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Figuration, libre!

hs_ba_combasNegli anni Ottanta mentre, in Italia, due politici di nome Craxi e De Mita, giocano a buttar giù l’altro dalla poltrona di Primo ministro, a New York Keith Haring (che se fosse vissuto, allora, in Italia lo avrebbero bollato come diverso) e Jean Michel Baquiat (che se vivesse anche oggi in Italia i benpensanti gli darebbero del drogato e per di più nero), dipingevano i muri trasformandoli in opere da museo. In Francia un tizio di nome Robert Combas faceva lo stesso, nel senso di dipingere qualcosa che appariva un calcioinculo ai format artistici che nei 10 anni prima avevano dominato la scena. Un calcioinculo all’Arte povera (ma de che?) e ai concettuali sempre alla ricerca di un concetto quaunque con cui stupire. Basta concetti! Si torni a dipingere figure e una parvenza di mondo reale. Ma Combas, quando crea con Hervé Di Rosa, il movimento della Figuration Libre, si guarda bene dal copiare quelli della Transavanguardia, gli italiani assemblati da Bonito Oliva (Cucchi, Palladino, Clemente, Chia e il fuori quota De Maria). Non c’è figurazione classica in Combas, non c’è ripresa di stilemi e archetipi visti in una luce nuova. No. C’è del nuovo e basta. Fuori dagli schemi.

Lo è anche quest’opera in asta alla Meeting Art (la 785). E’ opera tarda del 2006, ma carica dei simboli figurativi di Combas. Che poi, lo dico, in Italia c’è un artista dimenticato che aveva precorso di almeno un decennio le prime esperienze di Combas. Si chiamava Claudio Costa. Segnatevelo, questo nome. Ne riparlerò.

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LOTTO 28 La planche naturaliste, 2006
acrilici, tecnica mista e collage su cartone entro teca cm. 65×49, firma sulla destra, etichetta della Galleria Modenarte al retro, certificato d’autenticità della Die Galerie (Francoforte) allegato.
Bibliografia:
-“Robert Combas – Joke’r”, Galleria ModenArte, pagina 126.

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