde delle altrui emozioni. Emozionandosi di queste emozioni, sentendosi ripagato doltanto da esse. Lui non ci pensa, ma quando un bravo operatore di mercato (e si stanno muovendo) focalizzerà il problema Bibesco, bè…credo che potrei rimpiangere di non aver acquisito altro oltre a quello che ho acquisito. Quanto costa un grande che bussa…quanto costava Boetti alla sua prima mostra? O Pascali? O un cinetico qualunque? Non lo so. Non c’ero. Io ero a Genova-

Disturbanti opere d’arte

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La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L’arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l’intelligenza né con la logica delle idee.

Jean Dubuffet fu il primo a riconoscere in maniera esposta e con il peso della sua grandezza d’artista che quegli artisti e quell’arte meritavano un posto nella storia. La chiamò Art Brut. L’altra arte, quella borderline, quella che nasce dalla sofferenza psichica e fisica reale o semplicemente quella che si muove fuori dagli schemi, diffidente, per animo inquieto e magari distrbato,  di accademie e mercanti. Cresce intanto l’interesse per questo mondo anche sotto la spinta del Gugging, la Casa museo dell’Outsider artists di Vienna. Casa dove visse August Walla, il picasso di questo mondo intrigante e inquietante (sue le opere delle foto qui sotto).

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Resta il dialogo visivo con opere che raccontano le paure incontaminate dell’uomo, quelle allo stato puro dove le ansie e gli affetti frantimati agiscono direttamente sul subconscio e guidano la creazione come è il caso di quest’opera di Marie Claire Guyot.

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Alla Residenza Universitaria Biomedica della Fondazione Collegio Universitario S. Caterina da Siena di Pavia (via Giulotto) è stata inaugurata una nuova importante mostra dedicata questa volta alle opere degli Artisti Outsider della Haus der Künstler del Museo Gugging e del bild.Balance Atelier di Vienna,  esposte con altre raccolte dagli anni ’70 ad oggi. Walla, Vondal, Fischer, Wikidal, Katarina Savic sono solo alcuni degli autori le cui opere riunite nel Fondo Fabio e Leo Cei sono per la prima volta presentate al pubblico. Un viaggio nella dimensione espressiva ed estetica di eccezione, che mostra senza filtri quei fattori psichici naturali che sono alla base della creazione artistica e ne rivelano l’essenza originaria.

La mostra rimarrà aperta dal 24 novembre 2014 al 31 gennaio 2015.

(chiusa dal 23 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015)