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Resto di Sassu (o no?)

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Lotto 224 dell’asta 785. Invenduto. Un Aligi Sassu. Fiorenza e l’attesa del 1960. 8mila euro, 16 milioni del vecchio conio. Al netto dell’inflazione e della serie storica del costo della vita,  era quanto serviva per comprarti una 850 Coupè negli anni del boom, quando tanti borghesi di allora (ipiccoli industriali e commercianti di tessuti) appendevano nei salotti buoni i Sassu e i Fiume (e i Cascella) per far vedere che erano diventati ricchi. Ma Sassu non era uno di loro: socialista convinto (sarà incarcerato durante il fascismo, regalerà due ritratti di Che Guevara al museo dell’Avana), amico di Carlo Carrà e Bruno Munari (con cui firma il manifesto Dinamismo e forma muscolare), Sassu incrocia Picasso e discute con lui di pittura e scultura. Un innovatore del colore e della figura. <Chi ama la pittura di questo artista, ama necessariamente il connubio tra il rosso e i cavalli, tra l’oceano e i miti, tra il sogno e l’infinito. Spunta la domanda insolita: quanto rosso c’è nella poesia di Sassu e che cos’è il rosso su cui tutti credono di sapere tutto? È il rosso ciò che non si può esprimere diversamente? Un messaggio arcano? La vita stessa? Come i cavalli che sono in movimento, che si fa ribelle e che nessuna parola può cogliere?> scrive Karl Lubomirsky.

Poesia e pittura, un’altra epoca. Sassu resta così per ora invenduto. Anche Fiume e Guttuso non fanno salti di gioia nelle quotazioni. Altri figurativi del Novecento (Guidi o Pajetta) vanno a balzi e fanno un fugace botto (come è accaduto per il Guidi storico passato domenica in asta a Vercelli) solo se si è di fronte a opere che in altri tempi avrebbero sfidato le quotazioni attuali di Biasi o Bonalumi. Ma è la nostalgia di vecchi collezionisti o la lungimiranza dei nuovi a muovere il mercato di questi maestri vintage? Temo più la prima ipotesi che la seconda. Pronto alla smentita. Intanto la Fiorenza nel quadro aspetta qualcuno. E per placare la delusione indicatissima una Vecchia Romagna etichetta nera…