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Sex and dream, il manga pop

Akane Koide

A Pavia sino al 18 aprile nella Sala Rivellino del Castello visconteo di Pavia, è di scena l’arte contemporanea giapponese. Quella che sbanca sul mercato e ha fatto e fa tendenza. La mostra è curata da Antonella Montinaro. Attraverso cinquanta opere di otto artisti vengono analizzate le principali tendenze neopop nipponiche, legate aTakashi Murakami e al suo caratteristico stile Superflat (il ‘superpiatto’), che prosegue la tradizione pittorica giapponese delle immagini piatte con campiture di colore uniforme, già propria di Hokusai (l’artista che creò nell’Ottocento la mitica Grande Onda) mixandola con le culture contemporanee metropolitane e con il contesto degli otaku, termine con cui vengono definiti tutti coloro che nutrono una passione ossessiva verso manga, anime o videogiochi. Gli artisti della factory di Murakami (il gruppo Kaikai Kiki)  <presentano, spiega una nota alla mostra, un mondo personale pieno di visioni strane, quasi poetiche e si fanno domande sulla frontiera tra visione e percezione, creando un mondo onirico e delicato>. Manga e mercato (le opere di Murakami, il Jeff Koons d’oriente, sfondano spesso la soglia del milione di dollari). Nella foto un’opera di Akane Koide, classe 1991, la più giovane del dream team di Murakami. Visioni mediate dalle antiche incisioni su carta di riso con le inquietudini sex horror dei manga. La Gheisha sul divano tra velluti animati di spiriti, tiene in mano come se fosse un pettine, un taglierino. La fanciulla sullo sfondo potrebbe presto fare una brutta fine…

Di seguito una nota esplicativa sulla mostra:

“La mostra contiene principalmente opere di Takashi Murakami, considerato l’ Andy Warhol giapponese e riconosciuto internazionalmente per la sua particolare sintesi tra arte tradizionale e contemporanea giapponese mischiati con arte pop statunitense. Sono presenti anche numerose opere di Yoshitomo Nara, un artista di culto nel mondo pop giapponese, influenzato tanto dall’anime e dal manga come dalle principali subculture urbane occidentali, dalla musica punk rock al graffitismo, risultandone un’opera perversa e naif.

Si trovano all’interno della mostra anche alcune composizioni dei più promettenti talenti della scena nipponica (Aya Takano, Chiho Aoshima, Mr, Chinastu Ban, Mahomi Kunikata Akane Koide) giovani artisti della factory di Murakami, la KaiKai Kiki Company.

Ciascuno di loro ha sviluppato una propria personale poetica e peculiarità: Aya Takano crea maliziose quanto inconsuete figure femminili, il mondo immaginato da Chiho Aoshima è un universo sorprendente di colori acidi generati al computer, gli esili adolescenti di Mr., sono ispirate ai manga, la peculiare estetica sviluppata da Chinatsu Ban é chiaramente legata al mondo dell’infanzia, l’opera di Mahomi Kunikata è connessa alla cultura otaku e legata al fenomeno cosplay, le atmosfere inquietanti della giovanissima Akane Koide, ritraggono le preoccupazioni proprie dell’adolescenza.

Dietro tutto ciò non solo il desiderio di portare una ventata di novità nel panorama artístico giapponese, ma soprattutto la volontà di dare una forma concreta alle ansie, ai turbamenti e alle contraddizioni di una generazione, una polemica estetica, sociale ed esistenziale che é palese in tutti gli artisti selezionati>.

Disturbanti opere d’arte

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La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L’arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l’intelligenza né con la logica delle idee.

Jean Dubuffet fu il primo a riconoscere in maniera esposta e con il peso della sua grandezza d’artista che quegli artisti e quell’arte meritavano un posto nella storia. La chiamò Art Brut. L’altra arte, quella borderline, quella che nasce dalla sofferenza psichica e fisica reale o semplicemente quella che si muove fuori dagli schemi, diffidente, per animo inquieto e magari distrbato,  di accademie e mercanti. Cresce intanto l’interesse per questo mondo anche sotto la spinta del Gugging, la Casa museo dell’Outsider artists di Vienna. Casa dove visse August Walla, il picasso di questo mondo intrigante e inquietante (sue le opere delle foto qui sotto).

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Resta il dialogo visivo con opere che raccontano le paure incontaminate dell’uomo, quelle allo stato puro dove le ansie e gli affetti frantimati agiscono direttamente sul subconscio e guidano la creazione come è il caso di quest’opera di Marie Claire Guyot.

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Alla Residenza Universitaria Biomedica della Fondazione Collegio Universitario S. Caterina da Siena di Pavia (via Giulotto) è stata inaugurata una nuova importante mostra dedicata questa volta alle opere degli Artisti Outsider della Haus der Künstler del Museo Gugging e del bild.Balance Atelier di Vienna,  esposte con altre raccolte dagli anni ’70 ad oggi. Walla, Vondal, Fischer, Wikidal, Katarina Savic sono solo alcuni degli autori le cui opere riunite nel Fondo Fabio e Leo Cei sono per la prima volta presentate al pubblico. Un viaggio nella dimensione espressiva ed estetica di eccezione, che mostra senza filtri quei fattori psichici naturali che sono alla base della creazione artistica e ne rivelano l’essenza originaria.

La mostra rimarrà aperta dal 24 novembre 2014 al 31 gennaio 2015.

(chiusa dal 23 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015)

Garau, istruzioni per l’uso di un genio in asta

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L’asta  778 della Meeting Art è scoppiettante, così come era stata annunciata, mai come questa volta anche tra i lotti a offerta libera o con basi basse si trovano artisti importantissimi e opere destinate a far scrivere di storia dell’arte. Esempio? Lotti 25 e 571. Augusto Garau. Un maestro dell’astrattismo italiano. Meglio. Un artista che non ha mai smesso di cercare forme di comunicazione visiva, spaziando dalla pittura (fu primo allievo di Atanasio Soldati e tra i fondatori del Mac) alla fotografia sino anche a incursioni nella poesia visiva. Ma è soprattutto sulla frontiera della  percezione del colore che Garau fissa il suo nome accanto a artisti, scienziati, psicologi  di fama mondiale (come ad esempio Rudolph Arnheim, legato alla scuola della psicologia della gestalt). Un artista che non sarebbe spiaciuto al Rinascimento e che aveva come ideale dichiarato la tensione curiosa e la razionale creatività di Leonardo da Vinci. Genio, dunque, ma senza la retorica spocchiosa della definizione. Fino all’8 giugno a Pavia nelle prestigiose sale del palazzo del Broletto (musei civici) in piazza Vittoria a Pavia è in corso una grande retrospettiva proprio di Augusto Garau. Garau in asta. Occhio, la storia dell’arte non tradisce. Il mercato, poi, è ciclico e quando si accorge che un nome fa storia chi lo ferma più?

Una mostra da vedere…insisto

Giorgio Garbi - mostra al broletto con giosu

Prosegue a Pavia la mostra sulla visual Poetry al castello visconteo con “depandance” ricchissima nel palazzo del Broletto nella centralissima piazza Vittoria. Un po’ arduo accorgersi che c’è, il comune di Pavia non ha certo  esagerato nel pubblicizzare un evento storico (a detta di molti). Ma, come ricordavo in un post precedente, siamo  testimoni di un evento che forse segna un punto di confine tra ciò che si sa e ciò che si saprà di un universo d’artisti e del loro Dna (i futuristi, Marinetti, l’avanguardia russa, Kossuth e Cattelan, Fluxus e la mail art). Per chi non c’è e ci sia…

nella foto un’opera di Luc Fierens