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E’ Paolini o Calvino?

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64 GIULIO PAOLINI Genova 05/11/1940 Cosmogonia, 1990 collage su cartoncino 70×50 cm, firma e anno al retro. Bibliografia: -“Pittura XX secolo”, Edizioni Electa, pagina 285 (immagine capovolta) -“Grandi Arti Contemporanee, Arte Dagli anni Settanta ad Oggi”, a cura di Gabriele Crepaldi, Edizioni Electa, pagina 144 (immagine capovolta). base d’asta: 10.000 € stima: 18.000/20.000 €

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Sabato 6 maggio nell’asta 826 di Meeting Art ci saranno due Giulio Paolini. No, in questo caso non è una sintesi gergale e un po’ buriana in uso nel mercato dell’arte. Un Guttuso, due Bonalumi…tre Accardi. Il nome per identificare l’opera e il lotto. No. In questo caso cerco di rispettare l’assunto di Paolini che è quello di creare opere il cui legame con il mondo esterno prescinde dall’io che le ha create, ma solo da rapporto tra chi le osserva e il mondo circostante. Una vita autonoma che può spingere a dare un nome, un’identità autonoma e specifica all’opera. Per cui potrebbe benissimo chiamarsi Giulio Paolini o Gino Rossi (perchè è Gino Rossi che la sta guardando e gli piace chiamarla così). Ma per capire meglio la cosa, serve copiare e incollare questa osservazione che dell’opera di Paolini fa un suo amico. Un buon amico che voleva dipingere le parole, mentre Paolini scriveva le figure. Si chiamava Italo Calvino: “Tutte le volte che incontra un suo amico pittore, lo scrittore rincasa rimuginando tra sé. Le opere che espone il pittore non sono dei veri e propri quadri : sono momenti del rapporto tra chi fa il quadro, chi guarda il quadro e quell’oggetto materiale che è il quadro. Lo spazio che occupano queste opere è soprattutto uno spazio mentale, eppure esse ostentano le materie prime di cui sono composte, tela, legno , carta, colori di produzione industriale, articoli che si comprano nei negozi di forniture per pittori; prendono posto nello spazio visibile, occupano lo spazio che altrimenti sarebbe occupato da un quadro, e non vogliono far pensare ad altra cosa che ai quadri. Non è il rapporto dell’io col mondo che queste opere cercano di fissare: è un rapporto che si stabilisce indipendentemente dall’io e indipendentemente dal mondo. Anche allo scrittore piacerebbe fare delle opere così: perché all’io non ci crede o se ci crede non gli piace; e perché il mondo non gli piace o se gli piace non ci crede. Però non riescea trovare la strada”. (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Giulio Einaudi editore, Torino 1975,pp. V-XIV.)

 

Le vorrei nell’uovo di Pasqua…

 

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Il mio uovo di Pasqua dei Sogni, adatto allo scopo, sarebbe bello contenesse le opere grafiche di questo foglio di catalogo della prossima asta Meeting Art di arte moderna e contemporanea. Tre sessioni con banditore virtuale con questa sequenza.

I sessione  Mercoledì 23 aprile 2014 dalle ore 16,00
II sessione  Giovedì 24 aprile 2014 dalle ore 16,00
III sessione  Mercoledì 30 aprile 2014 dalle ore 16,00

Ma nell’Uovo, ripeto, io vorrei le opere di quel foglio. Grafica non di altissimo valore monetario, ma importante nel suo significato. Lo è il manifesto della mostra di Afro, lo è la serigrafia di Schifano (saranno pure tante, ma a volte sono pure belle), lo è il Capogrossi e lo è soprattutto il Paolini. Giulio Paolini ha fatto della grafica la sua vera matrice artistica. Il multiplo per lui è già di per sé una forma di comunicazione d’arte. Lui è un comunicatore in quanto artista ed è artista in quanto comunicatore. Rarefatto, insondabile. Unico. Insomma anche lui in questo foglio strappato dal catalogo. Li voglio nell’Uovo…