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Strapp, strapp, ma vale? (2)

chisum

<Ovunque vanno gli uomini si instaura la legge, ma scoprono che c’è già arrivato Dio> dice Chisum, ruvido allevatore del west, dal cuore buono (il film con John Wayne è del 1970). Ha ragione Chiusum? Arrivi e scopri che qualcuno c’è già arrivato.?Si può dire lo stesso per le opere di Mimmo Rotella, quei manifesti strappati che sono la cifra stilistica anche di un importante artista francese, Jacques Villegle? Prima l’uovo o la gallina? Chi ha strappato per primo? Al di là del primato (forse destinato al francese, ma forse…) , restano le differenze e le analogie tra i due. Villegle sembra più impegnato a cercare un codice artistico,  un alfabeto di forme e parole. Rotella sembra più propenso a sovrapporre all’icona strappata, l’icona dello strappo. Rotella ha una spiccata predilezione per la materia tipografica in sè. I suoi Artypo nascono proprio dall’utilizzo di scarti di prove di stampa tipografiche, elevati al rango di opera d’arte, dalla mediazione dell’artista. La produzione seriale di Rotella assume perciò una valenza resa specifica dalla passione dell’artista per l’odore della macchina da stampa, per il gioco meccanico di lastre e colori. L‘asta 2183 di domani alla Meeting Art propone una raccolta di decollage multipli tutti degli anni Duemila. Opere che riprendono manifesti di film degli anni cinquanta e sessanta. Multipli di multipli di multipli: un percorso concettuale che, prima o poi, potrebbe trovare la sua giusta collocazione nella storia dell’arte. Dunque, quanto valgono? Fino a un paio d’anni fa è noto come oscillassero, in galleria, tra i mile e i duemila euro. Cifra giustificata dall’unicità dello strappo operato dall’artista su ogni foglio. Forse è davvero quello il loro valore tendenziale, dopo i ribassi da recessione e la flessione di potenza economica del marchio Rotella (pare in ripresa). Se si raffrontano i multipli di Rotella (precisazione: non i monotipo e gli Artypo che sono a tutti gli effetti opere uniche) con i multipli di Villegle si vedrà come in asta i valori non si scostino per entrambi dalla soglia massima dei 500/700 euro. Quindi? Quindi sotto quella soglia sono prede possibili anche se non magnifiche (per restare in tema cinematografico). La differenza è il gusto. Ed io non avrei dubbi: Chisum o Batman, niente Marilyn. Lasciamola un po’ in pace…

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new (65)ps. IN FIORI DI LOTTO…Un Santo da XFACTOR

Strapp strapp, ma vale?

il gigante

” Se uno ha tutta questa terra, significa che l’ha portata via a qualcuno”, dice Jett (James Dean) nel Gigante (film cult del 1956- regia di George Stevens). La vita artistica di Mimmo Rotella forse inizia proprio così: se uno ha tutti questi manifesti, per forza li ha portati via a qualcuno. Certo. Era davvero così. Il primo Rotella, quello naif e creativo, quello davvero ribelle, portava via i manifesti dai muri di Roma. Carta e lamiere, un furto d’arte per cambiare strada al modo di fare l’artista. In realtà qualcuno l’aveva già fatto prima (dadaisti e futuristi oltre ai  cubisti con il collages), ma Rotella ci mette rabbia nuova e cerca le icone del suo tempo su cui sfogare la sua vis d’artista. L’obiettivo: trasformare i manifesti in icone per poi strapparle con furia allegramente iconoclasta. Furia d’arte, produzione d’arte. L’asta 2183 di martedì prossimo alla Meeting art ripropone all’attenzione dei collezionisti e di chi compra arte i decollage di Rotella in formato multiplo. Multiplo. Opere seriali , ma che Rotella ha reso “uniche” modificando il tracciato del suo strapp strapp d’artista. Quindi si tratta di opere seriali, ma uniche?  E dove sta la differrenza? E che valore hanno? C’è da dibattere.

Mi vengono in mente, sul tema, tralasciando il riferimento alla factory warholiana, due esempi nostrani. Il primo è quello offerto da Enrico Baj, genio poliedrico ancora ampiamente sottoquotato . I suoi multipli realizzati con brillantini, medaglie e passamanerie sono spesso più accattivanti dell’opera unica (che ha la stessa matrice, peraltro) quasi che l’artista sia a lì a mostrare come, nella serialità, si possa nascondere l’eleganza e un’unicità di un’idea a differenza di un’opera unica dove l’idea si appesantisce di routine. Meglio sforzarsi per far vedere il bello a più persone che diventare scemi per far vedere qualcosa di bello a una sola persona: forse è esagerato pensarlo, ma forse è così. Boetti è l’altro esempio. I suoi arazzini sono una simpatica e concettuale presaperifondelli di chi chiede all’artista di fare qualcosa di unico. Eccolo, il mio unico, ti dice Boetti: arazzini quadrati, colorati con una frase che ho pensato io, ma che hanno ricamato donne che neppure conosco. Opere uniche, ma seriali. E il cerchio si chiude. Ma allora i decollage multipli di Rotella in asta alla Meeting art martedì prossimo sono da prendere? Il seguito alla prossima puntata… (1-continua)