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Quelli dello Zava

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A Vercelli torna martedì il dream team di Zavattini. La collezione Cesare Zavattini (regista, intellettuale, scrittore, raffinato cultore dell’avanguardia in arte) è stata, secondo gli storici dell’arte, il più imponente tentativo di fissare i canoni creativi dell’arte contemporanea italiana dal Dopoguerra agli anni Settanta. La raccolta viene iniziata nel 1941, trova spazio nella casa romana di Zavattini invia Sant’Angela Merici, le cui pareti appaiono nelle foto dell’epoca rivestite di quadretti in minuscole cornici: una tappezzeria di nature morte, paesaggi, soggetti astratti, ritratti e soprattutto autoritratti: “A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto, così ho anche gli autoritratti di quasi tutti i pittori italiani nelle dimensioni suddette”. Oltre all’autoritratto un soggetto a tema libero. Tutti rigorosamente 8×10, come il frame del genio, il frammento carico di potenza. Lo circondano così per anni i volti di: Fontana, Burri, Balla, De Chirico, Savinio, Capogrossi, Severini, Rosai, Casorati, Sironi, Mafai, Soffici, De Pisis, Campigli, Afro, Consagra, Depero, Guttuso, Sassu, Dorazio, Manzù, Leoncillo, Melotti, Marini, Schifano, Vedova, Rotella, Festa, Turcato, Munari, Pistoletto, Plessi, solo per citarne alcuni. Ogni dipinto appare autonomo e peculiare, perché frutto della libertà d’espressione dell’autore e nello stesso tempo reso condensato e potente dal formato “minimo” : un unicum straordinario, perché volutamente non monumentale e forse per questo frammento di un’idea monumentale. Nel 1979 le opere sono cedute alla Galleria Annunciata di Milano e in seguito vendute. disperse le tracce dei millecinquecento quadri, nel 2008 un nucleo di 152 autoritratti viene recuperato e acquisito alle collezioni della Pinacoteca di Brera.

Martedì alla Meeting Art, dalle 16 e con banditore virtuale,  l’asta 2185 con un saggio della Collezione Zavattini.

Ecco alcune delle opere in asta . (Occhio ai due Mannucci…) .

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Da sinistra: Astorio (Astorio Trinchera artista marchigiano, figurativo con tendenze all’astrazione, partecipa a diversi importanti concorsi d’arte nel dopoguerra). Miodrag Djordjevic (pittore serbo tra figurazione e surrealismo), Bolognesi

 

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Da sinistra: Lina Lorenzini, Bruno Maestri

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Da sinistra: Gastone Medin (grandissimo scenografo italiano, lavorò con Blasetti e Camerini),  Alessandro Miori

 

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Da sinistra: Ferdinando Masi, Francesco Meselli

 

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da sinistra: Franco Jurlo (pittore pugliese in ambito sia che figurativo che astratto), Anselmo Legnani (pittore ligure influenzato da Matisse e dai surrealisti, seguito anche in Francia),  Gaetano Modica

 

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L’opera di Edgardo Mannucci:Nato a Fabriano nel 1904, morto nel 1984 è considerato uno dei più importanti scultori nel campo dell’informale europeo. Con Burri, Capogrossi e Ballocco (vi rimando a un mio recente post su quest’artista),  Mannucci partecipa, nel 1949, alla costituzione del gruppo “Origine”.

Domenica con Cesare

Domenica mattina appuntamento alla Meetingart dalle 10 con un’asta mostra dedicata al grande Cesare Zavattini e alla sua gigantesca collezione di mini quadri (erano 1.500), dispersa alla fine degli anni settanta. Dopo la mostra-evento a Brera dello scorso anno, ecco riaffiorare a Vercelli, 29 di queste testimonianze uniche. In attesa di parlarne più diffusamente in un prossimo post, cliccando nell’immagine qui sotto vedrete un filmato conservato negli archivi Rai in cui Zavattini si racconta tra le mura di casa. Sulle pareti la sua collezione. Pare, persino, di scorgere un’opera in asta alla Meeting. E anche se non si scorge era lì…Grande storia in piccolo formato!

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Dina amava il mare

Martedì primo ottobre, asta a tema dedicata ad opere raccolte da Cesare Zavattini. Un intellettuale (regista, scrittore etc. etc) che faceva dellìapproccio  “minimalista” alla vita, una ideologia; dell’affezione al pop una passione. E’ stato uno dei primi a intuire e valorizzare l’arte naif, l’arte ingenua, lo spirito creativo che si muove fuori dagli schemi di scuole o di corrente. Credo proprio che Zavattini, avendone l’occasione e il tempo di vita, si sarebbe anche interessato ai Graffiti sui muri. Organizzava nella sua Suzzara mostre e eventi dove gli artisti erano considerati in quanto tali e non come oggetti di mercato o di saggi critici.  Aveva una forte attenzione per l’arte al femminile, ma in quanto arte. E , nella sua collezione (fatta di opere delle dimensioni un poco più grandi di una figurina Panini) si accomulavano nomi noti e altri meno. Purchè si sapesse dioingere nello spazio ristretto di una tavoletta mignon, il mondo dei propri sogni. Non è facile. L’asta 2056 alla Meeting Art presenta alcune di queste testimonianze, dialoghi di pittura tra il regista e l’artista. Storie che si incrociano. Come quella di Dina Bellotti che divenne famosa per i suoi ritratti fatti ai Papi che aveva incrociato nella sua lunga permanenza romana. Papa Giovanni Paolo II ha lo sguardo severo e paterno, Paolo VI perso nei pensieri, Ratzinger, concentrato sull’obiettivo. Dina Bellotti viveva a Roma, ma amava il mare, quello ligure dove aveva nuotato per tanti anni prima di trasferirsi. Amava il mare e la sua gente. Come quella su questa barca dell’opera in asta al lotto   2

Immagine Opera Barca bianca
olio su tavoletta cm. 9×11, firma dell’artista ed etichetta della Galleria Annunciata (MI) al retro con dicitura ex collezione Zavattini.

9 centimetri x 11: pennellate dense ed è come se prima Dina Bellotti avesse dipinto il soggetto su una tela 50×70 per poi restringere il tutto con chissà quale magia. Ed era questo forse che cercava Cesare Zavattini. Un miracolo, non solo a Milano.

Qui sotto due video che sintetizzano la vita di Dina Bellotti (filmati brevi, ma carichi di suggestione) 

 

http://www.youtube.com/watch?v=_xqPF-uBSsc