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Riccardo e Carla, il mistero è nei segni

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Carla Accardi e Riccardo Licata. Ora potranno svelarsi cosa nascondevano i loro segni. Se ne sono andati in questo tardo inverno 2014. Lei a Roma, lui a  Venezia. Chi li ha seguiti, nei loro ultimi respiri, avrà capito e saputo cosa si portavano appresso? Carla Accardi ha iniziato dagli anni Cinquanta a indagare il rapporto tra il segno e il colore, fino a utilizzare supporti, come il sicofoil che rendono ancora più potente questa dialettica.  Riccardo Licata negli anni cinquanta si pone il problema di non fare della sua ricerca nell’arte informale una questione di maniera. Lo spunto originale lo trova in un alfabeto dove l’archetipo è l’albero-totem, una forma che , come la “forchetta” di Capogrossi,  trasforma la ripetitività di un gesto in un progetto di pittura declinando  attorno ad esso colori e struttura dell’opera. Ma nessuno sa esattamente cosa sono quei segni se non Carla e Riccardo. Adesso, liberi dalle forme del corpo, di una vita fatta di successi, ma anche di ansie e problemi, potranno riflettere senza angoscia perchè li hanno dipinti.

Riporto in alto due opere in asta alla Meetingart sabato prossimo. Faccio pubblicità? Forse. Ma se un artista dipinge è perchè qualcuno prima o poi si gusti il suo mistero. O ci provi almeno.

L’uomo che fa ponti di luce

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Marco Lodola. Domenica 12 dalle 10, canale 825 Sky, asta alla Meeting con lui presente. Lodola, l’artista italiano contemporaneo più vicino a un modello Expo. Cifra e impronta stilistica originale: giusta miscela di pop art e futurismo, di astrazione elettrica e figurazione giocosa. A Pavia in un’officina, che fa molto nostrana factory , lui crea e produce opere che mediano tra ciò che siamo stati e  ciò che vorremmo essere:i suoi ballerini post moderni, fatti di plastica e neon, hanno nostalgia dei passi del varietà o di quelli sul legno delle balere. Ma d’improvviso sono chitarre, accordi rock e altri colori. Lodola dialoga con la musica: le sue opere cantano, se le accendi.  Ma ritornano opere d’arte destinate allo sguardo, se le spegni. Un gioco di richiami, anche arditi.  Biennale di Venezia e Xfactor, la Ca’ D’oro a Venezia e l’Ariston di San Remo: sculture di luce che si trovano a loro agio nelle stanze degli antichi poteri veneziani come in quelle dove si fan solo canzonette. La forza di Lodola è quella di essere pop art e futurismo, di essere colto e culto, di essere giocattolo e cosa seria. Un Lodola per questo, spacca: perchè lo puoi sistemare in un bar alla moda frequentato da giovani in attesa di andare in disco come nell’atrio di un teatro in attesa di qualche Prima. Non tutti gli artisti ci riescono. Perchè Lodola sogna colori. Ancora, lo fa. Per esempio un Ponte da far volare. Quello di Pavia sul Ticino proprio in faccia a quello Vecchio, simbolo della città. Il Ponte della Libertà immaginato da Lodola è una danza elegante e serena di blu e rossi, di forme alate che tenteranno di sollevare le arcate e portarle un po’ più in alto del solito logorio della vita moderna. Sarà un ponte Rock. Perchè lui è Lodola, l’artista che fa opere che cantano…

Ciao Marco!