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Mike, Umberto e John: caso risolto

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Questa è una strana storia: di arte, musica e funghi. E’ una storia in cui Mike Bongiorno, il più importante presentatore della storia televisiva italiana  incontra John Cage, il più importante profeta fluxus (l’altro è Maciunas) della storia dell’arte mondiale. Ed è una storia dove ha un ruolo di comprimario decisivo il grande e compianto Umbertone Eco. Incrocio improbabile sulla carta, ma che si concretizzò durante una puntata del 1959 di Lascia o Raddoppia, il quiz tv che metteva a sedere ogni giovedì sera ( al sabato, fino al febbraio 1956) milioni di italiani nei bar e nei cinema di paesi sperduti e grandi città. Mike e John, che la storia cominci…(l’opera di copertina ha un senso e più avanti vi dico quale).

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 John Cage ingannò

davvero Mike Bongiorno?

Una possibile soluzione

di

Fabrizio Guerrini

1959. La tv è  un lusso che si può solo condividere pagando la consumazione. Lascia o Raddoppia, che termina di andare in onda proprio in quel 1959, è un potente ipnotico che lascia intravedere la possibilità di guadagnare soldi sapendo qualcosa più degli altri purchè no siano questioni vitali o politiche. Basta solo conoscere le risposte giuste. Già, le risposte giuste. La storia può ripartire da qui. Anzi da John Cage che arriva in Italia. Lui è il più incredibile musicista alternativo della modernità. Nessun dubbio che sia stato lui con il suo modo di comporre e produrre musica  a modificare per sempre la consapevolezza di come il suono si propaghi nello spazio e nella nostra mente. Cage ci insegnò, ad esempio ad ascoltare il silenzio…

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Bottoni (100)

….o a intravedere i principi dell’armonia universale suonando una vasca da bagno, un innaffiatoio, cinque radio, un pianoforte, dei cubetti di ghiaccio, una pentola a vapore e un vaso di fiori. Suonò esattamente tutto questo per la sua Water walk, la composizione con cui Cage si esibì a Lascia a raddoppia nel 1959. Esibizione tv che si concluse con  questo siparietto di congedo tra il musicista e il presentatore (è la trascrizione  esatta, estratta dal filmato negli archivi Rai). M.B. è Mike. J.C., John.

  • M.B.: «Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi… quindi non è stato solo un personaggio venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni strambe di musica strambissima, insomma è veramente un personaggio preparato. Lo sapevo perchè mi ricordo che ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare passeggiate e raccogliere funghi».
  • J.C.: «Un ringraziamento ai funghi e alla Rai e a tutti genti d’Italia».
  • M.B.: «A tutta la gente d’Italia. Bravo signor Cage arrivederci e buon viaggio, torna in America o resta qui?».
  • J.C.: «Mia musica resta».
  • M.B.: «Ah, lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio il contrario: che la sua musica andasse via e lei restasse qui».

 

Di tutto questo dialogo, potentemente surreale (ma vero), resta quello strano accenno ai funghi.

Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente

che se ne intendeva di funghi…

 

Sorge, violenta una domanda: che cosa ma c’entra l’arte sonora di John Cage con quella di distinguere un porcino da un’amanita?  Ma, soprattutto, che ci faceva uno come Cage in una trasmissione orgogliosamente e maledettamente nazional-pop? Per rispondere occorre fare un passo indietro. Anzi, qualcuno in più fino ad arrivare al momento in cui l’ottimo Cage arriva in Italia nell’estate del 1958. Lo invita  Luciano Berio,  musicista altrettanto geniale e alternativo, pioniere della musica elettronica. E’ lui a fondare nel 1955 lo Studio di Fonologia della Rai creato proprio per produrre quel nuovo genere di musica. Uno come John Cage non può che far comodo e così Berio lo invita in Italia. Cage è bravo, bravissimo ma i geni spesso (da Van Gogh in poi) non navigano nell’oro.

Ma, soprattutto, che ci faceva uno come Cage

in una trasmissione orgogliosamente

e maledettamente nazional-pop?

Attorno al musicista, sbarcato in Italia,  si crea un bell’ambientino di gente tosta, all’avanguardia. Amici e amanti delle cose che lasciano un segno soprattutto nel futuro. Come Sylvano Bussotti o  il compiantissimo Umberto Eco o Peggy Guggenheim. Nomi che non dimentichi. Eco, intellettuale guascone e ispirato , scriverà di lì a poco (1961) la Fenomenologia di Mike Bongiorno. Il  fenomeno Mike, il presentatore che ammalia le masse. Un libro che non nasce a caso. Eco, che frequenta gli ambienti Rai , conosce bene Mike Bongiorno, ma conosce bene anche John Cage. Bongiorno, Cage, Eco: il link di fa intrigante e intricato.

Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente

che se ne intendeva di funghi...

Si torna a quella frase pronunciata da Mike Bongiorno a Lascia o Raddoppia. Il presentatore sta salutando da par suo uno strano concorrente che suona le vasche da bagno, è americano e ha appena vinto 5 milioni rispondendo a domande sui funghi. Cage ha risolto, per il momrnto le sue ambasce economiche partecipando al quiz dei quiz. Il suo arrivo davanti alle telecamere è stato favorito dalle giuste pressioni di chi poteva suggerire ai produttori del programms che uno come Cage avrebbe fatto audience anche a posteriori. Come invitare Duchamp alla Corrida di Corrado. Bene. Giusto così. Bel colpo. Ma non è finita qui. Dietro le quinte si muovono misteri.

Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente

che se ne intendeva di funghi...

Su questa frase di Mike si possono costruire due possibili alternative di dietrologia più o meno spiccia. La prima, lineare anche se molto curiosa: John Cage era davvero un grande conoscitore di funghi. E così, al momento di dover scegliere su cosa rispondere al quiz di Mike, non sceglie la musica, ma questi simpatici prodotti del sottobosco. La seconda alternativa è più complottista: Cage va al quiz preparato a dovere su una materia che non conosceva. Il tutto per fargli ottenere una discreta sommetta. Preparato, comunque, sui funghi, ma come? Studiando davvero libri sui funghi o, magari sapendo già le risposte? (c’è chi ha scritto di una voce maliziosa che girava alla Rai). Io propendo per una terza alternativa che le valorizza tutte e che richiede di riguardare la foto che apre questo post.

Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero.

Situazionismo. Nasce nel 1957 attraversa gli anni Sessantà, offre linfa al Sessantotto, scompagina in modo creativo le regole del fare e del comunicare cultura, intesa come esigenza di comunicazione alternativa e globale, libera dagli schemi prefissati e convenzionali. Il più incisivo Situazionista italiano è Gianni Emilio Simonetti di cui è riprodotto in alto il manifesto di una storica mostra allestita alla galleria La Bertesca di Genova. Che c’entra il situazionismo e Simonetti con questa storia?

Bè, proviamo a riscriverla così: John Cage arriva in Italia. Partecipa a un quiz di Mike Bongiorno. Risponde a domande sui funghi e vince grazie a Umberto Eco. 

Se non è la fantasia al potere, non mi viene altro che ci assomigli…

Una possibile soluzione: Cage andò da Mike vincendo grazie ai funghi. E’ un’opera d’arte, una performance assoluta. Come lo sarebbe rovesciare un pisciatoio e definirlo una fontana. Il taglio di Fontana, se volete.