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812/ L’alchimista al contrario

Questo non è di piombo, è tela: ma Umberto Mariani alchimista al contrario (non cerca l’oro, ma il suo contrario, simbolo della notte) è così abile nel confondere l’idee con la sua materia-icona che  lo immagini un blocco di piombo alto circa due metri e largo quasi un metro e mezzo, ovvero le misure del lotto che andrà in asta sabato 3 settembre 2016 nella 812 della Meeting Art di Vercelli. Ma non è solo questione di  piombo, è il panneggio che conta. Mariani, negli anni Sessanta, passò dal figurativo alla pop art, fino a ragionare sulla costante che ritrovi nella Nike di Samotracia così come nelle Les Demoiselle d’Avignon di Picasso. E la costante è il panneggio. Ovvero un territorio in cui l’artista deve confrontarsi con la materia che crea, grazie al movimento, giochi di luce e di ombra. Dall’autunno del 1988 Mariani realizza un ampio ciclo di lavori dove il panneggio dipinto entra in gioco con sagome sovrapposte di lettere e numeri tagliate in lamiera. In queste opere resta  la sagoma ellittica come elemento costante e continuativo del ciclo degli “Specchi”. L’opera di Mariani chiuderà la prima sessione dell’asta 812. Giù il sipario e non sarà un caso. Resterà un buon sapore negli occhi.

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 UMBERTO MARIANI Milano 16/11/1936 Senza titolo: 7 L, 1989 acrilico su tela applicata su tavola + lastra di ferro argentata cm 180x130x7, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su 2 foto, opera priva di cornice. base d’asta: 5.000 € stima: 10.000/12.000 €

 

 

797/Picc-Afro

ASTA 797

Terza Sessione: Sabato 12 Settembre 2015 ore 14:30

AFRO

LOTTO 326
AFRO
Udine 04/03/1912 – Zurigo 24/07/1976
Senza titolo, 1949
tecnica mista su carta intelata cm. 36,5×32, firma e anno in basso a destra, opera registrata presso l’Archivio Afro (Roma) al n° 49B128 come da dichiarazione su foto.
base d’asta: 20.000 €
stima: 36.000/40.000 €

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Nota a margine: l’impronta di Guernica nell’astrazione introspettiva di Afro. La carta che diventa roccia di una grotta paleolitica. Afro che la incide. Opera che si dilata per propria forza ben oltre al perimetro materiale del foglio.

Disturbanti opere d’arte

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La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L’arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l’intelligenza né con la logica delle idee.

Jean Dubuffet fu il primo a riconoscere in maniera esposta e con il peso della sua grandezza d’artista che quegli artisti e quell’arte meritavano un posto nella storia. La chiamò Art Brut. L’altra arte, quella borderline, quella che nasce dalla sofferenza psichica e fisica reale o semplicemente quella che si muove fuori dagli schemi, diffidente, per animo inquieto e magari distrbato,  di accademie e mercanti. Cresce intanto l’interesse per questo mondo anche sotto la spinta del Gugging, la Casa museo dell’Outsider artists di Vienna. Casa dove visse August Walla, il picasso di questo mondo intrigante e inquietante (sue le opere delle foto qui sotto).

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Resta il dialogo visivo con opere che raccontano le paure incontaminate dell’uomo, quelle allo stato puro dove le ansie e gli affetti frantimati agiscono direttamente sul subconscio e guidano la creazione come è il caso di quest’opera di Marie Claire Guyot.

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Alla Residenza Universitaria Biomedica della Fondazione Collegio Universitario S. Caterina da Siena di Pavia (via Giulotto) è stata inaugurata una nuova importante mostra dedicata questa volta alle opere degli Artisti Outsider della Haus der Künstler del Museo Gugging e del bild.Balance Atelier di Vienna,  esposte con altre raccolte dagli anni ’70 ad oggi. Walla, Vondal, Fischer, Wikidal, Katarina Savic sono solo alcuni degli autori le cui opere riunite nel Fondo Fabio e Leo Cei sono per la prima volta presentate al pubblico. Un viaggio nella dimensione espressiva ed estetica di eccezione, che mostra senza filtri quei fattori psichici naturali che sono alla base della creazione artistica e ne rivelano l’essenza originaria.

La mostra rimarrà aperta dal 24 novembre 2014 al 31 gennaio 2015.

(chiusa dal 23 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015)

4 cose su Piemonti

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Ho incontrato Lorenzo Piemonti alla Meeting art di Vercelli. Due ore di dialogo sul suo fare arte. Sapevo qualcosa di lui, testimone coerente e contemporaneo del Bauhaus.

(dalla Trecccani):” Bauhaus (Staatliches Bauhaus Weimar) Istituto superiore di istruzione artistica, fondato a Weimar nel 1919 da W. Gropius per promuovere, in risposta alle esigenze che già dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ai movimenti Arts and crafts e Deutscher Werkbund, un nuovo metodo educativo in grado di superare l’antinomia arte-artigianato, finalizzato all’integrazione tra arte e industria e all’unità e armonia tra le diverse attività artistiche. Strutturato in sei semestri, il programma del B. prevedeva due corsi paralleli ma coordinati (uno dedicato ai materiali e ai processi di lavorazione, guidato da un ‘maestro artigiano’; l’altro consacrato al disegno e alla teoria della forma, guidato da un ‘maestro della forma’), preceduti da un semestre per sviluppare nell’allievo il senso dei materiali e dello spazio, introducendolo alla figurazione artistica (corsi tenuti da J. Itten e, dopo il 1922, da L. Moholy-Nagy)”.

Sapevo del suo stretto rapporto con il movimento del Costruttivismo svizzero e del suo dialogo artistico con Max Bill negli anni Sessanta.

Dalla Treccani : “Max Bill. Architetto, pittore e scultore svizzero (Winterthur 1908 – Berlino 1994). Studiò a Zurigo e al Bauhaus di Dessau. Membro di Abstraction-Création (1932-36), associato ai CIAM (1938), fondatore della rivista Abstrakt-Konkret (1944) e dell’Institut für progressive Kultur (1947), B., uno dei maggiori rappresentanti dell’arte concreta, ha elaborato con rigorosa coerenza un linguaggio la cui struttura geometrica ha una matrice logica ordinatrice di forme semplificate fino all’elementare. La creazione artistica è per B. visualizzazione di idee astratte, liberamente immaginate, in forme otticamente percepibili attraverso i colori, lo spazio, la luce, il movimento”.

Sapevo della sua presenza museale e espositiva a fianco di altri maestri dell’astrazione razionale (Bonalumi, Castellani, Dadamaino, Gianni Colombo)

Nella foto sotto un incontro alla Galleria Corsini di Intra nel 1977 con l’artista (a sinistra), Dadamaino,Emilio Tadini, Giorgio Marconi

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Sapevo di opere sue in musei internazionali come il Museum of geometric ad Madi art di Dallas.

 

Lorenzo Piemonti

Piemonti was born in 1935 in a suburb of Milan. He lived and worked in Switzerland from 1965 until 1975, where he studied with the masters of concrete art. During this period he made fashion mannequins for Balenciaga and Yves Saint Laurent. These were shown at the Metropolitan Museum of Art in New York and at the Museum of Art and Fashion at the Louvre. He also has monumental sculpture pieces in Italy.

 

 

 

Dopo l’incontro di domenica so altre quattro cose, che vi scrivo.

1) Ogni sua opera è una sua opera. Una tautologia? No. La storia dell’arte e soprattutto l’ultima fase di essa è ricca di artisti che affidano un’idea a un gruppo di lavoro. Non sono più le scuole rinascimentali, ma factory e catene di montaggio vere e proprie. Piemonti no. Preciso, costruttivista, molto bauhaus abbina la sua forma d’artista alla sua forma di manipolatore artigiano di quella forma. Crea opere in cui colori e inserti di materiali rispondono a logiche matematiche e armoniche.

2) Ogni sua opera è diversa dall’altra. La serialità dell’arte è un vizio in cui spesso l’artista cede per compensare l’esigenza della domanda di sue produzioni con l’offerta che l’atelier può garantire. Piemonti no. <Non voglio farmi impossessare dall’opera _ dice _ L’opera cerca di condurmi a rifare percorsi già fatti, per semplicità, per partito preso. In questi momenti cerco di staccarmi dai miei stereotipi e lasciare comunque qualcosa di nuovo in quello che sto facendo>.

3) Artigiano nel cuore, artista nella mente. “Io dipingevo manichini” racconta Piemonti della sua esperienza in Svizzera. Lì incontra Max Billi, lì incontra il concetto alto di design che lo porta a produrre opere esposte al Louvre e al Metropolitan per dare un senso aggiunto alle grandi creazioni di moda. E’ come dire che Le Courbusier costruiva modellini in legno di case e palazzi. Ma Piemonti non è  umile per caso, è piuttosto il senso della misura e il rispetto che si deve ad ogni prodotto della nostra fatica creativa.

4) Un artista affamato. “Io ho fame _ dice _ fame di continuare la ricerca, fame di produrre, fame di scoprire nuovi proporzioni di colori e forme. Credo che per un artista la fame, un tempo anche materiale, sia un’esigenza”. Artista affamato: come Fontana che, sotto quei morsi, ha tagliato la tela; come Castellani che non smette di cercare il punto in cui l’ombra nasconde la luce; come Picasso che ha dipinto sè stesso da ragazzino quando ormai era a un passo dal suo addio.

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