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Elio e Ennio , attenti a quei due

L’ultima tornata d’asta della Meeting Art ha consegnato all’analisi dei collezionisti due risultati importanti. Riguardano due autori italiani sino ad ora legati a una nicchia, più o meno vasta e apprezzata, di conoscenza e valutazione. Ecco i due lotti in questione con qualche nota su chi li ha realizzati.

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ELIO MARCHEGIANI
Siracusa 02/09/1929
Grammature di colore n.4, 1977
grammature di colore supporto intonaco cm. 71,5×51,5 (compresa cornice dell’artista cm. 72×52); firma, titolo, anno, tecnica, numero di registro ed etichette della Galleria Annunciata (MI), Galleria Dossi (BG) e della Fondazione Città di Cremona dove l’opera è stata esposta nella mostra “Pittura-pittura e Astrazione Arte e linguaggio negli anni ’70” tenutasi dal 15 ottobre al 16 novembre 2008 al retro.

Partiva da una base d’asta di 2mila euro, ne ha realizzati 7.600. Marchegiani è legato in modo originale, all’area della pittura analitica (l’opera in asta è proprio degli anni Settanta dove quella ricerca sul colore e sui supporti pittorici stava mettendo radici in Italia e in Europa). Con Pinelli e Griffa, Marchegiani (come Bda aveva profetizzato in un altro post) è un altro nome in ascesa di quotazioni (presto toccherà a Olivieri). Questo, invece l’altro lotto.

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ENNIO FINZI

Luce-vibrazione nero-bianco, 1971
acrilico su tela cm. 50×70, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista su foto.
Bibliografia:-“Ennio Finzi”, a cura di Michele Beraldo, mostra tenutasi presso il Palazzo delle Contesse, Mel, dal 17 maggio al 8 giugno 2008, pagina 23 ed in copertina.

Finzi appartiene all’universo delle correnti nate nella florida, artisticamente area veneta, nel secondo Dopoguerra . Spazialismo (Mario Deluigi) e nuova astrazione (Vedova ). Finzi affina lì la sua ricerca con approdi significativi nel campo delle vibrazioni cromatiche soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. L’opera in foto è degli anni Settanta. Partiva a mille, è arrivata a 5.700 euro. Uno dei risultati più importanti per questo artista conosciuto per diverse opere anni Novanta e Duemila: molte più di repertorio  che di splendente assolo. Ma dove c’è la vibrazione giusta, scatta l’interesse. L’asta 787 non ha più Marchegiani, ma presenta un alto storico Finzi, in asta sabato prossimo, che segnalo:

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Lotto 280. Ritmi-vibrazione rosso-nero, 1958
acrilico su tela rintelata cm. 90×100, firma, titolo e anno al retro, dichiarazione d’autenticità dell’artista e Archivio Ennio Finzi numero 090208T08 su foto. 3mila euro base d’asta.

C’è chi dice no…

Dati due artisti di analoga portata storica, date due opere di identica datazione e misura è’ comunque più bello e importante il quadro con base 90mila euro rispetto a quello con base 2.500 ?  Un divario matematico da brividi. Eppure, per oltre il 70 per cento degli avventurosi visitatori di questo blog  che hanno  votato, la risposta è no. Ma va considerato  pure come, nel sondaggio che ho proposto mettendo a singolar tenzone due geniacci della nostra italica arte (Vedova e Bendini), ci sia un 18 per cento che, comunque, considera Vedova ben più solido nella storia e nel mercato dell’arte e una buona percentuale (17 per cento) che continua a coltivare il dubbio. Di certo chi si è aggiudicato nell’asta 762 della Meeting art il Bendini a 5.800 euro ha fatto un affare e può solo sperare che la rincorsa di Bendini a Vedova (non sul piano della storia, ma in quella del mercato) continui come credo proseguirà. (il video racconta chi è Bendini, tanto per capirci meglio…)

ps. L’Heinz Mack in asta sabato scorso è stato aggiudicato a 2.500 euro. Trattavasi probabilmente di opera grafica (anche se con i caratteri del monotipo). E’ l’eccezione che conferma la regola. Se un foglio di grafica di piccole dimensioni viene preso a 2.500 euro, significa che l’artista è davvero decollato oltre il muro del suono.

L’urlo di Vasco (con sondaggio)

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Partiva incredibilmente a 2mila euro di base d’asta.  Incredibilmente, ribadisco: ma non ha sbagliato la Meeting art, sbaglia l’intero mondo dell’arte che alla fine è un mucchio di cose intelligenti mischiate a logiche deterrenti a base di quanto mi dai in cambio di questo. Il lotto 47 di sabato era, anche per questo motivo, una prova del 9 per capire se il collezionista italiano è ancora in possesso di tutte le sue capacità mentali. Lo è, in parte. Il lotto ha quasi triplicato la base d’asta, è arrivato a 5.800 euro, ma se penso che al lotto 360 c’è un Emilio Vedova di uguale datazione e identiche misure che ha una base di 90mila, dico 90mila euro, mi vengono nuovi dubbi e nuovi brividi. Fate la prova fustino, quella del bianco più bianco. Confrontate, anche se in foto, il Bendini e il Vedova  e dite quale dei due dovrebbe valere 90mila euro. Ecco l’ho scritto. Tifo per Bendini, si è capito? Non sarà che è un grande artista? Potete tranquillizzarmi?

Vi propongo così il sondaggio. Meglio l’Emilio o meglio Vasco (qui sotto il Vedova, sopra il Vasco)?

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